SUL PRONUNCIAMENTO DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO

di Giustino Langusco

Direzione Nazionale Socialismo XXI – Coordinamento Liguria |

Da sempre sono contrario alla “via giudiziaria al Socialismo” una ipotesi politica praticata dal PCi in epoca berlingueriana e addirittura “teorizzata” dopo la morte di Berlinguer. Berlinguer approvava l’uso strumentale di una parte dei Pm da parte del partito per fare esplodere il problema della corruzione dilagante nei partiti di governo. Ma non si spinse mai al di là di questo uso surrettizio e mascherato di una parte della magistratura inquirente. Quella parte di magistratura gli serviva per marcare l’identità del PCi come “partito degli onesti” che guidava la parte laboriosa ed onesta della società. Era una retorica nella retorica, in funzione soprattutto anti socialista, per mantenere il monopolio assoluto della opposizione. C’erano loro e gli altri, e una parte della magistratura andava bene perchè premiava loro e puniva gli altri. Una visione moralista e manichea della politica. Cio’ nonostante non si spinse mai oltre e quando sulla spinta di alcune lobbies e di una parte del suo partito venne spinto a teorizzare la cosiddetta “questione morale” nella famosa intervista a Repubblica, deluse tutti coloro che volevano fare della questione morale il patrimonio di una sola parte della società. Ancora oggi i comunisti di allora non digeriscono la definizione corretta,a mio avviso,dii questione morale che Berlinguer espose con lucidità ed inequivocabile chiarezza. La distruzione del sistema meritocratico democratico da parte della partitocrazia che invadeva spazi sempre maggiori della società civile con i propri inadeguati polli di batteria.

Se oggi guardiamo al governo Meloni possiamo pienamente apprezzare quanto fosse azzeccata la sua analisi, in grado già allora di cogliere il carattere distintivo degenerativo delle democrazie del blocco occidentale: una elite al potere di ignoranti cafoni. Trump è l’altra realizzazione visibile del pensiero profetico di Berlinguer di allora.

Ciò non andava bene si sindacalisti CGIL e ai militanti di base,per cui la questione morale era andare a urlare “ladro, ladro” a Craxi e lanciargli le monete spicciole in faccia all’uscita dall’Hotel Raphael. Furono esponenti di questa vera corrente molto forte nel PCi a governarlo alma morte di Berlinguer. E a teorizzare la presa del potere per via giudiziaria. E a glorificare i Pm alla di Pietro in una sorta di tangentopoli permanente che avrebbe dovuto fare vincere la “gioiosa macchina da guerra” di quel Occhetto (nomen Omen). Da allora il PCI non si è più ripreso, e l’alla giustizialista cavalcata spavaldamente si è allontanata al grido “onestà” rifugiandosi nel più becero populismo grillino dei 5s.

Magistratura democratica è diventata antidemocratica , e ha gestito un vero partito all’interno della Magistratura, arrivando a rendere impuniti comportamenti persecutori da parte di Pm nei confronti di veri o supposti avversari politici.

Prima o poi tutto ciò era prevedibile sfociasse nella rabbiosa reazione conservatrice e neo fascista che vediamo esibirsi oggi in parlamento.

Bisogna pertanto stare attenti, e la posizione di Socialismo XXI mi pare giustamente equilibrata, a non cadere nella trappola del tifo per una delle due imposte fazioni.

La magistratura,la sua funzionalità dopo la vicenda Palamara, andava e va riformata.

La percezione del cittadino Comune è che oggi la magistratura sia una casta privilegiatissima autoreferenziale di fronte a cui si e’ sudditi impotenti.

Più volte, nelle aule di tribunale, sempre più spesso si sente echeggiare la frase “speriamo mi capiti il giudice giusto”. Dove giusto non sta per equo, ma per “che abbia le mie simpatie politiche”.

E ci si riferisce non tanto al Pm, quanto al magistrato che emette sentenza.

Su questa funzione di terzietà ha fatto bene a badare il suo ragionamento di fondo Socialismo XXI.

Non tanto sulla funzione del Pm che regge l’accusa per conto dello Stato, quanto del magistrato che giudica “in nome del popolo italiano” .

La riforma Vassalli aveva questa fondamentale preoccupazione. Il Pm può, al limite, anche essere in pazzo ideologo, come il persecutore di Tortora o di Renzi, manovrato od etero diretto da gruppi di pressione esterni, le lobbies, ma è basilare che il magistrato chiamato a giudicare mantenga rigidamente la sua terzietà e che essa venga percepita come tale dal cittadino.

Non importa tanto chi accusa, una partita persa in partenza, quanto chi giudica.

In questa ottica la separazione delle carriere è addirittura indispensabile e doverosa.

Così da preservare e non contaminare la terzietà del magistrato giudicante.

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