di Roberto Giuliano |

Come ogni anno, dal 2000, l’Associazione degli amici del Garofano Rosso e la Fondazione Craxi si ritrovano ad Hammamet il 19 gennaio per ricordare nel XIX anno della sua scomparsa un uomo, un politico, uno statista che ha subito in uno Stato democratico una grave ingiustizia. Parliamo di Bettino Craxi, il segretario del PSI e Presidente del Consiglio, che in un momento di grave crisi economica ha saputo risollevare le sorti del Paese dandogli un prestigio internazionale e facendo dell’Italia la V potenza mondiale superando l’Inghilterra.

Molti considerano questa iniziativa, che si ripete nel tempo come un pellegrinaggio, un atto nostalgico di reduci o, per non dire peggio, di cialtroni che vanno a rendere omaggio ad un ladro. Questa vulgata in questi anni sta venendo meno perché la verità, prima o dopo, viene compresa anche dagli ingenui, ma certamente non da coloro che sono in malafede. Non solo, il pensiero politico di Bettino Craxi è ancora attuale e ci fa rendere conto delle opportunità perdute: dalla riforma delle istituzioni, alla riforma dell’Europa, la governabilità, il ruolo internazionale del nostro Paese nel Mediterraneo, la politica a sostegno dei ceti deboli, l’ammodernamento della PA e del Paese, il ruolo dei ceti intermedi per irrobustire la democrazia e potremmo continuare.

No, le persone che si ritrovano ogni anno ad Hammamet per ricordare Craxi sono delle persone che compiono un atto politico perché nel nostro paese nel 1992 è avvenuto un golpe mediatico giudiziario ed ancora oggi il paese ne è prigioniero. È stata eliminata una classe politica che ha difeso la democrazia dal comunismo, una classe politica che non era immune da pecche, ma aveva senso dello Stato e delle Istituzioni, una classe politica che amava il suo Paese e aveva una visione del ruolo dell’Italia nel mondo.

Il decadimento del nostro Paese può essere facilmente verificato dai dati statici: inizia con la falsa rivoluzione di mani pulite, crollano gli investimenti, si svendono le aziende pubbliche, si elegge una classe politica “nuova” di incapaci e di vecchi ricattabili, dovevano diminuire i partiti e fioriscono quelli personali, il debito pubblico esplode senza aumentare occupazione e sviluppo e la corruzione, che prima era un finanziamento illecito ai partiti e comunque serviva alla sussistenza della democrazia, oggi dilaga a livello personale in disprezzo della democrazia e del bene comune. La malapianta della giustizia continua a dominare la politica e a bloccare la crescita del Paese.

Craxi non era un profeta, ma uomo politico che, per quanto tardi, capì cosa stava succedendo al Paese: la fine del comunismo ha dato il via libera alla finanza speculativa, desertificando i valori e le idee della politica. Il 19 gennaio non è un giorno di lutto, ma di lotta per testimoniare che l’uomo può perire, ma le sue idee sono eterne e dalla Tunisia ricorderemo al Paese che ancora esiste una memoria storica che è consapevole della possibilità di coniugare sviluppo, benessere e democrazia e che il declino non è figlio del destino ma dalle scelte della comunità.