Solidarietà alla classe lavoratrice francese

di Massimo Amadori |

Solidarietà alla classe lavoratrice francese in lotta per i salari, contro il caro vita, per le pensioni, la sanità pubblica, l’istruzione e i diritti sociali. Ancora una volta la classe lavoratrice francese ci indica la via giusta, quella della rivolta sociale. Studenti e lavoratori uniti possono vincere e conquistare diritti per tutti. Non è retorica, è un dato di fatto. Lasciamo pure che l’estremo centro neoliberista di Macron e l’estrema destra neoliberista della Le Pen si scandalizzino per la ripresa del conflitto sociale e della lotta di classe.

Lasciamo pure che liberisti e fascisti criminalizzino i compagni della France Insoummise, il principale partito della sinistra socialista e radicale francese, “colpevole” di sostenere le giuste proteste degli studenti e dei lavoratori. Lasciamo pure che gridino alla violenza di piazza, proprio loro che difendono un sistema capitalistico fondato interamente sulla guerra, sul razzismo e sulla violenza più brutale contro i più deboli e contro i lavoratori. La rabbia della gioventù francese è totalmente giustificata, perché ci stanno rubando il futuro.

Una menzione particolare merita l’italiano medio, che si esalta quando i francesi scioperano e manifestano per i loro diritti. In Italia però per molto meno lo stesso italiano medio chiede la repressione, i manganelli e la galera per i manifestanti, le terribili “zecche rosse” che devastano le nostre città. Perché va bene manifestare per le pensioni, i salari, la scuola e la sanità pubblica in Francia, ma guai a farlo in Italia. Ste “zecche” che bloccano il traffico! Per l’italiano medio le rivoluzioni vanno bene, a patto che siano lontane dall’Italia. Del resto i francesi hanno avuto la rivoluzione del 1789, Robespierre, le barricate del 1848, la Comune di Parigi del 1871 e la rivoluzione del maggio 1968.

In Italia invece non abbiamo mai avuto rivoluzioni sociali, ma il fascismo, Mussolini e le leggi razziali. In Italia invece di lottare per i nostri diritti ce la prendiamo con gli immigrati e preferiamo il razzismo e la guerra fra poveri alla lotta di classe contro i padroni, i governi e gli oligarchi. Per questo abbiamo fra i salari più bassi in Europa e andiamo in pensione dopo i 67 anni. Fare come in Francia!