Galati Mamertino: Una serata per la Costituzione

QUANDO LA COMUNITÀ RIFLETTE SULLE RAGIONI DEL “NO” AL REFERENDUM E SI FA CUSTODE DEI PRINCIPI FONDANTI

Nella sala della civica Società Liberale di Mutuo Soccorso, cittadini, professionisti e rappresentanti del mondo del lavoro hanno riflettuto insieme sulle ragioni del NO al Referendum costituzionale sulla Giustizia. Non una semplice contrapposizione politica, ma un esercizio collettivo di cittadinanza consapevole.

C’è un filo rosso che ha attraversato la serata di oggi presso i locali storici della Società Liberale di Mutuo Soccorso di Galati Mamertino: quello della partecipazione responsabile, della memoria costituzionale fatta carne nelle comunità locali. L’incontro pubblico organizzato dal Comitato Civico di Galati Mamertino per il NO al Referendum Costituzionale – gruppo spontaneo, radicato, collegato con l’omologo comitato dei Nebrodi – ha trasformato un momento di confronto istituzionale in un’occasione di crescita collettiva, dove le ragioni del “NO” non sono state urlate, ma argomentate; non imposte, ma condivise.
Davanti a un pubblico partecipe e attento – cittadini di ogni età, professionisti, rappresentanti del tessuto associativo – Nino Franchina ha aperto i lavori con un’introduzione sobria ma densa, ricordando come la Costituzione non sia un reperto museale, ma un patto vivo che chiede a ciascuno di noi di prendersene cura. «Difendere la Costituzione – ha sottolineato – non significa immobilismo, ma scegliere con consapevolezza le strade del cambiamento, senza stravolgere gli equilibri che garantiscono libertà e diritti».

L’analisi: oltre la cronaca, la sostanza delle istituzioni

Ha poi preso la parola il prof. Antonino Amadore, la cui relazione ha rappresentato un momento importante di riflessione. Con rigore metodologico e chiarezza espositiva, Egli ha scomposto la proposta di riforma costituzionale sulla Giustizia – la cosiddetta “Nordio-Meloni” – mettendone in luce le implicazioni non solo giuridiche, ma sociali e politiche. «Non si tratta di tecnicismi da addetti ai lavori – ha spiegato Amadore – ma di scelte che incidono sulla qualità della nostra democrazia: sull’indipendenza della magistratura, sulla separazione dei poteri, sulla tutela dei diritti fondamentali». Le sue parole hanno invitato i presenti a guardare oltre la superficie del dibattito mediatico per interrogarsi sul modello di Paese che si vuole costruire.

La posta in gioco: democrazia e diritti del lavoro

Donatella Ingrillì, esponente di punta della Camera del Lavoro di Capo d’Orlando e voce autorevole del Comitato per il NO nebroideo, ha spostato il focus sulle ricadute concrete della riforma. «Quando si tocca l’equilibrio dei poteri – ha affermato – a pagarne le conseguenze sono sempre i più fragili: i lavoratori, le categorie svantaggiate, chi non ha voce in capitolo».
Ingrillì ha ricordato come la Costituzione sia anche uno strumento di giustizia sociale e come la sua difesa passi attraverso la tutela dei diritti sul lavoro, della contrattazione, della dignità delle persone. Un invito a non separare mai la battaglia costituzionale da quella per i diritti materiali.

Le comunità come presidio di legalità e partecipazione

Il prof. Fabio Cannizzaro, esponente del Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione” aderente al Comitato, ha quindi allargato lo sguardo al ruolo delle comunità locali. «Galati Mamertino, come ogni paese dei Nebrodi, non è periferia del dibattito nazionale – ha dichiarato – ma centro propulsivo di una democrazia che vuole restare viva».
Cannizzaro ha evidenziato come la mobilitazione dal basso, il radicamento territoriale, la capacità di fare rete siano risorse preziose per difendere l’Impianto della nostra Legge suprema. «La Costituzione – ha concluso – non si difende solo nelle aule di tribunale o in Parlamento, ma nelle piazze, nelle scuole, nelle associazioni e nelle urne: ovunque ci siano cittadini che scelgono di non voltarsi dall’altra parte».

La competenza al servizio della cittadinanza

Particolarmente apprezzato l’intervento dell’Avv. Massimo Nicola Marchese, del foro di Patti e animatore del “Comitato degli Avvocati per il NO”. Con precisione tecnica e straordinaria capacità divulgativa, il legale ha illustrato i nodi giuridici della “riforma”, smontando luogo comuni, imprecisioni e semplificando concetti complessi senza banalizzarli. «La chiarezza è un dovere civico – ha affermato Marchese – soprattutto quando si parla di meccanismi che riguardano tutti». Il suo intervento ha offerto ai presenti strumenti concreti per orientarsi nel merito del referendum trasformando la competenza professionale in bene comune.

La voce del pubblico: una democrazia che si ascolta

A chiudere la serata, gli interventi di Lucia Bonaffino e di cittadini presenti che hanno arricchito il confronto con domande puntuali, riflessioni personali, proposte operative. Un momento che ha confermato la natura orizzontale dell’incontro: non una lezione dall’alto, ma un dialogo tra pari, dove ciascuno ha portato il proprio sguardo, la propria esperienza, la propria responsabilità.

Riflessioni finali: oltre il referendum, una cultura della cura

Uscendo dai locali della Società Liberale di Mutuo Soccorso, mentre la sera era oramai scesa su Galati Mamertino restava la percezione di aver partecipato a qualcosa di più di un convegno: a un esercizio collettivo di cittadinanza.
In un’epoca in cui il dibattito pubblico rischia di ridursi a slogan e polarizzazioni, questa serata ha ricordato che la democrazia ha bisogno di tempo, di ascolto, di argomentazioni. Ha ricordato che dire “NO” può essere un atto di amore per le istituzioni, quando quel “NO” nasce dalla volontà di preservare ciò che di più prezioso ci è stato consegnato.
La Costituzione, come ha suggerito più di un intervento, è un punto fermo. E le comunità, quando scelgono di prendersene cura, diventano esse stesse custodi del futuro.