PETROLIO: UNA SPY-STORY RACCONTATA IN DUE VOLUMI

 

di Aldo Ferrara |
E’ in rotativa il Secondo Volume ERGAM, European Research Group on Automotive Medicine, dedicato alla geopolitica del petrolio. “Oil Geopolitics, quelle insostenibili condotte”.

Il primo Volume “ La vita al tempo del petrolio” focalizzava gli effetti sulla salute umana dei cambiamenti climatici. Non è bastata la Conferenza di Parigi, COP 21 del dicembre 2015 per bloccare la febbre del pianeta. Le limitazioni delle emissioni sono state fatte di parole, di carta scritta mai attuata e così perdura la politica ipocrita della stigmatizzazione dei fossili mentre vanno sempre avanti gli accordi per mantenerla. A questo dobbiamo dunque gli 8 milioni di morti l’anno, una città come Londra che scompare ogni anno. Inquinamento, estremizzazione del clima, alluvioni e tsunami hanno in questa febbre del pianeta la giustificazione scientifica addotta nel volume.

Nel secondo Volume il target è la definizione della geopolitica del petrolio così dominante nella vita del pianeta da essere magari mascherata quando troppo palese. Gli accordi di Visêgrad tra Paesi Baltici, Ungheria, Polonia, Croazia, Slovacchia e Repubblica Ceka nacquero sulla spinta anti-Russia nella negoziazione dei prezzi del gas. Solo dopo servirono come foglia di fico per bloccare, anche materialmente, il flusso migratorio. La politica di Trump ha un suo perfetto filo logico: vendere lo shale gas & oil, imporre cioè i prezzi americani, in contrasto non più con l’OPEC, ma con il Cartello Russo (Russia, Kazakhstan, Azerbaijan). Anche in Italia questo si ripercuote. Non c’è telegiornale che non accenni alla TAP, Trans-Adriatic Pipeline, che porta il gas azero fino alla spiaggia di S. Foca nel nostro Salento. E anche per scoprire le opacità azere a Malta che è forse stata uccisa Dafne Galizia Caruana.

Le politiche migratorie volte al contenimento dei migranti dall’Africa sub-sahariana quasi mai mettono il dito sulla vera piaga: il ruolo della Francia nel Ciad e in Libia e la tendenza a soffocare il nostro ENI per spingerlo oltre il Mediterraneo Africano.

A 56 anni dalla morte di Enrico Mattei, ombra di banco che si muove in tutto il percorso dei due Volumi, e senza il quale non avremmo avuto il rilancio della politica industriale negli anni cinquanta e sessanta, la politica planetaria è dominate, soffocata dall’oro nero e gestita da Holding private e che spesso dominano nel proprio Stato di riferimento. Solo che le famose Sette Sorelle ora sono diventate 12. Una proliferazione che ha tratti economico-finanziari inauditi. Come diceva Mattei ognuna di queste ha un bilancio che è pari a quello dello Stato Italiano. Oggi si parla di svariate migliaia di miliardi dollari o Euro, per ciascuna di esse.

Alle soglie delle Elezioni Europee, con il cambiamento della Commissione, questi Volumi possono essere anche utili ai non addetti ai lavori, cioè quelli che poi riverseranno nelle urne il loro voto. Beh, almeno si sappia cosa andranno a fare i Parlamentari Europei che spesso di questa materia hanno cognizioni vaghe.

Riporto le IV di copertina dei due volumi perchè in sintesi si intuisca la trama di questa spy-story, chiamata petrolio, che avvilisce  il pianeta .

Dal Volume “la vita al tempo del petrolio”, Agorà&CO, Lugano 2017.

Ricordate il film “I tre giorni del Condor”? Ebbene la realtà di questi ultimi anni ha superato la fantasia cinematografica. In questo volume si analizzano le cause dei guasti ambientali e si propongono possibili soluzioni.

L’uso irrazionale di fossili produce, ogni anno nel mondo, milioni di morti per cambiamenti estremi del clima, progressiva desertificazione e diffusione malarica. Allo smog, per esempio, si attribuiscono 30 mila decessi in Italia e 40 mila in UK, aumento delle allergie e progressivo disfacimento del patrimonio monumentale.

Di petrolio dunque si muore, perché produce gas tossici, ma anche perché scatena guerre, come quella asimmetrica dell’ISIS che ha per scenario il triangolo del petrolio, Iraq, Iran, Arabia. Un tourbillon di interessi geopolitici e finanziari che avviluppa il pianeta in una spy story senza fine.

Dalla IV di copertina del Volume “Oil Geopolitics, le insostenibili condotte”, sempre Agorà&CO

Conflitti bellici inspiegabili o attribuiti a tradizionali rivalità religiose, il dramma dei migranti dal Continente Africano, la sostenibilità energetica e la rivoluzione rinnovabile. Non ultima l’indifferenza della nostra pubblica opinione verso la politica estera.

Sono queste le principali motivazioni politico-culturali alla base di questo secondo Volume ERGAM (European Research Group on Automotive Medicine) che il Lettore può utilizzare come chiave di lettura, alla ricerca dei meccanismi che governano il mondo e, in specie, il mercato globalizzato dell’energia.

Come nel film “Finchè c’è guerra c’è speranza”, fino all’ultima goccia di petrolio, la conversione alle rinnovabili sarà costellata da insormontabili resistenze. Sicché la politica energetica appare come un Giano bifronte che da un lato invoca la rivoluzione, mentre dall’altro tesse accordi per mantenere lo status quo.

Non si stupisca il Lettore se nel Volume focalizziamo, neanche velatamente, la dicotomia tra la speranza di avere un mondo privo di fossili inquinanti da un lato e dall’altro l’ipocrita e continua annunciazione di un mondo sostenibile e la presunzione di dare per scontata o prossima la migrazione dal fossile al rinnovabile.

dalla Prefazione di Elly Schein, Parlamentare Europeo, al volume “ Oil Geopolitics”

…Spinta da grande curiosità, mi sono addentrata nella lettura di questo lavoro, che potremmo definire un piccolo ma prezioso atlante del petrolio sul pianeta, in grado di illustrare in modo chiaro le strategie energetiche dei principali attori nazionali e sovranazionali -tra i quali l’Unione Europea-, i fronti aperti e la trasformazione di giacimenti, gasdotti e oleodotti da oggetto di contesa (anche militare) a sofisticate leve “commerciali” per creare e mantenere egemonia economica e politica.

Le tante istantanee che compongono questo libro sono unite da un sottile filo nero, che dai diversi giacimenti arriva sino agli “hub dell’energia”, disegnando una nuova mappa del potere, in grado di determinare le sorti di molti dei Paesi che si trovano su quei tracciati. Confini “energetici” che si sovrappongono a quelli geografici, sollevando riflessioni e criticità sul piano giuridico, come su quello politico. Riflessioni e criticità che investono in modo particolare l’Unione Europea che, in questo enorme scacchiere, ancora stenta ad esercitare il ruolo che potrebbe avere, ostaggio com’è delle gelosie dei diversi Paesi membri sulle proprie politiche energetiche ed estere.

Le politiche energetiche, come quelle migratorie, mettono in luce tutte le fragilità dell’attuale impianto politico dell’Unione, che sconta un’incapacità di visione comune e il prevalere dei diversi egoismi nazionali in seno al Consiglio, dove i singoli Stati sono impegnati a perseguire obiettivi autonomi e non di rado in contrasto tra loro…

Dalla post-fazione di Leonardo Servadio al volume “ Oil Geopolitics”

Che tutte le guerra combattute in Medio Oriente dal 1948 in poi siano collegate a dispute relative all’oro nero è un fatto da chiunque dato per scontato. Quel che è avvenuto negli anni più recenti, è che alle ampie zone della penisola araba e del golfo persico (dove si trovano i principali produttori) si sono aggiunte aree estrattive di petrolio e gas nella regione di Azerbaijan e Kazakhstan, che si trovano lungo i percorsi seguiti dall’antica via della seta, oggi ripresi dall’iniziativa One Belt One Raod che innerva la politica estera cinese attuale. E che in particolare da quando nel 2003, con la geniale astuzia che ne ha contraddistinto l’opera di presidente statunitense, George W. Bush figlio decise di far fuori definitivamente il regime di Saddam Hussein (che le amministrazioni di cui suo padre era stato vicepresidente e presidente negli anni Ottanta avevano ampiamente foraggiato in precedenza), si sono rinfocolati gli scontri di carattere religioso tra sunniti e sciiti, accompagnati da quelli di carattere economico-strategico relativi al controllo dei punti di estrazione di idrocarburi e delle condotte preparate per trasportarli in Europa. Dalla postfazione di Leonardo Servadio, Direttore di Frontiere.eu

Sarà utile questa Collana? Dal nostro punto di vista, quello scientifico-culturale, speriamo di sì. Ma sarà soprattutto utile al cittadino-elettore perchè entrambi i volumi hanno una vocazione europeista e si occupano di quello che in Italia è totalmente assente dal dibattito: la Politica Estera!

Ferrara A., Venturelli C., Sgandurra C., Giambartolomei S., Azzarà A. La vita al tempo del petrolio. Agorà&CO, Lugano 2017

Ferrara A., Colella A., Nicotri G. Oil Geopolitics, quelle condotte insostenibili, Agorà&CO, Lugano 2018

Articolo pubblicato anche su: glistatigenerali.com

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