di Peppe Giudice |
Per completare il discorso precedente, riguardo, la frattura che a aprì a sinistra, tra PCI e PSI, in occasione dei fatti di Ungheria. Credo sia utile concentrarsi sul rapporto tra due protagonisti di quell’acceso confronto, che poi sancì la definitiva fine del Fronte Popolare, con le conseguenze che seguirono. E Togliatti e Lombardi rappresentano certo due paradigmi diversi nell’interpretare quegli avvenimenti.
Indubbiamente Togliatti fu una grande figura politica che ha certo segnato un pezzo importante delle vicende della sinistra italiana. Ma certamente fu uno stalinista, fin dal primo momento, e stalinista rimase fino alla fine. Credo che egli contestasse gli aspetti più brutali e sanguinari del despota georgiano. Ma ne condivideva il sistema, cercando di occidentalizzarlo ed adattarlo a condizioni molto diverse da quelle dell’Unione Sovietica.
Riccardo Lombardi fu ingiustamente accusato di confondere lo stalinismo con il comunismo in generale. Falso! Il suo ragionamento si rivolgeva al socialismo reale, che si è sempre retto sul paradigma staliniano, nelle sue diverse espressioni. Riccardo Lombardi, nelle sue riflessioni sui risultati del XX Congresso del PCUS (dove Krusciov denunziò i crimini di Stalin) rilevò come la critica krusciovana fosse superficiale, basata sulla critica al “culto della personalità” o su una “gestione illegittima” del modello creato dai bolscevichi. Insomma lo stalinismo non era un cancro nato da un corpo sano, ma era il frutto di elementi strutturali consolidati.
Con Krusciov spariscono solo gli aspetti più violenti e criminali, ma resta un sistema profondamente antidemocratico, l’oppressione di classe della nomenclatura sull’intera società e sui lavoratori, l’assenza di libertà. Resta un sistema di relazioni semicoloniali con i paesi satelliti (i fatti di Berlino Est, Poznan, Budapest e Praga qui si inquadrano). Certamente l’Urss ha svolto un ruolo di contrappeso rispetto all’imperialismo americano. Ma nella logica dei blocchi e della rigida delimitazione delle aree di influenza. Gli Stati Uniti avevano il pieno controllo dell’America Latina, di parti importanti dell’Asia. L’Urss -anche se dovette scontrare il divorzio con la Cina- il dominio su metà Europa, e lo scontro con gli USA si svolge in aree allora marginali come parti dell’Africa, del sud-est asiatico, ma sempre evitando scontri frontali.
Comunque il tema ha bisogno di ulteriori approfondimenti per cui non c’è spazio. Tornando al cuore del nostro ragionamento, non è oggi possibile portare una critica fino in fondo allo stalinismo se non coinvolgendo il bolscevismo stesso. Sia pur convinto che non c’è alcun automatismo tra i due, non sono convincenti le tesi di coloro che sostengono la tesi di uno “stato operaio degenerato” (Trotzky). In pratica l’occupazione del partito da parte di una burocrazia pervasiva che è stata la base su cui si è imposto Stalin ed ha esercitato il suo terrbile potere. Lenin era conscio dell’esistenza di questa burocrazia e spronava a mettere nei posti giusti “comunisti irreprensibili”. Una tesi estremamente volontaristica ed idealista (anti-marxiana). In verità lo sviluppo del sistema burocratico è frutto della mancanza di democrazia e del libero confronto di opinioni. Frutto del potere assoluto del partito e della liquidazione di ogni forma di dialettica. Come previde Rosa Luxembur ed anche Martov. Il dibattito è aperto!
