di Christian Vannozzi |
Parte II
Ora che i britannici hanno il protettorato sulla Palestina, cercano di far formare un nuovo Governo autoctono in modo da poter lasciare il prima possibile il territorio che non gode di grosse ricchezze che possano interessare all’Impero.
Inoltre, con la benevolenza del Governo imperiale, già manifestatosi nella dichiarazione Balfour del 1917, gli ebrei europei iniziarono a trasferirsi nella città di Tel Aviv, che si ingrandisce a vista d’occhio iniziando a essere vista con ostilità dalle popolazioni arabe. Le ricchezze che gli europei portarono nella loro nuova città, la resero fin da subito il principale centro abitato dell’area, attirando anche gli ebrei autoctoni dell’area.
Essendo più abbienti degli arabi, fin dall’inizio del’900 inoltre, gli ebrei hanno sempre comprato numerose terre dalle popolazioni autoctone, incrementando la cosa sotto il dominio britannico. In poco tempo passarono quindi dalla irrisoria percentuale del 3 per cento al 10 per cento, raggiungendo il 30 per cento nel 1939, a causa che delle persecuzioni naziste che spinsero gli ebrei tedeschi e italiani, numerosissimi, a emigrare in Palestina.
Con i campi di concentramento e la Guerra, la quasi totalità degli ebrei europei capì che il vecchio continente non poteva più essere la propria patria. Chi riuscì a fuggire dai campi di internamento nazisti in Francia, tra cui la celebre filosofa Hannah Arendt, emigrò negli USA. e dopo la guerra la maggioranza degli ebrei europei emigrò o verso gli USA o, per l’appunto in Palestina, facendo arrivare la presenza israelita in loco al 32 per cento, ovvero la metà della popolazione araba della zona.
Tra ebrei e islamici iniziarono a esserci delle tensioni, dovute anche alla differenza di ricchezza e di stato sociale. Il Regno Unito con difficoltà riusciva a mantenere l’ordine dopo il Secondo Conflitto Mondiale, e di conseguenza cercava in tutti i modi di lasciare il territorio spingendo l’erede della Società delle Nazioni, ovvero l’organizzazione internazionale che prende il nome di ONU, verso la risoluzione della situazione, che non tardò ad arrivare. Nel 1947, precisamente il il 29 novembre 1947, con la risoluzione 181 che stabiliva:
- La fine del Mandato britannico sulla Palestina.
- La divisione del territorio in due Stati uno Ebraico e uno Arabo.
- Gerusalemme internazionale, ovvero la città di Gerusalemme veniva posta sotto tutela internazionale e non assegnata né agli arabi né agli ebrei.
Al futuro Stato ebraico, molto meno popolato, essendo gli ebrei circa la metà degli arabi all’epoca, fu assegnato circa il 56% del territorio, mentre allo Stato arabo circa il 43%.
Questa disparità di trattamento, che vedeva favoriti gli ebrei, potendo questi contare sulle simpatie dei potenti europei e americani, che non vedevano di buon occhio gli arabi che erano stati, per la maggioranza, alleati di Hitler nella Guerra, vide l’opposizione della neonata Lega Araba, che voleva fare gli interessi degli arabi palestinesi. Tale Lega, fondata nel 1945 da Egitto, Siria e Transgiordania (territorio ec britannico che si chiamerà in seguito Giordania), che prese tempo sperando in un cambio di rotta da parte delle Nazioni Unite, cosa che non si verificherà. Gli ebrai, a quel punto, nel 1948, il 14 maggio, decise, in via del tutto unilaterale, di costituirsi in Stato, facendo nascere lo Stato di Israele, con capitale Gerusalemme, che la risoluzione ONU aveva assegnato alla tutela internazionale.
Il nuovo Stato fu subito riconosciuto dagli USA e dall’URSS. L’Unione Sovietica sperava in una alleanza strategica, in Medio oriente, con il nuovo Stato Israeliano che poteva contare su diversi esponenti socialisti. In questo modo pensava di poter aumentare la sua influenza nell’area. Dopo il riconoscimento da parte due colossi mondiali, non tardò ad arrivare anche quello degli altri Stati dell’ONU, il tutto senza dialogare con i Paesi della Lega Araba e non rispettando la dichiarazione ONU dell’anno precedente. Da qui iniziarono le ostilità tra il nuovo stato di Israele e i Paesi arabi circostanti che portò alla guerra del 1948.

E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete.
