di Daniele Delbene |

«Destra e Sinistra che conosciamo sono superate. L’Umanesimo Socialista: l’anima di una nuova sinistra»

La politica dovrebbe essere in grado di cogliere i grandi mutamenti socio-culturali e di esserne poi l’interlocutrice. Le organizzazioni politiche dovrebbero essere l’espressione di interessi e pensieri diffusi che cercano una propria rappresentanza e non, invece, l’insieme di movimenti finalizzati alla ricerca del consenso.

Con una generalizzata (almeno in apparenza) conquista dei diritti sociali e civili essenziali, con il conseguimento di forme di partecipazione democratiche (almeno in teoria), con lo scardinamento delle vecchie e rigide modalità di organizzazione e partecipazione al lavoro, con l’avvento della globalizzazione, con la crisi delle ideologie che hanno caratterizzato il ‘900 e quindi con la scomparsa dei grandi partiti politici, anche il concetto di destra e sinistra che abbiamo conosciuto è entrato in crisi, determinando un sostanziale superamento dei campi e dei perimetri di riferimento idealizzati. Questo è avvenuto in particolar modo nel nostro paese dove, per ragioni storiche, sinistra e destra hanno sempre avuto peculiarità proprie rispetto ad altri grandi paesi occidentali.

Destra e sinistra vengono oggi diffusamente identificate (seppur impropriamente) dalla generalità dall’opinione pubblica del nostro paese nella destra fascista e nella sinistra comunista, ritenute superate e relegate alla sola storia politica. D’altronde, la sempre maggiore mobilità del corpo elettorale, che di volta in volta si sposta dal sostegno di una parte a quella opposta, non è altro che la conferma del superamento della vecchia dicotomia destra-sinistra e della perdita di forti connotazioni culturali da parte dei movimenti che ancora vi si richiamano.

Nella realtà, venuti meno i reali riferimenti culturali e ideali, che non sono solo quelli propri del fascismo e del comunismo ma quelli che hanno caratterizzato le diverse sinistre e destre che abbiamo studiato sui libri di storia, rimane ancora traccia della “rigidità sociale” e di una “ottusità ideologica” proprio in una parte (seppur minoritaria) delle classi dirigenti che si sono formate nelle organizzazioni di diretta provenienza di queste due esperienze politiche.

D’altra parte, la riluttanza della maggior parte delle formazioni politiche a volersi identificare in una destra e una sinistra europea e non più italiana, è evidentemente figlia dell’incapacità di giustificare la propria presenza politico-organizzativa in maniera differente e credibile.

Quanto detto non significa che non esisterà più in futuro una distinzione tra destra e sinistra, perchè questa non è frutto di una semplice opera umana recente ma di una divisione molto più profonda che coincide con il tempo antico, cioè fin dalle prime manifestazioni organizzate delle comunità umane.

Guardando allo stato presente, possiamo intravedere una nuova contrapposizione politica nel differente approccio alle dinamiche di governo mondiale e nella considerazione che si ha dell’uomo. In particolare, possiamo individuare due differenti macro-aree di pensiero e d’azione. Da una parte troviamo chi, nelle dinamiche di governo di un mondo ormai globalizzato, vede i presupposti per mantenere in equilibrio un sistema che metta al centro la finanza e il mercato, vedendo l’uomo come il mezzo utile a questo fine. Chi è orientato su questo modello vede appunto nell’uomo un semplice lavoratore: una figura che trova la propria realizzazione nel lavoro per mantenere la famiglia, per arrivare a fine mese, per pagare i propri debiti (mutui, rate ecc..). Un essere che vive nella paura della povertà, delle guerre e della malattia. Il lavoro viene quindi inteso nella realtà non come mezzo per migliorarsi e “crescere”, ma come fine per sopravvivere. Gli stessi che nei fatti alimentano questa visione sono coloro che spingono per un superamento delle distinzioni di sesso e di cultura e quindi di pensiero. I medesimi che comunemente esordiscono con “non ti lamentare perchè nonostante tu abbia un lavoro precario e sottopagato, nonostante tu non riesca ad arrivare a fine mese.., ci sono molti altri che non hanno neppure quello e stanno peggio di te…”

Dall’altra parte c’è chi, al contrario, vede l’uomo come un essere umano che lavora per migliorare le proprie condizioni e per godere dei piaceri della vita. Quindi un approccio alle dinamiche di governo del mondo che intende la finanza, il mercato e la globalizzazione come mezzi per garantire agli uomini una vita migliore. Non una vita di paure e di lavoro, ma un lavoro per accrescere le proprie condizioni di vita in armonia con gli altri. A questa concezione appartengono coloro che nella vita quotidiana esordiscono con un “non devi rassegnarti e accettare le tue misere condizioni di vita in ragione di chi sta peggio, perchè entrambi dovete aspirare ed essere aiutati per realizzare il meglio”.Sulla base di queste differenti considerazioni che si hanno dell’uomo, è facile trovare una netta divisione tra “pensiero unico mondiale” da una parte e umanesimo socialista e cristiano dall’altra. Tra queste due ultime concezioni cambiano evidentemente le ragioni di fondo, ma entrambe trovano un minimo comune denominatore nell’identificare l’uomo come un “essere umano” con le proprie peculiarità, il proprio sesso, la propria cultura e le proprie esigenze, che non siano solo quelle di necessità e di sussistenza ma soprattutto di crescita e di felicità.

In attesa che maturino in maniera più evidente i colori di nuove destre e nuove sinistre e che prendano corpo quelli che saranno i nuovi contenuti valoriali e di prospettiva che oggi sono ancora confusi e contraddittori, l’umanesimo socialista può rappresentare la bussola da seguire e l’anima intorno alla quale ridefinire “una nuova parte” che può rappresentare l’embrione di una nuova sinistra.

Nell’azione materiale, per chi crede in un mondo che metta al centro l’essere umano, il punto di partenza va quindi ricercato in un coinvolgimento, dal punto di vista dell’elaborazione culturale e organizzativa, dell’associazionismo e del volontariato umanitario e laico, di quello che nasce intorno alle parrocchie e alle comunioni cristiane e di quello sociale di matrice sindacale.