di Christian Vannozzi
Cause di un conflitto parte II
Nell’ormai lontanissimo 2001 l’Ucraina, assieme ad altre repubbliche ex sovietiche Georgia, Azerbaigian e Moldavia, diede vita a una sorta di associazione sovrastatale che prese il nome di GUAM, acronimo degli Stati che lo costituirono. Questa organizzazione serviva per avvicinare alle potenze occidentali tali Paesi che avevano iniziato a manifestare l’intenzione di svincolarsi dalla Federazione Russa dal punto di vista diplomatico ed economico. Si trattava di una rottura storico-politica rilevante che avrebbe potuto scatenare uan reazione non solo della Russia ma anche dei movimenti filo russi all’interno di ogni singolo Stato.
All’epoca esistava ancora la CIS, ovvero la Comunità degli Stati Indipendenti che non era altro che una nuova rappresentazione sovrastatale dell’URSS, non più comunista ma aperta al libero mercato. Il controllo che esercitava la Russia a livello di diplomazia internazionale, nonché militare, era però evidente e questo non faceva che generare malumori all’interno delle nuove democrazie liberali che si stavano sviluppando.
Come già ricordato, altro motivo del contendere, poteva essere considerata la Crimea, dove c’era una sorta di comproprietà all’utilizzo del porto di Sebastopoli. La Russia teneva, inoltre, anche un contingente militare nella zona per ogni evenienza, specialmente nel porto, secondo il Patto Charkiv, il tutto era tenuto in gran segreto e la popolazione non ne sapeva nulla. In totale in Crimea c’erano 25 mila soldati della Federazione Russa, con funzioni di controllo e polizia militare, forza armata di tutto rispetto in una piccola regione di confine.
Tale contingente armato doveva essere però ritirato, per rientrare in Russia, secondo degli accordi sottoscritti, tra i due Paesi, nel 1997. Tale smobilitazione non fu mai attuata dalla Federazione Russa che rimandò sempre le procedure di rientro del proprio contingente.
Il 21 aprile 2010 il presidente ucraino Viktor Janukovyč, convinto filorusso, estese la concessione delle aree militari alla Russia al 2042, in cambio di una fornitura di Gas. Lo scambia poteva sembrare conveniente per entrambi, potendo la Russia contare sulla militarizzazione della Crimea e sull’utilizzo del Mar Nero per la propria flotta, cosa che rendeva l’Ucraina totalmente alla mercè delle forze armate russe. La popolazione ucraina poteva però contare su una fornitura di GAS, essenziale per l’inverno, a prezzi ridotti. Tutti sembravano essere contenti ma nessuno dà nulla in cambio di nulla e spesso, in un trattato, una parte può essere nascostamente più avvantaggiata dell’altra.
La Costituzione ucraina era però totalmente in disaccordo sulla presenza di ingenti truppe militari straniere sul proprio territorio, in pratica la legge fondamentale del Paese era stata violentata per aver in cambio GAS russo. Ricordiamo inoltre che l’annessione sostanziale, anche se non formale, della Crimea alla Russia nel 2014, fu molto semplice grazie al contingente armato russo e alla flotta già presenti in loco. Inoltre il referendum poteva ben essere viziato da tale forza armata, che rendeva i cittadini della regione totalmente inermi di fronte alla potenza russa.

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