ELEZIONI ED IDENTITA’ SOCIALISTA

 

di Silvano Veronese – Vicepresidente Socialismo XXI |

 

Come Associazione Socialismo XXI, sia a livello nazionale come pure a livello regionale, non abbiamo deciso, fortemente impegnati come siamo – in qualità di  promotori –  del Tavolo del Comitato per l’Unità Socialista, di partecipare né in via “solitaria” né in aggregazione con altri, alle prossime competizioni elettorali regionali.

La scelta del Psi di Maraio di coalizzarsi o associarsi in una alleanza con “Italia Viva” nel Veneto, impegna nella sua autonomia quel partito, come nella nostra autonomia detta scelta assolutamente non ci coinvolge.

L’adesione al Comitato per l’Unità socialista, fino all’approdo costituente finale non mette in discussione le reciproche autonomie organizzative e comportamentali.

Questa autonomia di valutazione mi spinge a ritenere, però, che – al di là delle caratteristiche non contigue al pensiero socialista del movimento “renziano”, alquanto improduttiva questa scelta dei compagni del Psi. Perché se una presenza elettorale socialista non può oggi determinare alcun risultato diverso da quello della scontatissima vittoria di Zaia e nemmeno quello di superare la soglia minima per ottenere un consigliere che senso e quale utilità potrebbe avere?

Se l’obiettivo primario per i socialisti dovrebbe essere  il superamento della loro diaspora e della loro frammentazione per costruire un nuovo, unitario e minimamente consistente soggetto politico socialista per uscire dalla irrilevanza politica sarebbe molto meglio che essi dedicassero i loro sforzi e le loro energie per concretizzare questo obiettivo realizzando una condivisa offerta politica programmatica sulla base di proposte ed indicazioni per far uscire l’Italia dall’emergenza economica, sociale e sanitaria.  

Una volta realizzato questo obiettivo è ovvio che, anche per questo nuovo soggetto socialista, si porrebbe il problema delle scelte delle  alleanze per puntare con altre forze al governo del Paese e dei poteri locali, ma questa è materia del confronto e dell’intesa fra le varie associazioni socialiste che aderiscono al processo unificatorio e non già una scelta dettata da qualche  convenienza locale o personale.  

Realizzare  ora queste scelte, tra l’altro con scarsi esiti, rischia solo di dividere e non di aggregare, anche perché affrettate e contradditorie alleanze elettorali offuscano la definizione di un processo identitario che si basa su precisi contenuti e non su schieramenti.

Ai socialisti che vogliono ritrovare la strada della loro unità e della loro identità dovrebbe essere di esempio sul piano operativo la lunga “attraversata nel deserto” praticata da  Lega e Fratelli d’Italia che erano giunti in un passato non lontano in prossimità della loro sparizione:  non hanno partecipato per vario tempo ad alcuna alleanza né di potere né elettorale, hanno ridefinito una loro identità con connotati precisi anche se democraticamente a noi  indigeribili, cancellando una loro precedente subalterneità al partito guida (F.I.) della destra nazionale fino a superarlo entrambi in termini di  consenso nello schieramento conservatore, nazionalista e populista del quadro politico del Paese.

Se – da parte nostra – si intende perciò  costruire una offerta politica autenticamente socialista essa non puo’ annacquarsi, ancor prima di essere definita,  in alleanze spurie, confuse e contradditorie con i propri valori.