di Emanuela Giampaoli – La Repubblica Bologna |
Non possiamo sapere cosa avrebbe scelto, ma è stato ucciso dagli squadristi, posso presumere che starebbe con la Costituzione
La nipote del martire antifascista sarà oggi al centro Costa: “Indignata per la manipolazione dei Giovani socialisti”
E’ entrata in campo per il No al referendum sulla giustizia poco più di un mese fa Elena Matteotti, insegnante di italiano agli stranieri migranti a Roma, primogenita di Matteo, uno dei tre figli di Giacomo e Velia. A spingerla al grande passo sono stati i Giovani socialisti per il Sì (c’è anche un Comitato Socialista per il No al quale ho aderito). Con un volantino con una frase del nonno piegata alle ragioni del Sl. Lo racconterà lei stessa oggi alle 18.00 al Centro Costa di via Azzo Gardino 48, dialogando con Massimo Amadori del Comitato socialista per il No, Forte Clò dell’Anpi e Michele Gigliotti, esponente degli Avvocati per il No.
Professoressa Matteotti, che cosa ha pensato quando ha visto le parole di suo nonno impiegate a favore del Sl?
«È stato uno choc. Uno del tanti casi in questa battaglia di informazioni manipolate. Ma che proprio i Giovani socialisti, con tanto di dichiarazioni giuridiche, abbiano dedotto cosa avrebbe votato mio nonno, affermando questa frottola, ha fatto sì che io scendessi in campo per difendere la voce di mio nonno».
Cosa avrebbe votato?
«Non possiamo saperlo, in ogni caso mio nonno è stato ucciso dai fascisti, quindi posso presumere che starebbe dalla parte della Costituzione. Non posso immaginare che il nonno avrebbe tradito i padri costituenti per seguire chi ha tradito lui».
Nonno a parte, quali sono le sue ragioni per il No?
«Barrare No è doveroso e non solo perché sono la nipote di Matteotti. La Costituzione non va toccata. Non bisogna dare ulteriore potere al governo. Ma io oggi lascerò la parola ai giuristi, racconterò di mio nonno».
Qual è il suo rapporto con la sua storia familiare?
«Nella mia famiglia, lo so, è incredibile, se ne è sempre parlato poco. Mio padre aveva tre anni quando ha perso suo padre Giacomo. Poi circa sette anni fa mio figlio, che allora aveva trentatré anni e tra l’altro assomiglia al nonno come una goccia d’acqua, mi ha portato a Fratta Polesine, dove è nato Giacomo. È allora che ho iniziato a studiare, ho sentito l’importanza di questa eredità, di quella memoria a me negata».
A proposito, non è strano che la nipote di Giacomo Matteotti si sia tenuta fino ad oggi alla larga dalla politica?
«Intendevo dire che al primo banchetto con i volantini, in questo caso per il No, ho partecipato un mese fa, di lì a poco ho tenuto in mano uno striscione con scritto “Sono antifascista” in piazza Matteotti. Cose mai fatte prima, anche se mi sono sempre considerata socialista nell’animo. Poi tutto è politica. Anche insegnare come volontaria italiano agli stranieri in un centro missionario. E mi piace ricordare che mio nonno insegnava ai figli dei suoi colleghi a scrivere e a leggere».
Che sensazione ha rispetto all’esito del referendum?
«Vince il No sicuro, non può non vincere. Diversamente ci troveremmo facilmente nella stessa situazione di 100 anni fa. Mio nonno è stato assassinato il 10 giugno del 1924. Non si può lasciare cambiare una carta costituzionale perfetta come la nostra da gente incompetente».
Le piace la scritta luminosa con la frase di suo nonno che illumina il ponte Matteotti a Bologna?
«Non ne sapevo nulla, lo scopro da lei. Che frase hanno scelto?». “Noi siamo per la più intera e assoluta libertà per tutti”.
«È una bellissima frase, andrò sicuramente a vederla. Dobbiamo fare in modo che la lezione di Matteotti non venga dispersa».
Fonte: La Repubblica Bologna

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