Calabria: Economia civile non servile, la lezione di Federico Caffè

di Francesca Straticò |

Dati Istat, povertà assoluta al 10,5 %. Serve una economia civile non servile, la lezione di Federico CaffèCalabria: Economia civile non servile, la lezione di Federico Caffè

L’Istat ci dice che in Calabria le persone in povertà assoluta sono il 10,5 % della popolazione. L’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea ci dice che nel 2024 la Calabria è tra le regioni europee con il più basso tasso di occupazione. Insieme alla Campania ed alla Sicilia è in fondo alla classifica. Dietro, solo alcune regioni della Turchia, che però non fanno parte della Ue. Il nostro tasso di occupazione è solo al 48,5%. Notizie tristi, ma ancora più triste è l’assuefazione a notizie come queste. Triste è l’inerzia sottesa a riflessioni che pare non riguardino i nostri luoghi, l’orizzonte dei nostri sguardi o le nostre responsabilità. L’idea che viene diffusa, con la complicità di certa ignavia, è che questa condizione sia fisiologica, inevitabile, quasi naturale. Come se fossimo nati per restare indietro.E invece no. Questa condizione non è affatto naturale.

È una costruzione politica. E come ogni costruzione, può essere smontata. A mancare non sono i rimedi, manca il pensiero capace di immaginarli, generarli, quello capace di gestire il presente e progettare il futuro. Manca una politica che non si limiti a “incentivare” ma che orienti, diriga, trasformi. Manca una visione che non rincorra il mercato, ma lo disciplini. Che non deleghi alla “mano invisibile” ciò che richiede mani visibili, pubbliche, competenti.
Come ci ha insegnato Federico Caffè, “l’economia non è una scienza triste, ma una scienza morale”. E allora diciamolo chiaramente: un Paese che tollera che metà della sua popolazione in età attiva resti fuori dal lavoro e che, una persona su dieci, sia in condizione di assoluta povertà, è un Paese che ha smarrito la propria bussola etica.

Eppure, non servono miracoli. Serve uno Stato che torni a fare lo Stato. Che investa in scuola pubblica, sanità territoriale, mobilità sostenibile, rigenerazione urbana, cultura diffusa. Che metta in campo un piano straordinario per l’occupazione giovanile, fondato su lavoro stabile, formazione continua e innovazione sociale. Servono interventi urgenti per il ceto medio, per restituirgli il ruolo di strumento ed incentivo per la circolazione delle risorse e di scudo sociale alla irreversibilità delle situazioni più drammatiche. Serve trovare sintonie con le tecnologie e la forte spinta alla digitalizzazione. Serve mettere queste nuove e straordinarie occasioni al servizio del riequilibrio territoriale e non alla esasperazione del divario.

Serve una nuova grammatica di sviluppo: non più crescita per pochi, ma progresso condiviso. Non più PIL come feticcio, ma benessere ed equità come metrica. La Calabria non è un’eccezione in attesa di correttivi -una tantum- quali fumo negli occhi a nascondere scelte di disinteresse e voluto abbandono. La Calabria è in una tempesta che è l’effetto di rotte reiteratamente sbagliate, ma proprio per questo, può diventare il banco di prova per un’altra idea di Paese. Quella di un Paese che non si rassegna a essere duale, diseguale, disilluso. Un Paese che non si misura più solo in punti di PIL, ma in numero di possibilità. Per tutti.


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