di Massimo Amadori |
Un tempo pensavo che fosse sbagliata la tattica di entrismo dei socialisti democratici statunitensi dentro il Partito Democratico. Oggi mi sono ricreduto, perché i fatti parlano. L’entrismo ha portato benefici enormi ai DSA e in generale al movimento socialista statunitense, permettendo l’ elezione di decine di socialisti, nei consigli comunali e al congresso. Grazie a questa tattica oggi parlare di socialismo negli States non è più un tabù e anzi gli ideali socialisti sono sostenuti da decine di milioni di persone appartenenti alla classe lavoratrice, in particolare i giovani.
Concetti come la tassazione delle grandi ricchezze, salario minimo, trasporto pubblico gratuito, asili nido comunali gratuiti e la sanità pubblica e gratuita per tutti sono diventati comuni nella politica statunitense. I socialisti democratici hanno ottenuto buoni risultati parlando di cose concrete e radicandosi nei quartieri popolari, fra i giovani e i lavoratori. L’entrismo nel PD statunitense è stato fondamentale. Lo so che è un partito capitalista al pari di quello repubblicano. Ma a differenza del PD in Italia è un partito che permette anche ai candidati che sono contro l’ establishment di candidarsi.
I DSA utilizzano il PD come un mezzo per portare avanti le proprie rivendicazioni socialiste, scontrandosi inevitabilmente con l’establishment capitalistico di quel partito. Spesso e volentieri i candidati socialisti si scontrano non solo con i candidati trumpiani ma anche con quelli dell’ establishment democratico. Certo avere solo due partiti non è il massimo della democrazia e in prospettiva è necessario costruire un movimento socialista democratico di massa indipendente sia dai repubblicani sia dai democratici. Ma attualmente l’ entrismo nel PD statunitense è necessario. Alle prossime elezioni forse sarà concretamente possibile candidare un socialista alla casa bianca.
Potrebbe essere Alexandra Ocasio Cortez a sfidare Trump. Se vincesse sarebbe la prima socialista alla Casa Bianca. Fra l’altro i socialisti democratici statunitensi non sono socialdemocratici moderati ma socialisti democratici radicali. I DSA infatti non propongono una riforma del sistema capitalistico ma un suo superamento, fino all’ autogestione dei mezzi di produzione da parte dei lavoratori. Propongono un socialismo libertario e autogestionario, alternativo tanto al comunismo autoritario di matrice marxista-leninista quanto alla socialdemocrazia riformista.
Forse è per questo che non sono capiti dalla sinistra italiana, divisa fra un centrosinistra completamente asservito al capitalismo e un’ estrema sinistra ideologica e settaria, nostalgica della guerra fredda e del comunismo totalitario. Penso che la sinistra italiana avrebbe solo da imparare dai socialisti democratici statunitensi.

E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete.
