di Peppe Giudice |
La Linke, per sua stessa definizione, si considera un partito socialista democratico. Ma di quel socialismo democratico che era proprio del riformismo radicale di Riccardo Lombardi. Una politica riformatrice che non si limita ad una gestione sociale capitalismo, ma intende rompere gli equilibri di potere tra le classi, nella struttura dell’economia e della società. Nella prospettiva di un socialismo autogestionario, antitetico al capitalismo burocratico sovietico ed alla sua struttura politica totalitaria. Ma, come detto, critico verso la socialdemocrazia moderata che diviene subalterna al capitalismo liberale.
Ho appreso con piacere la ottima performance della Linke a Berlino, che è il primo partito, ha una leader in grado di mobilitare su punti di programma precisi. In particolare sulla grave questione edilizia a Berlino, proponendo la socializzazione delle proprietà delle grandi multinazionali del settore (che superano le 3000 unità abitative) ed affidandole ad una gestione pubblica e sociale, con la partecipazione della comunità e degli inquilini. Per poter calmierare i prezzi, dare a tutti la possibilità di avere una abitazione.
Difatti la grande concentrazione della proprietà delle multinazionali ha fatto lievitare e di molto, i prezzi degli appartamenti. Ed accresciuto la marginalità sociale. Del resto, nella Costituzione tedesca è previso l’esproprio con indennizzo -come nella nostra Costituzione- per ragioni di utilità sociale, nonchè la socializzazione. Certo Lombardi è morto molto prima che la Linke nascesse, ma non si può non rilevare la profonda concordanza di impostazione. Del resto Lombardi si battè nel 1963 per la Legge Urbanistica per evitare le speculazioni, per garantire una pianificazione urbanistica a misura d’uomo. Legge che fu fatta affossare da Aldo Moro che cedette alle spinte contrarie che venivano dai poteri forti. E segnò il dissidio tra Lombardi e Nenni, quest’ultimo preoccupato per una deriva reazionaria.
Un altro punto di contatto tra la Linke e l’asse Lombardi-Martinet è il quadro in cui dovevano svolgersi le riforme radicali. Che era quello della democrazia rappresentativa, ma fortemente integrata dialetticamente con i contropoteri democratici nelle fabbriche e nella società. Nel pieno sviluppo del pluralismo democratico. Facendo dell’autogestione un programma ed un progetto concreto di modifica degli assetti di potere. Evitando fughe escatologiche. Insomma la Linke nell’ambito della storia del socialismo tedesco è molto più vicina a Rudolf Hilferding, che a Rosa Luxemburg, alla quale si rendono omaggi puramente formali.
La Luxemburg era per il superamento della democrazia rappresentativa -che la Linke accetta- sostituita dalla democrazia consilare, ma contro la dittatura di partito e nel pieno dispiegamento della democrazia e della liberà.
Hilferding, invece pensava a forme di democrazie integrate democrazia rapprsentativa più democrazia economica e controllo operaio. E comunque il socialismo autogestionario si fonda sullo sviluppo dei corpi intermedi, contesta il sovranismo ed il populismo che reca in se una componente autoritaria.
Lombardi e Martinet (come la Linke ) erano contro l’europa ordoliberale, a favore di una Europa Sociale e dei lavoratori. E la Linke punta ad una UE alternativa democratica e sociale, contro il ritorno alle piccole patrie dei sovranisti. La separazione dalla BSW è stata salutare per la Linke. Perchè vi sono due politiche, valori e strategie alternative. La BSW come la Afd è sulla linea di Putin che punta alla liquidazione dell’Europa politica. Di qui la profonda differenza tra il pacifismo della Linke e il putinismo della Wagechnet (ex stalinista).
La Linke condanna duramente l’invasione dell’Ucraina, ma si muove su una prospettiva negoziale e contro l’economia di guerra. Ovviamente condanna il genocidio di Gaza, e la pulizia etnica che ne è seguita. La Wagenchnet è pienamente in linea con la filosofia zarista putiniana la quale si incrocia con quella di Trump sulla liquidazione dell’Europa. Certo, a livello nazionale, non prenderà i voti presi a Berlino, ma l’importante che riesca a condizionare una parte della SPD che si sarà resa conto del suo fallimento.
Oggi Sanchez è il leader di sinistra più rappresentativo in Europa. Non credo molto in Melenchon, Martinet lo avrebbe definito un populista giacobino, di radice socialista, ma fortemente statalista. Non autogestionario. Anche se fossi francese lo voterei, ma solo perchè non c’è oggi un partito socialista serio in Francia. Come sono lontani i tempi di Mitterrand.

