EUROPA TRA ORTODOSSIA E SOVRANISMO

di Franco Astengo

Mancano molti mesi alle elezioni europee del 2019 ma lo schema sembra pronto: “ortodossi” versus “sovranisti”.

“Ortodossi” che l’ineffabile direzione di “Repubblica” (sempre più giornale/partito) sta raccogliendo attorno al cosiddetto “appello Cacciari” tentando, da un lato, di raccordare tenendo assieme ciò che rimane del PD dirigendolo verso una dimensione sovranazionale della quale dovrebbe risultare capofila “En Marche”.

Obiettivo su questo versante non solo quello del collegamento con l’ultrà liberista presidente francese ma anche quello di riproporre una base per un centro – sinistra italiano.

L’altro obiettivo che si sta perseguendo, non solo sulla base dell’appello di Cacciari tanto è vero che in questo senso sono già apparsi diversi articoli sul “Manifesto”, è quello di incunearsi nell’alleanza di governo cercando la divisione tra i due attuali partner.

Infatti, si stanno moltiplicando anche gli interventi per far sì che gli epigoni del “centro sinistra” italiano si peritino di “far politica” operando allo scopo di impedire una saldatura definitiva tra il M5S e la Lega.

Lega che naturalmente rappresenterà il perno dell’alleanza sovranista i cui interlocutori europei sono ben noti: dal gruppo di Visegrad al Rassemblement National francese (nuova denominazione del Front National, cambiamento dovuto a questioni finanziarie, come del resto era già avvenuto anche in Italia da Lega Nord a Lega “tout court”). Uno schieramento fondato sull’intolleranza, l’odio, la prepotenza del potere.

Appare evidente come tra questi due schieramenti si ravveda un vuoto politico enorme posto sia sul piano della concezione dell’Unione Europea così come questa deve essere posta in discussione alla luce delle drammatiche esperienze accumulate nel corso degli anni, sia sul piano dell’esplosione di nuove e antiche contraddizioni sociali sulle quali non è il caso di soffermarsi nel senso del compilare una sorta di “lista della spesa” che tutti conosciamo a memoria.

Un vuoto che si potrebbe definire, con antica terminologia, di “sinistra d’opposizione e d’alternativa”.

Opposizione per quel che riguarda l’Europa e l’Italia.

Alternativa da offrire sia in dimensione politica sia a livello di visione di società.

Il tutto a dimensione sia europea, sia nazionale: tenuto conto del determinarsi delle condizioni di arresto della cosiddetta “globalizzazione”, sia del contrasto che emerge nel processo di cessione di sovranità dello “Stato – Nazione” che sicuramente si è decelerato rispetto alle previsioni che si erano sviluppate tempo addietro.

Scritto questo, soltanto come schema, e ricordando la difficoltà che stanno incontrando in Italia le prospettive stesse di costruzione di adeguate soggettività politiche, sia nell’ambito di quella che è stata la tradizione della sinistra italiana, sia nello spazio di nuove soggettività di stampo diciamo così “movimentista” arrivo al punto.

Emerge, tra questi potenziali soggetti presenti nella sinistra italiana (alcuni “in fieri”, altri che si direbbero “al tramonto” ma che intendono resistere) una faglia, anche questa antica e fondata sulla questione del “governo”.

Frattura che si colloca tra ciò che rimane dell’Internazionale socialista dopo lo snaturamento subito con l’accostamento del PD (area che potrebbe essere rilanciata dalle esperienze di governo in Spagna e Portogallo), la Sinistra Europea che fa capo al governo greco di Tsipras e l’area del cosiddetto “documento di Lisbona” firmato da Jean-Luc Mélenchon (France Insoumise), Pablo Iglesias (Podemos) e Catarina Martins (Bloco de Esquerda) e che si propone una “rivoluzione democratica in Europa”.

Senza voler dimostrare alcuna vocazione forzatamente unitaria, anzi rendendosi ben conto delle diversità e delle differenze, dovrebbe però essere possibile realizzare – almeno – un confronto di merito fra i rappresentanti dei soggetti interessati, in Italia, a questi progetti per poi tentare di proiettare un’eventuale proposta comune a livello europeo.

Svolgo come esempio un richiamo a ciò che era accaduto in previsione delle ultime elezioni politiche in Italia con la vicenda del cosiddetto “Brancaccio”, dal quale sortirono però divisioni esiziali dalle quali sortirono comunque tentativi coraggiosi (sia pure non premiati dall’elettorato) come quello di “Potere al Popolo”.

Divisioni che hanno pesato tantissimo sull’esito elettorale del 4 marzo scorso ma che possono essere superate innovando finalmente il bagaglio culturale e politico di ciascuno e soprattutto eliminando retaggi del passato che si sono dimostrati vere e proprie zavorre (l’idea di ricostituzione del centro sinistra “in primis”).

Intendendoci bene sotto quest’aspetto: si tratta di aver ben presente la parzialità di ciascun possibile interlocutore.

Serve un mix ben elaborato di iniziativa dal basso e di proposta da parte dei soggetti organizzati già in campo con l’obiettivo di realizzare una sintesi (non un cartello elettorale) posta sul piano progettuale sia al riguardo dell’alternativa europea, dell’opposizione al feroce governo delle contraddizioni sociali in atto, della costruzione di una soggettività politica adeguata in grado di disporre della sufficiente massa critica utile per affrontare il dato umiliante di un eccesso di frammentazione di cui stiamo soffrendo ormai da tempo.

Prima di tutto quindi servirebbe realizzare un incontro puntando all’elaborazione di un progetto e non semplicemente di un rassemblement (quello c’è già a destra).

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