Calabria: Economia civile non servile, la lezione di Federico Caffè

di Francesca Straticò | Dati Istat, povertà assoluta al 10,5 %. Serve una economia civile non servile, la lezione di Federico CaffèCalabria: Economia civile non servile, la lezione di Federico Caffè L’Istat ci dice che in Calabria le persone in povertà assoluta sono il 10,5 % della popolazione. L’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea ci dice che nel 2024 la Calabria è tra le regioni europee con il più basso tasso di occupazione. Insieme alla Campania ed alla Sicilia è in fondo alla classifica. Dietro, solo alcune regioni della Turchia, che però non fanno parte della Ue. Il nostro tasso di occupazione è solo al 48,5%. Notizie tristi, ma ancora più triste è l’assuefazione a notizie come queste. Triste è l’inerzia sottesa a riflessioni che pare non riguardino i nostri luoghi, l’orizzonte dei nostri sguardi o le nostre responsabilità. L’idea che viene diffusa, con la complicità di certa ignavia, è che questa condizione sia fisiologica, inevitabile, quasi naturale. Come se fossimo nati per restare indietro.E invece no. Questa condizione non è affatto naturale. È una costruzione politica. E come ogni costruzione, può essere smontata. A mancare non sono i rimedi, manca il pensiero capace di immaginarli, generarli, quello capace di gestire il presente e progettare il futuro. Manca una politica che non si limiti a “incentivare” ma che orienti, diriga, trasformi. Manca una visione che non rincorra il mercato, ma lo disciplini. Che non deleghi alla “mano invisibile” ciò che richiede mani visibili, pubbliche, competenti.Come ci ha insegnato Federico Caffè, “l’economia non è una scienza triste, ma una scienza morale”. E allora diciamolo chiaramente: un Paese che tollera che metà della sua popolazione in età attiva resti fuori dal lavoro e che, una persona su dieci, sia in condizione di assoluta povertà, è un Paese che ha smarrito la propria bussola etica. Eppure, non servono miracoli. Serve uno Stato che torni a fare lo Stato. Che investa in scuola pubblica, sanità territoriale, mobilità sostenibile, rigenerazione urbana, cultura diffusa. Che metta in campo un piano straordinario per l’occupazione giovanile, fondato su lavoro stabile, formazione continua e innovazione sociale. Servono interventi urgenti per il ceto medio, per restituirgli il ruolo di strumento ed incentivo per la circolazione delle risorse e di scudo sociale alla irreversibilità delle situazioni più drammatiche. Serve trovare sintonie con le tecnologie e la forte spinta alla digitalizzazione. Serve mettere queste nuove e straordinarie occasioni al servizio del riequilibrio territoriale e non alla esasperazione del divario. Serve una nuova grammatica di sviluppo: non più crescita per pochi, ma progresso condiviso. Non più PIL come feticcio, ma benessere ed equità come metrica. La Calabria non è un’eccezione in attesa di correttivi -una tantum- quali fumo negli occhi a nascondere scelte di disinteresse e voluto abbandono. La Calabria è in una tempesta che è l’effetto di rotte reiteratamente sbagliate, ma proprio per questo, può diventare il banco di prova per un’altra idea di Paese. Quella di un Paese che non si rassegna a essere duale, diseguale, disilluso. Un Paese che non si misura più solo in punti di PIL, ma in numero di possibilità. Per tutti. SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

NON ENTRARE IN POLEMICA

di Giustino Languasco – Direzione Nazionale Coordinamento Liguria | Se non si dispone della cultura economica di base e di una visione di come si possa operare con strumenti di politica economica di sinistra, adeguati alla emancipazione delle classi sociali subalterne.Lo scrive Marx a giustificazione della sua opera principale “Per una critica della economia politica” rimandando a una opera che non vedrà mai la luce e doveva seguire, come logico sviluppo del pensiero, al “Das Kapital” .Campo aperto dunque per l’elaborazione di economisti e scrittori di sociologia politica che seguiranno le orme di Marx nella costruzione del partito socialdemocratico. Cambierà rispetto ai tempi di allora, e non è poco, la prospettiva storica del Socialismo, evolutasi da fase intermedia e limitata nel tempo, preliminare alla escatologica società comunista degli (fine ultimo della storia) a fase permanente di “equilibrio dinamico adattativo” della società alle condizioni mutevoli di subordinazione delle classi sociali Su questo punto, cruciale, “la partita è chiusa” con la fine della Urss e del suo comunismo reale, camuffato da “socialismo reale”. E’ ora di sgomberare il cammino dai tanti cadaveri che lo intralciano: tutti quei sistemi comunisti, guidati da partiti comunisti, che si erano messi addosso la camicia del “Socialismo” non per puntare al raggiungimento futuro di una società di eguali, ma per coprire la realtà del permanere di diseguaglianze reali di vita e di benessere, nelle nazioni conquistate dal partito unico comunista. I fatti evidenziano oggi, a tutti coloro che siano in buona fede e non vogliano ignorane la dura realtà, che a cominciare dalla soppressione dei Soviet, pacifica o violenta, volontaria o imposta con la forza, alla classe borghese imprenditoriale e capitalista se ne è sostituita un’altra burocratico statalista, non meno oppressiva e feroce, nonchè espropriativa dei diritti politici e sociali del popolo, che ha dato origine alle oligarchie criminali tecnocratiche al governo di Russia e Cina. Questa nuova classe “borghese” si regge appoggiandosi alla classe militare, come da tradizione millenaria organizzata su una struttura rigidamente gerarchica, dando vita al governo da parte di un complesso industrial-militare elitario, che subordina ed opprime ogni istanza democratica popolare, al di là della sua differente, ma solo in apparenza, ritualità decisionale. In Russia con il tavolo oligarchico, in Cina nell’oligarchico Ufficio di Direzione Centrale del PCC. A quei popoli non restano, (per usare un linguaggio che fu caro ai fondatori di quel movimento in origine rivoluzionario), così come al popolo della corea del nord sotto il sulfureo dominio della dinastia familiare oligarchica, che le catene della schiavitù da cui liberarsi. Quando l’Urss è crollata si era ridotta al paradosso del suo nome, non vi era infatti rimasto nulla di meno repubblicano, sovietico e di meno socialista nella unione delle repubbliche socialiste sovietiche. E’ nel “secolo breve” di Hobsbawn, che si consuma il dramma. Dopo la indubbia iniziale spinta di liberazione ed emancipazione, pacifista e solidarista che diede l’illusione di un mondo nuovo piu’ giusto e vivibile dalle classi lavoratrici che accendevano per la prima volta nella Storia a strumenti di emancipazione quali lavoro umanizzato e scolarizzazione diffusa, la tirannia del partito unico che sceglie e guida per tutti e tutto. Quella strada è chiusa, definitivamente chiusa. Abbiamo visto tutti dove conduce aver espropriato la autonomia organizzativa del fattore lavoro, unitamente alla autonomia organizzativa del fattore Capitale, per conferirla alla elite politica autoritaria e centralizzata del partito comunista. Incatenare il drago blu del capitale e il drago rosso del lavoro alle dirigismo verticista del partito unico comunista ha generato l’oppressione del crimine tecno militarista su tutta la società. Non è su questa caserma, illiberale e illiberista, che può splendere il sole rosso dell’avvenire: terrore, lacrime e sangue ne discendono in modo inestricabile. SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

NO AD ACCORDI “SOTTERRANEI”

Il nostro Sindaco predica bene ma si comporta male.Oggi parliamo del “cancro” di questa nostra Provincia fortunatissima per bellezza e clima, disgraziata per la “classe politica” che imperversa Il nostro Sindaco di Imperia, on. Scajola, si occupa del “mestiere” della minoranza. E se ne occupa TROPPO, e in modo strumentale . In particolare ha fatto la sua fortuna dividendo l’opposizione, che di volta in volta si trovava di fronte, “comprandone” singoli esponenti, i piu’ deboli eticamente e spinti da bisogni economici personali. Il nostro Sindaco ha usato il potere non per fare bene le cose che una maggioranza ha il dovere di fare bene, ma limitando la capacità di opposizione sottraendogli esponenti di rilievo . Posso ricordare in passato, durante la prima repubblica la terna Pignone, Conti, Donato: passati armi e bagagli alle sue dipendenze e sottratti al Psi nel momento in cui questo partito gli stava minacciando l’egemonia in Provincia.In tempi recenti II fulmineo voltafaccia di Fellegara a Sanremo, consumatorsi fra “grande oppositore” al primo turno elettorale, a inutile membro di una vasta corte durante il ballottaggio. Una conversione a U da ritiro a vita della patente di credibilità politica. Questi sono pero’ solo i casi più clamorosi, vistosi, incontestabili. Non si tratta però di episodi isolati che possono anche succedere, talvolta. Ma di un METODO COSTANTEMMENTE PERSEGUITO con i piu’ svariati accordi “sotterranei” e “nascosti” perchè vergognosamente inconfessabili senza perdere la faccia, da parte di chi ha dato via anima e culo. Abbiamo qui un vero florilegio di nefandezze politiche e morali: assunzioni in posti di lavoro e promozioni immeritate di parenti ed affini in strutture pubbliche e parapubbliche; scambio di preferenze incrociate fra vari enti per nominare uno invece di un altro vero oppositore in cariche pubbliche; finanziamenti pubblici e concessioni amministrative che permettono di sistemare situazioni patrimoniali compromesse o traballanti, oppure di fare speculazioni edilizie ecc.ecc. Non aggiungo nomi e cognomi, ma chi si è giovato di questi accordi vergognosi e sotterranei, sa che parlo di lui/lei: esattamente di loro. Così come molti di quelli che sconsolati non vanno più a votare, sanno altrettanto bene di chi sto scrivendo. Il brutto di tutto ciò è che questi soggetti “infami”, non avendo altro modo lecito per giustificarsi, propalano poi in giro che loro SI, CHE SONO FURBI ad aver preso la scorciatoia della “monetizzazione” del loro impegno politico. Certo, un ladro fra tanti ladri, non si nota. Se invece si isola in un mondo di onesti, spicca vistosamente all’occhio anche del più sprovveduto dei cittadini. Pertanto queste persone che hanno venduto anima e culo, non si accontentano di essere corrotti loro, ma si fanno corruttori del costume politico generale. Abbassano il livello degli altri, per giustificare il bassissimo livello in cui volontariamente si sono collocati. Ancora più patetici, e in provincia ne abbiamo, quelli che in tarda età , quando come ha bene cantato De Andrè “non possono più dare il cattivo esempio”, cercano una ri vergination ,”facendo il morto”, cioè finta di niente. Ma come ha detto il nostro amato maestro Sandro Pertini, nell’ora antelucana del risveglio, quando si è a tu per tu della propria coscienza, io so che essa gli rimorde al ricordo di amici, compagni e sostenitori di partito ed elettori che hanno deluso, in cambio del classico tozzo di pane che il padrone, a fine pasto, dà ai suoi cani. Ecco dunque l’uomo e il politico che rimprovera l’opposizione di non essere propositiva, che noi rimproveriamo di avere sempre spregiudicatamente (e ahimè con successo) usato questo metodo corruttivo disdicevole ed ingiustificabile. Il problema è lui, e il suo metodo, che gli provocano risentito attacchi personali “vendicatori” da parte degli oppositori, rimasti saldi, onesti, irriducibili e non comprabili. . Cio’ ricordato, la critica di poca propositivotà non ci tocca. Ogni volta che diciamo un NO, come Socialismo XXI proponiamo SEMPRE una alternativa. Il NO piu’ forte, quello alla favola per allocchi dell’ospedale unificato a Taggia, privato vendendo i due pubblici funzionanti, è uno dei tanti esempi. L’alternativa l’ho proposta concretamente ieri, modesta nei costi, attuabile con formazione di apposito personale specialistico, realizzabile a brevissimo termine e che SALVA VITE UMANE. Un macchinario di laser terapia ultra preciso contro il cancro, quello materiale. A quello morale ci pensiamo noi, fino a che avremo forza e vita. SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

IMPERIA, BOCCIATURA REFERENDUM PIANO SOSTA

Fonte: ImperiaPost.it Lucio Sardi, consigliere di Alleanza Verdi Sinistra, interviene con una nota a seguito della bocciatura da parte della Commissione Comunale per i Referendum della proposta di referendum abrogativo del Piano della Sosta. Le parole del consigliere di AVS: “la modalità e la natura della composizione della commissione non consentono di ritenerla terza e quindi, per natura, garanzia di imparzialità” Scrive Sardi: “La decisione adottata a maggioranza dalla commissione per i referendum cittadini di dichiarare inammissibile il quesito sulla abrogazione dell’aumento dei parcheggi a pagamento in centro città merita una riflessione sul messaggio che questa scelta, inevitabilmente, lancia ai cittadini sull’utilizzo del principale strumento della democrazia diretta. La presentazione di un quesito referendario che aveva l’ambizione (per qualcuno l’ardire) di consentire ai cittadini di modificare la scelta di una amministrazione – eletta per governare una città e non per comandarla – si è infatti rivelata un’impresa piena di ostacoli e di imprevisti. Una sorta di gioco di società, che potremmo in questo caso chiamare Referendopoly, in cui chi voglia cimentarsi con questo strumento di democrazia diretta è tenuto a dimostrarsi un abile navigatore nelle procedure amministrative e un arguto manovratore di codici, per riuscire a superare le forche caudine del rigoroso rispetto del principio della forma, che imperversa e determina spesso gli esiti nelle cause o nell’applicazione delle leggi. Ma prima di cimentarsi sulle sabbie mobili del diritto e delle sue interpretazioni, i temerari che affrontano la sfida di Referendopoly devono cimentarsi in prove di resistenza e tenacia degne di una maratona, per dimostrare di avere la possibilità di tentare la sorta nella prova finale della “commissione” in cui ci si gioca tutto. In caso di referendum nella città di Imperia, bisogna formalizzare il quesito basandosi su documentazione amministrativa (delibere o contratti) che non si riescono a reperire in tempi ragionevoli sull’albo pretorio del Comune, dove vengono pubblicati con grande ritardo e rimossi a tempo di record. È necessario cimentarsi nell’arte della pazienza, per attendere mesi prima che vengano meno le resistenze della maggioranza ad adeguare il regolamento del referendum che, per il rigoroso giudizio del segretario generale, difettava (per il principio imperante già descritto) del formale richiamo a una modalità referendaria prevista però nello Statuto comunale. Ci si deve poi sottoporre alla prova dell’abilità grafica nel predisporre la modulistica (con tutti i doverosi richiami di norme – privacy compresa) per la raccolta delle firme, modulistica che la segreteria generale del comune ha ritenuto non fosse suo dovere predisporre a garanzia di una adeguata attività di raccolta e deposito delle sottoscrizioni dei cittadini. Bisogna in seguito riuscire a superare l’ostacolo del “generoso” limite minimo delle 1500 firme (su circa 31 mila aventi diritto), necessariamente certificate dai pochi soggetti autorizzati a tale compito, firme che vengono richieste per poter depositare il referendum (numero minimo di firmanti che rappresenta circa il 5% degli aventi diritto al voto e il 12% dei voti con cui è stato eletto l’attuale sindaco). Una prova che misura la difficoltà oggettiva e l’impegno necessario a dimostrare di avere il diritto di offrire ai cittadini lo strumento per dire la loro all’interno dei lunghi 5 anni in cui un sindaco in carica può esercitare le sue scelte con notevoli margini di discrezionalità. Ma, come ogni gioco di società che si rispetti, c’è l’incognita del “ritorna al via”, “luna nera”, “perdi tutto” o “uomo nero” che può far crollare tutto quanto costruito nel percorso, che – in questo caso – è il vaglio di legittimità del quesito da parte della commissione del referendum. Una commissione che dovrebbe essere tecnica e super partes per decidere, in “punta di diritto”, se la motivazione che ha mosso un comitato di cittadini a realizzare l’impresa appena descritta, sia “lecita” in quanto rispettosa delle norme che ne limitano l’applicazione. Se il giudizio si basasse esclusivamente sull’articolo 75 della Costituzione sarebbe un compito più semplice, ma la questione si complica perché intervengono anche le norme di minore grado in materia di rispetto della forma e di interpretazione delle materie per le quali è consentito o meno l’esercizio di un diritto democratico sancito dalla nostra norma primaria. Un comma erroneamente richiamato può quindi essere ritenuto sufficiente a mettere in dubbio la evidente volontà del quesito e la motivazione di chi ha firmato; e il richiamo a un contratto invece che a una deliberazione può far ritenere illegittimo un quesito molto semplice, diretto e non certo equivocabile. L’interpretazione più o meno estensiva del concetto degli strumenti di programmazione degli enti locali o dell’effetto “tributario” di un quesito può farlo ritenere non ammissibile per i limiti posti allo strumento referendario in materia tributaria. Nel caso della commissione referendaria, la maggioranza dei componenti che ha ritenuto inammissibile il quesito, ha infatti sollevato questo tipo di rilievi, elementi che uno dei componenti della commissione ha invece potuto, con altrettanta fondatezza di motivazioni, ritenere insussistenti, esprimendosi quindi per l’ammissibilità del referendum. Se fossimo davanti alla decisione di un collegio giudicante autonomo, si dovrebbe semplicemente prendere atto della sentenza e valutare strumenti e ragioni per un eventuale ricorso in appello, ma in questo caso la modalità e la natura della composizione della commissione non consentono di ritenerla terza e quindi, per natura, garanzia di imparzialità. Dei sei membri che la compongono (e votano) due sono dirigenti del Comune (figure tecniche ormai divenute fiduciarie delle amministrazioni e dei sindaci in quanto anche revocabili), due sono di nomina diretta della maggioranza consiliare che sostiene il sindaco, una di indicazione delle minoranze e uno la figura terza di un magistrato designato dal Tribunale. Rispettando il giudizio tecnico che ognuno dei membri ha sposato per assumere la decisione sul quesito, è evidente che la maggioranza assoluta di quella commissione non avrebbe mai superato il vaglio di imparzialità di un collegio giudicante su atti di emanazione della amministrazione che li incarica o nomina. Per potersi considerare un organismo tecnico autonomo, una commissione dovrebbe essere interamente composta da soggetti non di nomina diretta, in cui magari ciascuno dei soggetti in campo indicava un proprio consulente tecnico …

SUL PRONUNCIAMENTO DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO

Da sempre sono contrario alla “via giudiziaria al Socialismo” una ipotesi politica praticata dal PCi in epoca berlingueriana e addirittura “teorizzata” dopo la morte di Berlinguer. Berlinguer approvava l’uso strumentale di una parte dei Pm da parte del partito per fare esplodere il problema della corruzione dilagante nei partiti di governo. Ma non si spinse mai al di là di questo uso surrettizio e mascherato di una parte della magistratura inquirente. Quella parte di magistratura gli serviva per marcare l’identità del PCi come “partito degli onesti” che guidava la parte laboriosa ed onesta della società. Era una retorica nella retorica, in funzione soprattutto anti socialista, per mantenere il monopolio assoluto della opposizione. C’erano loro e gli altri, e una parte della magistratura andava bene perchè premiava loro e puniva gli altri. Una visione moralista e manichea della politica. Cio’ nonostante non si spinse mai oltre e quando sulla spinta di alcune lobbies e di una parte del suo partito venne spinto a teorizzare la cosiddetta “questione morale” nella famosa intervista a Repubblica, deluse tutti coloro che volevano fare della questione morale il patrimonio di una sola parte della società. Ancora oggi i comunisti di allora non digeriscono la definizione corretta,a mio avviso,dii questione morale che Berlinguer espose con lucidità ed inequivocabile chiarezza. La distruzione del sistema meritocratico democratico da parte della partitocrazia che invadeva spazi sempre maggiori della società civile con i propri inadeguati polli di batteria. Se oggi guardiamo al governo Meloni possiamo pienamente apprezzare quanto fosse azzeccata la sua analisi, in grado già allora di cogliere il carattere distintivo degenerativo delle democrazie del blocco occidentale: una elite al potere di ignoranti cafoni. Trump è l’altra realizzazione visibile del pensiero profetico di Berlinguer di allora. Ciò non andava bene si sindacalisti CGIL e ai militanti di base,per cui la questione morale era andare a urlare “ladro, ladro” a Craxi e lanciargli le monete spicciole in faccia all’uscita dall’Hotel Raphael. Furono esponenti di questa vera corrente molto forte nel PCi a governarlo alma morte di Berlinguer. E a teorizzare la presa del potere per via giudiziaria. E a glorificare i Pm alla di Pietro in una sorta di tangentopoli permanente che avrebbe dovuto fare vincere la “gioiosa macchina da guerra” di quel Occhetto (nomen Omen). Da allora il PCI non si è più ripreso, e l’alla giustizialista cavalcata spavaldamente si è allontanata al grido “onestà” rifugiandosi nel più becero populismo grillino dei 5s. Magistratura democratica è diventata antidemocratica , e ha gestito un vero partito all’interno della Magistratura, arrivando a rendere impuniti comportamenti persecutori da parte di Pm nei confronti di veri o supposti avversari politici. Prima o poi tutto ciò era prevedibile sfociasse nella rabbiosa reazione conservatrice e neo fascista che vediamo esibirsi oggi in parlamento. Bisogna pertanto stare attenti, e la posizione di Socialismo XXI mi pare giustamente equilibrata, a non cadere nella trappola del tifo per una delle due imposte fazioni. La magistratura,la sua funzionalità dopo la vicenda Palamara, andava e va riformata. La percezione del cittadino Comune è che oggi la magistratura sia una casta privilegiatissima autoreferenziale di fronte a cui si e’ sudditi impotenti. Più volte, nelle aule di tribunale, sempre più spesso si sente echeggiare la frase “speriamo mi capiti il giudice giusto”. Dove giusto non sta per equo, ma per “che abbia le mie simpatie politiche”. E ci si riferisce non tanto al Pm, quanto al magistrato che emette sentenza. Su questa funzione di terzietà ha fatto bene a badare il suo ragionamento di fondo Socialismo XXI. Non tanto sulla funzione del Pm che regge l’accusa per conto dello Stato, quanto del magistrato che giudica “in nome del popolo italiano” . La riforma Vassalli aveva questa fondamentale preoccupazione. Il Pm può, al limite, anche essere in pazzo ideologo, come il persecutore di Tortora o di Renzi, manovrato od etero diretto da gruppi di pressione esterni, le lobbies, ma è basilare che il magistrato chiamato a giudicare mantenga rigidamente la sua terzietà e che essa venga percepita come tale dal cittadino. Non importa tanto chi accusa, una partita persa in partenza, quanto chi giudica. In questa ottica la separazione delle carriere è addirittura indispensabile e doverosa. Così da preservare e non contaminare la terzietà del magistrato giudicante. SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

PARTITO SOCIALISMO XXI REGIONE TOSCANA

La segreteria del Partito Socialismo XXI della Toscana, apprende, che da parte della Segretaria Nazionale del P.D. è stata sciolta la riserva in positivo, la candidatura di Eugenio Giani quale candidato alla presidenza della regione per le prossime elezioni in Toscana. Il Partito di Socialismo XXI, la quale prevede di partecipare alle prossime elezioni della Regione Toscana, conferma il proprio appoggio al candidato Eugenio Giani del PD e sollecita il Candidato alla Presidenza, di dare seguito ad un incontro con tutte le forze politiche e associazioni, al fine di discutere e decidere il programma elettorale per la prossima legislatura. Consapevoli dell’importanza della candidatura di Eugenio Giani, tra l’altro definito uno dei migliori Governatori tra le Regioni italiane, come Socialismo XXI, siamo ottimisti e coscienti di avere le possibilità di vincere le prossime elezioni della Toscana. SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

SOCIALISTI MARTIRI

La famiglia Cervi era una famiglia socialista, apertamente socialista, convintamente socialista, come Giacomo Matteotti. Prima dell’avvento del fascismo, il padre di questa numerosa famiglia contadina del modenese aveva militato nel partito popolare di Don Sturzo. Dopo l’omicidio Matteotti il padre Alcide si convinse dell’idea socialista umanitaria e così su sua influenza tutti i suoi figli. E tali rimasero per tutto il ventennio del regime fascista, fra difficoltà e ostacoli che il regime metteva loro, fino al 1943, anno in cui organizzarono la più forte banda partigiana della zona, combattente in armi contro il nazifascismo. Socialisti in politica, cristiani di Religione. Una cosa che dava fastidio a molti allora e ancora oggi. Fastidio ai cattolici e fastidio ai comunisti. Ma la verità storica non va alterata. Camillo Prampolini, colui che predicava la conciliabilità piena dei valori cristiani con i principi del Socialismo umanitario (o utopista come con intento spregiativo lo definivano i comunisti anti utopisti o “realisti”, era di Reggio Emilia. Combatterono da socialisti morirono da socialisti. Il 25 novembre dello stesso anno, un mese prima, i Cervi vengono sorpresi insieme ad alcuni componenti della loro “banda” nella loro casa colonica. Siamo al podere dei Campirossi, tra Campegine e Gattatico, in aperta campagna reggiana. Un plotone di militi della Guardia Nazionale Repubblica circonda l’abitazione, su precise indicazioni da parte di delatori locali. La “spaghettata antifascista” è una tradizione nata il 25 luglio 1943, giorno della caduta del fascismo, quando la famiglia Cervi, partigiani, festeggiò la notizia cucinando e distribuendo pasta a tutti in piazza, come gesto di gioia e libertà dopo anni di dittatura. Da allora, ogni anno in diverse località d’Italia, si organizza la “spaghettata antifascista” per ricordare quell’evento e il valore della Resistenza. La pastasciutta antifascista del 25 luglio ’43, facciamola sempre! SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

GESTIONE TROPPO DISINVOLTA DEL PNRR

Eppo è la procura europea che controlla che i contributi erogati dalla Unione Europea vadano a realizzare davvero ciò per cui sono stati erogati. Fino a due anni fa questa struttura ufficiale della Comunità Europea NON ESISTEVA . Poi a Bruxelkes si sono accorti che troppoi in Italua facevano i furbini. Chiedevano i contributi per una cosa, e ne facevano un’altra, meno costosa di quella per cui avevano chiesto i finanziamenti, oppure spudoratamente diversa. Che so un bel ponte a 5 arcate diventava di sole due arcate. O un palazzo ristrutturato a fini socio sportivi diventava un parcheggio auto. Oppure una pista di 12 km per solo biciclette diventava una strada dove passano autoveicoli. E ha fatto due cose, la Unione Europea: 1) creare Eppo, che opera dalla sua sede in LUSSEMBURGO, e si serve delle procure di tutta Italia cui ordina i controlli di conformità e corretta e congrua esecuzione delle opere per cui si è chiesto ed ottenuto un contributo 2) emanare in agosto 2024 la direttiva NO SIGNIGFICANT HARM DISEASE in sigla NsHD, in base al quale sono revocati i contributi della Unione europea a opere realizzate DEVASTANDO L’AMBIENTE. in Italia non se l ‘aspettavano. E un sacco di Amministratori Pubblici, abituati a fare come volevano dei contributi pubblici italici ricevuti, ci sono cascati in pieno… fino al collo. La UE controlla, non è la cara vecchia Italia che manipolavi a tuo piacere e con cui si trovava sempre il modo di “aggiustare le cose” con le amicizie altolocate , ed ex post. Ne vedremo tante, e belle… SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

MESTIERANTI DELLA POLITICA

Bisogna cambiare. E’ una cosa che bisogna trovare il modo, assolutamente il modo, di cambiare. I compensi che vengono elargiti a coloro che FANNO POLITICA, da qualche lustro a questa parte sono divenuti esagerati. Addirittura superano, al mese quanto un bravo artigiano, o un piccolo imprenditore, non parliamo poi di un lavoratore dipendente, riesce a mettersi in tasca, nel medesimo arco temporale. Fare politica è dunque diventato fare un ambito mestiere. E questo non va bene, perchè tutti i cialtroni e fannulloni, fancazzisti senza arte nè parte, senza adeguato curriculum di studi, si sono messi a fare politica. Che brutta cosa, che squallore insopportabile. Chi fa politica per ideale, per slancio altruista o di servizio alla Comunità viene emarginato, avvilito, addirittura deriso E poi la gente comune ovviamente non si sente pù’ rappresentata da nessuno e non va più a votare. La recente vicenda dell’ISAH di Imperia è emblematica. Più di altre situazioni non meno scandalose. Perchè fino a non molto tempo fa chi era chiamato ad Amministrare l’ISAH riteneva un onore poterlo fare. ISAH infatti, nato come Istituto per i Sordomuti, scuola professionale per questi nostri fratelli meno fortunati, ha accentuato le sue caratteristiche di soccorso umanitario, modificando il suo regime giuridico per SUPPLIRE A UNA CARENZA ASL, del nostro pur eccezionale Servizio Sanitario Nazionale universalistico. Senza l’attività che con sapienza, pazienza, impegno e sacrificio di tanti politici buoni amministratori, l’ISAH ha svolto e tuttora cerca di svolgere, le situazioni di grave e gravissima difficoltà psicofisica di bambini e persone, che necessita di assistenza medica, cura e attività di integrazione sociale RIMARREBBE SENZA COPERTURA. ASL 1, ma anche le ASL liguri tutte NON SONO IN GRADO DI FARSI CARICO DELLA ASSISTENZA 24 h su 24 dei gravissimi problemi che affliggono questi nostri fratelli meno fortunati. Molto, molto meno fortunati. E dei loro familiari . Questi politici buoni amministratori, e ve ne sono stati tanti, fino a non molto tempo fa RINUNCIAVANO A OGNI COMPENSO e svolgevano dunque GRATIS la funzione di amministratori, ritenendola di per se umanamente gratificante . Forse era anche troppo POCO e alla fine un compenso era giusto anche darlo, dato il crescente impegno, e le responsabilità gravose da assumere, richiesti ai nuovi politici designati ad Amministrare ISAH. Ma un DUPLICE COMPENSO, a una sola persona, e di misura rilevante, sopra il compenso medio di un dipendente dell’ente medesimo, è TROPPO . Noi di Socialismo XXI siamo contrari. Auspichiamo che chi è chiamato al doppio ruolo, faccia un atto di liberalità a favore di ISAH, rinunciandivi. Si lasci viva la speranza di ritrovare politici, buoni amministratori. SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

LETTERA AI COMPAGNI DELLA TOSCANA

A tutti i compagni e compagne,  comunico che come deciso dal Consiglio Nazionale di Socialismo XXI, l’Associazione è stata cambiata  in un nuovo Partito del Socialismo, adatto a rispondere ai pensieri dei Socialisti del futuro, il cambiamento è avvenuto sabato 14 Giugno 2025 presso la storica sezione socialista De Angelis alla Garbatella a Roma. Nel Consiglio Nazionale del Partito, dalla Toscana fanno parte: Filippo Vasco, Tiziano Massara e Giagnoni Giancarlo, nel Comitato Direttivo Nazionale Vasco e Massara, mentre Andrea Renieri e stato eletto Presidente della Commissione Nazionale di Garanzia. Informiamo inoltre, che tutte le compagne e compagni che vogliono partecipare alla vita del nuovo Partito di Socialismo XXI, è possibile attivandosi per telefono con Filippo Vasco, Giancarlo Giagnoni e Andrea Renieri. Il Telefono di Filippo Vasco 3924157032, di Giancarlo Giagnoni 3357286467 e di Andrea Renieri  3929968110. Comunichiamo inoltre, che chi decide di parteciapare sarà informato delle attività che saranno svolte nella Provincia di Prato e nella Regione Toscana attraverso i nostri social di Socialismo XXI, nazionali e della Toscana. Filippo Vasco SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it