LE TRE TAPPE DEI SOCIALISTI

Alcuni compagni sono perplessi, preoccupati, anche delusi per l’esito della segreteria allargata ai segretari regionali. Vorrebbero capire meglio le prime indicazioni che ne sono scaturite. Avrebbero bisogno di qualche novità anche all’interno del partito che per ora non sono state prodotte. Vediamo di contribuire a chiarire e di fornire qualche idee per l’immediato futuro. Il risultato elettorale della lista Insieme é stato desolante. Assai peggiore di quanto non avessero previsto i peggiori sondaggi. Ma tutto il gruppo dirigente é responsabile di quella scelta, che aveva un’unica alternativa concreta e cioè quella di presentare una lista solo col simbolo del Psi. Nessuno é in grado di garantire che la scialuppa di bandiera, nel mare in tempesta prodotto da un tsunami senza precedenti, avrebbe evitato lo stesso naufragio.

Tale responsabilità avrebbe dunque dovuto essere condivisa con l’intero gruppo dirigente e alle dimissioni di Nencini potevano, forse dovevano, seguire quelle dell’intera segreteria, da dare dinnanzi alla direzione o al consiglio nazionale. Si é preferito limitare il tutto a dimissioni del solo segretario subito respinte (la logica della corresponsabilità era ineccepibile) dalla segreteria e dai segretari regionali. Procediamo così. Il segretario riconfermato (d’altronde solo un congresso può eleggere un nuovo segretario) dovrà ora presentarsi al Consiglio nazionale esponendo le tappe di un percorso che ci porterà, alla fine, a decidere il nostro futuro in un congresso nazionale. Avanzo alcune idee, legate a un cammino che si compone di tre tappe.

La prima é quella che attiene alla trasformazione della nostra compagnia. Non ripeto ancora le caratteristiche del carattere tridimensionale della nostra comunità socialista, fatta di storia-editoria, di amministratori locali e di politica. Le prime due dimensioni possono vivere senza la terza? Non credo. Cosi come la terza sarebbe vuota senza le prime due. Ma le prime due dimensioni non é detto che debbano vivere solo in questo Psi e non in un contenitore più vasto. Possono vivere in questo Pd? Non credo. L’iconografia del Pd, quella continuamente esaltata non solo attraverso i quadri delle sue sezioni, ma anche nel racconto delle sue origini, che esalta la storia comunista italiana e solo in parte quella democristiana, non ci appartiene. Io che sono stato craxiano non posso ammettere che avesse ragione Berlinguer. Se non ci unisce la memoria e l’edificio politico é distrutto, dove mai dovremmo entrare. In una casa, d’altri, che non c’é più?

Dunque la prima tappa é un allargamento dei nostri confini di partito a tutti coloro che si definiscono socialisti italiani, che intendono collegarsi alla nostra storia oggi cosi manomessa, quando non ignorata. Apertura a tutti coloro che ci hanno lasciato, a coloro che non sono iscritti, anche a coloro che sono i più critici con la conduzione del nostro piccolo partito e che si trovano la prossima settimana a Livorno e a tutti coloro che hanno promosso circoli, movimenti, sezioni autonome. Il Psi deve essere la casa di tutti costoro. Ma può diventare la casa anche di chi, da socialista italiano, ha scelto di militare in altri partiti, sul modello della forma partito che quel gigante di Marco Pannella aveva voluto dare al suo. Penso che radicali come Turco, Bernardini e D’Elia, socialisti italiani ed europei come Pittella e Nannicini potrebbero tranquillamente essere anche con noi. E non mi fermerei solo a loro. Un partito-comunità aperto e non burocratico composto da tutti i socialisti italiani. Utopia? Vedremo.

La seconda tappa é costituita dall’allargamento del nostro perimetro. Della lista Insieme recupererei la convergenza programmatica con gli ambientalisti nella consapevolezza che liberalsocialismo ed ecosocialismo debbano necessariamente oggi incontrarsi per rendere più moderna e attraente la stessa versione del socialismo del Duemila. Una federazione tra socialisti, verdi e radicali (vedremo se oltre ai pannelliani sarà possibile, oggi non lo è, includervi anche Emma Bonino e i suoi europeisti) è possibile sol che lo vogliamo. Servirebbe per costruire un polo più ampio dell’area coperta dal solo Psi e per dialogare col Pd da posizioni di minor sudditanza. La terza tappa riguarda un big bang dell’insieme della sinistra e del centro-sinistra, necessario oggi dopo la sua sconfitta più umiliante dell’intero dopoguerra. Ad un azzeramento ed una ripartenza non sono ammesse assenze e defezioni. Non é più il momento di difendere piccoli monolocali se l’intero edificio é crollato. Bisogna ricostruirlo con altre fondamenta tutti assieme. Senza vecchi rancori, senza vecchi steccati.

Fonte: avantionline.it

Mauro Del Bue
Mauro Del Bue
SocialismoItaliano1892

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