Quella voglia di Brigate Rosse
di Franco Astengo | E’ necessario confrontarci su di un punto chiaro d’analisi: quella voglia di Brigate Rosse, evocata più volte da esponenti del governo per valorizzare il “decreto sicurezza” è tutta interna a un derby che si sta giocando nella destra italiana. Sarebbe troppo facile contrapporre a quelle affermazioni fortemente “retrò” un’analisi storica che le smentisca categoricamente: ma non ne vale la pena. In realtà stanno mutando equilibri e modalità di competizione all’interno della coalizione di governo: non soltanto per l’effetto “Vannacci” che probabilmente sarà limitato sul piano numerico. Però la provvisoria creazione, da parte del generale, di un nuovo fronte a destra provoca comunque un doppio rivolgimento: appunto di concorrenzialità a destra (in particolare acuendo i contrasti interni alla Lega) e -di conseguenza – verso il cosiddetto “centro” dello schieramento. Soprattutto è la questione internazionale quella che potrebbe sollevare questioni delicate per la coalizione di destra: tra Trump e Putin il tema europeo diventa sempre più dirimente ed è il più difficile da affrontare in un equilibrio che potrebbe portare alla fine l’esecutivo italiano in una posizione ancor più marginale di non quella attualmente ricoperta. Esistono anche questioni interne di notevole spessore: ai vantati successi di politica economica non corrispondono miglioramenti nelle condizioni concrete di vita di gran parte del Paese e su questo si sono già cominciati a pagare prezzi politici soprattutto da parte di Fratelli d’Italia (nel concreto e non nei sondaggi: non dimentichiamo il bilancio complessivo delle diverse tornate delle elezioni regionali svoltesi negli ultimi mesi del 2025). All’interno di questo quadro può apparire banale (ma è necessario sostenerlo) come la creazione di un clima di emergenza potrebbe rappresentare una possibile via d’uscita per preparare le elezioni del 2027, all’insegna di due obiettivi: una sorta di “solidarietà nazionale” (vedi mozione unitaria sull’ordine pubblico) e la rivendicazione di una necessità assoluta di una stabilità di governo. La replica a questo complicato stato di cose non può che essere affidato, almeno dal nostro punto di vista, a una più precisa definizione di profilo alternativo dell’opposizione: l’analisi delle contraddizioni sociali in atto nella situazione data ci indicano come appaia sempre più netta la contrapposizione politica che si sta sviluppando in un contesto crescente di disaffezione e distacco (non soltanto sul piano numerico del calo nelle espressioni di voto che pure rappresenta un indicatore non secondario). Cedere a un compromesso sull’idea securitaria del ritorno a un “pericolo terroristico” con l’idea dell’esistenza di una centrale eversiva di ritorno “all’attacco al cuore dello Stato” non rappresenterebbe semplicemente un salto all’interno di una situazione irreale, ma anche depotenziare una prospettiva di alternativa che deve essere invece alimentata da una progettualità e da una visione politica, culturale, sociale di cui le forze politiche dell’opposizione, in particolare il PD che dovrebbe cercare di assumere una funzione “pivotale” in quel campo (crescendo anche numericamente), siano garanti fino in fondo. Per concludere: cresce l’importanza dell’esito referendario del 22/23 marzo. Lo sviluppo della campagna referendaria sta risultando sempre più legato alla contingenza politica e al tema delle garanzie costituzionali e di questo è necessario prendere atto da parte di tutte le componenti impegnate per la vittoria del “NO”. Va inoltre avviata una riflessione più generale al riguardo della composizione dello schieramento alternativo alla destra e alla necessità di una presenza nella coalizione di una componente chiaramente ancora ai valori e ai progetti di una sinistra socialista così come è ben dimostrato del resto dalle stesse dinamiche politiche in corso negli USA, nel paese cioè dove appare più forte la deriva populista – autoritaria impegnato nello stravolgimento dei diritti civili e sociali e nel superamento del costituzionalismo democratico. SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it