La rivoluzione ungherese del 1956, non fu anticomunista. Fu una rivoluzione operaia, socialista e libertaria contro lo stalinismo

di Peppe Giudice |

Ci sono 69 anni che ci separano dalla rivoluzione ungherese del 1956. Su cui qualche personaggio improbabile come Velardi direttore de Il Riformista -cosa abbiamo fatto di male per meritarcelo- specula presentandola per quella che non fu assolutamente: una rivolta anticomunista, liberale, per il ritorno del capitalismo.

NO! Gli operai e gli studenti di Budapest si ribellarono al terribile ed oppressivo regime stalinista, in nome di un socialismo autentico, democratico e libertario, fondato sulla creazione dei consigli operai e di forme avanzata di democrazia. Gli operai abbatterono la statua di Stalin a Budapest per sottolineare la totale estraneità del dittatore georgiano ai valori del socialismo. Non fu anticominista perchè il presidente del nuovo governo democratico fu il comunista Imre Nagy (poi impiccato dai sovietici), e non solo non lo fu per i suoi obbiettivi.

Riccardo Lombardi, in parlamento sintetizzò bene la posizione assunta dai socialisti : https://fondazionenenni.blog/2016/05/12/lombardi-e-lungheria-socialismo-e-liberta/. Budapest segnò la fine del patto di Unità d’Azione tra PSI e PCI. La posizione di Nenni, Lombardi, Basso a supporto della rivoluzione, fu in radicale contrasto con quella di Togliatti che si schierò senza alcun dubbio dalla parte dei carri armati sovietici e della sanguinosa repressione. E smascherò definitivamente la natura antioperaia ed antisocialista dell’Urss.

Del resto Di Vittorio, nel PCI, assunse la stessa posizione di Nenni e Lombardi. Non voglio diffondermi più di tanto. Togliatti fu uno stalinista, lo è sempre stato, sia pur rappresentando una sua variante occidentale. Il problema è che la sinistra italiana, e parlo di quella di matrice comunista, non ha mai definitivamente chiarito se sta dalla parte di Lombardi o di Togliatti. Non è qualcosa che riguarda fatti di 70 anni fa, ma una precisa forma mentis. Anche da parte di chi certamente ha fatto , e da molto tempo, una chiara scelta democratica, ma non vuole abbandonare l’ermeneutica della continuità come la Chiesa Cattolica versione Ratzinger. Comunque è utile leggere le sagge parole di Riccardo Lombardi.

Visualizzazioni: 4