Comunicato Stampa del Comitato della società civile per il NO nel Referendum Costituzionale

Superate le 500.000 firme, continuiamo a firmare per rafforzare le ragioni del NO alla legge Nordio In poco più di tre settimane la richiesta popolare di referendum sulla legge Nordio promossa da 15 cittadini ai quali va il nostro ringraziamento ha superato anche con il nostro contributo il mezzo milione di firme. Un risultato straordinario che può essere ulteriormente migliorato nei giorni che mancano al 30 gennaio.Invitiamo pertanto le cittadine e i cittadini a continuare a sottoscrivere. Più alto sarà il numero di chi lo farà, più chiara sarà la volontà di respingere il tentativo del Governo di forzare i tempi e strozzare il dibattito, per calare dall’alto uno stravolgimento della Costituzione finalizzato a colpire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, minare l’equilibrio dei poteri previsto dai Costituenti, indebolire i controlli di legalità.I veri obiettivi dei sostenitori di questa riforma sono sempre più espliciti. Ieri, il ministro della Giustizia ha annunciato la prossima mossa: se vinceranno i Sì, proporrà una norma che indebolisce il contrasto alla corruzione.Si conferma la volontà di costruire una Giustizia indulgente con i potenti, ai limiti dell’impunità, e feroce con le persone comuni. SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

IL COMITATO DELLA SOCIETÀ CIVILE PER IL NO NEL REFERENDUM COSTITUZIONALE

COMUNICATO STAMPA “Il governo teme successo firme e vuole strozzare il dibattito pubblico” Il Comitato della società civile per il NO nel referendum costituzionale ritiene molto grave la scelta del governo di fissare la data del referendum sulla legge Nordio senza rispettare la consolidata prassi di tutti i precedenti referendum, che riconosceva alle cittadine e ai cittadini il diritto e il tempo di firmare la richiesta e formare i propri comitati del SI e del NO. Evidentemente l’esecutivo ha paura del successo che sta raccogliendo la sottoscrizione (che ha già superato le 354.000 firme in sole tre settimane) e punta a strozzare i tempi della campagna elettorale – comprimendo il contraddittorio, come già avvenuto in Parlamento – per evitare che l’opinione pubblica sia adeguatamente informata sui danni di questa pessima riforma costituzionale. Una ragione in più per rinnovare l’invito alle cittadine e ai cittadini a firmare e per intensificare la nostra campagna popolare, la più diffusa e capillare possibile, con l’obiettivo di far vincere il NO in difesa della giustizia, della costituzione e della democrazia. SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

REFERENDUM: L’ultima forzatura di Meloni per contrastare il NO alla riforma della giustizia

di Alfiero Grandi | Il governo ha imposto la riforma della giustizia al Parlamento e ora vorrebbe imporla ad elettrici ed elettori tagliando i tempi previsti dalla legge per la raccolta delle firme e per la campagna elettorale. L’esecutivo ha infatti compiuto una evidente forzatura fissando la data della consultazione per il 22 e 23 marzo. Ha lanciato una sfida a quei cittadini che sostengono il No alla riforma Nordio e stanno raccogliendo le firme avendo come scadenza (prevista dalla legge) il 30 gennaio. Per questo, di fronte a questa scelta del governo Meloni, la raccolta deve continuare con ancora maggiore impegno e questo rafforzerà ulteriormente le ragioni di tutto lo schieramento dei sostenitori del No. In 21 giorni raccolte 350 mila firme In soli 21 giorni sono arrivate, infatti, più del 70% delle 500.00 firme necessarie per ottenere il referendum e per ottenere per il comitato promotore un ruolo di rango costituzionale, con tutti i diritti connessi. La raccolta delle firme è parte integrante della campagna elettorale per il No che sta iniziando con la formazione dei comitati in tutti i comuni, grazie anche al contributo di tanti sindaci. Il Comitato promotore delle firme ha comunque diritto di opporsi in tutte le sedi alla decisione del governo, che ha anticipato la data del referendum compiendo un atto di imperio. Il 10 gennaio scorso si è anche presentato a Roma il Comitato per il No contro questa legge che interviene pesantemente su aspetti fondamentali dell’organizzazione della magistratura che presidiano l’autonomia e l’indipendenza di giudici e pubblici ministeri. Nel corso dell’iniziativa è stato confermato il pieno sostegno alla raccolta delle firme che si sta rivelando una importante forma di partecipazione e mobilitazione per fermare la legge Nordio. Non bisogna mai dimenticare che la divisione dei compiti e l’equilibrio tra i poteri dello Stato (governo, Parlamento magistratura) sono elementi costitutivi della democrazia disegnata dalla nostra Costituzione nata dalla Resistenza. Sarebbe curioso che venisse sottovalutato un cambiamento di questa portata. Tanto più che è parte di un triangolo che comprende, oltre alla legge Nordio, il tentativo di scasso dell’unità nazionale di diritti fondamentali (sanità, scuola, lavoro, previdenza, ecc.) rappresentato dall’autonomia regionale differenziata e il cosiddetto premierato, cioè l’elezione diretta del capo del governo, modalità che non esiste in altri paesi e che il costituzionalista Michele Ainis ha giustamente definito “capocrazia”. La legge Nordio è un tentativo della destra di imporre una modifica di una Costituzione che non è mai stata interamente accettata dalla destra per la sua radice antifascista e per le caratteristiche di democrazia avanzata. Lo stravolgimento della Costituzione è obiettivo di un governo che ha un carniere di risultati di governo insignificanti, al punto che perfino il mantenimento dei conti pubblici sotto controllo diventa sterile perché non è per niente occasione per ridare slancio e futuro all’Italia. Quindi cambiare la Costituzione diventa un obiettivo utile per cercare di arrivare alle prossime elezioni con qualche risultato forte da esibire di fronte agli elettori. Senza il quorum ogni voto conta e può far vincere il NO Ricordiamo che la destra ha avuto nel 2022 un premio di maggioranza del 15%, al punto che con il 44% dei voti ha ottenuto il 59% dei seggi in Parlamento. Ma la destra ha interpretato questo risultato come se avesse ottenuto la maggioranza dei voti. Invece non è così, anzi il risultato che ha ottenuto è dovuto ad una legge elettorale erratica che strapremia le coalizioni e è stato favorito dalle divisioni del centrosinistra. Per di più le soglie di garanzia previste dalla Costituzione sono rimaste quelle precedenti e quindi la maggioranza di destra ha ottenuto un numero di parlamentari che le è bastato per cambiare da sola la Costituzione, anche se non ha raggiunto i 2/3 dei parlamentari e ha dovuto sottostare al referendum, che a questo punto il governo cerca di trasformare in un plebiscito a suo favore. Il referendum rappresenta quindi un appuntamento politico fondamentale prima delle prossime elezioni politiche. La fretta del governo nasce dalla constatazione che i tempi stanno cambiando e più tempo passa più i dubbi aumentano su una riforma che snatura l’organizzazione della magistratura dividendo il Consiglio superiore della magistratura in 3 parti (due Csm di giudici e pm con i componenti magistrati estratti a sorte, come alla tombola, e un Comitato disciplinare esterno, senza possibilità di ricorso, ma unico per tutti i magistrati, chissà perché).  In sostanza si ridimensionerebbe il ruolo e l’autonomia della magistratura, aprendo ad un futuro che non nasconde la volontà di sottoporre i giudici e i pm al controllo del governo. Questo governo e questa maggioranza non sopportano le critiche, i controlli previsti dalla Costituzione, vogliono le mani libere e hanno la tentazione (molto trumpiana) di decidere anche quello che non è loro consentito. I richiami a Berlusconi sono la ciliegina sulla torta, macabra quanto inaudita. Per questo il referendum deve diventare una netta e chiara sconfessione dei provvedimenti del governo Meloni e anzitutto della legge Nordio. In questo referendum – non essendo previsto il quorum – chi va a votare conta e fa vincere, può essere un utile antidoto all’astensionismo. Non fermiamoci. Pubblicato su: Strisciarossa.it SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

La vittoria del Si nel referendum sarebbe lo scivolo di Giorgia per il premierato

di Alfiero Grandi | Il cambiamento della Costituzione ha un rilievo politico e istituzionale evidente, su questo dovrebbe esserci convergenza tra chi sostiene il Si e chi sostiene il No. Altrimenti perché mai il governo avrebbe fatto approvare ad ogni costo queste modifiche della Costituzione ? Fino a far raccogliere le firme dei parlamentari di maggioranza per chiedere il referendum sul suo stesso provvedimento. Il governo ha blindato il testo per 4 letture parlamentari impedendo qualsiasi modifica, dell’opposizione e della maggioranza parlamentare e ora punta al plebiscito nel referendum. La vittoria nel referendum sulla legge Nordio aiuterebbe il governo a fare approvare il “premierato”, altra modifica della Costituzione di cui ha chiesto l’inserimento nel calendario parlamentare. En passant: il premierato è esistito solo in Israele che lo ha poi abbandonato. E’ un surrogato del presidenzialismo, precluso di fatto dal ruolo che svolge il Presidente Mattarella. Questo pericoloso ircocervo sancirebbe una deriva accentratrice, tendenzialmente autoritaria (una capocrazia, Ainis) che snaturerebbe la Costituzione del 1948. Il premierato non è facile da far digerire e quindi gli strateghi delle destre puntano a vincere il referendum sulla legge Nordio e ad approvare una legge elettorale funzionale al premierato che dopo verrebbe approvato dal parlamento, rinviando il referendum costituzionale a dopo le politiche del 2027. Le destre hanno vinto le elezioni del 2022 per le divisioni dell’attuale opposizione, incapace di approvare una nuova legge elettorale o almeno di usare al meglio la legge in vigore pur sapendo che il rosatellum favorisce chi costruisce un cartello elettorale. Nel 2022 le destre coalizzate con il 44 % dei voti hanno avuto il 59% dei parlamentari, un premio del 15 %. La maggioranza parlamentare attuale non ha avuto la maggioranza degli elettori, per questo avrebbe il dovere etico di evitare forzature per cambiare la Costituzione, come la non emendabilità della legge Nordio. Donini ricorda le leggi che dal 2022 hanno aumentato a dismisura i reati, le pene e la repressione a senso unico. Questo non è altra cosa dal giudizio sulla legge Nordio. Quante volte Giorgia Meloni ha urlato contro l’invasione di campo dei magistrati, affastellando nel giudizio tutto: dai lager – per fortuna semivuoti – in Albania fino alla stroncatura del ponte sullo stretto della Corte dei Conti, ora punita con la legge appena approvata. Interventi diversi, di magistrature diverse ma visti tutti come un insopportabile condizionamento delle decisioni del governo. Mentre il ruolo della magistratura è proprio garantire i conti pubblici e i diritti delle persone alla luce delle norme italiane, europee e internazionali. Gli orfani di Berlusconi hanno dato una versione revanchista della legge Nordio che non può essere dimenticata, inoltre per attuare la novità costituzionale, se il referendum l’approverà, serviranno leggi che possono ridimensionare l’indipendenza dei magistrati, il loro potere di controllo, che sono costitutivi della democrazia solo se autonomi dall’esecutivo e dal legislativo. Il legislativo è già ridotto a un ruolo subalterno a causa di leggi elettorali che consegnano ai capi partito l’elezione dei deputati e dei senatori, tenuti all’obbedienza o a rischiare il posto. Il governo accentra i poteri del parlamento nell’esecutivo e ora tenta di intaccare l’indipendenza dei magistrati. Donini non sottovaluta il ridimensionamento dei poteri dei magistrati e prevede che potrà seguire la fine dell’obbligatorietà dell’azione penale, con i PM sottoposti a scelte esterne su chi e cosa perseguire. Ha ragione. Queste modifiche della Costituzione ne prenotano altre perché creeranno un composto instabile e questa è una ragione per dire No alla Nordio. Giudici e PM separati avranno meno forza, saranno meno considerati dalla società  e dalla politica. Questo è il senso della completa frattura tra le carriere. Curiosamente la magistratura ordinaria tornerebbe unica con la Commissione disciplinare, estranea ai due Csm. Da queste modifiche della Costituzione i cittadini non avranno benefici, lo ha affermato il Ministro Nordio, ma solo magistrati meno indipendenti non in grado di garantire piena giustizia, un danno. La separazione delle carriere indebolisce il ruolo della magistratura, certo ci sono stati errori, episodi discutibili, ma c’è stata anche capacità di riparare agli errori. Separare le carriere è la premessa per spaccare il Csm in 3, due mezzi Csm e una commissione disciplinare estranea ad essi, con l’aggravante del sorteggio dei rappresentanti dei magistrati. L’obiettivo di questa modifica della Costituzione è ridimensionare l’indipendenza dei magistrati, bloccare i loro interventi sulle scelte politiche anche quando queste siano palesemente contrarie alle norme e ai principi fondamentali (Alessandro Pace) della Costituzione. Se vincerà il No la Costituzione non cambierà. Il NO nel referendum non può presentare alternative, ma dopo si potrà ragionare su proposte più sagge, cercando condivisione sull’organizzazione della magistratura, affrontando i problemi veri (irrisolti) della giustizia, senza indebolire l’indipendenza di un potere fondamentale per l’esistenza stessa della democrazia.  SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. 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La raccolta di firme dà il via alla campagna per il No al referendum, uniti a difesa dell’autonomia della magistratura

di Alfiero Grandi | La raccolta delle firme per il referendum sulla legge Nordio, proposta da 15 cittadini, ha dato risultati positivi, ben oltre le previsioni. Questa raccolta firme ha reagito al tentativo del governo di anticipare la data del referendum perfino forzando le normative con l’obiettivo di non dare tempo al No di sviluppare la sua campagna elettorale. La presentazione della richiesta di referendum in Cassazione (proponendo anche un quesito più chiaro) e l’avvio della raccolta delle firme on line hanno costretto il governo ad accantonare la sua pretesa di votare ad inizio marzo, ma Nordio non ha rinunciato ad insistere sull’anticipo, come ha dichiarato ancora di recente. I 15 cittadini hanno preso l’iniziativa per difendere lo svolgimento del referendum nei tempi previsti dalla legge dalla pressione del governo che voleva e vuole ancora anticipare ad ogni costo la data del referendum sulla legge Nordio e il risultato della raccolta delle firme è stato superiore alle aspettative. Infatti nel corso dei pochi giorni trascorsi dal lancio (22/12) le firme sono rapidamente aumentate di numero, ormai sono vicine alla soglia del 40% delle 500.000 necessarie per diventare un soggetto promotore con tutte le garanzie previste dalla legge. L’iniziativa ha ottenuto una risposta oltre il previsto perché ha incontrato un sentimento diffuso nell’opinione pubblica che vuole contrastare l’attacco al ruolo della magistratura che la legge Nordio rappresenta e l’arroganza delle destre nell’uso del potere e della maggioranza parlamentare pur senza avere la maggioranza dei voti. Per questo si è manifestata con forza la disponibilità di tante e tanti di firma e per difendere la Costituzione e la democrazia. In sostanza dalle firme è venuta una potente spinta ad accelerare ed estendere la campagna elettorale per il No. La quantità che aumenta diventa un salto di qualità scrivevano i classici ed è questo che è accaduto: un salto di qualità nella campagna referendaria, uno stimolo a fare di più e meglio, sapendo che sarà dura, il governo è partito in vantaggio e le proverà tutte, perché sa che la posta in gioco è molto alta. Per questo il Comitato per il No – presieduto da Giovanni Bachelet – che unifica le organizzazioni della società civile ha deciso, tutti d’accordo, di sostenere la raccolta delle firme, considerandola la prima iniziativa che il Comitato per il No sostiene proprio per entrare più rapidamente nella campagna elettorale che ha il compito di spiegare le ragioni della richiesta ad elettrici ed elettori anzitutto di recarsi a votare per decidere e naturalmente di votare NO nel referendum per bocciare la legge Nordio. Il Comitato per il No ha avuto una gestazione lenta ma ciò che conta è esserci arrivati e ora rappresenta un’area più larga della via Maestra, che pure non è poca cosa. Anche la questione della raccolta firme andava affrontata, c’erano opinioni diverse in origine per ragioni che vanno rispettate, ma anche in questo caso è importante essere arrivati tutti insieme alla decisione di sostenerla pienamente, come ha deciso il Comitato per il No il 30 dicembre. Del resto una campagna elettorale referendaria è per definizione una campagna unitaria, in questo caso per il No. Le diversità sono fisiologiche, ciò che conta è che in conclusione il No sia la scelta di tutti. Il nostro avversario è lo schieramento per il Si, che ha un vantaggio in partenza da non sottovalutare e che se prevalesse regalerebbe al governo un plebiscito che renderebbe più semplice per Giorgia Meloni fare approvare il premierato e le consentirebbe di partire con il vento a favore anche nella campagna elettorale del 2027. Non a caso il premierato (una capocrazia, Ainis) è collocato nel calendario parlamentare dopo il referendum sulla legge Nordio. Il 10 gennaio assemblea nazionale del Comitato per il No Per questo dall’assemblea nazionale del 10 gennaio deve partire una forte indicazione per iniziative in tutto il paese, accompagnando la raccolta delle firme con la costruzione dei comitati locali per il No. Per vincere il referendum non basterà la mobilitazione necessaria per raccogliere almeno 500.000 firme, per quanto sia importante, ma occorre immaginare una campagna ben più ampia, diffusa, chiara, in grado di arrivare ovunque con argomenti convincenti. La legge Nordio che pretende di cambiare la Costituzione per attaccare pesantemente l’indipendenza della magistratura è da respingere per i suoi contenuti. Questa legge è stata proposta dal governo, mentre le modifiche alla Costituzione dovrebbe essere materia del parlamento, il quale invece ha solo assistito passivamente alla discussione. Infatti la legge Nordio è stata approvata nelle 4 letture (previste dall’articolo 138 della Costituzione) senza dare la possibilità di alcuna modifica da parte dei parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione. A questo punto l’unica possibilità che resta a disposizione di elettrici ed elettori per fermare l’attacco all’indipendenza dei magistrati è la vittoria del No nel referendum. Il governo ha voluto questa legge, l’ha scritta e ha imposto al parlamento di non modificarla, ma afferma che se venisse bocciata non avrebbe conseguenze sulla tenuta del governo. Se il governo dovesse ottenere il si alla Nordio il merito sarebbe suo, ma se vincesse il No il demerito non sarebbe suo, una contraddizione evidente. In realtà una bocciatura della legge Nordio sarebbe un giudizio sul Ministro e sul governo, tanto più che la legge è firmata anche da Giorgia Meloni. Il governo l’ha voluta ad ogni costo perché non sopporta i controlli dei magistrati, e in questa allergia ai controlli istituzionali somma tutto e il suo contrario: dalle sentenze sui diritti degli immigrati che continuano a lasciare vuoti i centri in Albania fino alla Corte dei Conti che ha costretto a rivedere l’attuazione del ponte sullo stretto alla luce delle norme italiane ed europee. La Corte dei Conti ha già subito le conseguenze delle sue decisioni con l’approvazione a tambur battente di una legge che taglia pesantemente le sue possibilità di intervenire, in sostanza è stato un antipasto di quello che accadrebbe se la legge Nordio venisse approvata. Il governo è allergico ai controlli previsti dalla Costituzione, evoca invasioni di campo della magistratura …

Auguri e invito a sottoscrivere e a fare sottoscrivere la richiesta di cittadini del referendum

di Alfiero Grandi | Molti auguri a tutte e a tutte, spero ve ne arrivino tanti altri più elaborati di questo che serve anche a sottoporvi l’esigenza di dare un nuovo forte impulso alla raccolta delle firme lanciata da 15 cittadini, che ha già bloccato meritoriamente il tentativo del governo di anticipare la data del voto per non dare al No il tempo di fare conoscere le ragioni della netta opposizione alla legge Nordio e alle sue conseguenze negative sulla Costituzione e sulla democrazia.  Riporto in allegato il comunicato del Comitato della società civile per il No che ha il valore di portare tutte le associazioni a condividere l’impegno per incentivare la sottoscrizione della richiesta popolare del referendum. Infatti la presentazione della richiesta sta avendo non solo la funzione di bloccare i tentativi del governo ma rappresenta una evidente entrata in campo di tante e tanti che vogliono dare battaglia per il No nel referendum. Come ci hanno insegnato i classici quando le quantità sono superiori alle aspettative e alle forze già in campo (in questo caso di quelle che da subito hanno deciso di appoggiare la richiesta dei 15 cittadini) vuol dire che c’è un salto di qualità e in questo caso è evidente la forte richiesta di organizzare e allargare il No nel prossimo referendum. Il comitato per il No è arrivato a questa comune posizione e ora occorre che ciascuno di noi faccia tutto il possibile per arrivare al risultato pieno della raccolta firme, cioè raggiungere e se possibile superare le 500.000 firme. Mentre scrivo siamo arrivati oltre il 34%, il traguardo è possibile, arrivare all’obiettivo sarebbe un bel modo di festeggiare il nuovo anno Alfiero Grandi Comitato della società civile per il No nel Referendum Comunicato Stampa Il comitato della società civile per il No nel Referendum costituzionale lancia per il 10 gennaio la campagna elettorale e sostiene la raccolta di firme digitali in corso. Si è tenuto questo pomeriggio il direttivo del Comitato della società civile per il No nel Referendum costituzionale. È stato confermato il lancio della campagna referendaria che avverrà nella mattina del 10 gennaio presso il centro congressi Frentani a Roma. Un’iniziativa aperta e partecipata, cui prenderanno parte, oltre a tutte le realtà che hanno dato vita al comitato, rappresentanti dei partiti che hanno contrastato la legge Nordio, del comitato referendario dell’ANM e del gruppo di cittadini che ha promosso la raccolta delle firme. Il comitato vuole infatti svolgere la sua funzione nel segno della massima unità e collaborazione con tutte e tutti coloro che vogliono difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e scongiurare lo stravolgimento della nostra Costituzione. Su una materia così delicata e importante occorre sviluppare nel Paese la più ampia discussione e il più chiaro confronto tra le diverse posizioni in campo, in modo che i cittadini possano maturare la propria convinzione e scegliere nella maniera più consapevole, favorendo così anche un’alta affluenza alle urne. Il desiderio di informarsi e partecipare, che rende stonate le voci sull’anticipo della data da parte del Governo, ha trovato conferma nello straordinario numero di firme digitali che la richiesta referendaria proposta da 15 cittadini sta raccogliendo in questi giorni. Il comitato sostiene questa iniziativa, invitando tutte e tutti a sottoscrivere per rafforzare le ragioni del No a una legge che non migliora in alcun modo la giustizia per le persone e che invece mina alla base l’equilibrio dei poteri disegnato dai costituenti. SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

NO al Referendum per salvare la democrazia

di Paolo Bagnoli | L’anno che viene si apre con un passaggio politico di primaria importanza: il referendum sulla legge Nordio che modifica la Costituzione in merito all’ordinamento giudiziario. A ben vedere si potrebbe definire una nuova legge truffa o meglio ingannatrice e subdola poiché il vero obiettivo del referendum è la Costituzione della Repubblica. Dire “no” alla legge della maggioranza significa dire “si” ai valori fondanti della Repubblica e al suo ordinamento di principi e di istituzioni rappresentato dalla Costituzione. Ingannatrice, quindi, sotto un punto di vista generale poiché, se essa conquistasse il quorum, si aprirebbe la breccia per il premierato. Ossia, dello scardinamento definitivo dell’assetto vigente nel nome della stabilità che, nel nostro ordinamento, è rappresentata dal Presidente della Repubblica e non da un autocrazia di marca populistica. Ingannatrice, inoltre, poiché, al di là di come viene rappresentata la legge che va a referendum, essa non tratta dei problemi della giustizia – ossia quanto è connesso all’attività della pratica giurisdizionale – ma a condizionare il corpo dei magistrati. Si propone, cioè, di intaccarne l’ indipendenza con la sovraordinazione del potere politico rispetto a quello giudiziario in quanto, la cristallizzazione della separazione delle carriere non può che condurre ad indirizzare, da parte del governo, il lavoro delle procure. E’ vero che, in altri ordinamenti europei, ciò avviene, ma gli assetti costituzionali si basano e si giudicano sulla specificità storico -politica del Paese cui appartengono e quella italiana conferisce all’ordine giudiziario autonomia e indipendenza. Ciò non significa, come si è verificato, che ci siano registrate storture anche molto gravi, ma ciò non compromette il principio. La questione di taluni comportamenti degenerativi dipende da una fonte morale e pure politica; conferma il fatto che, dovunque, alla crisi della politica va in parallelo quella del diritto che, in Italia, ha registrato canoni eguali a quelli della crisi che da decenni attraversa la nostra politica democratica. La Costituzione esprime il programma di uno Stato i cui poteri vengono contemplati e fusi in un preciso, razionale equilibrio politico-costituzionale. E’ l’ equilibrio che la destra, non da oggi, vuole scardinare andando verso la modifica sostanziale dell’ordinamento repubblicano per cancellarne le radici. In buona sostanza vuole recuperare la legittimità dell’esperienza storica da cui proviene per reinserire il fascismo in un paradigma positivo della storia italiana intendendo l’Italia come “nazione”, ossia quale entità sostanzialmente a sé rispetto alle vicende singole e collettive di chi la compone, cioè dei cittadini italiani. Il referendum, quindi, viene usato, prima ancora che per inserire il nuovo pensamento nella Costituzione, per rendere più rapido il processo di destrutturazione della democrazia. Rappresenta l’accelerazione di un qualcosa che si vuole anche se, ancora, c’è molto di indefinito pur cogliendone con chiarezza le intenzioni. Bocciare il referendum significa, quanto meno, bloccare tale accelerazione. Il “no” vuol dire negare al governo quella legittimità nell’azione demolitoria della Carta che il governo cerca con il referendum. Significa salvaguardare il diritto costituzionale democratico. Come veniva fatto notare qualche settimana orsono dal sempre acuto Rino Formica, nella decadenza della democrazia siano unite o siano divise le carriere dei magistrati dipenderanno sempre da un potere autoritario. Al proposito, e senza voler entrare nei tecnicismi, va osservato che nella legge si coglie più di un bagliore in tal senso soprattutto là dove si prevede l’istituzione di un’alta corte che governa le carriere dei magistrati. Rotta ogni resipiscenza dell’autonomia, si intravede uscire dall’ombra la volontà autoritaria che ha nella destrutturazione del meccanismo dell’autogoverno il meccanismo di realizzazione. Ciò si realizza attraverso il sorteggio tramite cui si compie la scelta dei magistrati che compongono gli organi. Ci sia permessa una constatazione storica. Presso i Greci l’estrazione a sorte era considerato il mezzo per lasciare le decisioni nelle mani degli dei poiché gli uomini non osavano farle da soli. Con buona ragione riteniamo che siano stati i Greci a inventare la democrazia perché assunsero su di sé la responsabilità di darsi delle leggi non dettate né dagli dei, né tantomeno dal destino o dalla natura. In conclusione il diritto con il referendum non c’entra nulla; altro è in ballo: il declino dell’ordinamento democratico. Per tutte queste ragioni , bocciare la legge del governo significa aprire il percorso per un reale risveglio della democrazia. Fonte: www.rivoluzionedemocratica.it SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

Referendum giustizia, perché è decisivo fermare la destra

di Alfiero Grandi | Sul referendum costituzionale ci sono novità importanti. Anzitutto è stato costituito il Comitato della società civile per il No presieduto da Giovanni Bachelet, che si affiancherà a quello dei magistrati dell’Anm e si raccorderà con i partiti che hanno promosso il referendum contro la legge Nordio che arriva a modificare la Costituzione pur di intaccare l’indipendenza della magistratura. Il Comitato presentato il 19 dicembre alla stampa ha convocato un importante appuntamento: un’assemblea nazionale il 10 gennaio, che sarà sia l’occasione per presentare le ragioni del No che per allargare il nucleo promotore del Comitato a tutte le associazioni che aderiranno e a personalità ed esperti disposti ad impegnarsi nel convincere elettrici ed elettori che la sfida del referendum è cruciale e non riguarda solo i magistrati ma tutti i cittadini, il futuro stesso della Costituzione e della nostra democrazia. È evidente che l’assemblea del 10 gennaio deve registrare un successo se si vuole che la campagna per il No prenda la forza necessaria. Quindi, tutti dobbiamo contribuire per raggiungere un risultato significativo. Inoltre la presentazione in Cassazione di un nuovo quesito referendario da parte di un gruppo di cittadini per il referendum sulla legge Nordio offre un’opportunità che va colta. La presentazione di una nuova richiesta di referendum costituzionale blocca anzitutto il tentativo del governo di fare un blitz per anticipare il più possibile la data del voto (ne ha parlato Nordio) perché ora si dovrà attendere il 30 gennaio per fissare la data del voto, come del resto prevede la legge. Va quindi sostenuta la raccolta delle firme, non tanto per ottenere il referendum, che come sappiamo è già stato chiesto dai parlamentari, ma per contribuire alla campagna elettorale per il No, per fare valere le ragioni contro la riforma Nordio e per invitare alla partecipazione attiva, fino al voto. Esautorato il Parlamento, il governo all’attacco La partecipazione attiva è una chiave fondamentale per ottenere il risultato di fermare la legge e nelle prossime settimane va fatto tutto il possibile, e anche di più, per mobilitare e convincere elettrici ed elettori a partecipare al voto, a non astenersi, perché il risultato in un referendum costituzionale come questo dipende direttamente da chi avrà più voti in quanto non esiste quorum di validità: chi ha la maggioranza dei voti vince il referendum. Dobbiamo usare questo argomento in tempi di astensione crescente e di distacco dei cittadini dalla partecipazione attiva insistendo sul fatto che chi va a votare decide il risultato. Del resto il governo ha talmente voluto la legge Nordio da imporla al Parlamento impedendo qualunque modifica nei 4 passaggi previsti per l’approvazione di modifiche della Costituzione. In questo modo ha compiuto una scelta grave che in pratica riduce il Parlamento a un ruolo di mera ratifica delle decisioni del governo per di più su una materia costituzionale che richiederebbe un consenso più largo della maggioranza. Insomma, il centrodestra ha approfittato del premio di maggioranza del 59% regalato dalla legge elettorale a una coalizione che ha ottenuto solo il 44% dei voti. I tre obiettivi della destra per stravolgere la Costituzione Per tutte queste ragioni sarebbe un grave errore sottovalutare questo appuntamento referendario. La maggioranza di destra ha tre obiettivi di fondo tra loro collegati, ciascuno sostenuto da ogni settore della destra. Ora è in campo l’attacco al ruolo della magistratura, ma è evidente che se il governo verrà sconfitto avrà difficoltà anche sul premierato, cioè sull’elezione diretta del capo (di qui “capocrazia”) che accentrerebbe i poteri nella figura del presidente del Consiglio. La discussione che è iniziata sulla legge elettorale conferma che il governo vuole ottenere una maggioranza di parlamentari anche senza averne una nelle urne e per di più vorrebbe indicare il capo del governo sulla scheda. Una sorta di antipasto del premierato che però cozza con la Costituzione e i poteri che essa assegna al presidente della Repubblica a cui spetta il compito di nominare il presidente del Consiglio. Il premierato infatti riduce drasticamente il ruolo del Parlamento e toglie poteri al presidente della Repubblica. A questo si aggiunge l’autonomia regionale differenziata che è stata duramente sanzionata dalle sentenze della Corte costituzionale ma che il ministro Calderoli, su delega di Giorgia Meloni, sta cercando di aggirare. Ad esempio i preaccordi con 4 regioni (governate dalla destra) sono identici facendo venire meno 2 requisiti pretesi dalla Corte: la dimostrazione che le funzioni richieste hanno vere motivazioni nella singola regione e che non siano messi in discussione i diritti dei cittadini delle altre regioni, ma appunto i protocolli sono identici. Anche la protervia del governo nell’insistere perfino contro le sentenze della Corte costituzionale conferma che occorre che vengano tenuti presenti anche gli altri obiettivi del governo nel momento in cui si andrà alle urne sul referendum sulla magistratura. In sostanza le destre confermano che vogliono stravolgere la Costituzione democratica ed antifascista per riscrivere le regole su punti fondamentali. Questo potrebbe essere solo l’inizio di una deriva accentratrice ed autocratica della nostra democrazia che assomiglierebbe così all’America di Trump e all’Ungheria. L’intolleranza di Meloni per i contrappesi istituzionali Perché questo attacco all’indipendenza della magistratura? Perché il governo ha un’evidente vocazione a forzare la mano, ha un’intolleranza nei confronti del dissenso e ancora di più per i contrappesi istituzionali e per questo tenta di interpretare le leggi in modo distorto. Ogni volta che i magistrati intervengono per difendere diritti fondamentali delle persone il governo, a partire da Giorgia Meloni, grida che c’è un’invasione di campo nella politica. Emerge una concezione delle regole che non porta al loro rispetto ma al loro stravolgimento. Questo è avvenuto sul ponte Messina-Reggio Calabria tentando di non rispettare regole nazionali ed europee, anche se alla fine il governo ha dovuto piegarsi alle ragioni dei magistrati contabili della Corte dei Conti. È avvenuto sui migranti negando il rispetto dei diritti delle persone e ostacolando i salvataggi in mare, con lo spreco e l’assurdità dei centri in Albania. E avviene in tanti altri campi in cui la magistratura ha il dovere di intervenire per …

Referendum sulla giustizia, un “no” contro il tentativo di distorsione della Costituzione

di Alfiero Grandi | La legge Nordio è un atto di bullismo contro i magistrati, ne mette in discussione l’autogoverno, l’autonomia, attacca un potere della Repubblica che l’esecutivo vorrebbe acquiescente e subalterno. Il referendum sarà un’occasione per giudicare la riforma alla luce di altre iniziative del governo, che puntano a stravolgere un equilibrato rapporto tra le istituzioni Il ministro Carlo Nordio ha ragione quando afferma che le sue modifiche costituzionali non servono a fare funzionare meglio la giustizia in Italia, lo conferma l’ulteriore rinvio del processo telematico, questo per sua responsabilità. Se i magistrati che cambiano da giudice a pm e viceversa sono 20/30 l’anno su 9mila e possono farlo una volta nella carriera, è evidente che la separazione delle carriere non può giustificare stravolgimenti della Costituzione. La domanda è perché il governo vuole cambiare la Costituzione e spezzare in due il Csm dei magistrati, tra giudici e inquirenti? Per di più estraendo a sorte i rappresentanti dei giudici e dei pubblici ministeri, anziché farli eleggere come oggi. Inoltre i due Csm perderebbero il potere disciplinare che verrebbe attribuito a una commissione esterna, stranamente unica per tutti magistrati. Perché il governo ha imposto la legge Nordio al parlamento che non ha potuto fare alcuna modifica? Perché pur di intervenire sul ruolo della magistratura nella nostra democrazia il governo ha imposto il silenzio a Camera e Senato, pretendendo di esercitare poteri che la Costituzione attribuisce al parlamento. La legge Nordio punta a mettere in riga i magistrati che per la nostra Costituzione debbono garantire i diritti dei cittadini alla luce dei principi fondamentali nazionali, europei ed internazionali. Il referendum Il referendum sulla legge Nordio può bloccare questo stravolgimento della Costituzione ed è un modo per riportare a votare tanti cittadini, perché in questa occasione il voto di ciascuno vale e decide. Inoltre, un referendum costituzionale è valido con qualunque numero di votanti. Quindi chi vota decide. L’indipendenza dei magistrati dal potere politico è garanzia per i diritti dei cittadini. Se i magistrati sorteggiati rappresenteranno soltanto sé stessi, se inquirenti e giudicanti non saranno più un’unica magistratura per comportamenti e formazione il risultato sarà che il governo punterà a estendere il suo potere a spese della magistratura. Giorgia Meloni ha più volte accusato la magistratura di invadere il campo della politica, manifestando insofferenza verso le critiche e i controlli fondati sui principi fondamentali della Costituzione. È evidente che il governo vorrebbe una magistratura subalterna, acquiescente. Del resto il governo ha voluto una legislazione securitaria, di repressione, un aumento vistoso delle pene, ma nello stesso tempo ha deciso condoni e sanatorie a raffica e leggi che hanno ridotto le intercettazioni nella lotta al crimine, ha cancellato reati dei colletti bianchi come l’abuso d’ufficio. La legge Nordio è un atto di bullismo contro i magistrati, ne mette in discussione l’autogoverno, l’autonomia, attacca un potere della Repubblica che il governo vorrebbe acquiescente e subalterno. Il referendum sarà un’occasione per giudicare la legge Nordio alla luce di altre iniziative del governo che puntano a stravolgere un equilibrato rapporto tra le istituzioni, come conferma l’ultimo attacco al Presidente della Repubblica. Il “premierato” voluto da Giorgia Meloni serve ad accentrare i poteri nel governo e soprattutto nel presidente del Consiglio, con una deriva autocratica dei poteri in una sola persona, togliendoli al presidente della Repubblica e al parlamento. Il No alla legge Nordio nel prossimo referendum è anche un alto là all’autonomia regionale differenziata che – malgrado la severa sentenza della Corte costituzionale – questo governo vuole portare comunque avanti, mettendo in discussione l’uguaglianza reale dei diritti dei cittadini italiani e l’unità stessa dell’Italia. Comitato per il no Partecipare al voto nel referendum costituzionale vuol dire puntare a fermare la legge Nordio e insieme costringere il governo a ripensamenti su premierato e autonomia regionale differenziata, che con la legge Nordio sono gli stravolgimenti istituzionali e costituzionali di questo esecutivo. Numerose associazioni della società hanno deciso di costituire un Comitato unitario per il No che affiancherà quello dell’Anm e l’iniziativa dei partiti per fare vincere il No nel referendum. Dall’incontro parte un appello a tutte le energie disponibili a dare vita ai comitati per il No ovunque in Italia, e a fare conoscere le ragioni del No, contro il tentativo di distorsione della Costituzione della legge Nordio che insieme a premierato, legge elettorale maggioritaria, autonomia regionale differenziata punta allo stravolgimento della nostra Costituzione e della democrazia in Italia. La vittoria del No nel referendum costituzionale è un obiettivo possibile, ma occorre partire rapidamente. SocialismoItaliano1892E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete. www.socialismoitaliano1892.it

Autonomia, premierato e legge Nordio: il puzzle eversivo della destra

di Alfiero Grandi – da Striscia Rossa | Alla vigilia delle elezioni regionali del 23-24 novembre, il governo ha rimesso in moto l’autonomia regionale differenziata, aggirando le due sentenze della Corte Costituzionale sulla legge Calderoli e i vincoli che queste hanno introdotto. Per questo ha firmato pre-intese con quattro regioni – Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria – lasciando di stucco i presidenti di altre regioni, come Occhiuto della Calabria, che avevano chiesto prudenza e voce in capitolo. In sostanza, Calderoli procede verso l’autonomia differenziata con quattro regioni del Nord e scrive nelle pre-intese che l’avvio formale sarà entro il 31/12/2025. Ora a Occhiuto sarà chiaro che, oltre alle prestazioni sanitarie che la sua regione paga già ogni anno per l’assistenza ai calabresi al Nord (ben 308 milioni nel ‘24), i presidenti leghisti di Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria stanno dando l’assalto alla diligenza del bilancio sanitario nazionale per ottenere più potere e più quattrini. A spese, è ovvio, del Mezzogiorno. Il Sistema Sanitario Nazionale verrebbe così indebolito e i sistemi regionali sarebbero sempre più divaricati tra loro, dimenticando la lezione del Covid che suggeriva di costruire un più forte sistema sanitario pubblico nazionale, a partire dall’assistenza territoriale, che è più o meno nelle stesse condizioni di quando non riuscì a frenare un afflusso ingestibile di malati negli ospedali. Le case della salute, quando ci sono, non hanno personale sanitario per funzionare decentemente. Questo regionalismo miope ed egoista spingerà, se entrerà in funzione, alla privatizzazione della sanità e all’affondamento del pilastro sanitario nazionale, secondo il quale ciascuno deve ricevere cure secondo le sue esigenze, in qualunque parte d’Italia, e ciascuno deve contribuire secondo la sua capacità. Zaia ha calcolato che dopo l’accordo formale saranno disponibili 300 milioni, Fontana ha detto 600, e a loro avviso aumenteranno; del resto, Calderoli lo ha confermato. In una finanza pubblica come quella italiana e in una situazione economica di stagnazione (che non è diventata recessione solo per i fondi del PNRR), se qualche regione prende di più, altre riceveranno di meno e la solidarietà verrà cancellata. Eppure, questa è anche una previsione della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale, visto che non sono previste risorse aggiuntive. Passate le elezioni, le amministrazioni regionali devono chiedere subito alla Corte Costituzionale se siano legittime queste pre-intese, che puntano ad approfondire la divaricazione tra le regioni in contrasto con le sue stesse sentenze. Queste avevano vietato di parlare di intere materie trasferite e stabilito che anche le singole funzioni possono essere trasferite solo con motivazioni e condizioni precise (la Corte parla di istruttorie ad hoc), condizioni che queste pre-intese ignorano, essendo sostanzialmente fotocopie l’una dell’altra, il contrario delle specifiche ragioni regionali. Meglio fermare il percorso prima che prenda consistenza. Calderoli ha firmato le pre-intese su preciso mandato di Giorgia Meloni. Dalle pre-intese emerge un attacco ai contratti nazionali di lavoro nella sanità, con la possibilità di introdurre differenziali retributivi per il personale solo in alcune regioni, a svantaggio delle altre, provocando un esodo di personale dal Mezzogiorno; Occhiuto predisponga una nuova richiesta di medici cubani. Possibile che la Cisl resti in silenzio di fronte a questo scempio? Nuova è la forza con cui Giorgia Meloni ha rilanciato il “premierato” nel comizio di Padova. Sarebbe un errore sottovalutarne occasione e contenuti. È in difficoltà l’approvazione della legge elettorale che Giorgia Meloni riteneva potesse iniziare a costruire un premierato di fatto in attesa della riforma costituzionale. Le difficoltà sono essenzialmente due: la prima è che il nome del Presidente del Consiglio sulla scheda elettorale è in aperto contrasto con i poteri del Presidente della Repubblica, che ha facoltà di scelta sul Premier, quindi è incostituzionale; la seconda è che nella maggioranza, Salvini e Tajani (Lupi può accontentarsi di molto meno) dovrebbero rinunciare a indicare le loro candidature di bandiera, perdendo voti e ruolo a favore di Fratelli d’Italia. Questi ostacoli hanno spinto Giorgia Meloni a rilanciare il premierato con tutta la sua carica eversiva nei confronti della Costituzione, nella convinzione che la legge Nordio – che attacca l’indipendenza della magistratura – possa essere approvata dal referendum popolare. Tocca a noi smentire questa previsione, perché dopo l’approvazione della legge Nordio il cammino potrebbe essere spianato per altri colpi di mano del governo, come premierato e autonomia differenziata, in barba alla Corte Costituzionale. La legge Nordio contro i magistrati è l’ariete che punta a sfondare le difese e i difensori della Costituzione. Sottovalutarne la portata e il pericolo sarebbe un grave errore politico. Finora la destra è partita in anticipo per la campagna referendaria, puntando a organizzare un vero e proprio plebiscito per il Sì alla Nordio; l’opposizione è in ritardo. Bisogna assolutamente recuperare, perché spiegare cosa è in gioco nel referendum richiede tempo e molto lavoro. Giorgia Meloni si è convinta che da quel varco possa passare anche il premierato e, se per riuscirci deve “mollare” alla Lega l’autonomia differenziata, pazienza. L’opposizione politica e la società civile che difendono la Costituzione devono reagire all’altezza della sfida, a fianco dell’ANM. Le pre-intese sono testi che impegnano i vertici politici, ma l’obiettivo è farli diventare realtà. E pazienza se la Corte ha fatto sentenze contrarie: sarebbe un altro capitolo del contrasto verso una magistratura “impicciona” e invasiva, perfino un argomento elettorale da usare in modo spregiudicato. L’intervento dei magistrati su atti e decisioni che questo governo pensa di avere il diritto di adottare (dimenticando di avere avuto in regalo il 15% dei seggi parlamentari in più rispetto al 44% di voti ottenuti) è il nemico da battere e ridimensionare a ogni costo. Perfino a costo di rotture, perché l’intervento di controllo della magistratura è considerato un’invasione di campo (Giorgia Meloni lo ha detto chiaro). Trump ha fatto scuola e i profili eversivi si moltiplicano negli Usa come in Italia. Basta ricordare l’attacco del governo allo sciopero generale della Cgil del 12 dicembre, deridendolo anziché cercare di capirne le ragioni. La verità è che, per fortuna, la Cgil sta cercando di rappresentare le sofferenze e le angosce del mondo del lavoro, di guidare la critica e …