Alleanza per la Costituzione sarà l’incipit per creare una federazione democratico progressista?

di Christian Vannozzi |

Le elezioni politiche sono ormai a meno di un anno di distanza e la forza di opposizione all’attuale Governo cerca di organizzarsi sotto un cartello elettorale che da Campo Largo dovrebbe prendere il nome elettorale di Alleanza per la Costituzione, per far risaltare la grande vittoria ottenuta, proprio a difesa della Costituzione, nel referendum confermativo per la riforma della Giustizia, dove il Governo Meloni ha subito una sonora sconfitta.

Ma questa grande alleanza elettorale, che racchiude Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e Progetto Civica Avanti e Rifondazione Comunista, in attesa di capire che se farà parte anche Matteo Renzi, potrebbe, dopo le elezioni, in caso di vittoria, diventare una vera e propria Federazione di questi partiti?

A oggi rimane il problema del leader di questa Alleanza, che dovrebbe essere uno tra Giuseppe Conte ed Elly Schelin, e verrà ufficializzato con il risultato delle primarie, ma per rendere questa Alleanza davvero stabile e in grado di Governare l’Italia per molto tempo, presentandosi a tutti i livelli elettorali, non sarebbe meglio unire le forze federandole?

Le differenze interne non sono poi tanto inconciliabili, a parte l’incognita Matteo Renzi, che sarebbe il nucleo estraneo in una federazione del genere e quindi potrebbe non prenderne parte, ma gli altri partiti sono poi tanto distanti?

Partendo da Sinistra, tra il programma minimo di Rifondazione Comunista e quello massimo di AVS e 5 Stelle, non c’è una grandissima differenza, e queste forze politiche vanno spesso d’accordo sia in politica interna che esterna, sia in campo sociale che civile. 3 partiti su 5 sarebbero quindi conciliabili, ma che dire di Progetto Civico Avanti, formato da riformisti democratici e socialisti, e il PD?

PD e Progetto Civico sono molto vicini, ma certamente la parte liberaldemocratica del partito differisce dalla maggioranza del partito in campo economico e internazionale. Il grosso della distanza viene infatti rappresentata dalla destra PD, quella formata dai liberaldemocratici nostalgici di Matteo Renzi e capeggiati da Lia Quartapelle, Giorgio Gori, Lorenzo Guerini e Simona Malpezzi.  Chi appartiene a questa area considerata liberal riformista difficilmente accetterebbe questa soluzione e potrebbe abbandonare il partito come hanno fatto esponenti come Pina Picierno. Togliendo questa ala, o convincendola, la Federazione potrebbe essere una cosa tangibile e rafforzerebbe non di poco la possibile alternativa di Governo.

In una federazione, infatti, ogni partito manterrebbe il suo segretario, il suo simbolo e le sue sezioni, ma esprimerebbe anche organi federali e si presenterebbe unito alle tornate politiche. Se si agisse in questo modo, anche in caso di sconfitta elettorale ci sarebbe già una alternativa valida e la costituzione di un Governo ombra con il suo gabinetto, così come avviene nei Paesi dove il bipartitismo ormai è di casa, come il Regno Unito e gli USA. Questo aiuterebbe alla formazione di una opposizione parlamentare unita e a una forza in grado di subentrare se il Governo entrasse in crisi.