di Giustino Languasco
Coordinatore Socialismo XXI Liguria |
Avevo 22 anni, quando conobbi a Milano Walter Tobagi. Incontro casule. Lui aveva 10 o 11 anni più di me: era già un giornalista affermato .
In quegli anni facevo il brillante studente di Economia e Commercio, e per il Dipartimento GE.MI.TO (un accordo interuniversitario fra le tre facoltà di Economia di Genova, Milano e Torino) mi occupavo del PEN, piano energetico nazionale, in corso di realizzazione, sotto la guida del Prof. Caselli.
Mi trovai così a frequentare saltuariamente la Statale di Milano, dove mi diedero gentilmente come appoggio di lavoro la scrivania (cassetti chiusi a chiave) che mi dissero era di Giulietto Tremonti, che tanto non c’era mai (era sempre a Roma al Ministero) e che infatti non ho mai incontrato.
Incontrai invece Tobagi, che appoggiava la sua roba sulla “mia” scrivania quando passava di là a parlare con non so chi.
Per cortesia mi chiede chi ero e cosa facevo, e gli spiegai di cosa mi occupavo.
Mi fece i complimenti e parlando scoprimmo di avere in comune la militanza socialista, nella FGS io, e lui prima di me, (cioè da giovanissimi) e l’essere un po’ anomali in quanto ambedue cristiani in quell’ambiente fortemente laico, e non figli di papà nè “fighetta” (come già era allora il socialista, allora, Tremonti, Reviglio’s boys). Tutto lì.
Una conoscenza superficiale, ma simpatica per il Comune retroterra sociale e culturale. Che io sappia, solo Covatta rivendicava allora, nel PSI, le sue origini Cristiano sociali .
Avevamo anche altro in Comune: ambedue rappresentanti socialisti impegnati nei rispettivi ambienti a contrastare, con un certo successo, l’egemonia dei militanti del PCI e della FGCI, con cui ci legava un rapporto leale (da parte nostra, meno da parte loro) di concorrenza. Ma questo non avemmo modo di approfondirlo.
E poi la lotta aperta e dura con i violenti, che allora erano Movimento Studentesco, Lotta Continua (malandrino il Liguori, poi mediaset), autonomia operaia, potere operaio, prima linea prima che entrassero in clandestinità, nel PCC o nelle BR.
Lui scriveva, io a Genova, (non a Milano dove andavo saltuariamente, da sherpa per prendere pubblicazioni e riviste -non c’era internet allora) insieme ai sindacalisti di CGIL e UIL facevo assemblee in fabbrica e in università e in ogni dove, contro la lotta armata. Tanto che il Prof. Midoro mi chiese di tesserarmi per il PCI. Ovviamente…declinai.
Insomma, vissi a Genova il rapimento Sossi, poi l’assassinio di Guido Rossa, un amico sindacalista, e seppi dell’assassinio di Tobagi. Che mi sconvolse più di quello di Guido Rossa.
A Genova si respirava un clima molto violento. Non dico che ce l’aspettassimo, ma quasi. E poi era in fabbrica.
A Milano e nell’ambiente intellettuale non me l’aspettavo proprio.
Questo il mio piccolo e breve ricordo personale: io ero un non violento gandhiano dichiarato. E lui un pacifico riformista cristiano socialista.
Nessuna colpa, nessun motivo per cadere sotto colpi di pistola di fanatici che ancora oggi fatico a ritenere gente del popolo della sinistra.
A noi che venivamo da famiglie modeste sembravano tutti dei borghesotti benestanti con manie rivoluzionarie, egoisti ed egocentrici fuori di testa. O feroci cattolici integralisti, come Curcio e moglie.
Aveva solo 33 anni, Tobagi, quando fu assassinato dalle BR.

E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete.
