Naza: il film documentario che mette tanta paura ai potenti

di Christian Vannozzi |

Tanto tempo fa, quando leggevo delle atrocità compiute dai nazisti in Germania e dai fascisti in Italia, senza trascurare le croci uncinate in Ungheria e le Guardie di Ferro in Romania, mi chiedevo come mai nessuno dicesse niente, o facesse nulla, pensando che l’umanità si fosse persa, smarrita, dissolta.

Quando, molti anni dopo lessi la banalità del male, di Hannah Arendt, capii che chi detiene i mezzi di comunicazione può veicolare le risposte di coloro sui quali agisce, però ai nostri giorni, con la rete e la possibilità di avere infinite informazioni su tutto, la cosa mi sembrava impossibile, e invece ci risiamo, un vero e proprio sterminio che viene giustificato da chi ha la priorità e gode di maggior peso sui mezzi di informazione, generando un pensiero neutrale e giustificazionista verso quello che ci accade attorno.

Per questo il film Naza, il documentario dei registi Yuval Abraham e Rachel Szor, vincitore del Premio Speciale della Giuria, mette tanta paura a chi crede di poter dirigere la comunicazione, perché quando si riportano i discorsi disumani che partono dai tetti di Tel Aviv per avviare lo sterminio della popolazione di una piccola zona del Mediterraneo, dove si può notare, senza ombra di dubbio, che per evitare potenziali problemi futuri con una popolazione che, potenzialmente, avendo perso tutto, potrebbe diventare ostile o offrire braccia, o purtroppo vite, ai terroristi, si può commettere qualche atrocità considerata necessaria per un bene più grande. Ma chi decide la grandezza del bene?

Gli autori del documentario, israeliani, hanno sfidato il loro popolo e il loro Governo, ponendosi le stesse domande di cui ho parlato sopra, uscendo dal loop che il fine giustifichi i mezzi e scegliendo di rimanere uomini, e non mezzi di sterminio come hanno fatto e facciamo in molti.

Il film documentario è sotto attacco da parte dell’esercito israeliano, che ha ufficialmente smentito quanto descritto dai registi, considerati dei traditori, perché hanno la colpa di parlare al proprio popolo cercando di fargli aprire gli occhi, ma fortunatamente sono sempre di più gli occhi che si sono aperti, israeliani e non, magari non occhi importanti ma occhi che ora vedono in maniera differente e possono essere da guida per chi è ancora cieco.