Il marxismo libertario di Martinet e Lombardi ancora oggi è attuale

di Massimo Amadori |

I socialisti della prima metà del ‘900 che preferisco sono senza dubbio Giacomo Matteotti e Rosa Luxemburg, perché malgrado le differenze pensavano che il socialismo dovesse sempre andare di passo con la libertà e la democrazia. Inoltre furono antimilitaristi coerenti e si opposero al riarmo e alla guerra senza se e senza ma. Per questo li trovo particolarmente attuali. Entrambi furono vittime della violenza statale, Matteotti assassinato dai fascisti e Rosa Luxemburg dai corpi franchi, con la complicità della destra socialdemocratica di Ebert e Noske.

Entrambi hanno criticato sia l’ autoritarismo leninista sia il moderatismo e l’opportunismo dei riformisti socialdemocratici. Per quanto riguarda invece il secondo novecento i più grandi socialisti a mio avviso furono Gilles Martinet e Riccardo Lombardi. Il primo fu un socialista francese, fra i fondatori del PSU, un partito socialista democratico di sinistra. Sosteneva un socialismo libertario e autogestionario, da attuarsi dal basso e sempre in forme democratiche. Fu il teorico del “riformismo rivoluzionario”, che tramite riforme di struttura intendeva superare il capitalismo e lo Stato borghese. Sosteneva che lo Stato dovesse pianificare le politiche economiche generali, ma che le decisioni concrete dovessero spettare alle assemblee locali basate sulla democrazia diretta, alle Comuni, ai consigli di fabbrica e di quartiere.

Dal basso verso l’alto. Rigettava completamente lo statalismo comunista e socialdemocratico, poiché lo statalismo genera solo burocrazia. In particolare criticava il comunismo sovietico, in quanto capitalismo di Stato. Per Martinet era fondamentale democratizzare l’ economia e l’ intera produzione, con forme di autogestione democratica. Sosteneva la democrazia diretta e l’autogoverno, convinto che il socialismo significasse anche il trasferimento dei poteri dallo Stato centralizzato alla società civile e ai lavoratori, socializzando non solo la ricchezza ma anche il potere.

Riccardo Lombardi, della sinistra del PSI, aveva idee molto simili a quelle di Martinet e assieme a Lelio Basso fu il più grande socialista di sinistra in Italia. Il socialismo autogestionario, democratico e libertario di Martinet e Lombardi è alternativo tanto al comunismo totalitario quanto alla socialdemocrazia. Ha numerosi punti di contatto con l’anarchismo, ma non condivide l’utopia anarchica di abolizione totale e immediata dello Stato, puntando piuttosto e ridimensionare il suo potere e a metterlo sotto il controllo democratico della società civile.

Il marxismo libertario di Martinet e Lombardi è attuale ancora oggi e rappresenta una valida alternativa al capitalismo oligarchico. Coloro che hanno appreso meglio la lezione di questi giganti del socialismo democratico di sinistra sono i compagni dei DSA negli States. In Italia invece la sinistra è divisa fra il moderatismo filo-capitalista del PD e l’ estremismo inconcludente e settario dei partitini marxisti-leninisti. Sarebbe ora che anche la sinistra italiana riscoprisse il socialismo libertario, proiettandosi nel ventunesimo secolo.