CONTINGENZA E PROGRAMMAZIONE

 

 

di  Renato Costanzo GattiSocialismo XXI Lazio |

 

In questi giorni si sta parlando molto del decreto sussidi appena emanato e quello prossimo da emanare e, contemporaneamente dell’approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza PNRR.

E’ fondamentale tenere distinti i due provvedimenti che sono sostanzialmente diversi: il primo riguarda la crisi sociale, il secondo riguarda la crisi economica, due cose diverse anche se causalmente connesse.

La crisi sociale

Che le chiusure (dette lockdown nella lingua del vincitore) causino problemi economici e sociali a molti lavoratori autonomi, negozi, imprese di ogni dimensione, palestre, cinema e teatri etc. è evidente a tutti; che i danneggiati chiedano rimborsi commisurati ai mancati ricavi e si lamentino dell’esiguità dei ristori o sussidi che dir si voglia, è un fatto opinabile e comunque consono alla filosofia di chi lo esprime. Ma sia chiaro, questi aiuti, solidaristicamente necessari, hanno come scopo di lenire le sofferenze dei danneggiati ma non hanno nulla a che fare con il piano di rilancio del Paese. Il ricorso a sussidi fa emergere una grave carenza del nostro sistema economico, carenze che si evidenziano con la necessità di emanare provvedimenti straordinari a copertura di rischi non coperti preventivamente.

Se cioè i lavoratori che hanno previsto l’istituzione di un fondo come la cassa integrazione sono in parte tutelati dai rischi economici della pandemia, ciò non fa di loro dei “garantiti” ma piuttosto dei “previdenti”, al contrario di chi queste tutele preventive non le ha previste. Se i pensionati ricevono la loro pensione, ciò non fa di loro dei garantiti, ma giustamente ricevono ciò che per anni hanno messo da parte (più per obbligo che per virtù) i fondi per pensare al domani.

Le categorie rimaste scoperte si trovano ora in difficoltà perché non hanno accantonato preventivamente fondi necessari a sostenere eventi contrari. Ricordo che poche aziende hanno stipulato polizze di “business interruption” (sempre per usare la lingua del vincitore). Ne discende l’occasione per prevedere un sistema nazionale di prevenzione, del tipo di un reddito di cittadinanza universale.

La crisi economica

Ben altra cosa è il PNRR, una sfida alla nostra capacità di programmare e realizzare, nel concreto, ciò che si è programmato. Si tratta di scegliere, questo è il succo della programmazione e la scelta significa individuare una strada e lasciar perdere altre strade non più adatte a competere. Non si tratta più di aiutare solidaristicamente, ma di volere determinatamente. Occorre rendersi conto che la tecnologia ha reso obsolete certe attività, che la rivoluzione 4.0 richiede innovazione e investimenti materiali ed immateriali e che dobbiamo uscire dal letargo in cui il nostro paese è caduto negli ultimi 30 anni. Occorre rendersi conto che se il nostro paese è il maggior beneficiario del Next Generation UE, ciò non è solo merito di Conte, di Sassoli o di Gentiloni ma soprattutto perché tra tutti i paesi europei siamo quelli conciati peggio.

La svolta europea è significativa rispetto al passato fatto di occhiuta analisi dei bilanci ma senza uno sguardo rivolto al futuro. Il NGEU è un fatto significativo che segna una svolta, il problema è se tale svolta potrà divenire una mutazione permanente della comunità oppure sarà un’eccezionale sospensione dell’antica prassi, come i segnali che vengono dalla Germania e dalla corte di Karlsruhe fanno presagire.

Il presidente Draghi sembra aver ben chiaro il comportamento da tenere per rendere la nuova linea europea un elemento permanente da estendere ad un sempre maggior impegno programmatorio. Intendo cioè tendere ad un PNRR non più fatto dai singoli paesi non coordinati tra di loro, ma pensare ad un Piano Europeo di Ripresa e Resilienza PERR, che superi le politiche della commissione per la concorrenza e la filosofia sugli aiuti di Stato, pensando ai campioni europei che competano con le concorrenti economie continentali: USA e Cina.