di Romeo MattioliPresidente del Centro Culturale Loris Fortuna di Udine |

Il Socialismo friulano 1945-1994. Dalla liberazione alla diaspora, prefazione di Gianni Ortis, Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, Udine 2016.

RECENSIONE A CURA DI ROMEO MATTIOLI

Gianni Ortis nella nitida prefazione al volume di Tiziano Sguazzero sulla storia del socialismo friulano dalla Liberazione allo scioglimento,  nel novembre 1994,  del Partito socialista italiano, una delle formazioni politiche più antiche del nostro Paese, afferma che «costante è stato l’impegno del Psi per i diritti civili e per il ruolo delle donne nella società. Ma il movimento socialista friulano ha inciso anche a livello nazionale con i propri parlamentari».

L’esaltante vicenda del socialismo friulano viene efficacemente sintetizzata in questi due enunciati. Per coglierne il senso ci si può limitare a ricordare i contributi determinanti dell’onorevole Umberto Zanfagnini, per il rafforzamento della democrazia contro la «legge truffa», di Loris Fortuna per l’introduzione della legge sul divorzio, di Bruno Lepre per essersi battuto a favore del voto ai diciottenni e di Franco Castiglione per aver avuto un ruolo importante nell’istituzione del giudice di pace e nella riforma del patrocinio legale gratuito per i meno abbienti. A queste importanti conquiste civili si aggiunga anche l’apporto, sempre a livello nazionale, dato dai parlamentari socialisti alla ricostruzione del Friuli terremotato e alla istituzione dell’Università di Udine.

L’autore, tuttavia, tramite la consultazione e l’analisi del ricco Archivio della Federazione di Udine del Partito socialista (350 faldoni, 3613 fascicoli), ha ampliato l’orizzonte della ricerca, ricostruendo la storia completa di un grande partito di massa, radicato a livello capillare nel territorio con 156 sezioni e 7600 iscritti nel 1948, dati che nei decenni successivi non subiranno mutamenti significativi. Dopo la Liberazione, a cui i socialisti avevano partecipato attivamente, il primo maggio 1945 l’onorevole Giovanni Cosattini venne nominato sindaco di Udine dal Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale di Udine. Figura prestigiosa del socialismo e dell’antifascismo, Cosattini ricoprì tale carica sino al 3 maggio del 1948, quando divenne senatore di diritto nella I legislatura.

Il socialismo friulano seppe interpretare le esigenze e le rivendicazioni della propria comunità dandosi una linea politica chiara ed incisiva: federalismo europeo, superamento dei blocchi internazionali contrapposti, dialogo e confronto con i cattolici, unità a sinistra, valorizzazione delle autonomie locali, tutela delle minoranze presenti in Italia e in Jugoslavia, emancipazione e miglioramento delle condizioni economiche e sociali degli strati popolari attraverso incisive riforme sociali e favorendo comportanti privati e pubblici conformi ai principi del dovere, dell’onestà e della responsabilità. Grazie a ciò e all’impegno di prestigiosi dirigenti, il Psi risultò nel giugno 1946 il secondo partito nella circoscrizione elettorale Udine-Belluno, primo della sinistra, eleggendo ben tre deputati friulani all’Assemblea costituente: Giovanni Cosattini, Gino Pieri ed Ernesto Piemonte. Il Partito comunista friulano, invece, riuscì ad eleggere un solo membro della Costituente, il ministro delle Finanze del I Governo De Gasperi Mauro Scoccimarro.

Nel gennaio 1947, a seguito della scissione di Palazzo Barberini, promossa dai socialisti autonomisti di Giuseppe Saragat, gli esponenti più in vista del socialismo friulano e soprattutto Giovanni Cosattini promossero una serie di iniziative per salvare l’unità del partito, ma gli sforzi non diedero i risultati sperati. Questi aspetti politici, analizzati approfonditamente da Sguazzero, furono determinanti per le successive alleanze e le conseguenti scelte programmatiche e di schieramento dei due partiti socialisti: i socialdemocratici si spostarono verso il centro, i socialisti verso il Pci. Fu così che nell’aprile 1948 il Psi si presentò alle elezioni politiche aderendo al Fronte Democratico Popolare, insieme al Pci e ad altre formazioni minori.

Il risultato fu disastroso: mentre il Pci (grazie anche alla rigorosa disciplina interna nell’organizzazione delle preferenze) e il partito saragattiano riuscirono ad eleggere alla Camera nella circoscrizione Udine-Belluno-Gorizia due parlamentari friulani a testa, il Psi non ebbe invece a Montecitorio alcun rappresentante. Fu così che il partito iniziò un percorso di autonomia politica, scrollandosi di dosso dopo l’intervento sovietico in Ungheria nel novembre 1956 il patto di unità azione e di consultazione con il Partito comunista e allontanandosi di fatto dalla sfera politica sovietica. Riconquistò in tal modo parte dei consensi ceduti nel 1948: nelle elezioni politiche del 1953 vennero eletti alla Camera Vittorio Marangone e il pordenonese Mario Bettoli; nel 1956, con Umberto Zanfagnini, i consiglieri al Comune di Udine passarono da 3 a 6; nelle elezioni politiche del maggio 1958 vi fu la conferma dei deputati della precedente legislatura e venne inoltre eletto senatore Fermo Solari, figura prestigiosa della Resistenza italiana, che dopo lo scioglimento del Partito d’Azione aveva aderito al Psi insieme ad Alberto Cosattini.

Nel partito si delineò una nuova strategia politica, teorizzata soprattutto da Riccardo Lombardi, che propose di superare i limiti delle due tradizioni del socialismo italiano, la riformista e la massimalista, con una impostazione nuova: «la conquista del potere con il metodo democratico e la trasformazione della società in quella socialista dall’interno dello Stato con riforme strutturali». Il Congresso nazionale del febbraio 1957 di Venezia rafforzò la linea autonomista del Partito, favorì l’apertura del dialogo con i cattolici e avviò un confronto con i socialdemocratici per l’unità socialista. Nel 1963, l’appoggio esterno al governo Moro provocò una scissione interna al partito, dando vita, nel 1964, alla fondazione del Psiup da parte della componente di sinistra. Nel Psi friulano, pur essendo la Sinistra in esso maggioritaria, la scissione incise marginalmente. Nel Congresso provinciale successivo il Psi cambiò linea politica: si pronunciò a favore dell’unificazione socialista e della collaborazione con la Democrazia cristiana, anche se solo nel febbraio del 1966 il Psi entrò nella II Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia presieduta da Alfredo Berzanti, con Giansilverio Giacometti vicepresidente e assessore ai Trasporti e turismo.

L’autore del volume si sofferma sulle riforme promosse dai socialisti, sulle tesi e i vivaci dibattiti congressuali, sulla rivolta del Midas ad opera degli allora quarantenni socialisti in seguito ai deludenti risultati del Partito socialista alle elezioni politiche del 1976. Fu proprio allora che il Comitato centrale elesse a segretario nazionale Bettino Craxi, carica che ricoprì per ben diciassette anni. Nel volume vengono ampiamente illustrate questa nuova gestione  del Partito, le linee politiche e i metodi usati, segnalando sia gli aspetti positivi del «nuovo corso» sia quelli che, nel contesto della crisi del sistema dei partiti, si sarebbero rivelati “autodistruttivi” per il Psi, favorendone il declino e poi il crollo durante la XI legislatura, l’ultima della prima Repubblica.

La parte conclusiva del volume ripercorre le fasi dello scioglimento del Partito, la diaspora, la nascita sia della Federazione Laburista che dei Socialisti Italiani e l’approdo, in ordine sparso, di molti esponenti socialisti nel nuovo movimento fondato da Silvio Berlusconi. Fu sancita così la fine del più importante partito della sinistra friulana del secolo scorso.

Arricchiscono questo prezioso libro, la cui veste tipografica risulta particolarmente curata, una selezione di fotografie  provenienti da archivi pubblici e privati, che integrano efficacemente il tessuto narrativo del testo con le immagini dei protagonisti delle vicende analizzate e un’appendice che contiene i profili bio-bibliografici delle più rappresentative e prestigiose figure del socialismo friulano. 

Questo saggio, l’unico su di un partito di massa del secondo dopoguerra in Friuli, colma una lacuna e offre alla comunità locale e nazionale la possibilità di conoscere la storia di una organizzazione politica, della sua visione del mondo, dei suoi programmi e delle sue realizzazioni, meritevole di essere ricordata. Si auspica pertanto una sua ampia diffusione, in particolare nelle biblioteche della Regione Friuli Venezia Giulia.