LA COMMEMORAZIONE DELL’ON. LORIS FORTUNA

di Romeo Mattioli |

In questi giorni ricorrono due importanti anniversari: il 36^ anniversario della scomparsa dell’on. Loris Fortuna, padre del divorzio, e il cinquantennale dell’approvazione e introduzione del divorzio nel nostro ordinamento giuridico una conquista rivoluzionaria dei secolo scorso nel campo dei diritti civili.

Fortuna fu un gigante dei diritti civili quando nell’ottobre 1965 presentò alla Camera dei deputati la proposta di legge per il divorzio fu praticamente solo e isolato. Fu una battaglia sostenuta da pochi: i radicali, i giornalisti dell’Espresso e parte dei socialisti. L’iniziativa era molto osteggiata dalla destra cattolica che la vedeva come una “sciagura nazionale”.

Non ottenne neanche il sostegno della maggioranza dei partiti di sinistra. Si stava ripetendo quella scelta di “opportunità politica” che, nel 1947, aveva portato il PCI e il PLI a votare, assieme alla DC, l’approvazione dell’articolo 7 della Costituzione Italiana, abdicando alla cultura laica. Si rese necessario costituire in Italia la Lega per l’istituzione del divorzio (LID) a cui aderii.

La proposta divenne legge a fine novembre del 1970 con il voto favorevole di tutta la sinistra italiana e i partiti laici. La destra integralista non si rassegnò e promosse il referendum per la sua abrogazione, ritenendola “nociva” e voluta da “una minoranza degli italiani”. A Udine ci fu una mobilitazione di intellettuali, professionisti, giovani, donne, al di fuori dei partiti, che, riuniti il 6 aprile 1974 in un Hotel cittadino, costituirono un Comitato per il No all’abrogazione della legge sul divorzio, eleggendo a Presidente il prof. Antonio Celotti, segretario l’avv. Antonio Pacatti e il magistrato Giuseppe Mastellone, Luciano Basadonna ed altri componenti del Comitato direttivo.

Il risultato del referendum che si svolse il 12 e 13 maggio 1974, registrò una valanga dì NO all’abrogazione della legge sul divorzio con una differenza di 6 milioni in più e Udine addirittura con il 66,8% rispetto 59,1% della media nazionale. Erano intervenuti nella maggioranza del popolo italiano profondi cambiamenti nel costume e nella cultura che pochi, nella battaglia dei diritti civili, seppero interpretare e portare avanti.

La maggioranza degli italiani, prima dei partiti, capì che quella legge aumentava fa loro libertà, trattandosi di libera scelta e non di un obbligo. Si spalancò, dopo questa legge, la strada dei diritti civili: la legge per la legalizzazione dell’aborto, di iniziativa dello stesso Fortuna, ben presto andò in porto. Non arrivò, purtroppo, in tempo a fare approvare la legge sull’eutanasia per una dolce morte, contro gli accanimenti terapeutici.