di Peppe Giudice |
Credo di aver scritto molto su Riccardo, ma non mi stancherò mai di ricordarlo. Non per agiografia (che a lui non interessavano), ma perchè credo nell’attualità di gran parte del suo pensiero, per poter rifondare la sinistra e il socialismo democratico. E non si può parlare di Lombardi senza metterlo in relazione stretta con un grande teorico del socialismo francese, come Gilles Martinet, tra i quali vi fu una stretta interrelazione teorica e politica.
Mi è recentemente capitato di parlare molto di Martinet (che influì molto sulla mia formazione -insieme a Riccardo- rimembrando due suoi testi fondamentali, pietre miliari del socialismo democratico autogestionario. Il primo è “marxismo Oggi- Le contraddizioni del socialismo, del 1962; il secondo è la “la conquista dei poteri” del 1968 (Lombardi scrisse la prefazione del testo tradotto in italiano). Testi che lo stesso Willy Brandt disse che dovevano essere inseriti nell’albo d’oro del socialismo democratico.
Nella prima opera Martinet parte dalla profonda differenza tra Marx e Lenin. Rivaluta il Marx libertario -“la libera associazione dei produttori”- contro Lenin giacobino, autoritario e dispotico. Viè nel marxismo-leninismo una sorta di “religione secolare”, un millenarismo che intende purificare tutta l’umanità nella visione di un “uomo nuovo” imposto dall’alto. E le sue basi più lontane le vede nella concezione leninista del partito, depositario di leggi storiche assolute e definitive, che giustifica l’esistenza di un partito di rivoluzionari di professione gerarchicamente organizzato. Che è poi la giustificazione ideologica del dominio della nomenclatura sulla classe operaia e sulla società.
In un sistema totalitario fondato sul partito unico che reprime ogni forma di dissenso, anche all’interno del partito. Insomma all’oppressione della borghesia capitalistica, si sostituisce un altro tipo di oppressione della borghesia di partito e di stato. L’opposto degli ideali di liberazione del socialismo. Martinet condanna duramente il totalitarismo sovietico, ma critica anche la socialdemocrazia moderata che non va oltre una gestioni sociale del capitalismo lasciando intatte le sue strutture di potere.
Il suo secondo libro, “la conquista dei poteri” in cui espone la sua sua tesi del “riformismo rivoluzionario” che si fonda su una decostruzione dei due termini in una nuova sintesi (lombardi fece integralmente sua questa posizione). Rovesciamto dell’idea leninista della rivoluzione come rivoluzione violente condotta da una avanguardia ed eliminazione della democrazia pluralista, Lombardi e Martinet concepiscono un processo riformatore che punta a mettere in discussione i rapporti di potere nell’economia e nella società.
Nella prospettiva del socialismo autogestionario. Loro non pensavano al modello jugoslavo -l’autogestione è incompatibile con il partito unico e il rifiuto del pluralismo-, ma si rifacevano direttamente, attaulizzandole quelle correnti autogestionarie del socialismo francese. Ma liberandole da forme di spontaneismo. Il socialismo autogestionario si doveva attuare mantenendo ed espandendo il pluralismo politoco e sociale. Non abolendo la democrazia rappresentativa, ma integrandola dialetticamente con i contropoteri democratici nella fabbrica e nella società, con lo sviluppo dei corpi intermedi.
Qui c’è una differenza sostanziale con Panzieri e la sua teoria del dualismo dei poteri una logica antagonistica, opposta alla democrazia rappresentativa. Ma il socialismo democratico non può limitarsi al Welfare (pur essenziale), ma deve modificare i rapporti di potere nelle fabbriche a favore dei lavoratori. Nell’ambito di una critica forte al produttivismo, della crescita espressa solo in termini quantitativi.
In Lombardi e Martinet c’è sempre stato un forte sostegno ai movimenti di liberazione del Terzo mondo, rifiutando però le esaltazioni acritiche, la battaglia per un neutralismo attivo. Il rifiuto del campismo, del sovranismo e del populismo. Erano europeisti, ma nettamente contrari all’Europa Ordoliberale tedesca. Per una Europa Sociale e del lavoro.
Oggi probabilmente sarebbero stati contrari ad una economia di guerra, ma avrebbero condannato senza se e senza ma, l’invasione dell’Ucraina. E considerato Putin un reazionario criminale. I due sono sempre stati a favore della causa palestinese ed avrebbero chiesto la rottura dei rapporti diplomatici con il governo genocida e fascista di Netanyahu. In conclusione avrebbero espresso giudizi fortemente negativi sull’Ulivo e le sue derivazioni, constatando anche i limiti del campo largo. Ma tuttavia si sarebbero battuti per creare una aggregazione per sconfiggere una destra fascista e reazionaria.

