di Peppe Giudice |
Il Pd nasce come partito post-ideoloioco, cioè basato su una non identità frutto del nuovismo, veleno della II Repubblica. E quindi nel rapporto con la tradizione del socialismo italiano, di cui Riccardo Lombardi ha rappresentato il massimo punto di elaborazione teorica.
Il nuovismo è una pseudoideologia pienamente compatibile con l’evoluzione del capitalismo reale ad esso totalmente subalterno. Espressione di uno pseudo-riformismo che si guarda bene dall’intaccare i meccanismi strutturali che generano, ingiustizia, disuguaglianza, sfruttamento del lavoro. L’opposto della strategia del socialismo lombardiano (che va sempre letto nella relazione stretta con la sinistra socialista autonomista francese di Gilles Martinet).
La strategia del riformismo rivoluzionario o riformismo strutturale, basata su riforme che puntano a mettere in discussione i rapporti di potere nell’economia e nella società capitalista, nella direzione di un socialismo autogestionario, pluralista e democratico. In cui si mescola la gradualità con la radicalità.
Il PD è invece il sottoprodotto dalla unione artificiale tra un postcomunismo senza progetto, ma fortemente ostile al socialismo italiano, compreso Lombardi e i democristiani demitiani. In una sintesi politica perversa che spesso viene tenuta insieme da puri compromessi di potere. La ragione per cui i ceti popolari si allontanano dal PD. Lombardi-Martinet sono l’opposto. Ma come ci insegnava Lelio Basso, occorre anche comprendere il carattere dialettico della democrazia che comunque produce cambiamenti.
La Schlein non è certo socialista -anche se il nonno lo era- ed è certo distante da Lombardi e Martinet. Tuttavia, degli elementi di discontinuità li ha introdotti e non si può non vederli. Certamente si scontrano con forti resistenze interne, minacce di separazione, ma se si vuole fare politica nella concretezza non si possono non vedere tali innovazioni e non considerali solo come un trucco. Il fatto stesso che la Schlein a differenza di altri esponenti del partito, guardi a Sanchez e non alla SPD o peggio ad un neo-blairismo che nello stesso Labour sia pur con prudenza è in via di superamento è un segnale importante, ma l’asse Lombardi Martinet sarebbe anche molto critico verso i 5S.
La critica che Martinet fa al populismo è fortissima. Nel suo voler distruggere i corpi intermedi che sono fondamentali per un progetto di socialismo autogestionario, nel culto carismatico ed autoritario del capo. Certamente Conte ha fatto grossi passi in avanti rispetto al grillismo primitivo, ma restano profonde contraddizioni. Mi pare che l’unico elemento unificante sia il tema della guerra russo-ucraina in certi casi non sul pacifismo bensì su un atteggiamento apertamente filo-russo.
Premesso, come ho detto piu volte che sono nettamente contrario all’economia di guerra perseguita da diversi pasi della UE e dalla maggioranza della stessa commissione e contro l’escalation bellica e quindi per una soluzione negoziale, ritengo intollerabile l’aassunzione di atteggiamenti filoputiniani mantenuti da vetero comunisti che oggi stanno nei 5S in quanto Il regime di Putin sarebbe la continuazione dell’URSS.
Il rinnovo del campismo, ma su questo voglio tornare dopo. Diversa la posizione di AVS che fra l’altro, è da sempre stata contraria agli aiuti militari a Kiev, ma che fa critica radicale del regime neozarista di Putin criminale fascista ed alla invasione dell’Ucraina. Qui andiamo ad un problema di fondo che parte della sinistra italiana non ha mai risolto -lo metteva in evidenza anche Rossana Rossanda-. Il non aver fatto fino in fondo i conti con lo stalinismo e il leninismo.
Gilles Martinet ha dedicato una parte importante delle sue riflessioni proprio alla critica radicale del marxismo-leninismo. Ed alla sostanziale continuità tra Lenin e Salin. Ma restando con i piedi ben saldi nella sinistra socialista. Secondo il francese il leninismo si è configurato come una sorta di religione secolare, un millenarismo laico, che punta ad una sorta di ipalingenesi dell’umanità, che deve eliminare tutto ciò che il partito depositario di leggi oggettive ed assolute della storia ritiene nocivo per la società. In continuità, secondo Martnet, con la visione giacobina.
Questo rapporto tra giacobinismo e leninismo venne ben messo in evidenza da Julius Martov capo della sinistra menscevica. Per Martinet la soppressione della rivolta di Kronstad è il disvelamento della vera natura del leninismo come teoria totalitaria. I marinai e gli operai di Kronstad protagonisti della rivoluzione del 1917, chiedevano la libera elezione dei soviet -i soviet senza i boscevichi- e furonio massacrati (3.000 persone) dall’Armata Rossa guidata da Trotzky e con il beneplacito di Lenin.
Martinet non fa dello sterile anticomunismo, anzi mette in evidenza come un comunista eretico come Karl Korsch, espulso dal KPD tedesco nel 1926, mettesse in evidenza la stretta continuità tra Lenin e Stalin. Martinet mette anche in evidenza la profonda dfferenza Marx e Lenin, rifacendosi al Marx libertario.
Ho fatto questa dissertazione, forse noiosa, per comprendere il lato oscuro della sinistra italiana. Mi dicevano addirittura che militanti del PD giustificavano lo stalinismo ed al tempo stessi sostenevano il governi di Letta. Credo che oggi l’unica forza che è forse meno distante dal riformismo strutturale è AVS -tenendo anche conto della critica di Lombardi al produttivismo ed allo sviluppismo-. Ma altrettanto lontani dall’asse italo-francese sono il verbalismo rivoluzionario di Pap, la regressione sovranista dei Fassina, il neostalinismo di Losurdo che sostituisce la geopolitica al conflitto di classe.
Qui torniamo alla critica al campismo vera ideologia mistificatoria che copriva la spartizione del mondo in aree di influenza. Lo stesso avviene oggi tra Trump, Putin e Xi Jinping. Liberarsi dalle illusioni del campismo è una necessità chiaramente, al di là delle critiche, l’imperativo categorico è sconfiggere questa destra. Ma si porrà sempre il problema della ricostruzione della sinistra che non potrà fare a meno del contributo di Lombardi e Martinet.

