Semplici parole di un Compagno |

Care Compagne e Cari compagni di “Socialismo XXI, chi Vi scrive ha fatto parte di quel tronco che si chiamò PCI.

Quel tronco aveva, in comune con tutti i Socialisti italiani, le stesse radici che diedero vita, nel 1892, al Partito dei Lavoratori Italiani poi, Partito Socialista Italiano.

Certamente, il mio tronco che nacque 100 anni fa e morì 30 anni fa, era quello di gran lunga più sbagliato ma, sono convinto, con la complicità anche del senno del poi, che anche in altri dei tanti tronchi da lì originati, errori, seppur di gran lunga minori, ce ne fossero stati.

Da molto tempo sono alla ricerca di un nuovo tronco, proveniente da quelle comuni radici, su cui finalmente trovare una nuova Casa.

La mia Casa, come quella per tutti Voi, non può che trovarsi nel Socialismo e, seppur ho tanto errato, non credo sia giusto il non potervi accedere.

Spero dunque vivamente che la “profezia di Turati”, seppur fuori tempo massimo, almeno in parte – se non del tutto desidererei tanto – si avverasse.

Eccomi dunque qui, davanti a quelle macerie di quella Casa che fu, per un certo periodo di Turati e Gramsci assieme!

La mia ultima speranza siete Voi, care Compagne e cari Compagni: siete gli ultimi che possono ancora cercare di riunire tutti i Socialisti; questa grande famiglia che ha infinite sfumature e derivazioni, ma che è l’unica che anche nel XXI° secolo, di fronte a problemi vecchi e nuovi – a cominciare da quelli ambientali – può ridare la forza, la volontà, la SPERANZA, di poter credere e lottare per un mondo di gran lunga migliore.

La Vostra ambizione è quella di ricreare un grande PARTITO SOCIALISTA ITALIANO. La Vostra ambizione è la mia! Ma, sono assolutamente convinto che il primo fondamentale passo per cercare di ricostruirlo non possa che passare dietro ad un coinvolgimento di tutti i vari Socialisti nelle loro differenze che però, nel pieno rispetto del loro pensiero e della loro sensibilità, devono avere un comune fine: quello di creare una DEMOCRAZIA che faccia suoi veramente i principi che stavano alla base della Rivoluzione Francese e che mai però, nessuna società e nessuna nazione, hanno saputo metterli pienamente in opera e rispettarli nella loro grandezza e pienezza.

Grazie per l’attenzione e con tanto affetto Vi saluto e Vi abbraccio!

Daniele Scarpetti