BUFFONI CHE NON POSSONO RIDERE

Un’opera di Giuseppe Scalarini

Da qualche giorno nell’Avanti! il grammofono Scalarini ha impostato un disco originale: il Partito comunista è uno strumento del capitalismo; il Partito comunista è un sicario di cui il capitalismo si serve per accoltellare alla schiena il proletariato; il Partito comunista difende i profitti di guerra del capitalismo; il Partito comunista si fregia di una decorazione guerrafondaia; il Partito comunista porta sempre in tasca una bottiglia di alcool puro, e così via.

Il disco nuovo e originale di Scalarini non ci ha emozionati; per tre ordini di considerazioni.

Primo Ordine. Può darsi che Scalarini creda di aver ragione. Nel convegno dei concentrazionisti, tenuto recentemente a Milano, l’onorevole Claudio Treves, brillantemente sfoggiando quelle doti magnifiche di formidabile dialettico che lo hanno reso meritatamente celebre in tutti i salotti intellettuali d’Italia di Francia e di Navarra, sostenne questa tesi: i socialisti anelando al governo, non devono porre innanzi nessuna pregiudiziale antimonarchica; essere antimonarchici significa rendere il più grande servizio alla monarchia.

Se questa posizione dialettica di Claudio Treves viene universalizzata si ha: la pregiudiziale anticapitalistica è utile solo al capitalismo; il Partito comunista, per la sua pregiudiziale anticapitalistica, non può che essere un vile sicario del capitalismo. Dunque Scalarini può credere di aver ragione: dunque non bisogna arrabbiarsi contro Scalarini.

Treves e Scalarini hanno avuto dei precursori illustri. Il giorno prima che la guardia bianca di Noske uccidesse Liebknecht, il Vorwärts (che in tedesco significa “Avanti!” è l’organo del Partito socialdemocratico tedesco ndr.) pubblicò una vignetta in cui era rappresentato Spartaco che pugnala alle spalle il proletariato tedesco.

Il giorno dopo l’uccisione di Liebknecht, Scheidemann scrisse un articolo per sostenere che finalmente per merito del compagno Noske, il proletariato tedesco era stato liberato dal suo peggior nemico: infatti Liebknecht, per la sua pregiudiziale anticapitalista, non poteva non essere che un sicario del capitalismo e per la sua pregiudiziale rivoluzionaria non poteva essere che un agente provocatore della guardia bianca; invece Noske, capo della guardia bianca, era il vero rivoluzionario, in quanto applicava una abilissima tattica di compromessi. Scalarini è d’accordo con Treves, con Noske, con Liebknecht: è una posizione politica “rispettabilissima”, e a noi non rimane che levarci il cappello dinanzi e alla franchezza e alla sincerità di Scalarini.

Secondo Ordine. Scalarini ignora ciò che si è svolto nel Partito socialista, allo stesso modo che il disgraziato pappagallo Serrati ignorava ciò che si era svolto alla Camera del lavoro di Milano. Serrati era veramente convinto che a Milano l’organizzazione sindacale socialista andasse a gonfie vele; non è la prima volta e non sarà l’ultima volta questa di Serrati, preso amabilmente per il fondo dei pantaloni dai riformisti.


Un’opera di Giuseppe Scalarini

Serrati credeva che a Milano la sezione metallurgica avesse conservato i suoi 40.000 iscritti del bel tempo che fu; perciò con la sicumera del professore Lollobrigida, abbaiava contro i comunisti torinesi: ‘’disgregatori, guastatori, seminatori di sale!’’. E’ bastato che noi rimettessimo le cose a posto, scoprendo che a Milano,

per virtù dei socialisti, i 40.000 soci della Fiom erano diventati 4.000, mentre a Torino dei 35.000 ancora 16.000 erano rimasti fedeli alla Fiom, perché il Lollobrigida Serrati si tacesse come per incanto. Così Scalarini. Egli pone una bellissima decorazione guerraiola sul petto del Partito comunista. Ingenuo e candido Scalarini! Se il Partito comunista avesse nel suo seno degli interventisti, in ogni caso li avrebbe ereditati dal Partito socialista; il Partito socialista però dopo Livorno, accolse nel suo: Francesco Repaci corrispondente da Torino del ‘’Popolo d’Italia’’ e del ‘’Fronte interno’’ (nel ‘’Fronte interno’’ il Repaci scriveva una rubrica intitolata: Disonoriamo il PSI).

Pietro Nenni, redattore del popolo d’Italia, direttore del massonico interventista Giornale del mattino di Bologna, che denunciò e fece arrestare nel 1917 un gruppo di giovani socialisti bolognesi. Gerolamo Lazzeri, redattore del popolo d’Italia, accanitissimo nel combattere i socialisti, come ben ricordavo, per esempio, i socialisti di Varese, redattore dell’Italia del popolo, Giornale Willsoniano, e del Lavoro di Genova: Raniero Niccolai, redattore della Perseveranza, che faceva stampare i suoi libri da Guido Podrecca.

Quinto Tosatti, redattore della Voce politica, democratico interventista, diretta dall’on. De Viti De Marco. E la lista potrebbe continuare. Ingenuo, Candido Scalarini, che non si è accorto che mezza redazione del Popolo d’Italia (anche Giuseppe De Falco ha ricevuto assicurazione per la sua riammissione e nel partito e nell’Avanti!) è rientrato nel Partito Socialista dopo Livorno.

Terzo Ordine. I comunisti hanno questa superiorità assoluta sui disgraziati pipilanti animalocci del Barnum: i comunisti possono serenamente ridere di tutti i giochi di Serrati, di Scalarini, di Gian La Terra, di Baratono; questa gente invece non può ridere dei nostri attacchi, delle nostre burle, delle nostre risate. I socialisti sanno di essere da noi disprezzati, essi invece non possono disprezzarci, anzi nel loro intimo sono costretti a rispettarci. Noi siamo contenti della scissione: essi rimpiangono l’unità, essi invocano l’unità perduta. Ecco la superiorità dei comunisti, ecco la irrimediabile inferiorità dei socialisti. I socialisti sono dei buffoni, che hanno la coscienza di essere buffoni e perciò non possono ridere. Chi non sa ridere non è uomo: i socialisti sono dei disgraziati, come Giuseppe Scalarini e G. M. Serrati.

(Non firmato, “L’Ordine Nuovo’’ 21 Novembre 1921)

Un ringraziamento al Prof. Michele Donno per averci segnalato questo documento.

 

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