Alexandria Ocasio-Cortez contesta da sinistra la cultura woke

di Peppe Giudice |

Come già fece Bernie Sanders, la differenza tra la cosiddetta sinistra liberal e quella socialista democratica incarnata da Sanders e dalla Cortez. Quest’ultima mette al centro i temi della lotta alle disuguaglianze, dei diritti sociali e dei lavoratori, della lotta alle grandi concentrazioni di potere economico, del welfare e della democrazia economica.

Senza ovviamente trascurare i diritti civili e di libertà parte essenziale di un progetto socialista. Ne contesta però le distorsioni le sue degenerazioni in un identitarismo intersezionale che ha dato vita alla cancel culture, il rifiuto irrazionale della civiltà occidentale, confondendo gli elementi emancipatori ed universalisti dell’illuminismo e poi del movimento operaio e socialista, da quelli devastanti del colonialismo.

Per Sanders l’avversario è il capitalismo -che può assume anche forme non occidentali- non l’occidente in quanto tale. Anche se il termine Woke aveva inizialmente un significato positivo, associato alle lotte per l’emancipazione degli afroamericani, ha avuto poi una mutazione semantica scivolando verso posizioni di fatto nichiliste.

Tutte fondate sull’identitarismo di gruppo. Ovviamente la critica di sinistra al “wokismo” è contrapposta quella reazionaria che fa del termine un uso improprio. E che si sostanzia nel razzismo, nella xenofobia nel “nazionalismo dell’Occidente”, sul machismo e l’antifemminismo.

Ciarpame reazionario. E comunque un chiarimento su questo tema è necessario a sinistra.