di Christian Vannozzi |
La situazione elettorale si fa sempre più ingarbugliata, specialmente a Sinistra e in quello che viene definito dai leader il Campo Largo, in quanto sono almeno due i nodi da sciogliere e questi nodi si ripercuotono poi sulla visione internazionale della coalizione che sfiderà la corazzata guidata dal premier Meloni.
I nodi principali sono due, il leader della coalizione, Schlein o Conte e Renzi si Renzi no all’interno del Campo Largo. Su questo due problematiche ruotano gran parte dei problemi della coalizione di centrosinistra che aspira a governare.
Per risolvere la questione è già sceso in campo uno degli strateghi più influenti del PD, ovvero Bettini, che ha invitato Elly Schlein a fare un passo indietro e a favorire la candidatura a Premier di Conte, un po’ come fece D’Alema con Prodi, in quanto la candidatura Schlein fa storcere non poco la bocca agli elettori dei 5 stelle e a coloro che ad otti non votano, che sono più del 40 per cento degli elettori e che possono rappresentare uan riserva di caccia più che rilevante anche se se ne riesce a prenderne un terzo. Al contrario, se Schlein fa un passo indietro, Conte, che può vantare l’affetto delle masse e anche delle fazioni legate a partiti di estrema sinistra, come Potere al Popolo e Rifondazione, potrebbe catalizzare parte degli astenuti e prendere sicuramente tutti i voti di AVS e 5 Stelle, nonché i voti di quasi la totalità del PD a eccezione, forse, della destra del partito della Scheline, che verrebbe però rimpiazzata dal travaso di voti, sicuramente maggiore, che si prendono a sinistra.
Con il passo indietro della segretaria PD, che potrebbe comunque accasarsi al Ministero degli Esteri, e di conseguenza rappresentare il Governo italiano nel mondo, si potrebbero catalizzare dei voti che potrebbero seriamente sconfiggere lo strapotere della Meloni, che ricordiamolo, si basa su coloro che oggi non votano, si può passare al secondo punto, ovvero a quello relativo al leader di Casa Riformista Matteo Renzi.
Renzi non gode della simpatia di gran parte dei lavoratori, a causa del jobs Act e della Buona Scuola, questo fin da quando era Premier. Proprio a causa di questi malumori perse il referendum e si dimise perché aveva capito che non poteva più contare sull’appoggio del suo partito e di quello che era stato il suo elettorato.
Col passare degli anni si è creato un suo partito personale, Italia Viva, che ora guida il Cartello Casa Riformista, ma questo suo partito personale non ebbe la stessa fortuna di quello di berlusconi, Forza Italia, ed è sempre rimasto su una percentuale che varia dal 2 al 3 per cento massimo, percentuale praticamente irrisoria ma che potrebbe essere fondamentale per vincere le elezioni, se non fosse per un piccolo particolare, ovvero la caduta del Governo Conte 2, che si poggiava sul PD, AVS e 5 Stelle, proprio i partiti che formano quel Campo Largo dove l’ex premier è andato a bussare.
In pratica ormai Renzi, non può prestare il suo 2-3 per cento ai partiti che ha tradito, che ormai non si fidano più di lui, inoltre gli elettori, che hanno il dente avvelenato verso di lui dai tempo del jobs act, non lo voterebbero. In sintesi si rischia di perdere parte dei voti dei partiti del Campo Largo, anche se minimi, magari proprio il 3 per cento di quei voti che Renzi dovrebbe portare, e di conseguenza il suo apporto sarebbe praticamente nullo. Come se ciò non bastasse però, ci potrebbe essere un altro e più gravoso problema, ovvero quello del voto del 40 per cento che oggi non vota e che si vorrebbe recuperare, almeno in parte. Con Renzi in campo questi non voterebbero proprio, questo perché questo popolo, formato per lo più dai giovani e da coloro che sono scesi in capo sul referendum giustizia, e che rappresentano votanti che chiedono la fine della guerra in ucraina e la fine dello sterminio in Palestina, e che sono molto vicini ad AVS e a Conte, per i temi citati, non possono che inorridire e prendere le distanze dall’ingresso in campo di un personaggio che continua a difendere Israele e il suo diritto a esistere (trascurando che forse anche la Palestina ha tale diritto), ed è favorevole alla continuazione degli aiuti militari ed economici all’Ucraina, quando ormai, con gli USA che si stanno defilando sempre di più, la possibilità di respingere l’invasione russa si fa sempre più remota. DI conseguenza, Renzi farebbe perdere almeno il doppio dei voti che potrebbe portare, ed è questa l’idea anche del volpone e stratega del PD Bettini, che ha di fatto creato il movimento politico dell’assessore Onorato che raccoglie con sé Maraio e il resto dei socialisti che erano rimasti senza casa dalla caduta di Craxi.
La soluzione potrebbe essere quella di non presentare né Renzi né il suo simbolo alle elezioni politiche, garantendo alcuni posti degli esponenti di Casa Riformista, a eccezione dei leader, nelle liste PD o di Progetto Civico, garantendo magari l’appoggio, a tali esponenti principali di Casa Riformista, come appunto Renzi, Boschi, Scalfarotto ecc, per le elezioni europee o regionali, magari in Toscana, dove, come è noto, i 5 Stelle non godono di tanta fortuna. Un dare e avere per intenderci che potrebbe accontentare tutti. Potrebbe essere una retrocessione per l’ex premier e per i suoi fedelissimi, ma in realtà sarebbe un paracadute che da alla possibilità, a questi leader, sicuramente preparati ma ormai troppo distanti dall’elettorato del Campo Largo, di poter fare politica ad alti livelli come può essere, per l’appunto, quello europeo.

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