Luigi Giugni, meglio conosciuto col diminutivo di Gino (Genova, 1º agosto 1927 – Roma, 4 ottobre 2009), è stato un politico e accademico italiano che ha ricoperto un ruolo chiave nella stesura dello Statuto dei lavoratori.
Nato nel 1927 a Genova, a diciotto anni nel 1945 si iscrive al Partito Socialista Italiano. Nel 1949 si laureò in giurisprudenza discutendo una tesi intitolata «Dal delitto di coalizione al diritto di sciopero» (relatore Giuliano Vassalli), e, successivamente, si trasferì negli Stati Uniti[2] per proseguire il suo iter di specializzazione. Dopo un breve impiego all’ENI in Italia, inizia la carriera universitaria e la collaborazione col gruppo editoriale Il Mulino e con La Repubblica. Giugni ha esercitato la professione di avvocato ed insegnato diritto del lavoro presso l’Università di Bari e la Università di Roma La Sapienza. Quest’ultima verrà da lui lasciata in seguito all’accoglimento dell’invito formulatogli dall’allora Presidente della LUISS Guido Carli Luigi Abete, di assumere la titolarità della cattedra di Diritto del Lavoro presso la stessa Università di Confindustria. È stato visiting professor nelle Università di Nanterre, Parigi, UCLA (Los Angeles), Buenos Aires e Columbia University di New York.

Il suo saggio “Introduzione allo studio dell’autonomia collettiva” (1960) è stato uno dei primi lavori accademici a dare dignità ed autonomia al diritto sindacale. Giugni è ricordato come il “padre” dello Statuto dei lavoratori. Nel 1969 Giacomo Brodolini istituì una Commissione nazionale con l’incarico di stendere una bozza dello Statuto dei diritti dei lavoratori. Tale commissione era composta da personaggi di notevole spessore e a capo Brodolini vi mise Giugni, all’epoca solo un professore universitario, seppur già molto noto.

Lo Statuto permise di far entrare la Costituzione italiana nelle fabbriche, nel periodo dell’autunno caldo e della nascita della lotta armata. Su quel periodo Giugni sostenne:
« Fu un momento eccezionale, forse l’unico nella storia del diritto in Italia: era la prima volta che i giuristi non si limitavano a svolgere il loro ufficio di “segretari del Principe”, da tecnici al servizio dell’istituzione, ma riuscivano ad operare come autentici specialisti della razionalizzazione sociale, elaborando una proposta politica del diritto».
Giugni è anche stato l’inventore del trattamento di fine rapporto (TFR), riformando il sistema delle liquidazioni dei lavoratori italiani, introducendo una sorta di sistema contributivo.
Il 3 maggio 1983, mentre stava camminando a Roma, venne “gambizzato” da una donna. L’attentato fu rivendicato dalle Brigate Rosse, e fu anche il primo di un cambio di strategia da parte di quella organizzazione terroristica. Tale nuova strategia, infatti, consisteva non più nel colpire il “cuore” dello Stato attraverso i suoi poliziotti, magistrati o alti dirigenti politici (strategia rivelatasi perdente), bensì nel prendere di mira i cosiddetti “cervelli” dello Stato (come appunto Giugni, ed in seguito Ezio Tarantelli, Massimo D’Antona e Marco Biagi) ossia l’anello di congiunzione tra le istituzioni e il mondo economico.

Nel 1983 venne anche eletto senatore nelle liste del Partito Socialista Italiano: fu presidente della Commissione per il lavoro e la sicurezza sociale, e membro della Commissione parlamentare inquirente sulla Loggia Massonica P2.
Al termine delle elezioni politiche del 1987 confermò sia il suo seggio a Palazzo Madama sia la presidenza della Commissione Lavoro. Nel 1992 fu candidato alla Presidenza della Repubblica per il PSI. La votazione a favore di Oscar Luigi Scalfaro fu accelerata dalla strage di Capaci. Dal 1993 al 1994 è presidente del PSI e nello stesso arco di tempo divenne Ministro del lavoro e della previdenza sociale del governo Ciampi.

Con il Protocollo del luglio 1993 allo Statuto dei Lavoratori, ha scritto assieme a Ciampi un importante aggiornamento della normativa sulle relazioni sindacali. Durante il governo Ciampi venne emanata la legge delega che avrebbe portato alla trasformazione delle casse di previdenza dei liberi professionisti con il D.Lgs. 509/1994. Dopo l’inchiesta Mani Pulite ed il consequenziale disfacimento del PSI aderisce ai Socialisti Italiani di Enrico Boselli, ed alle elezioni politiche italiane del 1994 viene eletto deputato tra le file dei Progressisti.

Negli ultimi anni si allontanò dalla politica preferendo l’insegnamento, anche a causa della malattia: già professore ordinario della facoltà di Economia dell’università “La Sapienza” di Roma, si trasferì poi presso la facoltà di Giurisprudenza della LUISS Guido Carli (chiamato dall’allora Presidente della LUISS e di Confindustria Luigi Abete).
Giugni muore ad 82 anni, la notte di domenica 4 ottobre 2009, a Roma, al termine di una lunga malattia.

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