di Rino Giuliani |
Per ricordare Fernando Santi non servono i toni retorici della commemorazione o il suo confinamento in un pantheon di lontani, illustri politici e sindacalisti. Santi va ricordato come esempio di come la lotta e l’impegno debbano essere un’attitudine politica da assumere tutti giorni.
Fernando Santi è stato un grande dirigente del Partito Socialista e della CGIL.
Con Lombardi e Codignola si oppose all’unificazione- durata in tutto tre anni- con il PSDI, partito allora diretto da Tanassi. Ne vedeva lo spostamento del PSI, come di fatto avvenne, su posizioni più arretrate rispetto a quelle sulle quali era nato il centrosinistra. Temeva Santi la riduzione del consenso dei lavoratori, delle “masse popolari”, riferimento politico dei socialisti, a fronte di politiche meno incisive del governo cui, ora unificati, avrebbero partecipato socialisti e socialdemocratici.
Fautore di un partito socialista autonomo, forte, unito, Santi si poneva l’obiettivo coerente di un partito forte interlocutore dei lavoratori, in specie mentre veniva producendosi una crisi del modello di sviluppo e dei processi produttivi, effetto della crescita e della modernizzazione in atto, i cui effetti i socialisti volevano governare, con il consenso delle masse popolari, attraverso un ruolo attivo dello Stato, con la programmazione socioeconomica ed i controlli pubblici. Fernando Santi ha contribuito a dare una risposta socialista ai problemi dello sviluppo economico e sociale partendo dal gradualismo e non dai massimi programmi. Santi, che aveva aderito al PSU di Turati, Treves e Matteotti, non era un massimalista.
A fronte dell’attuale profonda crisi delle socialdemocrazie europee che dal fallimento della terza via di Clinton e Blair si sono via via avviate a scelte che hanno allontanato i lavoratori e che ne hanno ridotto il consenso elettorale fino ai risultati dei nostri giorni in Inghilterra e Germania, dovremmo ricordarci tutti che socialismo non è un cappello per qualsivoglia cartello elettorale. Fine del socialismo nelle condizioni storiche date resta sempre quello che Santi e lo stesso Allende indicavano come obiettivo di un partito socialista: le conquiste graduali che gli stessi lavoratori compiono con le lotte che trasformano via via, i rapporti di forza e giungono all’instaurazione di una società autenticamente socialista.
In modo molto significativo appare anche evidente il profondo legame dell’azione e dell’insegnamento di Fernando Santi con i problemi attuali, con le lotte nelle quali oggi è impegnato il sindacato. Un vero riformista del nostro tempo, in una società attraversata da una crisi del modello di sviluppo che ci sta portando verso una economia di guerra, quali valori deve avere come riferimento e come li deve concretizzare? Il “riformismo padano” di Santi esprime valori oggi pienamente validi. Ne cogliamo l’attualità e l’importanza anche nel nostro tempo.
Laddove le lotte sociali e le lotte politiche si intrecciano, il gradualismo è concretezza e precisione degli obiettivi rivendicativi del sindacato, la politica delle riforme integra e sostiene l’azione sindacale, la democrazia nella vita del sindacato è imprescindibile per poter svolgere il suo ruolo autonomo da partiti, istituzioni e padronato. Ai nostri giorni si parla, con qualche enfasi di troppo, dei “gloriosi anni 70” ma si sono persi i contorni di una tradizione storica di lotte politiche e sindacali che hanno avuto ancora un punto alto negli anni ’70.
Il riformismo viene e nasce dalle lotte di classe, cui Santi aveva partecipato nella pianura padana. Una colleganza, la sua, di una intera vita con quella tradizione socialista, riformista, intransigente dura e ostinata nella difesa degli interessi del “proletariato”. Un modo di essere lontano dallo pseudo riformismo al quale non pochi immemori si richiamano senza averne alcun diritto perché riformisti nel senso giusto non sono né possono esserlo. Nel settembre 2025 in una iniziativa della CGIL di Parma cui ho avuto modo di partecipare, la segretaria generale Gattini esprimeva il convincimento che molto del pensiero di Santi seguitava a mostrare la sua validità e fruibilità per l’azione sindacale e che era il momento di evidenziarlo.
Penso che il dibattito delle idee in vista del congresso nazionale CGIL del 2027 di fatto già avviato nelle strutture territoriali intorno ai contenuti del “Programma fondamentale” sia una ottima circostanza per cogliere nella storia della CGIL, da Santi a Lama a Trentin quei punti fermi del sistema di valori e principi che ne hanno definito la sua fisionomia, profilo e natura d’organizzazione sindacale. Certamente la lezione di Fernando Santi per 18 anni segretario generale aggiunto della CGIL aggiornata e rinnovata è parte fondamentale della risposta che va data ai problemi attuali della democrazia costituzionale e dello sviluppo del paese in declino.
La mobilitazione, della CGIL e di tanta parte della società che si esprime nel movimento della “via Maestra”, per cambiare le politiche di governo avverse ai lavoratori, in piedi da oltre due anni, trovano nel pensiero e nella pratica di Santi un punto alto inerente ai valori e al metodo da assumere per cambiare le politiche di governo con l’azione mirata a obiettivi sia specifici che d’interesse generale dei cittadini. Certamente un dato che indebolisce la capacità di cambiare l’ordine delle cose è la mancanza di quell’unità sindacale nella quale Santi e la CGIL hanno creduto e per la quale, per un lungo tempo, la CGIL si è impegnata.
Luciano Lama nell’ultimo saluto a Fernando Santi ebbe modo di dire:” Vogliamo assumere un impegno davanti a lui, quello di portare avanti le grandi battaglie sindacali e insieme quello di far maturare, fino al suo compimento, il processo dell’unità sindacale”. A quella unità di CGIL CISL UIL si devono gli importanti avanzamenti dei lavoratori sul piano contrattuale e su la ferma difesa della democrazia che tanti ricordano.
Se si vuole perseguire un altro modello di sviluppo ed un altro modello di società un percorso per l’unità sindacale va assunto come un obiettivo primario, pur nella consapevolezza che le attuali circostanze non ne favoriscono la realizzazione a breve.
Pubblicato su: Mondoperaio Ottobre 2026

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