Spesso mi è capitato di parlare di Rudolf Hilferding

Rudolf Hilferding grande socialista austro-tedesco e forse il più importante economista marxista della prima metà del ‘900.

Traggo questo passo dal suo libro più importante “Il Capitale Finanziario” del 1910. In esso l’autore mette in evidenza come la fase “liberista” e concorrenziale del capitalismo fosse solo transitoria e destinanata subito ad essere sostituita dalla fase oligopolistica e/ monopolistica dello stesso. Il capitale finanziario è quello che permette questa transizione. Con il suo corollario dell’imperialismo. E’ interessante la sua sottolineatura di come il capitale finanziario usi le ideologie del nazionalismo e del razzismo prer giustificare la sua easpansione fino al conflitto bellico. A differenza di Rosa Luxemburg Hilferding non crede nel crollo del capitalismo.

Sarà la lotta politica e sociale a determinarne il rovesciamento .Esso , anche nella fsase non concorrenziale è comunque passibili di crisi sistemiche che non preludono però al crollo . Fatto è che Hilferding , a differenza della Luxemburg, non basa la sua analisi sullo schema di un capitalismo concorrenziale , bensì che ha già superato o è in fase di superamento di quel modello. Fermo restando il contributo della Luxemburg, in Hilferding noto più elementi di attualità, anche tenendo conto di quello che abbiamo sotto gli occhi. Di come il capitalismo di oggi si leghi sempre sempre più alla destra reazionaria e nazionalista…
Ecco il passo..

“La massima aspirazione è ora quella di assicurare alla propria nazione il dominio sul mondo, un’aspirazione non meno illimitata di quella del capitale al profitto, da cui anzi scaturisce. Il capitale parte alla conquista del mondo e ad ogni nuova conquista esso non fa che toccare nuovi confini che sarà spinto a valicare. Questa espansione incessante è ora una inderogabile necessità economica, perché rimanere indietro significa caduta del profitto del capitale finanziario, diminuzione della sua capacità concorrenziale e, come ultimo effetto, subordinazione del territorio economico rimasto più piccolo rispetto a quello divenuto più esteso.

Questa aspirazione espansionistica causata da esigenze economiche, viene giustificata ideologicamente mediante uno strabiliante capovolgimento dell’idealità nazionale, la quale ora non riconosce più ad ogni nazione il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza politica e non esprime più il dogma democratico dell’uguaglianza sul piano internazionale di tutto ciò che è umano. Al contrario, le aspirazioni economiche del monopolio si rispecchiano nella posizione di privilegio che esso pretende per la propria nazione. I privilegi appaiono più di ogni altra cosa come frutto di predestinazione.

Poiché l’assoggettamento di nazioni straniere avviene con la violenza e, quindi, in un modo molto naturalistico, sembra che la nazione dominante debba questa sua egemonia alle sue specifiche caratteristiche naturali, e cioè alle sue qualità razziali. L’ideologia della razza, quindi, non è altro che il tentativo di fondare scientificamente, con un camuffamento biologico, la volontà di potenza del capitale finanziario che intende in tal modo presentare i suoi movimenti come ineluttabili e condizionati da leggi naturali. Al posto dell’ideale egualitario democratico subentra ora un ideale egemonico oligarchico. Laddove sul terreno della politica estera, questo ideale ha come oggetto, nell’apparenza, l’intera nazione, su quello della politica interna esso diviene accettazione ed accentuazione del punto di vista padronale che tenta di subordinare al proprio quello della classe operaia.”

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