Un commento di Alfiero Grandi |
Secondo il vicepresidente CDC, «il governo ha sbagliato ed è stato sconfitto», perché ha forzato la mano per «imporre questa controriforma al Parlamento, che ha espropriato e ridotto al ruolo di mera ratifica delle sue decisioni, mentre è il vero titolare delle questioni costituzionali».
Il governo ha cercato un voto plebiscitario, continua, «per aprire la strada ad altre modifiche della Costituzione, come il premierato, e per fare approvare una nuova legge elettorale a sua convenienza». Il “No” italiano rappresenta, secondo Grandi, una battuta d’arresto anche per «gli accordi tra Calderoli e le 4 regioni del Nord che rischiano di spaccare l’Italia».
Insomma, secondo Grandi la sconfitta al referendum dovrebbe spingere il governo ad abbandonare quell’atteggiamento di «prepotenza della maggioranza» ottenuto tra i banchi del Parlamento ma non nella popolazione italiana. Una prepotenza che ha portato a misure repressive, ai centri in Albania, a rilanciare il nucleare civile in barba al voto popolare del 1987 e del 2011.
La vittoria al referendum «premia tutti quelli che si sono impegnati con una visione unitaria per il No», partiti politici e società civile organizzata affianco alla magistratura. Anche le opposizioni devono trarre un insegnamento dal voto: «Il futuro politico è contendibile, la destra può essere vinta e tanti sono tornati a votare». Questa ritrovata partecipazione deve essere ora «consolidata, perché non è scontata, preparando una seria alternativa politica alla destra il cui ruolo finora si è risolto nello stare alla corte di Trump salvo ritrovarsi a pagare le conseguenze economiche e sociali di politiche sbagliate e di una guerra folle contro l’Iran, fino a rischiare di trovarci coinvolti». Una partecipazione che può rinascere a partire dalla difesa della nostra Costituzione, che è antifascista e che ripudia la guerra.

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