di Renato Costanzo Gatti Socialismo XXI Lazio |

 

E’ pronto il piano Colao per la fase 2, Borrelli sta pianificando la strategia sanitaria per il Paese, Arcuri ha un piano per il reperimento dei fabbisogni di beni sanitari, non parliamo poi dei piani che stanno predisponendo le varie task forces nominate da ministeri e regioni; efficace o meno, lungimirante o meno si sta sviluppando una attività di pianificazione (addirittura non solo programmazione) per affrontare una situazione cui i normali organi decisionali non sono in grado di far fronte.

Capisco che introdurre la categoria “pianificazione” in questa contingenza possa sembrare una forzatura del ragionamento che sto affrontando, ma non c’è dubbio che un elemento provocatorio valido sia presente nella mia ricerca.

La prima riflessione è dunque se quando l’equilibrio, chiamiamolo per semplicità liberista, non è in grado di affrontare la situazione, ne discenda necessariamente l’intervento di un organismo programmatorio o pianificatore che si ritiene in grado di affrontare la situazione. Noi siamo giunti a questa situazione con il dubbio mezzo, anche se previsto da una legge del 1988, dei famosi decreti del presidente del consiglio dei ministri che hanno trattato materie così delicate quali le libertà costituzionali.

Che la sensibilità del Presidente della Repubblica abbia convinto a portare in Parlamento i vari dpcm anche se inseriti nell’iter di approvazione dei vari decreti-legge, mi pare conferma della delicatezza delle procedure adottate, ben al di là delle becere strumentalizzazioni di Lega e Fratelli d’Italia. A conclusione di questa prima riflessione mi pare poter affermare che sì, in momenti di emergenza sia legittimo, se non necessario, sopperire alle deficienze della società liberista con un intervento decisionale estraneo agli equilibri delle libere scelte di carattere individualistico.

La seconda riflessione è se questo strumento pianificatore sia concepibile anche in situazioni, diciamo così, normali sempre che il periodo storico che stiamo attraversando, caratterizzato da continue e sempre più gravi crisi alle quali il metodo, che abbiamo definito sbrigativamente liberista, dimostra di non essere in grado di affrontare denunciando tutti i suoi limiti, sia da considerarsi normale.

E’ sempre più evidente che le crisi si ripresentano con cadenza sempre più ristretta e con gravità sempre più crescente. Non voglio accusare il sistema liberista di essere responsabile della crisi del corona virus, come invece è responsabile della crisi del ’29, e di tutte le crisi ripresentatesi e culminate con quella del 2007 che non è stata risolta a tutt’oggi. Mi sembra che, a conclusione di questa seconda riflessione, la sostituzione delle scelte individualiste con un sistema decisionale pianificato, anche se non condivisibile da tutti, abbia seri punti sui quali ragionare.

La terza riflessione è se sia necessariamente collegabile il concetto di pianificazione con quello di regime illibertario o meglio dittatoriale. A mio parere questo nesso sinallagmatico è una forzatura polemica che non dico infondata, ma che anzi dovrebbe spingere ad una articolazione democratica del metodo pianificatorio. Non ha senso, a mio modo di vedere, respingere un metodo razionale per i risultati fallimentari che ha prodotto in un particolare caso storico. Esso al contrario deve essere di insegnamento per non incorrere nelle stesse contraddizioni.

La quarta riflessione è relativa al contenuto politico di un sistema pianificato. A mio parere il sistema pianificato privilegia il sistema razionale al sistema istintivo del liberismo. I processi decisionali non nascono dall’equilibrio di tanti interessi concorrenti che di per sè sarebbero in grado di risolvere ogni evenienza per “naturale” intrinseca virtuosità della razionalità individuale che genera la razionalità globale. Questo assunto, a parte il fatto che ha dimostrato storicamente la sua fallibilità, ignora a priori la proficuità del processo decisionale di gruppo, come il metodo scientifico dimostra, che esalta la sinergia del ricercare insieme e del concludere in base a ciò che si è ricercato. Mi piace ricordare che mai il CERN sarebbe stato realizzato sulla base degli interessi individualistici concorrenti.

Scienza versus istinto può essere il senso della scelta pianificatoria.

La quinta riflessione si basa sulla considerazione che ogni scelta, ogni indirizzo, ogni programma, ogni pianificazione ha contenuti di classe. La pianificazione fatta dalle multinazionali è estremamente e seriamente elaborata collettivamente da managers qualificati e competenti; ciò non toglie che la filosofia di classe che la guida è quella imperialistica, quella del capitalismo nella sua fase storicamente determinata. Qui si esprime la vera sostanza politica della pianificazione, la sua vera connotazione di classe. Nel contenuto di classe si distingue quindi, a mio modo di vedere, la differenza tra dirigismo e pianificazione socialista.