Centotre anni dopo: Turiddu Carnevale, un eco che ancora scuote

di Fabio Cannizzaro |

Centotre anni oggi ci separano dalla nascita di Salvatore Carnevale, una figura che il tempo non ha offuscato, ma anzi, ha reso sempre più luminosa nel pantheon dei nostri eroi civili. 

“Turiddu”, come affettuosamente lo chiamavano, non è stato un uomo qualunque; è stato un faro di integrità, un combattente instancabile per il socialismo e la giustizia sociale. E a Galati Mamertino, il suo paese d’origine quel ricordo si fa sentire forte.

Per il Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione”, e credetemi, non è una frase fatta, è una responsabilità che porta avanti ogni giorno, non solo oggi, che ricorda onorandolo  la sua nascita. 

Ma, si badi bene, non si tratta di una di quelle celebrazioni tronfie, retoriche e vuote, di quelle che poi  finiscono per tornare alla solita routine. Qui si parla di una eredità . Quella “roba” che ti entra dentro e che ti cambia il modo di vedere le cose. Un’eredità etica e politica, mica roba da poco.

Perché Carnevale ha lasciato il segno, non era uno che stava a guardare. Era uno di quelli che si sporcava le mani, che lottava per quello in cui credeva. 

La giustizia sociale, la dignità della gente, il socialismo. Parole grosse, certo, ma per lui erano verità e pane quotidiano. 

E tutto questo era legato a doppio filo con l’amore per la sua terra di Sicilia. Non un amore da cartolina ma uno di quelli che ti fa sentire vibrare le carni e il cuore.

La politica, quella che conta davvero, quella che non si perde in chiacchiere inutili, è fatta di questo. Di responsabilità. Di un profondo, viscerale, amore per la propria gente. E oggi, con tutto il casino che c’è in giro, con le sfide che sembrano insormontabili, la lezione di Turiddu ci arriva dritta, come un pugno nello stomaco o una carezza, a seconda di come la vuoi prendere.

Ci insegna che la coerenza, quella vera, quella che fa tenere la schiena dritta anche quando tutto spinge a piegarla, è fondamentale. Che il coraggio di dire quello che si  pensa, di battersi per le proprie idee è un antidoto potentissimo alla rassegnazione e alla paura. E che l’umanità, quella che non si misura in percentuali o in sondaggi è la base su cui si costruisce tutto il resto. Un futuro, per esempio. Un futuro più giusto. Più solidale.

Il Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione” fa proprio questo. Non si limita a custodire un nome, una storia. Si impegna a fare in modo che quei valori, quelli di Turiddu, continuino a vivere in coerenza. Promuovere la partecipazione, dare voce a chi fatica, a chi lavora. Difendere un ambiente che lui, sicuramente, avrebbe difeso con le unghie. Insomma, lavorare per una società dove nessuno resti indietro.

L’eredità di Salvatore Carnevale non è, infatti, un vecchio libro impolverato. È un fuoco che arde. Un invito a guardare avanti con speranza. Ma anche con quella grinta, quella determinazione di chi sa che il cambiamento, quello vero, si costruisce insieme. E che i principi, quelli, non si barattano. Mai.

Oggi, a centotre anni dalla sua nascita noi ci crediamo ancora e portiamo avanti  la sua voglia di fare, che fu anche di sua madre, Francesca Serio, che è la cosa più bella che ci ha lasciato.

Avaja, Turiddu! La tua voce, ancora, risuona forte qui, tra questi monti. E in noi.