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di Renato Costanzo Gatti Socialismo XXI Lazio |

 

Di fronte all’impotenza dichiarata del governo, sollecitato pure da Bruxelles da Gentiloni, si rende necessaria una linea chiara e determinata per come utilizzare i fondi della Next Generation EU.

Il terrore che il recovery fund sia un assalto alla diligenza per finanziare a fondo perduto tutte le attività economiche anche quelle che non hanno alcuna possibilità di sopravvivere al dopo covid, ci deve spingere con urgenza a fornire una visione ed una filosofia al mondo politico italiano.

1 – Respingere la filosofia del capitale guidato dalla mera ricerca del plusvalore in tutte le sue forme, e privilegiare la filosofia del mondo del lavoro guidato dalla scienza e dalla razionalità.

2 – I fondi del NGEU vanno investiti e non spesi, e la discriminante dell’investimento deve essere quello di progetti a sostanzioso contenuto tecnologico, innovativo con alto moltiplicatore keynesiano.

3 – Gli investimenti fatti con i fondi NGEU devono mettere in grado la prossima generazione di poter ripagare il debito con il massimo beneficio che gli investimenti possono produrre, graduando gli stessi con un giusto equilibrio per quel che riguarda l’orizzonte temporale.

4 – Se è quindi la prossima generazione a dover ripagare prestiti e sussidi dell’Europa, se quindi l’onere ricadrà sui contribuenti, allora gli investimenti devono essere fatti avendo la comunità come titolare degli stessi. Quindi un NO secco a contributi a fondo perduto, a sussidi, a esenzioni fiscali, ad agevolazioni fiscali, a bonuses vari quali quelli di cui è piena la finanziaria di quest’anno.

5 – Non serve la piramide con managers e centinaia di consulenti. In Italia abbiamo Università, Enti di ricerca, che sono i veri consulenti atti ad individuare i progetti da perseguire.

Al proposito alleghiamo due documenti:

● Il primo documento è illuminante della svolta che sta guidando la gestione dell’Europa. Emerge la chiara convinzione che solo con una ricerca pubblica programmata a livello europeo, con una sinergia tra Università ed Enti di ricerca, si possono trasferire al mondo del lavoro, alle industrie europee le conoscenze atte a confrontarsi con i concorrenti USA e Cina. Un’idea di programmazione a livello europeo che indica una uscita dell’Europa dal suo ruolo di pignolo controllore dei bilanci dei singoli paesi per proiettarla con i suoi campioni europei e con una nuova filosofia degli aiuti di stato, a soggetto centrale per il futuro comune della Comunità. 

● Il secondo una lettera del dipartimento di fisica della Sapienza il cui contenuto rispecchia e suggerisce i punti che abbiamo sopra elencato. Se questa lettera ha un limite è quello di avere un orizzonte solo italiano e non europeo.

 

 


Processori “made in Europe” con tecnologia a 2nm, firmato l’accordo

L’Unione Europea ha deciso: 17 degli stati membri hanno firmato una dichiarazione congiunta atta a portare l’Europa all’avanguardia nella progettazione e produzione di semiconduttori. Gli investimenti dei prossimi 2-3 anni saranno fondamentali se indirizzati verso i giusti obiettivi e la dipendenza dalle altre aree macro-economiche sarà così ridotta.

L’obiettivo di questi sforzi è quello di permettere all’Europa di realizzare processori a bassa potenza “di fiducia” su nodi avanzati che possono scendere fino ai 2nm. L’investimento che avverrà nei prossimi 2-3 anni sarà di ben 145 miliardi di euro.

Questa mossa, vista come essenziale per il futuro dell’Europa, permetterà di non essere interamente dipendenti dalle altre aree macro-economiche per quanto riguarda la creazione di processori, chip utilizzati al giorno d’oggi su una grande varietà di apparecchiature mediche, automobili, smartphone, PC, reti di telecomunicazione e molto altro ancora.

Tra i 17 Paesi che hanno sottoscritto l’accordo troviamo Belgio, Croazia, Grecia, Paesi Bassi, Slovenia, Finlandia, Francia, Estonia, Malta, Portogallo, Slovacchia, Cipro, Germania, Italia, Spagna, Austria e Romania.

Per garantire la sovranità tecnologica e la competitività dell’Europa, nonché la nostra capacità di affrontare le principali sfide ambientali e sociali e i nuovi mercati di massa emergenti, dobbiamo rafforzare la capacità dell’Europa di sviluppare la prossima generazione di processori e semiconduttori. Ciò comprende i chip e i sistemi embedded che offrono le migliori prestazioni per applicazioni specifiche in un’ampia gamma di settori, nonché una produzione all’avanguardia che avanza progressivamente verso i nodi a 2nm per la tecnologia dei processori. L’utilizzo della connettività, in cui l’Europa gode di una posizione di leadership a livello mondiale, come uno dei principali fattori d’uso per lo sviluppo di tale capacità, consente all’Europa di stabilire il giusto livello di ambizione. Ciò richiederà uno sforzo collettivo per mettere in comune gli investimenti e coordinare le azioni, sia da parte di soggetti pubblici che privati” – Estratto della dichiarazione EU.

Nonostante siano le aziende dell’Asia orientale come Samsung e TSMC ad essere leader mondiali nella produzione di chip, l’Europa ha comunque un ruolo importante in questo settore. ASML, un’azienda olandese, svolge un ruolo fondamentale nella fornitura delle macchine litografiche che sono alla base delle più avanzate tecnologie di produzione di chip odierne. Fattori come questo rendono possibile la creazione di un nodo produttivo europeo a 2nm.

Fonte: www.tomshw.it


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