Il rumore assordante del silenzio. A tre anni dalla scomparsa del compagno Michele Achilli

di Fabio Cannizzaro |

Sono passati esattamente tre anni da quel 4 agosto 2023, il giorno in cui ci ha lasciato Michele Achilli .
Mi attendevo, in questi giorni, una qualche forma di ricordo, un gesto di cortesia politica, una riflessione pubblica degna dell’uomo, del compagno.
Eppure, guardandomi intorno, la domanda sorge spontanea: mi è forse sfuggito qualcosa?

Oppure è stata la solita, spietata canicola estiva a far passare sotto silenzio l’anniversario della scomparsa di una figura che non è stata affatto accessoria o secondaria nella storia del socialismo italiano?

Parliamo di una figura centrale in quella che fu la sinistra del PSI (quello vero, per intenderci), di un intellettuale e urbanista che ha dedicato la vita alle riforme di struttura e alla giustizia sociale. Un uomo che ha incarnato l’anima più coriacea e critica del suo partito, capace di coerenza e di coraggio, che seppe resistere all’onda montante e pervasiva del craxismo (cosa diversa da Craxi) quando significava andare controcorrente e pronunciare dei “no” netti, a costo di rimanere in solitaria minoranza.

Ma il silenzio in questi giorni d’anniversario palesa un’evidente rimozione. Che riguarda anche il suo personale, ultimo approdo politico, il PD.

Oggi il Partito Democratico non sembra aver intenzione di ricordarlo. Forse perché non ha alcuna intenzione di interrogarsi sull’eredità culturale e politica di un socialista autentico che ha scelto di accompagnare le trasformazioni del centrosinistra portando con sé la schiena dritta di chi non ha mai ridotto la politica a mero posizionamento.

Il silenzio su Achilli non è solo una distrazione da ferie agostane. È il sintomo di una politica e di una narrazione mediatica che hanno smarrito la memoria e, con essa, la capacità di progettare il futuro a partire dalle proprie radici migliori.

Che questo anniversario non scivoli via nell’indifferenza.
Ricordare Michele Achilli oggi non è un esercizio di nostalgia ma un atto di resistenza culturale e di onestà intellettuale.