di Ferdinando Leonzio |
Sappiamo anche di poter contare sui nostri compagni di lavoro […], perché la battaglia in cui siamo impegnati è la loro battaglia, il socialismo che vogliamo costruire nella Repubblica del Mali è il loro socialismo, e il loro posto è stato e rimane in prima linea tra le forze popolari del nostro Paese, per completare la costruzione socialista del nostro Paese. (Modibo Keita)
Sul finire dell´Ottocento, il Territorio dell´attuale Repubblica del Mali[1] faceva parte della federazione coloniale dell´Africa Occidentale Francese (AOF)[2]. Esso raggiunse l´indipendenza dopo una lunga lotta che vide protagonista Modibo Keita.
Egli nacque il 4 giugno 1915 nella colonia del Sudan francese (oggi Mali), nel villaggio di Bamako-Coura, nella periferia della capitale Bamako, da Daba Keita e Fatoumata Camara, una famiglia islamica di alto lignaggio, che rivendicava la sua discendenza dalla dinastia Keita che nel medioevo a lungo aveva governato l´impero del Mali[3].
Dopo aver conseguito l´istruzione di base e quella liceale a Bamako (1925-33), si iscrisse alla Scuola Superiore di Formazione Magistrale William Ponty di Dakar (Senegal) ove si laureó col massimo dei voti. Dal 1938 insegnó dapprima in scuole di campagna e poi nelle scuole superiori di importanti cittá maliane quali Bamako, Sikasso e Timbuktú.
Aveva intanto acquisito una solida coscienza nazionale e una gran voglia di indipendenza; nel periodo del Fronte Popolare francese[4] conobbe anche le idee del socialismo.
La sua prima importante uscita pubblica fu la fondazione, assieme a Ouezzin Coulibaly[5], del sindacato Unione degli Insegnanti dell’Africa Occidentale Francese, che si batteva per stipendi piú alti e migliori condizioni di lavoro e il cui motto era: Uguaglianza con i bianchi.
Nel 1943 Keita fondó una rivista anticolonialista (L’occhio del Kénédougou[6]). Nel 1946, a causa delle posizioni radicali espresse nella rivista, successivamente, ed essendo considerato un pericoloso oppositore del regime coloniale per il suo attivismo politico-sindacale, dovette farsi tre settimane di carcere alla Santé di Parigi.
Comunque quell’esperienza editoriale segnò l’inizio del suo impegno politico. Da allora divenne, infatti, un attivo combattente per l´indipendenza dell´Africa.
Da una conferenza tenutasi a Bamako dal 18 al 21 ottobre 1946, per iniziativa del sindacalista e politico ivoriano Félix Houphouët-Boign[7], a cui parteciparono 800 delegati, fra cui molti leader indipendentisti dell´AOF, scaturí la formazione del Raggruppamento Democratico Africano (RDA), un partito transnazionale, con simbolo un elefante[8], di orientamento anticolonialista e panafricanista, in un primo tempo vicino al Partito Comunista Francese (PCF), ma che poi, nell´Assemblea Nazionale francese, finirá per aderire al gruppo dell´Unione Democratica e Socialista della Resistenza (UDSR), di orientamento liberalsocialista.
L´RDA era in realtá una coalizione interterritoriale dei partiti politici anticoloniali dei singoli territori dell´AOF e dell´Africa Equatoriale, che aggiungevano al loro proprio nome quello dell´RDA[9].Per quanto riguarda il Sudan Francese, il 22 ottobre 1946 un congresso sancí la costituzione dell’Unione Sudanese-Raggruppamento
Democratico Africano (US-RDA)[10], con presidente Mamadou Konaté (1897-1956)[11] e segretario generale Modibo Keita. L’US-RDA ovviamente dell’RDA, oltre la sigla, recepì anche il simbolo. Modibo Keita nel 1948 fu eletto Consigliere Generale nell´Assemblea territoriale del Sudan francese, e sarà riconfermato nel 1956[12] e nel 1957.
Il 26 novembre 1956 fu eletto anche sindaco di Bamako e deputato all´Assemblea Nazionale francese, dove ricoprí la carica di vicepresidente. Secondo la Costituzione francese, infatti, un certo numero di seggi era riservato ai Territori d´Oltremare. La lista dell´UDSR-RDA aveva ottenuto il 3,2 % e 19 deputati su 593.
Le elezioni del 31 marzo 1957 per l´Assemblea territoriale del Sudan Francese, le prime nel territorio a suffragio universale[13], registrarono una netta vittoria dell´Unione Sudanese-Raggruppamento Democratico Africano (di cui Keita era segretario), che ottenne il 62,14 % e 57/70 seggi[14].
Il 24 agosto 1958 il generale Charles De Gaulle, tornato alla direzione del governo francese nel giugno precedente, lanció l´idea di una nuova Comunitá Francese, per venire incontro alle istanze di piena autonomia e di indipendenza che pressantemente venivano dai territori dell´Africa nera, ma cercando peró di mantenere con essi dei forti vincoli costituzionali in alcune materie (difesa, politica estera, comunicazioni, etc.), da affidare agli organi della Comunitá stessa.
La partecipazione iniziale alla Comunitá sarebbe stata del tutto volontaria, mentre era fatta salva la possibilitá di uscirne per chi vi avesse giá aderito. Col referendum del 28 settembre 1958, la nuova Costituzione che dava vita alla V Repubblica Francese e che comprendeva le norme sulla istituenda Comunitá Francese, fu approvata a larga maggioranza. Tutti i Territori francesi d´oltremare votarono a favore dell´autonomia all´interno della Comunitá Francese[15], tranne la Guinea, che scelse l’indipendenza immediata[16].
Il Sudan francese fu dunque costituito il 24 novembre 1958 e ribattezzato Repubblica Sudanese, una repubblica autonoma all´interno della Comunitá Francese. Il 17 gennaio 1959 un’Assemblea Costituente, formata dai rappresentanti della Repubblica Sudanese e da quelli del Senegal[17], approvó il progetto di Costituzione di una Federazione da formarsi tra loro, all´insegna del motto un popolo, uno scopo, una fede.
Le elezioni del marzo 1959 furono un trionfo per i fautori della Federazione: nella Repubblica Sudanese l´US-RDA di Keita, col 75,84 % dei voti ottenne tutti gli 80 seggi in palio[18] e Keita ne divenne Presidente; anche l´Unione Progressista Senegalese (UPS) di Léopold Senghor risultò vincitrice con l´81 % dei voti, ottenendo tutti gli 80 seggi nell´Assemblea territoriale del Senegal[19].
Successivamente le due assemblee espressero la volontá di unirsi in una Federazione. Inoltre, a sostegno di tale Federazione fu creato un nuovo partito comprensivo dei due partiti maggioritari nella Repubblica Sudanese (US-RDA di Keita) e nel Senegal (UPS di Senghor): il Partito della Federazione Africana (PFA), con presidente Leopold Senghor.
Il 4 aprile successivo, nel corso della assemblea federale, la Repubblica Sudanese e il Senegal si unirono, proclamando la Federazione del Mali, con capitale Dakar; il 20 luglio 1960 l’Assemblea Costituente elesse Mobido Keita Primo ministro e il senegalese Mamadou Dia (1910-2009) suo vice e Ministro della Difesa.
Con le seguenti parole Keita riassunse le sue piú alte aspirazioni:
il raggiungimento dell’unità e dell’indipendenza africana, la costruzione di una grande nazione africana fiera della sua libertà e della sua prosperità, associata alla Francia e che, nutrita dall’umanesimo francese e riabilitando l’umanesimo africano, permetterà l’influenza irresistibile della cultura nera africana.
Ben presto, peró, sorsero nella Federazione incomprensioni e rivalitá fra i due leader, principalmente sulla diversa interpretazione del socialismo africano, con Keita influenzato dal pensiero marxista e Senghor vicino alle istanze della socialdemocrazia europea. Dunque, in seguito alle forti tensioni sorte fra la Repubblica Sudanese e il Senegal, quest´ultimo, il 20 agosto 1960, dichiaró la propria indipendenza e si staccò dalla Federazione. Per cui Il nome Mali rimase alla sola Repubblica Sudanese.
Modibo Keita, giá Primo Ministro della Federazione del Mali, dopo la secessione del Senegal, rimase primo Ministro della sola Repubblica Sudanese.
Il congresso straordinario dell´US-RDA, che controllava l´intera Assemblea Legislativa della Repubblica Sudanese, convocato per il 22 settembre 1960, deliberó di considerare estinto il Partito della Federazione Africana e di dichiarare estinta anche la Federazione del Mali, mentre la Repubblica Sudanese avrebbe ripreso i poteri giá delegati alla Federazione del Mali; deliberó anche di proclamare la Repubblica Sudanese come Stato del tutto indipendente dalla Federazione e dalla Francia, rompendo con esse ogni vincolo e adottando la nuova denominazione di Repubblica del Mali[20], con Keita Presidente, il quale cosí concluse la sua relazione, accolta da fragorosi applausi:
Tutte le donne e gli uomini maliani devono considerarsi mobilitati per la costruzione della Repubblica del Mali, patria di tutti coloro che sono fermamente impegnati nel raggiungimento dell’Indipendenza e dell’Unità Africana, tutte le donne e gli uomini maliani devono accettare tutti i sacrifici affinché il nostro Paese possa emergere più forte, radioso, dalla prova che sta attraversando, affinché gli africani liberi, veramente liberi, possano, senza possibilità di interferenze, unirsi, affinché si affermi una grande nazione africana che lasci il suo segno nella politica internazionale, affinché la pace, speranza dei popoli in via di sviluppo, possa essere instaurata tra tutti i Paesi del mondo.
Fu dunque emanata la Costituzione della Repubblica del Mali, che prevedeva un Presidente, un Governo e un’Assemblea Legislativa, mentre l´US-RDA, era considerata l´organizzazione politica dell´intero popolo maliano, che scaturiva da un’ampia alleanza di forze antimperialiste, che rappresentano gli interessi dei contadini, della piccola borghesia, dell’intellighenzia nazionale e della giovane classe operaia e diventava l´unico partito legale. Iniziava cosí il regime a partito unico.
Il cosiddetto “socialismo africano” a partito unico, diffusosi nel periodo seguito alla seconda guerra mondiale, si affermó in diversi Paesi africani (Ghana, Guinea, Mali, Tanzania, etc.) e spesso si trasformó in regime autoritario. Tuttavia occorre considerare che i vari leader africani che vi aderirono dovettero adattare le idee del socialismo europeo, marxismo compreso, alla realtá storica, culturale ed economica dei loro Paesi. Spesso si trattava di territori e poi di Stati creati con un tratto di penna dai colonialisti, senza tener conto delle etnie, delle tradizioni storiche, degli orientamenti religiosi, ma solo per meglio organizzare cinicamente il loro sfruttamento.
I partiti che guidavano la lotta per l´indipendenza avevano perció a che fare con realtá tribali, pilotate da capi restii a mollare i loro piccoli privilegi, composte da contadini e pastori e senza una classe operaia, con decine di etnie aventi cultura, lingua e religioni diverse. Per cui il partito unico diventava in realtá lo strumento necessario per promuovere l´unitá nazionale e l´omogeneitá sociale.
Inoltre il socialismo africano aveva bisogno urgente di risorse da investire in infrastrutture e in servizi essenziali come la sanitá e l´istruzione. Il partito unico, quasi sempre guidato da un leader carismatico, facilitava questa impresa non facile e consentiva di respingere le tentazioni neocolonialiste dei vecchi padroni, per nulla rassegnati.
In conclusione, il regime a partito unico che spesso caratterizzó il socialismo africano ebbe un ruolo importante nella lotta per l´indipendenza, per la creazione di uno spirito nazionale e per lo sviluppo economico, ma causó anche problemi di autoritarismo e di inefficienza.
Modibo Keita, divenuto Presidente della Repubblica del Mali, formó un Governo Provvisorio.
Nel gennaio 1961 fu riconfermato all´unanimitá dall´Assemblea, nel corso della quale non perse l´occasione di precisare la scelta neutralista del Mali nello scenario internazionale: [esso] non sarà al servizio di ciò che comunemente si chiama Occidente o Oriente, sarà al servizio della giustizia e della verità per il trionfo della pace e dell’amicizia tra i popoli.
Come primo Presidente del Mali, Modibo Keita, con il suo socialismo, fatto ad un tempo di lotta sia per l´ indipendenza nazionale, sia per la giustizia sociale, con la sua passione per un´unitá africana che abbattesse i confini artificiali imposti dai colonialisti e per la pace nel mondo, si riveló un leader carismatico, apprezzato nel suo continente, e non solo.
In politica interna egli promosse una progressiva socializzazione dell´economia, attraverso una serie di nazionalizzazioni riguardanti l´agricoltura e il commercio con l’estero e adottó una moneta nazionale, il “Franco maliano”, che peró danneggio il commercio coi vicini rimasti nell´area del franco francese, provocando di conseguenza una forte inflazione che fu causa di malcontento fra la popolazione.
In politica estera si schieró con i Paesi non-allineati, cercando di mantenere buoni rapporti con tutti, in particolare con l´URSS e con gli USA.
Partecipó quindi alla conferenza dei non-allineati di Belgrado (1°-6/9/1961):
Il Mali, che ha ottenuto l’indipendenza il 22 settembre 1960, si è subito dichiarato aperto alla cooperazione con tutti i popoli. Ha delineato e seguito scrupolosamente la sua politica di non allineamento con i due blocchi la cui rivalità minaccia la pace dei popoli, soprattutto quelli dei cosiddetti nuovi paesi che hanno tutto il loro futuro davanti a sé. Ecco perché, pieni di speranza per il futuro, ci siamo recati a Belgrado, lasciandoci alle spalle gli urgenti compiti della costruzione nazionale.
La Conferenza lo delegó a esprimere le posizioni comuni al presidente USA Iohn F. Kennedy, con cui Keita ebbe un buon rapporto.
La sua vocazione unitaria si manifestó anche con l´adesione, nel 1961, all´Unione degli Stati Africani, fondata nel 1958 dal Ghana di Kwame Nkrumah e dalla Guinea di Sékou Touré, ai quali Keita si sentiva vicino. Essa avrebbe dovuto adottare una moneta e una politica estera comuni. Ma non decolló mai e nel 1963 si sciolse.
La sua scelta socialista fu ribadita nella sua relazione ai lavori del VI congresso dell´US-RDA (10-9-1962): il nostro ardore e la nostra incrollabile fede nel futuro socialista del nostro Paese segneranno le discussioni.
Alla Conferenza di Addis Abeba, a cui parteciparono 31 Paesi, per istituire l´ Organizzazione per l´Unitá Africana (OUA), col suo discorso del 24 maggio 1963, Keita si riveló uno dei protagonisti:
L’unità africana esige da ciascuno di noi il pieno rispetto e il mantenimento degli attuali confini dei nostri rispettivi Stati, confini ereditati dal sistema coloniale. Se siamo veramente animati dall’ardente desiderio di realizzare l’unità africana, dobbiamo accettare l’Africa così com’è; dobbiamo rinunciare alle rivendicazioni territoriali se non vogliamo instaurare in Africa quello che si potrebbe chiamare “imperialismo nero”. Perché, per noi, l’imperialismo non è opera di un paese, di un continente o di un blocco. L’imperialismo è questa manifestazione della volontà di dominare un uomo su un altro, una società su un’altra, un popolo su un altro. È il voler imporre a tutti i costi agli altri il proprio modo di pensare, il proprio stile di vita, il proprio modello di sviluppo politico ed economico.
È quindi necessario, anzi essenziale, che, concretamente, si ponga fine a ogni elemento di divisione: il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni Stato deve concretizzarsi in un impegno, in un patto multilaterale di non aggressione, garantito da ciascuno degli Stati qui riuniti.
Nel 1963, gli fu assegnato il “Premio Lenin per la Pace”. Nel suo discorso di ringraziamento del 6 giugno 1963 Keita annunció: Il Premio sarà utilizzato per creare un centro di riabilitazione per salvare dalla disabilità permanente le migliaia di giovani maliani colpiti dalla poliomielite.
Fece da efficace mediatore nella guerra delle sabbie, scoppiata in seguito a un contenzioso territoriale, fra Marocco e Algeria[21] e cercó di migliorare i rapporti col Senegal, divenuti assai freddi dopo la sua secessione dalla Federazione.
Alla viglia delle elezioni legislative del 12 giugno 1964, le prime dopo l´indipendenza, Keita lanció il suo appello all´elettorato:
Maliani, è con vero piacere che prendiamo atto della presentazione di un’unica lista, quella del nostro Partito. Questo è l’inestimabile vantaggio di un Paese come il nostro, dove l’unità nazionale ha già tre anni.
Ma è anche il nostro tratto caratteristico: quello di non rimuginare mai sul nostro passato. Per questo la vostra partecipazione alle elezioni del 12 aprile deve essere inequivocabile. Questa sarà, inoltre, la migliore risposta a coloro che vogliono il fallimento dell’esperimento maliano; sarà soprattutto la rigorosa giustificazione delle speranze che i popoli fratelli dell’Africa ripongono in noi.
Si recó alle urne l´88,9 % degli elettori che votarono in massa per la lisa unica (99,9 %) e, ovviamente, l´US-RDA, essendo l´unico partito in lista, riconquistó tutti gli 80 seggi dell´Assemblea Nazionale; la quale subito dopo si riunì ed elesse Modibo Keita per un secondo mandato come presidente della Repubblica del Mali.
Nel suo discorso di ringraziamento il leader maliano ribadí la sua ferma e appassionata fede nel socialismo:
[…] la Repubblica del Mali, rimane più che mai determinato a rendere il socialismo una realtà sul territorio maliano, perché il socialismo, che ci piaccia o no, quali che siano le sue sfumature a seconda delle realtà dei Paesi, a seconda dei temperamenti dei popoli, è la migliore espressione di umanesimo e fratellanza tra gli uomini.
[…] Nonostante gli errori che possono essere stati commessi, che hanno fatto apparire il socialismo come un fattore di disturbo, di disordine, siamo consapevoli, noi maliani, e tutti gli africani lo siamo, anche quelli che non lo ammettono, e che lo pensano nel profondo del loro cuore… siamo tutti consapevoli che il futuro, per gli uomini, per i popoli africani in particolare, si trova, non può che essere sulla via dello sviluppo socialista.
Tuttavia nel Mali si andava diffondendo un certo malessere, dovuto alla confluenza di vari fattori che facevano da ostacolo alla modernizzazione del Paese: l´inflazione provocata dall´adozione del “Franco maliano” e il conseguente malumore dei commercianti, il mugugno dei contadini, assai restii alla politica di collettivizzazione, il tribalismo e la gelosia fra le varie etnie, il malessere dei vecchi capi privati dei loro privilegi, il clientelismo, una certa corruzione fra i funzionari del partito e dello Stato, la tensione tra l´ala moderata del partito ostile al monopolio dello Stato nell´economia e quella radicale favorevole ad un´accelerazione in senso opposto.
Sicché, il 22 agosto 1967, Modibo Keita sciolse l´Ufficio Politico dell´US-RDA e ne trasferí i poteri di direzione a un Comitato Nazionale per la Difesa della Rivoluzione (CNDR), da lui stesso presieduto e sostenuto soprattutto dai giovani militanti, che costituirono una “milizia popolare”, il cui eccessivo zelo contro la burocrazia del partito esacerbó ulteriormente il diffuso malcontento.
Approfittando della disaffezione verso il regime che si era creata, un gruppo di militari, organizzatosi in Comitato Militare di Liberazione Nazionale di 14 membri, con presidente il tenente Moussa Traoré (1936- 2020), realizzò un colpo di stato, che il 19 novembre 1968 destituí Modibo Keita, sciolse l´US-RDA[22] e vietó ogni attivitá politica.
Traoré, divenuto Capo di Stato, instauró un regime autoritario e abbandonó la precedente politica socialista. Rimarrá al potere fino al 26 marzo 1991[23]. Keita fu arrestato e il giorno dopo inviato a Kidal, una cittá del nord-est del Mali, a circa 1500 km dalla capitale, dove l´ex Presidente fu sottoposto a un quasi totale isolamento.
Nel febbraio 1977 fu riportato a Bamako, dove morí il 16 maggio 1977, in circostanze misteriose. Aveva appena 61 anni. La radio della dittatura, con ipocrita distacco, cosí comunicó la notizia della sua morte:
Modibo Keita, insegnante in pensione, è morto per edema polmonare acuto.
Una folla immensa accompagnó le sue spoglie al cimitero.
La sua memoria fu riabilitata nel 1992, dopo la caduta di Moussa Traoré.
Un monumento gli fu dedicato a Bamako il 6 giugno 1999.
Note:
[1] Il Mali confina a nord con l´Algeria, a est con il Niger, a sud con il Burkina Faso e la Costa d´Avorio e a ovest con Guinea, Senegal e Mauritania.
[2] La Federazione dell´AOF, creata il 16-6-1895, comprendeva i territori delle colonie Costa d´Avorio, Senegal, Dahomey (oggi Benin), Guinea e Sudan francese (oggi Mali). Era retta da un governatore francese che risiedeva a Dakar (Senegal), capitale dell´AOF dal 1904. Nel 1946 l‘AOF fu rinominata „Territori Francesi d´Oltremare“.
[3] Modibo Keita ebbe tre mogli: Mariam Travélé (1939), Fatoumata Haidara (1952) e Fatoumata Diallo (1959), dalla quale ebbe due figlie.
[4] In Francia il Fronte Popolare (comunisti, socialisti, repubblicani, radicali e radical-socialisti) risultò vittorioso alle elezioni politiche del 26/4 e 3/5 1936, conquistando 386 seggi (di cui 149 i socialisti) su 608. Il governo che ne derivò, presieduto dal socialista Léon Blum, comprendeva, per la prima volta, tre ministri donne.
[5] Ouezzin Coulibaly (1909-58) sará Capo del Governo della colonia dell´Alto Volta (oggi Burkina Faso) nel 1957-58.
[6] Il Kénédougou era una regione storica dell’Africa occidentale.
[7] Félix Houphouët-Boigny (1905-1993) diventerá il primo presidente della Costa d´Avorio nel 1960-1993.
[8] L’Elefante era considerato simbolo di forza e saggezza, facilmente individuabile dai numerosi elettori analfabeti. Rappresentava dunque la forza politica e la ferma determinazione del popolo africano nella sua lotta per l’indipendenza
[9] Alcuni partiti mantennero nella loro denominazione la sigla RDA, anche dopo che quest’ultimo fu sciolto (1958).
[10] Sin trattava del “Blocco Sudanese”, movimento fondato nel 1945 da Konatè e Keita, che nell’aderire al RDA si rinominò Unione Sudanese
[11] Mamadou Konaté (1897-1956) sará deputato all´Assemblea Nazionale francese dal 1946 al 1956. A Bamako gli é dedicato uno stadio di calcio.
[12] Con la nuova Costituzione francese del 27-10-1946 l´impero francese venne rinominato Unione Francese e vennero eletti (a suffragio limitato) rappresentanti locali nei Consigli Generali, appena costituiti, dei vari territori.
[13] Una legge del 23-6-1956, proposta dal socialista francese (SFIO) Gaston Defferre (1910-86), aveva introdotto il suffragio universale in tutte le colonie francesi.
[14] Il conservatore Partito Progressista Sudanese (27,49 %) ne ottenne 6 e la regionalista Unione delle Popolazioni del Bandiagara (6,28 %) sette, avendo fatto il pieno nella sua regione. Quest´ultimo partito poco dopo confluí nell´US-RDA, facendo salire la maggioranza a 64 seggi.
[15] Nel territorio del Sudan francese la nuova Costituzione ottenne il 97,54 % di SI´.
[16] La Guinea fu la prima nazione dell´Africa nera a ottenere l´indipendenza.
[17] Ne facevano parte, in un primo momento, anche i rappresentanti dell´Alto Volta e del Dahomey, che peró successivamente rifiutarono di aderire alla costituenda Federazione.
[18] Ció fu possibile perché si votava col sistema del collegi uninominali. Infatti l´unica altra lista concorrente, presentata dal Partito di Riorganizzazione Sudanese (PRS), col suo 24,16 %, non ottenne alcun seggio.
[19] Nel dicembre 1959 iniziarono negoziati con la Francia per ottenere
´indipendenza piena della Federazione, che fu infine riconosciuta il 20 giugno 1960.
[20] Il 28-9-1960 la Repubblica del Mali fu ammessa all´ONU.
[21] Il 29 e 30 ottobre 1963 organizzó, con successo, la Conferenza di Bamako col re del Marocco Hassan II, il presidente dell´Algeria Ahmed Ben Bella e l´imperatore d´Etiopia Hailé Selassié (in qualitá di presidente pro tempore dell´OUA) per porre fine alla guerra.
[22] L´US-RDA fu sciolta il 1° dicembre 1968, ma continuó ad operare clandestinamente, per poi riemergere alla fine della dittatura di Traoré.
[23] Il regime di Traoré sará rovesciato da una rivoluzione popolare del marzo 1991 e lo stesso Traoré sará arrestato da Amadou Toumani Touré (1948-2020), colonnello dei paracadutisti. Dopo di che si ritornerá ad elezioni multipartitiche.

E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete.
