RISTORI, SOSTEGNI O INDENNIZZI

 

di Renato Costanzo Gatti Socialismo XXI Lazio |

 

Salvini chiede che il prossimo sforamento di bilancio finalizzato ad aiutare le imprese in difficoltà sia di 100 miliardi, è sempre in campagna elettorale. L’ultimo decreto prevedeva uno sforamento di 32 miliardi ed è stato trasformato in decreto sostegni solo pochi giorni fa prevedendo per le imprese 11 miliardi da erogare in funzione della perdita di fatturato nel 2020 rispetto al 2019.

Sia chiaro, questi decreti non hanno nulla a che fare con il Recovery Plan, non sono finalizzati cioè a rilanciare l’economia, ma vanno a far fronte al terzo aspetto della crisi pandemica ovvero sono finalizzati a combattere la crisi sociale creata in vari strati della popolazione.

Potranno presentare richiesta per questi sostegni i soggetti che abbiano subito perdite di fatturato, tra il 2019 e il 2020, pari ad almeno il 30%, calcolato sul valore medio mensile. Il nuovo meccanismo ammette le imprese con ricavi fino a 10 milioni di euro. Il decreto muta i criteri del precedente decreto ristori, allargando gli aventi diritto precedentemente limitati a solo alcune categorie ATECO, e sposta il calcolo su base annuale che precedentemente era limitato alla perdita riferita al solo mese di aprile.

L’importo del contributo a fondo perduto sarà determinato in percentuale rispetto alla differenza di fatturato rilevata, in base a 5 fasce di indennizzo:

60% per i soggetti con ricavi e compensi non superiori a 100mila euro;

50% per i soggetti con ricavi o compensi da 100 mila a 400mila euro;

40% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400mila euro e fino a 1 milione di euro;

30% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione e fino a 5 milioni di euro;

20% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 5 milioni e fino a 10 milioni di euro.

Naturalmente le lamentele sono diffuse, si parla di elemosine e per la verità anche il presidente Draghi ha riconosciuto che serve un altro provvedimento, però non si capisce bene se intendesse riferirsi alla competenza 2020 o a quella 2021.

Ci si lamenta che l’indennizzo copre il solo 2% della perdita di fatturato.

Ora pare logico che il sussidio non deve dare all’indennizzato l’importo del fatturato perso, ma dovrebbe riconoscergli l’indennizzo per l’utile netto perso, tenendo presente che a fronte della perdita di fatturato non si devono sostenere le spese variabili proporzionali al fatturato stesso e che per le spese fisse, quelle cioè indipendenti dal fatturato, è previsto, ad esempio per gli affitti dei locali, un credito di imposta per gli anni futuri.

Il report CERVED per il 2020

Il Cerved pubblica ogni anno un rapporto sulle PMI (cioè sui primi scaglioni sopra esposti), il grosso delle imprese italiane, ed individua le attività che fanno riscontrare la maggior perdita di fatturato:

Agenzie viaggio e tour operator -51,3%

Trasporti aerei -50,8%

Alberghi -47,1%

Gestione trasporti -46,7%

Trasporto pubblico locale-44,2%

Organizzazione fiere e convegni-40,0%

Gestione parcheggi -38,8%

Strutture ricettive extra alberghiere -37,9%

Ristorazione -33,8%

Industria cinematografica -32,9%

Quel report riporta pure la perdita dell’utile prima delle imposte che le PMI rilevano rispetto agli anni precedenti:

Anno          Utile prima delle imposte

                    In percentuale del fatturato

2017                        6.2%

2018                        5.9%

2019                        5.8%

2020                        3.3%

Se si considera che le imposte sull’utile sono di circa il 20% abbiamo che l’utile netto dopo le tasse è pari all’80% del 3.3% ovvero il 2.64%

Se quindi il sussidio (esente da imposte) è pari, come dichiarato da più parti, al 2% del fatturato, ne deriva che il danno netto è del solo 0,64%

C’è poi da chiedersi se debba essere indennizzato tutto ciò che si guadagnava prima della pandemia oppure, ed io sono per questa seconda opzione, si garantisca una sopravvivenza dignitosa uguale per tutti. Praticamente sostengo un reddito di cittadinanza universale.