Una prima valutazione sulle elezioni di mid-term negli USA

di Peppe Giudice |

Si potrebbe definire una rottura con ultimi dieci anni. Nel senso che l’ondata nera e reazionaria è stata fermata e sconfitta. Da questo punto di vista fa il paio con la vittoria del compagno Lula in Brasile, anche sesi tratta di contesti politici e culturali diversi.

Noi sappiamo che è difficile definire i democrats come un partito di sinistra, secondo gli schemi europei. Nondimeno cresce sempre di più al suo interno una componente socialista iscritta o non iscritta ai DSA, ma omogenea politicamente. Se vogliamo quest’area è quella più vicina al concetto europeo di sinistra. Del resto uno dei leitmotiv della campagna di molti candidati dem, è stata la lotta contro le oligarchie del capitalismo finanziario e delle big-tech, contro le disuguaglianze, le ingiustizie sociali, la difesa dei diritti dei lavoratori, il welfare.

E’ anche importante sottolineare il ritorno del voto degli ispanici ai democratici. Contro il razzismo e il suprematismo anglosassone, e le forme estreme di xenofobia, contro i tagliagole dell’ICE, pretoriani di Trump. C’è probabilmente il profondo rifiuto di un linguaggio da bassifondi (che del resto caratterizza anche l’estrema destra italiana, in nome dell’idiozia del politicamente scorretto.

Negli Usa, come in Brasile, viene sconfitto chi parla alla pancia. Anche prchè, magari anche coloro che votavano per Trump fanno i conti con l’aumento del costo del gasolio, dell’inflazione. Non voglio trarre conclusioni affrettate, ma è anche vero che l’amministrazione Reagan ha aperto la strada all’egemonia del capitalismo neoliberale, che ha toccato anche l’Europa. E certo questo blocco dell’ondata nera e reazionaria può riverberarsi anche in Europa.

Tuittavia la vicenda americana insegna che uno spostamento a sinistra di una parte dei democrats (anche contro coloro che nello stesso partito sono legati all’establishment finanziario) è fondamentale per fermare la destra reazionaria. E anche in Europa che sappia essere non solo nominalmente socialista democratica, potrà trainare questa battalia. Del resto propio i socialisti americani ci spingono a riconsiderare il concettoe la pratica del conflitto di classe, con la Working class forza propulsiva del cambiamento, ed abbandonare ilconcetto populista di un indistinto popolo che combatte contro una indistinta elite.

Sanders spesso va oltre la socialdemocrazia classica, unendo la battagli per il welfare pubblico, con la democrazia economica ed il controllo operaio. Egli rispolvera, riadattandolo, una delle tesi più affascinanti della socialdemocrazia di sinistra in Europea: Il piano Meidner svedese! Che consiste in un trasferimento progressivo di azioni e profitti delle più grandi imprese ad un fondo sovrano gestito dai lavoratori. E determinaare uno spostamento dei rapporti di potere nelle fabbriche. E’ riformismo rivoluzionario!