di Ugo Finetti – Fonte Critica Sociale |
Cinquanta anni fa la svolta autonomista di Craxi eletto segretario del Psi al CC riunitosi al MIDAS. Il 16 luglio al Centro congressi “Roma Eventi” in Piazza di Spagna, un convegno per la ricorrenza della storica svolta.
Perché è utile ricordare nel momento politico attuale la svolta che avvenne al Comitato Centrale del PSI nel luglio 1976 con l’avvento di un nuovo gruppo dirigente al vertice del Partito?
Da decenni, dopo il crollo dell’Urss e dei regimi comunisti europei, ha avuto successo non solo l’ottimistica convinzione che si fosse raggiunto un traguardo definitivo – la “Fine della Storia” -, ma si è assistito al “Tramonto del passato”. È così che in Italia si è registrato il moltiplicarsi sulla scena politica di movimenti che promettono la rinascita nazionale nel segno dell’”anno zero” secondo un immaginario collettivo cresciuto senza radici e identità storiche.
Il Midas è l’esempio dell’esatto contrario: in un momento di crisi, dopo la disfatta elettorale, in cui – in uno scenario dominato da Dc e Pci – il Psi era dato per “spacciato” e destinato al declino e all’irrilevanza politica (“partito residuo” lo definì Norberto Bobbio), i socialisti si resero conto della necessità di una svolta radicale, ma non fu un “anno zero”. Quasi seguendo il monito di Machiavelli che indicava come via d’uscita di fronte alle crisi il “ridursi in sul principio”, al Midas si dette vita a un rinnovamento come “ritorno alle origini”. L’attualità del Midas consiste infatti nel promuovere una svolta radicale non come “rottamazione”, ma sentendosi parte integrante di una “storia”: essere al tempo stesso “eredi” e “pionieri”.
Con l’elezione di Craxi a segretario si segnò un rilancio dell’autonomia socialista da parte della “generazione del ‘56”, a opera cioè dei giovani dirigenti cresciuti al seguito di Nenni e di Lombardi quando il Psi ruppe con il “patto d’azione” con il Pci e aprì il nuovo corso politico dell’”autonomia socialista” e che si erano poi sparpagliati in seguito alle successive diaspore nel ceppo originario autonomista: chi con De Martino come Enrico Manca, chi con Mancini come Vincenzo Balzamo.
L’ascesa di Craxi non fu infatti il risultato di una battaglia di corrente. Quando all’inizio dei lavori del C.C. presso l’Hotel Midas si riunirono – assente Nenni presidente del Partito – gli autonomisti dopo l’annuncio delle dimissioni di De
Martino, nel dibattito si succedevano interventi per lo più di adesione alla candidatura di Antonio Giolitti. Craxi sempre più spazientito concluse la riunione in modo genericamente interlocutorio.
In verità il rapporto tra Craxi e la corrente non era senza criticità: tra il 1970 e il 1973 vie erano stati tentativi di metterlo in minoranza e anche di destituirlo. La prima volta all’indomani delle elezioni amministrative del 1970. Il relativo successo del Psi aveva diffuso nella corrente sfiducia nel proseguire la lotta di minoranza e prevalse la stesura di un documento per lo scioglimento della corrente. Craxi da poco eletto vicesegretario di Mancini non riuscì a bloccarlo sul nascere. Si andò così a un incontro con Nenni in cui gli si lesse il testo. Nenni lo ascoltò impassibile e al termine commentò: “Fate pure. Non vi smentirò. Per quel che riguarda la mia persona: mi hanno levato tutto, mi resta solo la mia credibilità. Io non posso firmarlo”. E Craxi con un affettuoso sorriso filiale prese il documento lo stracciò e lo buttò nel cestino.
La seconda volta fu nel 1973 e si puntava a sfiduciare Craxi come responsabile della corrente. L’iniziativa partiva dall’ala della corrente presente nel governo Rumor-De Martino e prese forma di una sorta di pronunciamento contro Craxi in un convegno di esponenti autonomisti a Firenze. Craxi riuscì a raccogliere una risicata maggioranza tra i membri del Comitato Centrale, ma una conta non ebbe luogo per l’intervento di Nenni a favore di Craxi anche perché egli era contrario all’appiattimento governativo su quel tipo di centro-sinistra.
Al Midas Craxi venne quindi accettato da diversi esponenti come una possibile candidatura di transizione in un momento traumatico che aveva bisogno di decantazione. Furono soprattutto milanesi quanti al Midas cercarono di mettere in guardia dall’errore di considerarlo un segretario “usa e getta”, a cominciare da Riccardo Lombardi che nei congressi provinciali nel capoluogo lombardo degli anni ’60 aveva vissuto la il confronto interno alla stessa corrente e, soprattutto, ne conosceva l’avversione a una politica unitaria con i comunisti. Lombardi bloccò quindi il voto a favore di Craxi della sinistra e ripiegò sull’astensione. “E’ un giudizio di attesa” commentò Signorile riproponendo un clima di dialogo.
Craxi fu dipinto inizialmente come un segretario debole, sbucato dal nulla soprattutto da parte dei principali commentatori giornalistici in quanto prevaleva una visione “romanocentrica” secondo cui si nasceva politicamente solo quando c’era una affermazione “romana”.
Ma non si capisce quel che è successo al Midas e, soprattutto, l’avvento di Craxi se si ignorano i precedenti venti anni di lotta autonomista che lo videro protagonista – tra fine anni Cinquanta e inizio anni Sessanta – nel primo centro-sinistra già a livello universitario con la Giunta Unuri fatta da Craxi con gli studenti cattolici e quindi nel primo centro-sinistra al Comune di Milano diventando capodelegazione socialista con come principale interlocutore il leader della sinistra democristiana milanese (non catto-comunista), Giovanni Marcora. Non va dimenticato – anche quando Scalfari inventerà il Caf – che comunque nel “dna” della crescita di Craxi l’orizzonte politico è quello della collaborazione tra socialisti riformisti, liberaldemocratici e cattolici popolari.
Il rinnovamento promosso dal Midas fu quindi nel solco della valorizzazione della storia e della tradizione socialista che in particolare per Craxi significava la riabilitazione e l’attualità della lezione riformista. Craxi da segretario della Federazione di Milano nel 1967 realizzava poster con le tessere del Psi orgogliosamente senza il “marchio” della falce e martello imposto dall’adesione all’Internazionale Comunista di Lenin guidata dai comunisti sovietici.
Al Midas all’autonomia socialista si affianca l’alternativa socialista: vi è cioè una forte carica critica nei confronti della Dc, non per una riedizione di stampo frontista, ma per un “duello a sinistra” in cui il nuovo vertice socialista contesta il legame del Pci al Movimento comunista internazionale e punta a un riequilibrio dei rapporti di forza come pregiudiziali per possibili alleanze.
Va tenuto presente come l’intesa tra “i quarantenni” di Nenni e di Lombardi non è una improvvisazione, ma ha una sua maturazione negli anni precedenti.
Dopo la cosiddetta “traversata nel deserto” stando nel Partito in minoranza con Nenni – dal 1969 al 1972 – (nella convinzione che il Sessantotto si sarebbe tradotto in una svolta a destra come era avvenuto negli altri epicentri della
“contestazione globale”: Francia e Stati Uniti), gli autonomisti tornati in maggioranza al Congresso di Genova non sono “la sentinella” che privilegia il rapporto con la Dc. Già negli anni precedenti punto identitario era l’impegno divorzista con Loris Fortuna che, infatti, al momento della scissione del luglio 1969 preferisce lasciare la corrente giolittiana (che partecipa alla “nuova maggioranza”) e andare in minoranza a fianco di Nenni che il promotore della legge per introdurre il divorzio in Italia vede più intransigente e meno disposto a compromessi come De Martino che è influenzato dalla prudenza del Pci in materia.
Sull’onda del risultato del referendum del 1974 Nenni sposta la corrente autonomista a sinistra. Il segno più vistoso è la presa di posizione di Pietro Nenni nella Direzione del giugno 1974 in cui lancia la politica dell’alternativa. Aniasi lo sottolineò intervenendo al Comitato Direttivo di Milano il 27 giugno: “Quando Nenni ha parlato dell’alternativa si rimase sorpresi, ma ora tutti ne parlano”.
Va tenuto presente che questa spinta verso l’alternativa di sinistra prende corpo in Craxi nel quadro del dissolvimento del centro-sinistra a Milano. Il venir meno della sponda di una Dc guidata dalla sinistra di Marcora con l’avvento di una Dc di destra che aderisce alle marce della “maggioranza silenziosa” e punta alla conquista di Palazzo Marino estromettendone i socialisti, si traduce in una serie di aggressioni ad Aniasi e a Craxi. Esemplare il caso della italo-britannica Lorna Briffa, che era stata arrestata e condannata in Grecia per la vicinanza con Panagulis. Dopo un’ondata di protesta internazionale è scarcerata ed espulsa.
Giunge a Milano nel febbraio del 1973 e dopo essere stata da Craxi nell’ufficio in Piazza Duomo, è ricevuta dal sindaco a Palazzo Marino. La Dc insorge definendola un’accusata di cospirazione e chiede le dimissioni del Sindaco.
Sostanza: la Dc promuove contro Aniasi e i socialisti 4 crisi in 3 anni.
Craxi si rivelerà quindi il principale artefice del varo della giunta di sinistra a Milano dopo le elezioni del 1975 grazie alla scissione del Psdi capitanata da Paolo Pillitteri.
A ciò si aggiunge che Craxi, come vicesegretario di De Martino, aveva assunto l’incarico di responsabile esteri che lo porta a seguire i lavori dell’Internazionale Socialista (mentre De Martino non appare molto interessato) stringendo rapporti con i leader che da Brandt e Mitterrand a Palme e Soares si muovono in uno scenario di bipartitismo.
Questo spostamento a favore dell’alternativa socialista si accompagna al tema del rinnovamento nella vita interna del PSI.
La prefigurazione del Midas ha infatti luogo nella Conferenza di organizzazione del Psi che si svolge nel febbraio1975 a Firenze promossa e gestita da Rino Formica che è appunto responsabile dell’organizzazione del Partito. La relazione di Formica sostiene la necessità di un rinnovamento interno a cominciare dalla denuncia della “sottovalutazione del valore politico dell’impegno intellettuale e culturale […] che ha condotto ad una separazione netta, nel partito, tra politici e intellettuali”. Tra citazioni di Francesco De Sanctis (“Manca la fibra perché manca la fede, manca la fede perché manca la cultura”) si sviluppa un dibattito in cui gli interventi di Claudio Signorile e Fabrizio Cicchitto si intrecciano con quelli di Bettino Craxi e Lelio Lagorio che hanno come base comune il rilancio dell’identità storica e politica del partito.
Al Midas, dopo la sconfitta della politica dei “nuovi equilibri” ovvero “al governo con la Dc solo con l’assenso del Pci”, decolla una rinnovata autonomia socialista che ha come priorità la valorizzazione del proprio patrimonio storico e culturale di cui è testimonianza il ruolo di “Mondo Operaio”. Su questa scìa si promuove il “nuovo corso”: il ritorno di una guida socialista nel vertice sindacale con l’elezione di Giorgio Benevenuto a segretario della Uil al posto del repubblicano Vanni, un generale rinnovamento dei vertici delle federazioni provinciali operato da Gianni De Michelis, nuovo responsabile dell’organizzazione, e un riposizionamento finanziario non più dipendente dalla Dc con Rino Formica, nuovo responsabile amministrazione.
La convergenza del Midas tra lombardiani e nenniani vedrà quindi un suo sviluppo e rafforzamento nel 1978 con il Congresso di Torino (dopo la
defezione di manciniani e demartiniani) con Signorile che diventa vicesegretario a cui faranno seguito l’accordo nel caso Moro e il successivo “duello a sinistra” aperto inizialmente da Signorile nei confronti del Pci: “Una pregiudiziale che impedisce al Pci di entrare nel governo – dichiara il vicesegretario socialista – è la sua matrice leninista”. Berlinguer replica con l’intervista a Scalfari in cui indica il leninismo come fondamento della “diversità” comunista (nel 1981 invece riterrà opportuno sostituire il leninismo con la “questione morale” come elemento specifico). Il “duello” prosegue e si radicalizza quindi con il cosiddetto “Vangelo socialista” di Craxi pubblicato sull’”Espresso”.
A distanza di poche settimane c’è il successo dell’elezione di Sandro Pertini al Quirinale che prevale sui candidati inizialmente ipotizzati dalla Dc con il Pci.
Ma “la grande alleanza autonomista” del Midas sarà destinata a dissolversi e poi a ricomporsi.
L a rottura matura dopo le elezioni politiche del 1979. “La sinistra di Signorile – scrive nella sua “Storia del Psi (1892-1994)” Paolo Mattera – puntava ancora a un governo di solidarietà nazionale che preparasse l’alternativa”.
Il deludente risultato delle elezioni politiche del 1979 (un incremento del misero 0,2 per cento mentre i radicali triplicano i voti) destabilizza la segreteria Craxi che sarà “salvata” in extremis da Pertini che, a sorpresa, dà l’incarico esplorativo di formare il governo a Craxi aprendo la strada alla prospettiva della guida socialista del governo. Segue poi soprattutto l’incoraggiamento del Quirinale ai socialisti di riprendere la collaborazione con la Dc, svincolati dal Pci, evitando un nuovo scioglimento delle Camere tra crisi economica e attacco terroristico.
La sostituzione dell’alternativa con l’alternanza è una nuova svolta operata da Craxi. Si apre cioè la costruzione di una sinistra di governo che archivia il “Progetto Socialista” che era nel segno dell’autogestione (alla cui ombra era ancora lo stesso “Vangelo” che esaltava Proudhon fautore, appunto, del socialismo autogestionario) e comunque della tesi di un “superamento del capitalismo”. Craxi realizza l’emancipazione da un socialismo “riformatore” – tutto nazionalizzazione e programmazione – per una prospettiva chiaramente
“riformista” (con il cambio del nome della corrente “autonomista” al congresso di Palermo del 1981) che si muove non più in un quadro di “fuoriuscita dal capitalismo”, ma di accettazione dell’economia di mercato.
Già all’indomani di Palermo un segno di ricomposizione avviene con l’elezione a vicesegretari di Craxi di Claudio Martelli insieme a Valdo Spini. Nel 1982 alla Conferenza di Rimini realizzata da Claudio Martelli che coinvolge anche Gigi Covatta. la relazione “per un’alleanza riformista fra il merito e il bisogno” non rispecchiava certo uno scenario di “Riflusso” e “Milano da bere”, ma indicava un programma di governo dei cambiamenti economico-sociali che trovava riscontro nel successivo Rapporto Censis di Giuseppe De Rita che sottolineava nella vita nazionale: “rilancio dei valori di professionalità” e “rilancio del volontariato sociale”.
A Rimini le componenti originarie del Midas convergono nella definizione di una piattaforma di guida socialista del governo nel segno della “economia sociale di mercato capace cioè di non essere solo attiva nella redistribuzione dopo un “miracolo economico”, ma in grado di fronteggiare la crisi economica con una politica di risanamento, di rilancio competitivo e di tutela sociale alternativa alle destre.
Ne è l’esempio il caso della riforma della scala mobile ideata con il segretario della Cisl, Pierre Carniti (futuro parlamentare europeo del Psi) insieme a Giorgio Benvenuto e a Ottaviano Del Turco e che invece fu osteggiata da Enrico Berlinguer fino a promuovere un referendum per abrogarla con però il forte dissenso di Giorgio Napolitano, Luciano Lama e Nilde Iotti.
Dal Quirinale Pertini aveva formulato – d’intesa con Craxi e con l’aiuto di Ciampi, governatore della Banca d’Italia – una proposta di mediazione accolta da Giorgio Napolitano, capogruppo dei deputati comunisti, e anche da Antonio Tatò, capo della segreteria a Botteghe Oscure, che però Berlinguer bocciò.
Sarà solo dopo quello scontro con il Pci che il Psi, alla vigilia delle nuove elezioni europee del 1984, leverà finalmente dal simbolo il “marchio” del Komintern.
Soprattutto il Psi è stato negli anni Ottanta protagonista della più positiva stagione di integrazione europea con a fianco i leader socialisti dei paesi fondatori insieme a quelli – Grecia, Spagna e Portogallo – usciti dalle dittature. “Onda lunga” del Midas fu anche la nomina nel 1979 di Antonio Giolitti nella Commissione di Bruxelles nata dopo la prima elezione diretta del Parlamento europeo. Giolitti in particolare promosse dirigenti – un esempio per tutti Gerardo Mombelli – che a Bruxelles non si atteggiavano, come oggi, a censori, ma erano colti artefici di un’integrazione politica che poi con Delors raggiunse il punto più alto.
Purtroppo, è prevalso sugli anni ’80 quel che è stato definito dallo storico Giovanni Belardelli un cupo “dipietrismo storiografico”. L’”antipatia” verso gli Ottanta è legata in particolare a due date simbolo che segnarono la sconfitta del “lungo Sessantotto” italiano: 14 ottobre 1980 (la marcia dei quarantamila dipendenti della Fiat contro lo sciopero pochi giorni dopo che Berlinguer ai cancelli di Mirafiori aveva prefigurato l’appoggio a un’eventuale occupazione della fabbrica) e 9 giugno 1985 (la vittoria governativa nel referendum sulla scala mobile). Questi due eventi – che si intrecciano con il declino del Pci nelle elezioni politiche dal 1979 a cui si aggiunge il progressivo crollo dei regimi comunisti europei – sono vissuti come fatti negativi da quella intellettualità che ha creduto nella “contestazione globale” o nel ruolo salvifico del comunismo.
Che in Italia si andasse verso una soluzione di continuità con gli anni Settanta, che al “movimentismo” stesse subentrando la “governabilità” e che la “modernizzazione” avrebbe sostituito la “contestazione” già lo si avvertiva nel 1979. La sentenza di condanna di nuovo decennio era già stata anticipata nel giugno 1979 dall’organo delle Brigate Rosse, “Controinformazione” (tranquillamente in vendita nelle edicole), con l’editoriale “Controrivoluzione culturale” il cui capitolo introduttivo era intitolato “Riflusso”, titolo condiviso e diffuso in copertina dal settimanale Mondadori “Panorama” (sottotitolo: “La nuova filosofia degli italiani: tanto vale divertirsi”) e quindi fatto proprio da editorialisti di quotidiani (a cominciare da Eugenio Scalfari) e infine dai manuali
di storia. “Riflusso” si cristallizza come la chiave di lettura secondo un continuo lamento su “edonismo reaganiano”, “ritorno al privato” fino alla “Milano da bere”. È così diventato luogo comune esaltare gli anni Settanta e disprezzare gli Ottanta ignorando il giudizio più prudente di storici come Tony Judt: “Nell’ambito della vita intellettuale, gli anni Settanta furono il decennio più deprimente del ventesimo secolo”.
Spiace che persino storici di cosiddetta area socialista seguano questo conformismo e accettino una lettura degli anni con Pertini al Quirinale e Craxi a Palazzo Chigi come tra i peggiori dell’Italia repubblicana.
Uno dei nostri più autorevoli storici, Simona Colarizi, scrive: “I socialisti (italiani) non sono in grado cioè di seguire l’esempio della SPD che, dopo una contemporanea e analoga esperienza di governo con i cattolici, alla fine degli anni Sessanta assume la guida dell’esecutivo, mettendo fine alla ventennale egemonia di Adenauer”. “L’esempio della SPD”: si paragona e si giudica l’azione socialista durante la Guerra Fredda in un Paese – l’Italia – dove c’è il più grande partito comunista d’Occidente con l’azione socialista in un Paese – la Germania – dove il partito comunista è fuori legge.
Per valutare l’azione socialista che si sviluppa a partire dal Midas va tenuto presente che siamo nel momento storico in cui sul piano internazionale si va verso lo scontro finale della Guerra Fredda (invasione dell’Afghanistan e braccio di ferro sul riarmo nucleare) e in campo nazionale si sommano i terrorismi di chi scommette sul colpo di stato e chi sulla rivoluzione proletaria mentre le risposte parlamentari sembrano essere solo: compromesso storico o riedizione del centrismo.
In quel quadro un giovane gruppo dirigente, sia pur con criticità, richiamando i temi fondativi dell’autonomia socialista compie con decisione la scelta del socialismo europeo e occidentale e costruisce una sinistra di governo in Italia alternativa alla egemonia comunista e al primato democristiano senza fuga dal proprio Passato né fuga verso un “Oltre” terzomondista.

E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete.
