La posizione di Rino Formica sul Referendum sulla giustizia

di Peppe Giudice | “Qui non è in gioco la carriera dei magistrati, nè se saranno liberi ed autonomi in uno stato libero e democratico. Nella decadenza democratica , unite o divise, le carriere dei magistrati saranno alle dipendenze di un potere autoritario. . Dunque oggi votare contro qualsiasi riforma proposta dalle forze che hanno una intenzione demolitrice della Carta è un dovere . Non è una bestemmia per il proprio passato di lotta politica dei singoli o delle forze della tradizione laica italiana. E’ aprire gli occhi: oggi è un atto a chiuderli dinanzi a problemi che riguardano noi ed i nostri figli ,. Il momento del risveglio arriva sempre . Bisogna sperare di essersi svegliati in tempo. Il voto di New York ci ha dato una lezione : aver capito per tempo che in gioco non era l’amministrazione ma il futuro democratico degli Stati Uniti. Il nostro NO al referendum va spiegato bene. Non perdetevi dietro meticolosità tecnicistiche su una formula più o meno rispondente al diritto ordinario . Il diritto non c’entra. C’entra una questione semplice , ed enorme: c’è il rischio di rendere irrecuperabile il declino democratico . Ci vuole il coraggio di dire no a questo governo. Si vota contro il governo della distruzione democratica, o non si è . Una valanga di No alle riforme fantasma del governo indicherà la strada del risveglio nazionale “ Concordo pienamente con il compagno Formica! E’ in atto, da parte di questo governo reazionario il chiaro tentativo di smantellare pienamente la Democrazia Costituzionale a favore di un sistema con forti tratti autoritari. Favorito anche dalla debolezza dell’opposizione e dall’assenza di un progetto forte. Un autoritarismo che è perfettamente funzionale agli interessi di un capitalismo che intende finirla con la democrazia e la stessa democrazia liberale. La sua apparente forza deriva da ciò e non certo dal personale altamente dequalificato di cui è composto il governo attuale. La lotta per la democrazia è quindi strettamente intrecciata con un duro conflitto con capitalismo attuale, che si fondi su un progetto di società alternativo, in un socialismo democratico di sinistra. Per tale ragione nella lotta per la ricostruzione democratica difficilmente possono trovare posto quegli avanzi presunti di un centrismo liberale ad iniziare dai “riformisti” del PD (che votano e sono di fatto subalterni alla destra). Ma c’è un discorso che riguarda noi socialisti o chi da quella esperienza proviene. E’ pura opera di un inutile revanscismo fare dei comitati per il SI richiamandosi a Vassalli, il quale certamente sarebbe stato contro questo governo. Anzi dovrebbero ricordare come i neofascisti e i leghisti erano ULTRA GIUSTIZIALISTI, e manettari. Il garantismo è fuori dalla loro identità. Quello di Berlusconi e FI era solo un garantismo peloso, non credibile. Mani Pulite è stata una pagina negativa della nostra storia, al servizio dei poteri forti della economia interni ed internazionali. Il dipietrismo è stato un gravissimo vulnus alla giustizia. Tramite l’uso abusivo e violento della carcercazione preventiva. Lo stesso Formica fu coinvolto dall’ondata giustizialista e ne uscì a testa alta con piana assoluzione, ma dovette aspettare molti anni. Noi combattemmo il giustizialismo perchè prefigurava uno stato di polizia. E per la stessa ragione votiamo NO per combattere l’affossamento della Costituzione repubblicana ed antifascista e il modello di democrazia avanzata che ci ha dato. Peppe Giudice

A Trump non interessano nè la democrazia e tantomeno i diritti umani, ma solo rapinare il petrolio

OVVIAMENTE A TRUMP NON INTERESSANO NE’ LA DEMOCRAZIA E TANTOMENO I DIRITTI UMANI, MA SOLO RAPINARE IL PETROLIO OGGI DEL VENEZUELA E DOMANI PROSSIMO DELL’IRAN. PER TAGLIARE GLI APPROVIGIONAMENTI ENERGETICI VERSO LA CINA. di Peppe Giudice | Il gangsterismo politico di Trump è nei fatti. Già i nostri organi di stampa si sono dimenticati della vera e propria esecuzione della povera donna di Minneapolis, che tante proteste stanno suscitando negli USA. Esecuzione feroce da parte della milizia pretoriana del gangster. Questo è l’occidente di Trump che piace ovviamente alla paccottiglia fascista italica e a quella spazzatura giornalistica che la sostiene. Del resto la nostras “premier” ha -unica tra i leader europei- giustificato la azione piratesca contro il Venezuela, come (udite udite!) come atto difensivo smentita clamorosamente dallo stesso Trump il quale ha affermato che della democrazia e dei diritti umani non gliele importa nulla. Gli interessa rapinare il petrolio e le grandi risorse del paese delle Antille. Considero, e sono d’accordo con il compagno Bernie Sanders, che Maduro sia un dittatore spietato e corrotto (che con il socialismo c’entra come i cavoli a merenda). Ma concordo ancora con Sanders, che siamo di fronte ad un vero e proprio atto d’imperialismo, come molti altri che gli Usa hanno attuato in America Latina, con violazione esplicita del diritto internazionale e dell’indebita ingerenza negli affari di un altro paese. Se, del resto, dovessimo fare il conto dei dittatori e dei despoti amici dell’Occidente, la lista sarebbe molto lunga. Del resto abbiamo Netanyahu per il quale c’è un mandato di cattura internazionale per genocidio (i 72.000 palestinesi uccisi a Gaza parlano da soli) ..ho sentito il sen. Gasparri dire che la CPI è scredidata (da chi?). Credo piuttosto che Gasparri sia screditato a livello cerebrale. Credo, comunque che la sinistra debba compiere un serio ragionamento politico. Anche se ciò riguarda frange marginali. L’abbandono della deleteria teoria del “campismo”, vale a dire della arbitraria costruzione geopolitica seconda la quale c’è un campo antiimperialista (pazienza se in esso ci sono regime reazionari) contrapposto ad un campo occidentale che viene tutto identificato con l’imperialismo e l’atlantismo ideologico. Una logica fuorviante basata sul concetto che “il nemico del mio nemico è mio amico” ….preferisco invece il passo del Talmud (allora non c’era ancora il sionismo) che dice l’opposto “il nemico del mio nemico non è mio amico”. Per entrare nel merito: non si può nel modo più assoluto sostenere un regime sanguinario e fanatico come quello degli Ayatollah, perchè è anti-imperialista. Credo che tutti noi siamo contrari ad una Persia sotto l’egida americana (e credo che la maggioranza di quell’antico popolo orgoglioso non lo voglia) e dobbiamo sostenere un movimento per una Persia laica ed indipendente non soggiogata da nessun imperialismo. Insomma passare dal primato della geopolitica (a cui va riservato il giusto spazio) a quello della politica. Piuttosto che parlare di socialismo del XXI secolo occorre precisare che noi vogliamo in socialismo democratico del XXI secolo in cui non c’è spazio per uno come Maduro. Del resto il fatto che la Rodriguez si sia di fatto venduta a Trump, la dice lunga sulla fragilità del progetto bolivariano. La prospettiva è quello di un socialismo democratico di sinistra in cui ritroviamo Sanders, la Ocasio- Cortez, Mamdani, Corbyn, Melenchon. E che ha in Lombardi e lo stesso Olof Palme i suoi antecedenti. O Martov o Maduro! Faccio riferimento al saggio di Martov (il leader della sinistra menscevica) che come studioso di Marx era superiore sia a Lenin che a Trotzky ed aveva previsto i processi degenerativi del bolscevismo. Ovviamente non si possono fare parallelismi tra grandi figure come Lenin e Trotzky con una mezza figura come Maduro. Ma la critica socialista e marxista al bolscevismo ha colto nel segno. Come diceva Riccardo Lombardi sui fatti d’Ungheria: il socialismo è inseparabile della democrazia; la socialiazzione dell’economia deve essere sempre accompagnata dalla socializzazione del potere. E non certo concentrare il potere nelle mani di una nomenclatura o una nuova borghesia pseudo-rivoluzionaria. Capisco che alcuni passi del mio scritto conterranno dei dissensi, ben vengano se sono motivati. PS: come detto Trump ha tra i suoi obbiettivi il forte indebolimento dell’economia cinese. Un obbiettivo folle e pericoloso. Perchè una eventuale crisi dell’economia del Dragone avrebbe conseguenze disastrose su tutta l’economia mondiale anche sugli USA. Qui non è in discussione l modello politico della Cina. Questa è una economia che ha superato gli Usa nella IA, i computer ed i telefonini che usiamo sono per la maggior parte cinesi, la cina fornisce la componentistica di molti prodotti. E’ la più avanzata nella transizione ecologica (i pannelli fotovoltaici sono in larga parte made in China. Peppe Giudice

La vergognosa disinformazione sui fatti venezuelani

di Peppe Giudice | E’ in corso una vera e propria campagna di disinformazione sui social per giustificare l’azione gangsteristica di Trump nei confronti del Venezuela. La campagna pare ben orchestrata (vi ricordate quando Israele iniziò ad emettere fake news per giustificare o nascondere il massacro di Gaza?). Una campagna miserabile volta a persuadere forzando il minimo del buon senso, della giustezza dell’azione (che viola smaccatamente il diritto internazionale e la sovranità di uno stato) perchè a favore della democrazia e contro una dittatura, e per impedire un mai dimostrato traffico di droga. Come è evidente della democrazia a Trump non gliene frega un cazzo, anzi la avversa; sul traffico di droga il compagno Gustavo Petro ha evidenziato come il grossi della mafia della droga sudamericana vive in Florida, uno stato che vota per Trump (è lo stato di Marco Rubio). La compagna Ocasio-Cortez ha evidenziato come uno dei più pericolosi trafficanti sia stato l’ex presidente dell’Honduras (condannato a 40 anni dai tribunali americani ) graziato dal gangster, perchè a lui vicino politicamente. Uno può essere il peggior dittatore, trafficante, ma se è amico del gangster tutto è liscio. Questa ignobile campagna non credo sia organizzata dagli USA, ma dagli amici nostrani del gangster. Che non è un’ipocrita! Va detto chiaramente che a lui interessa il petrolio, che intende ristabilire il dominio USA su tutta l’America Latina: di qui le minacce al Messico ed alla Colombia. Questa inondazione di fake news è frutto di feccia fascista organizzata; con il supporto relativo dei giornali parafascisti , vero letame dell’informazione. Ma anche da parte di giornali come il Corriere della Sera, pur con un nauseabondo pudore, si plaude di fatto all’azione predatoria USA, anche se non conclamata esplicitamente. Una campagna miserabile a cui occorre rispondere a tono, ricordando anche i crimini commessi dagli USA in Amerca Latina, la rapina delle risorse, il sostegno attivo a dittature sanguinarie. Sottolineando che tra i nostri alleati, della Nato, c’è una dittatura di fatto che è quella di Erdogan, che tra i nostri amici c’è la Tunisia governata da uno spietato dittatore; che l’Arabia Saudita, alleata dell’Occidente, è monarchia assoluta che decapita le donne. E si potrebbero fare tanti altri esempi. Tutto questo lo dice uno che non ha alcuna simpatia per Maduro. Concordo con il socialista americano Bernie Sanders che ha definito Maduro dittatore spietato e corrotto, ma ha duramente condannato il manifesto atto del più ignobile imperialismo perpetrato da Trump e la volontà di rapinare le grandi risorse del paese delle Antille. E mi trova concorde la nota congiunta di Spagna, Messico, Brasile, Colombia, Uruguay, che condannano senza appello la palese violazione del diritto internazionale, e la logica di rapina che la ispira, come pure il sequestro di Maduro e della moglie, con il quale questi paesi si sono spesso travati in contrasto, perchè gli USA non sono i gendarmi del mondo. Ma su Maduro, credo che la sinistra italiana debba fare una seria rifessione (certamente lontanissima da qualsiasi giusificazione del banditismo di Trump). Ho già detto che c’è una profonda differenza tra Chavez e Maduro. Sotto Chavez fu approvata nel 1999 una delle Costituzioni democratiche più avanzate. C’è in Venezuela, ma questo non trapela, una sinistra (di ispirazione neo-marxista) chè è stata vicina a Chavez, ma contesta Maduro. E la contestazione riguarda proprio la volontà di Maduro di mettere in discussione di fatto la Costituzione del 1999. A Maduro non interessa nulla del socialismo (o almeno in quello in cui credo io, quello di Allende e Lombardi). E’ un uomo di potere supportato dalla “boliborghesia” avida e corrotta, che è una delle cause del disastro economico del paese, l’alltra causa è certamente il prodotto dell’emargo USA. Qualche compagno dissentirà da me su questo punto. Ma è importsnte attivare una seria dialettica per liberarci dalle illusioni. Il “bolivarismo” iniazialmente tentava di mescolare socialismo democratco (non è mai stato marxista-leninista) e populismo. Badate bene, non dò un giudizio pregiudizialmente negativo sul populismo latino-americano. Molto diverso da quello europeo. Essendi stato una trentina di anni fa in Argentina (dove ho molti parenti) e avendo studiato a fondo la storia di quei paesi, di quel sub-continente, ed apprendo moltissimo la sua cultura e la il suo folclore, credo di comprendere bene le ragioni dell’emergere del populismo. E’ stato un importante fattore di coesione sociale, di rivendicazione di una sua propria identità contro il suprematismo anglossasone. Il meticciato (che la cifra del subcontinente, compreso paesi con forte immigrazione dall’Europa Meridionale, vedi Argentina e Brasile del sud), è il prodotto della cultura latina della “contaminatio” amplificata dall’universalismo cattolico. L’America Latina è paradossalmente più Occidente di quella anglosassone nei suoi aspetti più negativi che è quella della pirateria. Perchè è lontana figlia della civiltà mediterranea (brodo di coltura dell’Occidente). Il problema è oggi, conservando gli aspetti positivi del populismo, costruire il socialismo democratico di sinistra adatto a quella realtà. Evidentemente il discorso è da approfondire. Peppe Giudice

Sul Manifesto di Praga della SPD del 1934

di Peppe Giudice | Dopo un anno di dominazione nazista, mentrte sia socialdemocratici che comunisti presero la via dei lager, il gruppo dirigente della SPD tedesca in esilio (denominata SOPADE) a Praga redasse un manifesto politico scritto da Rudolf Hilferding. Pur essendo molto datato (roba di 90 anni fa) questo manifesto esplicita gli elementi forti del dibattito interno ai partiti socialisti d’Europa nel periodo dell’avanzata dei fascismi. Al manifesto seguono le considerazioni dello stesso Hilferding. Ne riporterò solo alcuni passi relativi ai processi di riforme strutturali da attuare dopo la sconfitta del nazismo, allora molto lontana…il manifesto inizia con una ampia autocritica della politica della socialdemocrazia tedesca sia durante la repubblica di Weimar, sia sull’atteggiamento della sua maggioranza (Ebert-Scheidmann) favorevole al voto sui crediti di guerra e la successiva alleanza con forze legate al vecchio regime. Hilferding (che era di nazionalità austriaca – assunse quella tedesca solo nel 1920) era come Matteotti e Fritz Adler pacifista nettamente contrario alla guerra che lui considerava come frutto di uno scontro intercapitalista. Comunque riporto i seguenti passi che individuano il percorso di una transizione democratica al socialista dopo la sconfitta dei fascismi:“Compito della classe operaia, nel nuovo stato, è d’impiegare il potere conquistato per l’organizzazione socialista dell’economia. La socializzazione dell’industria pesante, delle banche e della grande rendita fondiaria non è il punto conclusivo, bensì il punto di partenza per la trasformazione della società capitalista in società socialista. L’organizzazione socialista dell’economia elimina le contraddizioni del modo di produzione capitalistico…” “collettivizzazione delle branche economiche con la partecipazione attiva dei lavoratori, dei consumatori con presenza di rappresentanti dello stato”. Preparazione di una ulteriore socializzazione delle branche economiche gestite in modo capitalistico, regolamentazione della produzione e dell’uso del progresso tecnico attraverso il controllo degli investimenti e dei crediti aziendali; regolamentazione dei rapporti tra il settore socializzato e l’economia di mercato; la socializzazione deve riguardare essenzialmente i seguenti rami economici; il sistema creditizio, nel mantenimento e nella produzione dell’autogestione delle cooperative agricole e commerciali; il sistema assicurativo; l’industria pesante (siderurgia, metallurgia, meccanica pesante); grande industria chimica. trasporti pubblici e merci; settore energetico (elettricità e gas)… …la società socialista elimina la proprietà del capitale , ottenuta con lo sfruttamento, e protegge la proprietà del contadino e dell’artigiano ottenuta con il lavoro… …Il riordinamento socialista dell’economia è più che una faccenda materiale. Esso stesso è un mezzo rispetto allo scopo finale delle creazione della vera libertà ed uguaglianza , della dignità umana e del pieno dispiegamento della personalità…la crescita della produttività del lavoro rendera possibile la riduzione della giornata lavorativa , ed anche la liberazione del genere umano dalle preoccupazioni quotidiane e consentirà a tutti i membri della comunità socialista di partecipare al patrimonio culturale, alle conoscenze scientifiche ed ai piaceri dell’arte. …quanto più la ricostruzione sociale si approssima al suo compimento, quanto più l’autorità dello stato viene sostituita dall’autogestione , tanto più viene ad essere superata la secolare antitesi tra stato e società. Allo stato gestore del potere , che governa per mezzo dell’esercito, della burocrazia, subentra l’autogestione della società in cui ciscuno è chiamato a collaborare ai compiti generali. Il dispotismo viene viene sostituito dalla libera autodeterminazione del popolo. L’umanità entra così dal regno della necessità al regno della libertà. Queste le seguenti considerazioni di Hilferding che rivestono il nodo cruciale tra socialismo e libertà: “la risposta dei marxisti non può essere semplicemente: abbattiamo il capitalismo, abbattiamo le classe e la libertà verrà da se stessa…questo significherebbe ricalcare le concezioni di un materialismo primitivo, astrattamente modellato sulle scienze naturali, per il quale il pensiero è un sottoprodotto che nasce nel cervello dalle trasformazioni fisiche e chimiche. Anche per noi il fine è la libertà. Essa però può realizzarsi solo tramite il socialismo. Nel capitalismo non c’è libertà o c’è soltanto libertà formale, l’eguaglianza di fronte alla legge, non la libertà nella pienezza del suo contenuto, l’uguaglianza delle condizioni di vita e e delle possibilità autorealizazione personale. Il valore della libertà viene dunque affermato, il socialismo è un mezzo e non un fine, il mezzo per arrivare a una partecipazione sempre più ampia di tutto il popolo ai beni della cultura e nessun marxista ha bisogno che gli si dica che soltanto il socialismo può realizzare queste cose…la concezione marxista della storia riconduce in ultima istanza il contenuto delle idee di volta in volta storicamente operanti ai rapporti sociali e agli interessi che da essi scaturiscono. Il suo oggetto d’indagine è costituito dalla condizionatezza storica dell’affermabilità delle idee. In nessun caso ne disconosce il valore . Il fatto che le idee li libertà , uguaglianza e solidarietà siano potuto nascere entro determinati rapporti sociali non toglie che esse conservino quel valore per il quale gli uomi sono disposti a vivere e morire. E la scoperta che le idee , una volta mutati gli interessi, sono state tradite proprio da coloro che fino ad oggi erano stati seguaci, non tocca il valore delle idee in quanto tali, ma solo la condizionatezza storica del modo in cui esse si sono affermate. Il dato di fatto scontato del tradimento dell’idea di libertà da parte delle classi borghesi non è una prova contro la libertà. Respingere le idee e, di conseguenza, la lotta per le idee come illusioni ingannatrici relativizandole significa abbracciare una forma degenerata di marxismo” fin qui Hilferding. Ho inteso presentare in modo estemamente sintetico il Manifesto di Praga, perchè pur essendo legato ad una data storica molto lontana e drammatica rappresenta su alcuni punti un importante filo rosso, tipico della socialdemocrazia di sinistra. Molte delle idee esposte nel Manifesto, sulla transizione democratica al socialismo, si rirtoveranno poi nei saggi di Rodolfo Morandi sull’economia regolata e nel riformismo rivoluzionario di Lombardi. Il manifesto non prospetta una collettivizazione integrale dell’economia (che porta al collettivismo burocratico), ma va molto al di là del concetto di “economia mista” che spesso ha rappresentato una pura e semplice razionalizzazione del capitalismo, Prevede un processo ampio di socializzazione delle branche economiche che incidono fortemente nell’orientare la dinamica economica e l’evoluzione sociale, sottraendola al controllo del capitale. …

Elogio di Risorgimento Socialista

di Peppe Giudice | Sono stato molto contento per aver potuto parteciparte alla II giornata (ieri Sabato 20 Dicembre) della festa di Risorgimento Socialista. Ho partecipato al dibattito sul tema “riforme di struttura e conflitto di classe nella cultura del socialismo italiano”. Attraversando tre grandi personalità come Lombardi, Morandi e Panzieri. Ho dato il mio contributo, forse incompleto, all’interno di un dibattito, -ma lo erano anche i dibattiti precedenti- vivo, di grande sdpessore e pieno di stimoli di riflessione. insomma una gran bella giornata di confronto ed approfondimento politico molto raro oggi in Italia. E risorgimento si conferma di essere la forza e l’organizzazione più viva nella galassia di associazioni socialiste. Non solo per il livello di dibattito, ma anche e soprattutto per il suo progetto politico: costruire in Italia una forza della sinistra socialista ovviamente nemica della destra fascio leghista, ma avversaria di ogni ipotesi di ricostruzione, magari surrettizia dell’ULivo. Personalmente ho pochissima fiducia nei soggetti politici esistenti, a partire ovviamente dal PD. Ma sono scettico anche verso i 5s. Ho votato per AVS, ma non ho nessuna intenzione di iscrivermi perchè è il meno distante dalle mie idee. Ne rilevo pienamente i profondi limiti relativi alla mancanza di identità che ne fanno una forza accessoria. I compagni di Sinistra Italiana non si dichiareranno mai socialisti, neanche sotto tortura. Restano legati alla idea malsana (di Fabio Mussi – che è tipica dell’ulivismo di sinistra) di una “sinistra senza aggettivi” proprio per non affrontare il tema identitario, il quale non è solo una questione nominalistica, ma di sostanza politica. Qui sta la sua debolezza. E l’incapacità di costruire una proposta strategica coerente che poi spesso la rende subalterna, o tale appare al PD. Anche se alcune sue battaglie sono pienamente condivisibili: patrimoniale, riduzione orario di lavoro. Ho certo più fiducia in Landini e nel nuovo corso che ha impresso alla CGIL marcando una soluzione di continuità rispetto alla incapacità passata di sgarciarsi dal PD. Per tali motivi la proposta politica di Risorgimento Socialista, far rivivere la tradizione socialista nel processo di rinascita della sinistra come alternativa al modello economico sociale esistente. E concedetemi una nota personale: fa sempre piacere ritrovare dei compagni, con cui in passato ho alternato momenti di convergenza e divergenza, dei compagni che si sono sempre contraddistinti per la loro onestà politica ed intellettuale, e l’impegno gravoso per far crescere l’organizzazione. E non si può non sottolinare il grande contributo di lavoro anche estenuante e di idee profuso dal compagno Franco Bartolomei, nel costruire e rafforzare tale struttura ed intessere relazioni politiche. Talvolta con Franco mi sono trovato in dissenso, anche molti consensi, ma abbiamo sempre condivise le nostre idee di fondo e la comune passione politica per riscattare la cultura socialista sia dalle demonizzazione che dalle mistificazione operati da qualche post-craxiano a tempo perso. Grazie compagni. Peppe Giudice

Le nuove ragioni della sinistra

di Giorgio Ruffolo | Un lucido articolo di Giorgio Ruffolo sul Manifesto del 21 febbraio 2012, sulla inutilità nel dichiararsi ancora comunisti, e sulla importanza di un un nuovo socialismo democratico come alternativa possibile al turbocapitalismo. Peppe Giudice Ho dato la mia convinta adesione alla campagna di sostegno al manifesto soprattutto perché ritengo che una società democratica non possa fare a meno delle ragioni e delle voci del dissenso che non siano espressione di interessi particolari ma di una concezione politica generale. Rossana Rossanda si rivolge (“Un esame di noi stessi”, il manifesto 18/2) ai compagni e collaboratori del manifesto per chiedergli di riflettere sulle loro ragioni: che è un modo per ripensare le ragioni della sinistra e particolarmente di quella che continua a riconoscersi nel “comunismo”. Lo fa in modo aperto e spregiudicato, senza usare i mezzi termini del linguaggio politico convenzionale. E va diritto al tema: «Che cosa intenderemmo nel dirci comunisti ancora o perché non si possa dirlo più». La risposta è netta: «Io penso che nei tempi brevi non si possa dirlo più». La ragione? Da quando il manifesto è nato, tutto è cambiato. L’asse del mondo ruotava attorno al duopolio Usa-Urss. Ora, gli Stati Uniti non sono più l’indiscussa potenza dominante del mondo capitalistico. Quanto all’Urss, non esiste più. Nel mondo di ieri quella contrapposizione aveva un senso, anche per quelli, come i comunisti del manifesto, che denunciavano la deriva stalinista del comunismo sovietico. Si trattava “soltanto” di ricondurre il comunismo dalla contraffazione del “socialismo reale” ai principi marxisti originari. Oggi “sostituire” politicamente il capitalismo con il comunismo non ha più alcun senso. Il primo si è disarticolato. Europa, paesi terzi, hanno preso strade diverse. Il secondo è sparito. La Cina è diventata un capitalismo selvaggio con base politica burocratica. Non possono quindi essere usati gli strumenti di analisi e le proposte di ieri. Ma quali allora? Quanto all’Italia, anch’essa è cambiata radicalmente. Si sono moltiplicati i soggetti sociali. Non solo operai e studenti. Donne, ambientalisti, eccetera. Ma la sinistra non è stata capace di unire questi soggetti in un fronte capace di presentare un’alternativa al capitalismo. La società politica si è sfarinata, rigettando le vecchie forme politiche di potere senza introdurne di nuove, col risultato di aprire ampi spazi all’individualismo e al mercatismo, anche a sinistra. Berlusconi è nato da questa dissoluzione. Senza nuove battaglie da combattere, la sinistra ha perso quella antica delle lotte operaie, non più centro strategico del conflitto sociale e quindi considerate da molti vecchie e superate. Si capisce che il manifesto, pur restando una voce intelligentemente critica, non evochi echi e non susciti successi di stampa, ma piuttosto frustrazioni, come quella con la quale Rossanda termina il suo articolo. Pur condividendo alcuni dei suoi argomenti e comprendendo i sentimenti da cui nasce quella frustrazione, vorrei fare qualche brevissimo commento critico che a mio parere può giustificare qualche speranza. Anzitutto, il più critico. Il comunismo non esiste come modello sociale concreto se non come pura aspirazione ideale alla comunione dei santi. Non è mai esistito tranne che in alcune società arcaiche e non è proponibile in alcuna società moderna e complessa nella quale interessi individuali e di gruppo debbano essere mediati rispetto all’interesse collettivo. È diventato una connotazione politica priva di qualunque contenuto. Non è dunque che non sia “più” proponibile nel periodo breve. Non è proponibile fino a quanto può la vista. Il capitalismo non è affatto eterno anche se “ha i secoli contati”. E può essere ampiamente modificato e riformato. Le cose sono cambiate, tutte, così come afferma Rossanda, dal tempo in cui nacque il manifesto. Il capitalismo è cambiato. Ha fatto il passo che il proletariato non ha potuto realizzare: proletari di tutto il mondo unitevi. Si è mondializzato. Con la globalizzazione e la finanziarizzazione (la mercatizzazione dello spazio e del tempo) ha costruito un sistema di potere unificato (il mercato finanziario mondiale) che si impone a quello degli Stati. E ancor più: al potere delle classi lavoratrici. Se le lotte operaie hanno perso la loro centralità nel conflitto sociale, è perché alle loro rivendicazioni le imprese capitalistiche possono rispondere con le loro migrazioni. Andandosene. Vedi il ricatto Fiat. Ciò sposta l’asse del conflitto tra capitale e lavoro dallo spazio nazionale a quello internazionale, da quello sindacale a quello politico. La battaglia per l’unificazione europea assume, da questo punto di vista, un’importanza primaria nel confronto con il capitalismo, nel ridurre, almeno in Europa, e non è poco, il divario di potenza tra economia e politica, oggi tutto a favore del capitalismo. Le società moderne, inoltre, hanno sviluppato, insieme a formidabili capacità di produzione, altrettanto formidabili poteri di distruzione, che danno luogo a nuovi formidabili conflitti, ecologici e migratori. La sinistra, se vuole rappresentare le ragioni dei più deboli e del futuro, deve collegare le lotte operaie a quelle che consentono di fronteggiare il capitalismo su fronti sui quali esso deve piegarsi alla volontà di più ampie forze sociali. Si tratta, per così dire, di prendere il capitalismo alle spalle. Ciò significa, ad esempio, affrontare il problema dei limiti quantitativi alla crescita e della promozione dello sviluppo qualitativo; promuovere con iniziative sociali la diffusione di imprese del terzo sistema delle relazioni gratuite; promuovere la costituzione della scuola permanente a tutti i livelli di età. In senso generale, ciò significa impegnare la sinistra su tutti i fronti sui quali si promuove lo sviluppo dell’essere piuttosto che la crescita dell’avere. Significa una sinistra impegnata non nell’abbattimento del capitalismo o, come oggi avviene, ridotta all’acquiescenza fattuale e alla contestazione verbale, ma nel suo superamento storico. Peppe Giudice

Tra Craxi e Berlinguer

di Peppe Giudice | Ho scritto questo saggio, ispirato dal convegno promosso dalla Fondazione Socialismo e dalla Fondazione Gramsci sul “duello Craxi-Berlinguer” e che ho potuto seguire su “Radio Radicale”. lo consiglio a chi ha un po’ di tempo da impigare. Craxi appartiene certamente alla storia dell’autonomismo socialista, di cui il primo interprete non fu Pietro Nenni, bensì furono Riccardo Lombardi, Fernando Santi e Vittorio Foa, i quali si opposero nel 1948 al Fronte Popolare come lista elettorale unica tra PCI e PSI. Dopo il 1956 si ritrovarono Nenni ed il grosso del partito su questa posizione. L’autonomismo non era anticomunismo. Era la rivendicazione di uno spazio di autonomia ideale e politica nella sinistra da parte del PSI necessaria alla evoluzione democratica di tutta la sinistra, compreso il PCI. Questa autonomia, di cui idealmente faceva parte anche Saragat, il quale non si è mai considerato anticomunista, concepì il primo centro-sinistra e l’accordo DC-PSI non come una strategia di lungo periodo, non come il destino del PSI, ma come una necessità dovuta al fatto che la collocazione internazionale del PCI impediva ad esso di governare la politica italiana per la collocazione geopolitica del nostro paese è stata duramente condizionata dalle vicende esterne. Negli anni ’70 dopo l’esaurirsi del primo centrosinistra, le grandi lotte sociali, e la prima presa di distanza del PCI dopo la invasione della Cecoslovacchia -anche se essa non del tutto digerita dalla base- si apre la possibilità di un ulteriore spostamento a sinistra dell’asse politico tramite l’ingresso del PCI nell’area di governo. Il PSI degli anni ’70 è reduce da due scissioni, l’ultima della quale successiva ad una frettolosa unificazione. E’ oggettivamente un partito indebolito dal punto di vista organizzativo, con una linea politica che fa fatica a districarsi tra i due blocchi democristiano e comunista. In conclusione nel 1976 il PSI raggiunge il minimo storico con il 9,6% dei voti con una DC al 38,5% ed un PCI al 34,4% massimo storico. Quindi quasi nessuno più scommette sulla possibilità di sopravvivenza politica del PSI. Poi accade quello che nessuno era stato in grado di prevedere. Craxi viene a galla politicamente in una apparente condizione di disperazione del PSI. Ma al tempo stesso il PCI si trova nella impossibilità di gestire nel modo migliore quel grande risultato elettorale. Nel 1976 (rispetto alle regionali del 1975) c’è anche un recupero di 3 punti percentuali della DC. Quindi una assoluta polarizzazione del voto. Voto contro la DC che va al PCI e voto anticomunista che va alla DC, Montanelli disse: turatevi il naso e votate DC. Ma il PCI aveva esplicitamente rifiutato fin dal 1973 una democrazia dell’alternativa. Il compromesso storico proposto da Berlinguer non si identifica meccanicamente con la politica dell’Unità nazionale, ma ne è premessa. Nel convegno di cui parlavo prima, sia Emanuele Macaluso che Claudio Signorile hanno sottolineato che nel PCI vi furono in realtà modi diversi di concepire e sviluppare la strategia del compromesso storico ed anche sulla non coincidenza tra essa ed i governi di Unità Nazionale. Ma è evidente che un partito come il PCI ha oggettivamente un grave e grossa difficoltà a gestire un risultato frutto di un voto contro la DC, alleandosi con la DC stessa. Né la DC poteva dar vita ad un governo organico con il PCI data la sua caratterizzazione anticomunista. La segreteria Craxi quindi agisce in questa oggettiva contraddizione (e qui faccio astrazione di tutta una serie di gravi variabili come il terrorismo, la crisi economica ecc). Il PSI insomma di Craxi, ma anche di Signorile tende ad evidenziare che con una sinistra così strutturata è impossibile giungere alla definizione di una alternativa alla DC, sia pur tra tappe intermedie. Ed è quindi urgente un processo di profondo cambiamento ideologico e politico di tutta la sinistra. Il PCI è qualcosa di diverso dagli altri partiti comunisti. Berlinguer cerca di accentuare il distacco dall’Urss, accetta perfino l’ombrello della Nato, ma nel PCI, o meglio in una parte di esso, permane una forte ambiguità ideologica, che alcuni importanti intellettuali di area socialista come Massimo Salvadori e Norberto Bobbio si incaricano di evidenziare in modo incisivo. Salvadori punta il dito sulla esaltazione della “anomalia italiana” fatta da intellettuali comunisti come Franco Rodano e Beppe Vacca. Rodano fautore di una democrazia organicista fondata sul controllo sociale da parte dei partiti di massa; Vacca inventore dell’idea francamente velleitaria di un PCI faro di un rinnovamento democratico del comunismo ad est e superatore della socialdemocrazia ad ovest. Eurocomunismo e “terza via”. Ora molti mettono in evidenza la forte influenza che su Berlinguer ebbero queste due posizioni. Sinceramente non so fino a che punto. Ma è evidente che in Berlinguer c’è un forte fastidio per l’autonomismo socialista, non solo nella versione di Craxi, ma anche in quella di Lombardi e Giolitti. A Berlinguer piace la visione demartiniana che punta a dare al PSI un ruolo di cerniera tra PCI e DC nell’ambito della strategia del compromesso storico. Ma torniamo a Salvadori. Quest’ultimo mette in evidenza la sostanziale continuità tra Lenin e Gramsci su elementi importanti e pertanto sottolinea la impossibilità di utilizzare Gramsci (o almeno un pezzo del suo pensiero) come fondamento per una politica del PCI pienamente inserita nella democrazia occidentale. La costante del pensiero di Berlinguer che più tardi sarà oggetto di critica forte anche nello stesso PCI è comunque  il rifiuto della socialdemocrazia. Il suo concepire essa come incapace di avviare profonde trasformazioni sociali in direzione di una “fuoriuscita dal capitalismo”. Probabilmente in questa sua visione permane il paradigma della “guerra fredda” tra divisione del mondo tra campo socialista (paesi comunisti) e campo capitalista (occidente). Il socialismo democratico collocato nel campo occidentale è automaticamente subalterno al capitalismo in tale ottica. Inoltre credo che in Berlinguer era viva la speranza di poter giungere alla democratizzazione del comunismo -era anche la speranza di Nenni nel 1948, ma che viene meno drammaticamente nel 1956-. E comunque il limite di Berlinguer, almeno di quello che traspare da alcuni suoi interventi, è di concepire il confronto tra capitalismo …

Ma dove vuole andare a parare Giuseppe Conte?

di Peppe Giudice | Sento il dovere di dissociarmi pienamente dalle parole di Giuseppe Conte sul ruolo di Trump sulla questione Ucraina. Del resto non è la prima volta che esprime tali posizioni. Che sono le stesse del solito Travaglio, il quale di fatto continua a condizionare le scelte dei 5S. A parte la semplice constatazione che Trump è un reazionario ed un fascista, un memico della democrazia, è anche un grande bugiardo ed affetto da delirio di onnipotenza. Vi ricordate quando disse, subito dopo il suo insediamento, avrebbe risolto in un mese la guerra o meglio lo sterminio di Gaza, e la guerra Russo-Ucraina. Lo sterminio di Gaza è continuato sostenuto proprio da Trump, tant’è oggi non c’è nemmeno una fragile tregua; l’esercito israeliano continua a sparare sui civili, in Cisgiorsania si continuano a commrettere orrori sui palestinesi. La questione Ucraina è lontanissima dall’essere risolta e la proposta di Trump -appoggiata da Conte- si basa su una spartizione di carattere imperiale con una forte componente affaristica tra le due superpotenze militari USA e Russia, ai danni, non di Zelensky ma del popolo ucraino. Con l’azzeramento del ruolo dell’Europa, la quale ha certo, come UE, gravissime responsabilità, per non aver cercato un canale diplomatico per far cessare le ostilità sulla base di una soluzione equa. Come quella, ad esempio proposta, dai paesi dell’America Latina, Messico, Brasile, Colombia, che prevedeva la restituzione dell’area di Mariupol all’Ucraina, la crimea alla Russia e l’autonomia del Donbass, in cui si sarebbe dovuto svolgere un refendum con garanzie internazionali. Dalla UE, dalla Nato, ci fu un netto rifiuto -la Crimea a Putin mai!- e si perse una occasione preziosa che allora poteva essere accettata anche da Putin, di cui non ho alcuna fiducia così come non ne nutro anche verso diversi leader europei, in quanto nonostante una marcata superiorità militare non è mai riuscita ad andare oltre la conquista del 15% del territorio ucraino, con grosse pedite da entrambe le parti. Ma sull’Europa voglio tornare dopo. Questa Pax Trumpiana (che pace non è) probabilmente prevede l’Ucraina a Putin e il Venezuela agli USA (dove si stanno preparando le truppe d’invasione), e mano libera in tutto il cortile di casa l’America Latina. Parlavamo di Europa: credo che sia inutile piangere su quel disastro che è la UE odierna. Penso anche che sia ipocrita l’atteggiamento di quei santoni “liberal” di certa stampa che hanno sempre predicato l’idea di una Europa Atlantica. Trump l’ha fatta saltare credo definitivamente. Riccardo Lombardi diceva -e i fatti gli hanni dato ragione- che europeismo ed atlantismo erano politiche antagoniste tra loro. Perchè alla fine avrebbe significato la piena sottomissione dell’Europa non solo nel campo militare, ma nell’adesione di fatto al modello economico e sociale USA. Riccardo Lombardi -ma anche Lelio Basso- immaginavano una Europa alternativa da quella incarnata da Draghi, Monti, Prodi, Von Der Leyen. E da quella dei trattati. Una Europa sociale, del lavoro e della pace. L’opposto di quella attuale, del riarmo, della precarietà del lavoro, dell’austerità, della concorrenza e della privatizzazione dei beni pubblici e sociali. Credo che ci sia spazio per costruire una Europa alternativa a quella esistente. E non è certo essendo accondiscendenti verso Trump o Putin che raggiungeremo tale obbiettivo, i quali vogliono semplicemente distruggere la UE anche se alternativa, anzi quella fa comodo loro è quella attuale. In tal senso condivido la presa di posizione di AVS verso Conte. Il quale credo ha l’obbiettivo, sostenuto da certa stampa, di mantenere una fascia di elettorato legata al grillismo. Personalmente non ho fiducia in nessuno dei partiti che compongono il “campo largo” anche in AVS che ho votato, ma di cui intravedo i limiti. Credo che oggi la CGIL possa divenire la forza propulsiva di una vera alternativa a questo govrerno, perchè è l’unica forza in grado di esprimere e di lottare su un programma organico e sistematico e non inficiato di elettoralismi. E la CGIL di fatto si pone come elemento di contraddizione all’interno del “campo largo“. Si prenda la proposta relativa alla patrimoniale. Il PD prima l’accetta, ma poi la rimanda ad una futuribile direttiva europea sulla materia. Conte se n’è uscito con il solito benaltrismo, Avs è l’unica che l’ha appoggiata. Del resto la destra reazionaria non sarà mai sconfitta da un centro-sinistra “liberal“, ma una chiara opzione socialista. Come quella che fanno i Corbyn, i Bernie Sanders, i Mamdani . Peppe Giudice

Pluralismo e collettivismo socialismo e comunismo

di Peppe Giudice | Il testo che vi sottopongo è del 1978. Fu in seguito chiamato per piaggeria dai soliti “craxini” come “Vangelo Socialista”. Ma naturalmente non è affatto un Vangelo. E’ un testo che serve meglio a capire le ragioni dello scontro ideologico che vi fu allora tra PSI e PCI e fece dire a Berlinguer che il PSI stava subendo una mutazione genetica ed a quel grand’uomo di Scalfari che Craxi aveva tagliato la barba al profeta (Marx). Per la verità non so quale familiarità avesse il fondatore di Repubblica (a parte la barba) con il pensiero del filosofo giudeo-tedesco. Ma questa frase entrò nel novero dei luoghi comuni e delle banalità giornalistiche. Per capire il contesto che produsse questo documento occorre risalire alla discussione che si ebbe su Mondoperaio nel 1977 (diretta allora da Federico Coen – molto più serio dell’attuale rivista diretta da quel confusionario di Covatta) ed iniziata da Massimo Salvadori sul rapporto tra egemonia e democrazia nel pensiero di Gramsci e sulla doppiezza tra prassi ed identità del PCI. Ma questo saggio di Craxi apparso sull’Espresso nell’Agosto del 1978 era una risposta diretta ad una intervista di Berlinguer che attaccava la cultura politica socialista (priva di capacità di sintesi) e rivendicava l’adesione del PCI al leninismo (“senza farne un dogma”). Lo scritto di Craxi si basava su un canovaccio di Pellicani -che a me non piace molto-, ma con ampie correzioni di Craxi stesso. L’influenza di Pellicani è visibile in certe schematizzazioni e forzature storico-ideologiche. Ma al di là di questo ritengo lo scritto apprezzabile ed oggi ampiamente sottoscrivibile anche dalla sinistra radicale (quella seria). E comunque non c’è nessuna mutazione genetica né taglio di barba. La citazione di Proudhon non comporta l’assunzione integrale del suo pensiero. Del resto la polemica di Proudhon non era tanto diretta verso Marx quanto verso il socialismo autoritario e giacobino di Blanqui (che io ritengo sia all’origine di molti mali della sinistra). Pellicani successivamente ha dato una lettura mistificata di Proudhon facendolo apparire come un socialista liberale (era invece un socialista anarchico come Koproptkin anzi padre di quel filone). Di Proudhon (che fra l’altro fu accusato di essere misogino ed antisemita) resta valida la critica al giacobinismo. Comunque nel saggio si cerca di far sintesi della cultura del socialismo democratico e di quello libertario. Come aveva in qualche modo fatto Rosselli ispirato a sua volta dal “socialismo guildista” inglese di H.Cole (esponente dell’ala sinistra del Labour Party che costruì una sintesi teorica tra socialismo riformista ed anarco-sindacalismo). Da notare che nello scritto di Craxi i termini socialismo e comunismo non sono fa leggere come nella “vulgata” marxista-leninista (I e II Fase del socialsimo) bensì come contrapposizione tra socialismo democratico e socialismo realizzato. Il saggio fu valutato positivamente da Riccardo Lombardi (che pur ne criticava alcune forzature) e da Norberto Bobbio. Berlinguer, Occhetto e Mussi furono molto duri verso di esso. Più aperto l’approccio di altri esponenti del PCI. Lo stesso Ingrao (che non è mai stato un antisocialista) pur non condividendo molte sue parti, parlo di un terreno di confronto e di dibattito a cui non ci si poteva sottrarre. Naturalmente tutto questo lavoro di elaborazione negli anni 80 andò a …puttane con Pentapartito e …nani e ballerine. Il saggio è lungo ne pubblico ampi stralci. [Peppe Giudice] Pluralismo e collettivismo /socialismo e comunismo Documento manifesto, pubblicato sull’ESPRESSO nel 1978, dal Segretario del PSI di Bettino Craxi “La storia del socialismo non è la storia di un fenomeno omogeneo. Nel corso di travagliate vicende sotto le insegne del socialismo si sono raccolti e confusi elementi distinti e persino reciprocamente repulsivi. Statalismo e antistatalismo, collettivismo e individualismo, autoritarismo e anarchismo, queste e altre tendenze ancora si sono incontrate e scontrate nel movimento operaio sin da quando esso cominciò a muovere i suoi primi passi come unità politica e di classe. In certe circostanze storiche le impostazioni ideologiche diverse sono addirittura sfociate in una vera e propria guerra fratricida. È così avvenuto che tutti i partiti, le correnti e le scuole che si sono richiamate al socialismo, si sono poste in antagonismo al capitalismo, ma ciò non è quasi mai stato sufficiente ad eliminare divisioni e contrapposizioni. I modelli di società che indicavano come alternativa alla società capitalistica erano spesso antitetici.  La profonda diversità dei «sociaIismi» apparve con maggiore chiarezza quando i bolscevichi si impossessarono del potere in Russia. Si contrapposero e si scontrarono concezioni opposte. Infatti c’era chi aspirava a riunificare il corpo sociale attraverso l’azione dominante dello Stato e c’era chi auspicava il potenziamento e lo sviluppo del pluralismo sociale e delle libertà individuali. Riemerse così il vecchio dissidio fra statalisti e antistatalisti, autoritari e libertari, collettivistici e non. “La divisione si riflesse a grandi linee nell’esistenza di due distinte organizzazioni internazionali I primi, eredi della tradizione giacobina, si raggrupparono sotto la bandiera del marxismo-leninismo, mentre i secondi volevano rimanere nell’alveo della tradizione pluralistica della civiltà occidentale. A partire dal 1919 il socialismo, anche dal punto di vista organizzativo, sarà attraversato da due grandi correnti e da molti rivoli collaterali, che si potrebbero meglio definire solo analizzando la storia dei singoli partiti. ……..” Già nelle analisi di Proudhon per esempio si tenta l’individuazione delle radici etico-politiche del conflitto latente ,che lacerava la sinistra. In Proudhon c’è infatti un’appassionata difesa non solo delle radici ideali della protesta operaia contro lo sfruttamento capitalistico ma anche una percezione acuta della divaricazione sostanziale tra società socialista e la società comunista. Dal lato il comunismo che vuole la soppressione del mercato, la statalizzazione integrale della società e la cancellazione di ogni traccia di individualismo. Dall’altra il socialismo, che progetta di instaurare il controllo sociale dell’economia e lavora per il potenziamento della società rispetto allo Stato e per il pieno sviluppo della personalità individuale.”……” Lo stesso Proudhon ci ha lasciato una descrizione profetica di che cosa avrebbe generato l’istituzionalizzazione del rigido modello statalista e collettivistico: «la sfera pubblica porterà alla fine di ogni proprietà; l’associazione provocherà la fine di tutte le associazioni separate …

Perchè nazionalizzare l’ex ILVA

di Peppe Giudice | E’ l’unico modo per garantire l’occupazione nel quadro di un rilancio del settore siderurgico ed evitare che i processi di deindustrializazione finiscano per mettere definitivamente in ginocchio un settore vitale nell’industria italiana. Gravissime sono le responsabilità dell’attuale governo che pare composto da zombi. Ma gravi anche le responsabilità dei governi passati, della Regione Puglia e del comune di Taranto. A parte il sistema di interessi deleteri che si sono accumulati negli anni, con il passaggio da varie proprietà, si tratta di sfatare un pregiudizio ideologico, imposto dalla Ue, con il trattato di Lisbona. Che vieta gli aiuti pubblici alle imprese. E quindi la loro socializzazione e/o nazionalizazione. Imposto dalla Germania della Merkel -però molti parametri non sono stati rispettati dagli stessi teutonici – vedi sforamento parametri di Maastricht; un debito pubblico nascosto nella KWF, seconda banca tedesca intermente pubblica che finanzia doverse attività-. Giustamernte si è detto che i due veri destri d’Europa sono stati la Merkel e Prodi. Una UE che ha soffocato le economie dietri una dura politica d’austerità, che ha favorito la precarizzazione del lavoro, la mercatizzazione dei servizi pubblici e dei beni sociali. Insomma ha eroso quel modello sociale europeo che era la vera peculiarità del continente all’interno del mondo occidentale. Leggo che in Francia è stata approvata dalla camera una mozione promossa dalla FI di Melenchon e votata da tutta la sinistra per nazionalizzare l’Attai, grande centro siderurgico transaplino. In un paese dove è calata paurosamente la produzione d’acciaio. E’ la via da seguire nel nostro paese. Ovviamente questo impone di immaginare una Europa radicalmente diversa. Non quella di Merkel-Prodi. Pur avendo l’Europa una economia forte, è profondamente carente nel settore delle Big Tech e dell’intelligenza artificiale, dove la lotta è tutta tra USA e Cina. E’ carente nella transizione ecologica -la Cina è molto più avanti, che doveva essere il fiore all’ochiello. Guarda caso l’unico pase che ha fatto passi in avanti, ma con risorse limitate sia nell’intelligenza artificiale che nella transizione ecologica è la Spagna. Una politica economica e industriale sovranazionale coordinata e finalizzata ai due obbiettivi sopra esposti, avrebbe certo ridotto il gap. Troppo tardi si è capito che l’ordoliberlismo è solo una ideologia fatiscente e danni enormi ha fatto all’Europa ed alla fine alla stessa Germania. Come chiesto più volte dai sindacati europei occorre passare dal “patto di stabilità” ad un patto “per la crescita e lo sviluppo”. Che mandi in soffitto l’austerità, riveda radicalmente i trattati ed impieghi una grande quantità di risorse sia per quella politica industriale di cui sopra, sia per fare grossi investimenti per ricostruire il welfare pubblico, creare buona occupazione, massimizzare gli investimenti nei settori ad alta utilità sociale. Al posto di una folle ed assurda corsa al riarmo. In Europa occorre rifondare l’economia mista in cui il settore pubblico o socializzato dell’economia abbia un ruolo sempre più rilevante. Fa parte della migliore tradizione socialista (Nenni, Lombardi, De Martino, e per certi versi lo stesso Craxi) la difesa delle Partecipazioni Statali. E una sinistra socialista e non liberal dovrebbe riprenderla. Non parlo solo della Francia, ma del programma del nuovo partito di ispirazione socialista “Your Party” di Jeremy Corbyn. Che riprende molte parti del programma congressuale di Brighton del Labour 2019. Socializazione delle utilities publiche: ferrovie, energia, gas, acqua, poste ecc. Peppe Giudice