APPELLO PER LA RINASCITA DEL SOCIALISMO IN ITALIA

La scomparsa del socialismo organizzato non ha cancellato la presenza dei socialisti nella vita italiana. L’idea che è in noi è ben viva, le nostre radici sono profonde e non siamo stati costretti, nonostante attacchi durissimi a reciderle. Le nostre abbazie, le Fondazioni storiche del socialismo italiano, hanno saputo preservare quel grande patrimonio di Cultura e Storia che ha traversato il XX secolo.

Oggi troviamo compagne e compagni, perché noi abbiamo il privilegio di poterci ancora chiamare come coloro che condividono il pane (cum panis), che militano in formazioni di centro-sinistra, in circoli socialisti indipendenti, in associazioni politico-culturali; talora le varie presenze si raccolgono in coordinamenti presenti sul territorio, modello di cui il Gruppo di Volpedo è stato antesignano,  ma sono nettamente prevalenti i compagni senza tessera alcuna che continuano a rivendicare le ragioni del socialismo e lamentano la mancanza di una sinistra italiana capace di promuovere autonomamente rappresentanza e iniziativa.

Si registra, in questa diaspora, molta trasversalità ma anche l’intrecciarsi di un dialogo che tenta di far maturare la comune esigenza di ricostruire una soggettività politica, un’esigenza profonda di ritornare a presentarsi nella lotta politica italiana come Movimento che fa del Socialismo la propria chiara identità, esigenza tanto più necessaria in un momento di grave crisi della Democrazia Parlamentare e Repubblicana.

L’Italia ha bisogno di giustizia, di democrazia e di ripresa di una lotta mirata a salvaguardia dei meno abbienti, per cambiare il corso di una politica che sinora ha fatto pagare solo ai ceti medi ed alle classi più povere i costi della crisi dovuta al liberismo finanziario.

Occorre rilanciare invece una politica per il lavoro che prefiguri garanzie concrete per le giovani generazioni di avere un futuro di vita degno di essere vissuto.

Gli interessi sociali di rappresentati storicamente dal Socialismo non sono oggi rappresentati da nessuno.

La nostra democrazia distrutta dall’inadeguatezza della classe politica del post-tangentopoli, ferita nel profondo da vent’anni di berlusconismo cui sono state contrapposte risposte deboli, nuoviste, improvvisate e che hanno destrutturato le basi stesse della coesione sociale.

Siamo consapevoli che l’idea che il movimento operaio sia “classe generale “ è un concetto superato, la disgregazione della struttura produttiva basata sulle Grandi Industrie ha modificato, come ci insegnò Paolo Sylos Labini, in profondità la struttura sociale, ma un Movimento Socialista non può non farsi carico esplicitamente degli interessi di “coloro che fanno del lavoro la propria ragione di vita”.

Le soluzioni tecnicistiche non possono dare un futuro, degno dei nostri principi Costituzionali, ai bisogni dei cittadini, possono solo offrire assurdi sacrifici pagati dai cittadini, ed anche soluzioni governative come quelle in atto che, per quanto sembrino rappresentare gli interessi “del popolo”, non presentano nessuno dei requisiti necessari per un’opera di ricostruzione vera, anche al fine di riconferire alla democrazia repubblicana quel concetto di “solidarietà sociale” che le è insito.

Il socialismo, disperso e diffuso, di fronte a questo quadro drammatico deve battere un colpo;  divenire un pensiero autonomo ed alternativo al pensiero dominante e reimpostare una scommessa sui tempi medi della nostra storia nazionale.

– La Questione Socialista non può essere affrontata, né tantomeno risolta, da altri soggetti, proprio perché essi sono “altro”;

– anche una soluzione indotta dall’esterno del suo proprio luogo storico non è in grado di ridare prospettiva e concretezza alla domanda che il socialismo, e la sinistra italiana, hanno oggi all’ordine del giorno;

– difficilmente può risolversi con una generica adesione al Partito del Socialismo Europeo, riferimento più di connotazione che non di reale iniziativa politica;

Occorre reimmettere il socialismo, con i suoi ideali storici e con precise proposte politiche per muoversi nella crisi del presente, sui binari ricostruttivi di un percorso difficile, incerto, ma l’unico che possa essere percorso per riconsegnare alle future generazioni un Paese giusto, libero e solidale.

I Socialisti, ovunque essi siano oggi, debbono prendere forza e modello da un’esperienza che per 40 anni ha segnato la storia di un grande partito, occorre una Epinay italiana che chiami a raccolta, in forma libera, autonoma, con pari dignità, ma chiara ed organizzativamente identificabile, tutte le energie socialiste che  sentono la necessità, la bellezza, e pure il sacrificio, di lanciare questa sfida; in primo luogo a se stessi per una nuova militanza che, nel nome del socialismo, agisca quale fattore propulsivo per tutta la sinistra, anch’essa da ricomporre e riorganizzare: culturalmente, socialmente e politicamente.

Noi oggi, lanciamo un appello accorato a tutti quei compagni che, dispersi, a disagio in altre organizzazioni, disillusi dalle esperienze passate, ovunque essi siano, perché scendano di nuovo in campo in un tentativo che renda onore, ruolo e soggettività al socialismo italiano.

Per questo motivi abbiamo costituito tra vari circoli socialisti, che in questi anni, con passione e dignità, hanno tenuto accesa la speranza per una rinascita del socialismo democratico in Italia, una nuova organizzazione nazionale: la Rete dei Circoli Socialisti per il SOCIALISMO nel XXI secolo.

Questo appello non è però una chiamata reducistica. L’essere socialisti oggi non significa necessariamente esserlo stato ieri, è un appello, quindi, rivolto anche e soprattutto ai giovani, a coloro che provengono da altra esperienza del Movimento Operaio e a chi inconsapevolmente è socialista oggi, affinché si riapra la stagione della speranza per tornare protagonisti del proprio futuro.  

Ai giovani, oggi annichiliti da una crisi che appare senza speranza, facciamo appello perché tornino a credere che, nel nome della giustizia sociale, della libertà, dei diritti, le cose si possono cambiare per rendere il mondo migliore e per costruire un avvenire di donne e uomini liberi ed eguali.

Nelle pagine che seguiranno, offriamo come base per la discussione, a questi giovani ed a tutti coloro che saranno interessati e disponibili a ricostruire con noi una Rete Unitaria ed Autonoma del Socialismo Italiano, un Programma Minimo che Socialismo XXI ha elaborato nella sua Conferenza Programmatica che si è tenuta a Rimini il 9 e 10 febbraio 2019.

Non vuole essere una “summa ideologica”, i socialisti hanno grandi ideali, ma non sarebbe da socialisti ragionare di verità indiscutibili, ma solo una base per la discussione che ci dovrà portare verso Genova 2020, la Epinay del Socialismo Italiano.