INTERNAZIONALE SOCIALISTA

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA
SCUOLA DI DOTTORATO Humane Litterae
DIPARTIMENTO Scienza della Storia e della Documentazione Storica

CORSO DI DOTTORATO STUDI STORICI E DOCUMENTARI

(ETÀ MEDIEVALE, MODERNA, CONTEMPORANEA) CICLO XXVI

La questione della politica estera nel dibattito interno al Partito socialista unificato. Dal progetto di unificazione alla nuova scissione: 1964 – 1969

M-STO/04
Tesi di dottorato di: Eleonora Pasini Matr. n. R09045

ANNO ACCADEMICO 2012-2013

 

CAPITOLO SECONDO

2.3 Internazionale Socialista

L’unificazione socialista stabilì il definitivo ritorno del Partito socialista  italiano nell’organizzazione dell’Internazionale socialista. Il lungo e tortuoso percorso, iniziato nel 1956 con l’incontro di Pietro Nenni e Giuseppe Saragat a Pralognan, si concludeva nell’ottobre del 1966, in seguito alle decisioni stabilite  dalla Costituente socialista che portarono alla costituzione del Partito socialista unificato. Durante i lunghi anni che videro il Psi fuori dall’organizzazione internazionale che radunava tutti i Partiti socialisti europei,  esclusi  quelli dell’Europa dell’Est, furono numerosi i tentativi effettuati da parte di alcuni  esponenti socialdemocratici volti a favorire un riavvicinamento dei socialisti italiani all’Internazionale. Il lungo processo che si concluse con il ritorno del Psi nell’organizzazione internazionale fu strettamente legato al progetto  dell’unificazione dei due partiti socialisti. In sede internazionale, infatti, le due questioni erano considerate collegate e, quindi, la formazione di un unico grande partito socialista italiano era la premessa necessaria per far tornare il Psi in casa socialista. L’unificazione socialista fu vista, dunque, in modo favorevole dagli altri partiti socialisti europei e ricevette dalla fine degli anni Cinquanta un forte appoggio in ambito internazionale149.

La politica frontista seguita dal Psi sin dalla metà degli anni Quaranta condizionò ed ostacolò la ripresa dei rapporti internazionali dei socialisti italiani con  i membri degli altri partiti socialisti europei. La scelta di legarsi al Pci ebbe, quindi, conseguenze profonde anche al livello internazionale prima fra tutte l’espulsione del partito dal Comisco150. L’organizzazione internazionale aveva posto, infatti, come condizione non negoziabile la rottura del patto d’unità d’azione stipulato con il Pci. La politica del frontismo, seguita dal Psi, non poteva, infatti, essere accettata dal Comisco che, essendo condizionata dalle dinamiche della guerra fredda, aveva effettuato una determinata scelta di campo di tipo occidentale. Il mancato strappo  con il Pci provocò, quindi, la definitiva rottura. Nella primavera del 1949 il Partito socialista italiano fu, quindi, espulso dal Comisco. Tale decisione fu comunicata al Psi con una lettera ufficiale del 20 maggio del 1949151.

I primi anni Cinquanta furono caratterizzati da una profonda cautela nei  rapporti tra i socialisti italiani ed i partiti  membri  dell’organizzazione internazionale. L’Internazionale socialista osservava con attenzione, però, le dinamiche ed i cambiamenti che stavano avvenendo all’interno del Psi, attendendo  da Nenni e dagli altri esponenti autonomisti una revisione ideologica e politica che potesse riaprire l’ipotesi di un ritorno dei socialisti italiani nell’organizzazione internazionale. Al congresso di Torino del 1955 Nenni aveva compiuto un primo importante e significativo passo verso questa direzione. I socialisti, accettando la NATO, seppur nell’interpretazione difensiva e geograficamente delimitata, presero, in parte, le distanze dalla politica estera del Pci152.

Il nuovo orientamento socialista emerso dai risultati del congresso, ricevette un’accoglienza positiva in sede internazionale e favorì, inoltre, la ripresa dei contatti tra i socialisti italiani ed alcuni membri dei partiti socialisti europei.  Il  XX  congresso del Pcus del 14 febbraio del 1956, con la lettura del “Rapporto segreto”  nel quale veniva attaccata e criticata la figura di Stalin,  facilitò il nascente dialogo. Le considerazioni espresse da Nenni, in seguito alla denuncia operata da Cruscev, furono riportatele in una serie di articoli pubblicati su “Mondo Operaio” che contribuirono in modo considerevole a migliorare i rapporti con i partiti dell’Internazionale153.

Nel corso del lungo ed intenso 1956, quindi, la questione dell’unificazione dei due partiti socialisti italiani aveva attirato l’attenzione dell’ Internazionale socialista  e dei principali partiti socialisti europei, in modo particolare del partito socialista francese, interessato ad approfondire i rapporti con il Psi anche per motivi di  carattere nazionale154. Tale interesse fu testimoniato dalla missione di Pierre Commin, vicesegretario della SFIO, che giunse in Italia nel luglio del 1956 con l’appoggio del presidente del consiglio Guy Mollet. L’esponente socialista francese che aveva, infatti, il compito di indagare sullo stato del progetto di unificazione, incontrò alcuni esponenti dei due partiti socialisti italiani con i quali affrontò tale questione. Commin, avendo ricevuto un’impressione positiva dai lunghi colloqui avuti con i socialisti e socialdemocratici italiani, giudicò possibile la realizzazione dell’unificazione socialista su basi democratiche. Il vicesegretario della SFIO, una volta ritornato in Francia, riferì sulle conversazioni a Mollet che lo spinse ad inviare una lettera al presidente dell’Internazionale socialista Morgan Phillips  per metterlo  al corrente delle informazioni e delle impressioni acquisite in Italia.“J’ai acquis la conviction que le problème de l’unification  socialiste sur des bases démocratiques   se trouve posé et qu’il peut étre résolu conformément aux aspirations des militants socialistes des diverses tendances si l’Internationale Socialiste, comme c’est son devoir, prend les initiatives les plus hardies”155.

Iniziative più ardite ma soprattutto autonome, non furono più prese; il presidente dell’Internazionale stabilì, infatti, che ogni proposta volta in tale direzione sarebbe dovuta essere prima richiesta al livello ufficiale solo dal Partito socialdemocratico italiano, contrario a qualsiasi iniziativa autonoma nella vicenda dell’unificazione156. Il viaggio di Commin in Italia fu di rilevante importanza poiché ottenne l’effetto sperato di interessare e coinvolgere l’Internazionale socialista, inserendola così definitivamente nelle  dinamiche connesse all’unificazione socialista italiana. La conseguenza più importante del viaggio di Commin fu l’incontro di Pietro Nenni e Giuseppe Saragat a Pralognan il  25 agosto del 1956, suggerito dallo stesso dirigente francese. Durante il lungo colloquio tra i due leader socialisti, venne affrontata, anche, la questione dell’unificazione, considerata, però, ancora un tema delicato da affrontare apertamente. L’incontro di Pralognan non ebbe, però, l’effetto sperato e sia Nenni  che Saragat cercarono di ridimensionarne l’importanza all’interno dei loro partiti157. In ambito internazionale l’iniziativa era stata preparata ma soprattutto fortemente voluta e l’Internazionale socialista da quel momento diventò una spettatrice attenta ma anche partecipe delle vicende legate all’unificazione. Il 20 settembre del 1956 a Londra i membri del Bureau stabilirono, quindi, di istituire una  commissione  formata dal presidente Morgan Phillips, dal vicesegretario della SFIO Pierre Commin e da Adolf Schaerf del partito socialista austriaco con lo scopo di favorire    e seguire il progetto di unificazione socialista158.

La vicenda di Pralognan non fu vista positivamente dai partiti socialisti italiani già profondamente divisi. Nell’autunno del 1956 ci fu, inoltre, una brusca battuta d’arresto nel processo di avvicinamento tra i due partiti causata dalla firma del patto di consultazione con il Pci. Saragat considerò, infatti, tale gesto un tradimento operato da Nenni, evidentemente ancora legato ai comunisti. Furono ancora una  volta le vicende internazionali a riaprire uno spiraglio nella altalenante vicenda dell’unificazione. L’invasione dell’Ungheria rappresentò una nuova prova per il Partito socialista italiano e per l’intera sinistra in Italia.

La ferma condanna dell’intervento armato sovietico pronunciata da Nenni fu apprezzata in ambito internazionale e favorì l’avvicinamento del Psi alle posizioni dell’Internazionale socialista. Il mutato clima internazionale facilitò, inoltre, la ripresa  dei rapporti con  il Labour Party e nello specifico con Aneurin Bevan, vecchio amico di Nenni che fu invitato al congresso socialista di Venezia. Nel febbraio del 1957, infatti, al XXXII congresso del Psi, vi partecipò un’autorevole rappresentanza internazionale. Nenni riuscì ad invitare come osservatori stranieri Morgan Phillips, segretario dell’Internazionale socialista, Pierre Commin, rappresentante della SFIO  e Bevan  per il Labour Party. L’esito del congresso fu incerto, presentava, infatti, Nenni vincitore ma in minoranza al Comitato centrale159. Il leader socialista fu costretto, così, a gestire una delicata situazione interna al partito che lo costrinse a rinviare il progetto dell’unificazione.

La fine degli anni Cinquanta rappresentò per i socialisti italiani un periodo di svolta. L’importante vittoria alle elezioni del maggio del 1958, che videro un’avanzata socialista, oltre il 14% ed il definitivo successo autonomista, avvenuto  al congresso di Napoli del gennaio del 1959, produssero cambiamenti profondi non solo nelle dinamiche interne al Partito socialista italiano160. Gli esiti del XXXIII congresso socialista si ripercossero, infatti, anche sul Psdi. Il partito socialdemocratico stava attraversando, infatti, una grave crisi provocata da profonde divisioni interne che portarono, infine alla scissione. L’ala sinistra, da sempre favorevole ad un’unificazione immediata con il Psi uscì dal partito, costituendo il MUIS, il Movimento unitario di iniziativa socialista, che pochi mesi dopo sarebbe confluito nel Partito socialista italiano. Importanti esponenti socialdemocratici come Matteotti, ex segretario dello stesso partito, Favarelli, Vigorelli, Bonfantini abbandonarono il partito indebolendolo notevolmente161.

La fine degli anni Cinquanta rappresentò, dunque, un periodo di passaggio per  il Partito socialista italiano. Iniziò, infatti, da questo momento il lento processo di revisione ideologica che portò il partito di Nenni alla definitiva rottura con i comunisti ed all’ingresso nella stanza dei bottoni.

L’affermazione dell’ala autonomista ed il rafforzamento della figura di Nenni all’interno del partito, insieme al mutato clima internazionale furono elementi fondamentali che contribuirono in modo determinante alla  ripresa  dei rapporti con  la sinistra europea testimoniati, inoltre, dagli incontri promossi dall’ “Expres” di Jean-Jacques Servan-Schreiber. A Parigi e Londra Nenni, Pierre Mendés-France ed Aneurin Bevan si ritrovarono insieme per dibattere sul tema della “crisi dell’Europa occidentale e le possibilità di un risveglio democratico”. I leader dei partiti socialisti di Italia, Francia ed Inghilterra discussero lungamente sul futuro ruolo  del  socialismo in Europa incontrandosi su un terreno comune162. Il sostegno internazionale favorito dai contatti con alcuni dei partiti membri dell’Internazionale era giudicato di fondamentale importanza per i socialisti italiani.  Tale  considerazione portò Nenni, riconfermato segretario al congresso di Napoli, ad intensificare i rapporti già avviati in precedenza con i laburisti inglesi, interlocutori privilegiati e tra i sostenitori più forti del progetto dell’unificazione. Il mutato clima internazionale condizionò le dinamiche interne all’Internazionale socialista. L’organizzazione internazionale e con essa alcune delle socialdemocrazie più importanti si trovarono impegnate, quindi, in una rielaborazione ed ad una trasformazione della precedente politica estera impostata sulle rigide regole della guerra fredda. I cambiamenti internazionali costringevano, ora, i partiti socialisti europei ad elaborare una formulazione nuova della propria politica estera che si adattasse le dinamiche generate dalla fase della “coesistenza pacifica”.

Alla luce del mutato panorama mondiale la politica estera socialista, per alcuni partiti dell’Internazionale, non era più considerata un ostacolo insormontabile ed un impedimento per il ritorno all’interno dell’organizzazione anche se, per altri ma soprattutto per il Dipartimento di Stato americano la politica del Psi continuava a rappresentare un grave pericolo. La distensione internazionale avviò, dunque, un processo di revisione, seppur parziale, all’interno di alcuni  partiti  socialisti d’Europa, che avviarono discussioni e dibattiti sulla questione. Il principio del neutralismo, sostenuto da Nenni,  fu posto sotto una luce nuova e non rappresentò  più un eresia per i partiti dell’Internazionale che iniziavano, appunto, a mettere in discussione le vecchie linee di politica estera. I partiti della sinistra europea si  stavano adeguando, dunque, alla nuova realtà, che comprendeva anche una interpretazione attenta e diversa di termini come pace e disarmo.

Durante  i  primi  anni  Sessanta  il  Partito  socialista  italiano  iniziò,  così,  ad essere considerato un referente importante per alcuni partiti dell’Internazionale, primo fra tutti il Labour party con il quale i socialisti italiani intensificarono e consolidarono i rapporti. Allo stesso tempo riprese il discorso sull’inserimento del Psi nell’Internazionale socialista, una questione considerata importante anche dai socialisti inglesi163. Il Labour party, oltre ad essere il referente più disponibile verso  il Psi era, inoltre, il fautore più convinto dell’unificazione socialista, considerata la premessa  fondamentale  per  il  ritorno  nell’organizzazione.  La  visita  di  Nenni  a

Londra non portò, però, risultati in tal senso. Il leader socialista,  parlando  con  Albert Carty, segretario dell’Internazionale socialista, non toccò il tema del ritorno nell’organizzazione, come riportò nei Diari. “Conversazione molto generica. Si attendeva una mia richiesta di iscrizione all’Internazionale? Se sì, deve essere  rimasto deluso perché non ho neppure sfiorato l’argomento”164. La decisione  di Nenni di non affrontare tale questione potrebbe essere stato legato all’importanza   che il Partito socialista italiano, stava iniziando ad acquisire  in  ambito  internazionale ed un rifiuto da parte dell’Internazionale avrebbe potuto mettere nuovamente in discussione165. Il congresso socialista di Milano del marzo del 1961 ribadì la vittoria del’ala autonomista del Psi, riconfermando Nenni alla segreteria. Il leader socialista acquisiva sempre più autorità sia all’interno del partito che all’esterno. Nenni, infatti, nel 1962, con la pubblicazione su “Foreign Affairs” dell’articolo dal titolo Where the Italian Socialist Stand nel quale rassicurava gli ambienti internazionali affermando che non avrebbe chiesto l’uscita dell’Italia dalla Nato, otteneva consensi anche al livello internazionale166.

Dal 1963 il progetto dell’unificazione e, quindi, del possibile ritorno del Psi all’interno dell’Internazionale socialista, aspetto fortemente legato a tale questione,  fu nuovamente al centro dell’interesse internazionale soprattutto di quello inglese.

Il viaggio di Nenni a Londra nel settembre del 1963 sancì un ulteriore passo avanti  in questa direzione. I colloqui che il leader socialista italiano ebbe con i rappresentanti del partito laburista ed in particolare con Harold Wilson, divenuto segretario nel gennaio di quell’anno, furono di considerevole importanza. Nenni e Wilson si trovarono d’accordo su rilevanti questioni di carattere internazionale inaugurando, così, una collaborazione che si sarebbe rilevata di grande importanza.

La visione comune che i due leader avevano riguardo la politica internazionale fu riconosciuta da Nenni  che nei Diari scrisse: “Con Harold  Wilson la conversazione  si è allargata a tutti i maggiori problemi di politica internazionale con una larga convergenza tra i nostri reciproci punti di vista”167. Alla vigilia del  XXXV  congresso del Psi, i socialisti italiani potevano contare, dunque, sul sostegno dei laburisti inglesi che inviarono all’assise socialista John Clark e James Callaghan. L’importanza del congresso socialista era compreso, inoltre, dall’Internazionale socialista che, con il consenso del Psdi e con il favore di Nenni, inviò nell’estete del 1963, come osservatori non ufficiali, gli austriaci Bruno Pitterman e Karl Czernetz. L’incontro avuto con Nenni, sollecitato dallo stesso Saragat in una lettera inviata al leader socialista, ebbe carattere positivo168. Durante il colloquio si affrontarono temi di politica interna ed estera e si toccò, inoltre, la questione dell’unificazione del Psi con il partito di Saragat.

“Motivo ufficiale della visita: deve presentare una relazione all’Internazionale sullo stato del socialismo in Europa; desiderava intrattenersi con me della situazione italiana. Motivo vero: sentire cosa penso di un intervento dell’Internazionale per la unificazione con il partito di Saragat. Gli ho detto di non farne nulla. Il problema mio al congresso di ottobre è il centro sinistra e la partecipazione al governo. Aggiungerci la questione della unificazione socialista sarebbe un errore”169.

Alla fine di ottobre si svolse a Roma il XXXV congresso socialista che fu seguito, quindi, con particolare attenzione dagli esponenti internazionali presenti. Sebbene durante il dibattito congressuale emersero in modo chiaro le profonde differenze presenti all’interno del partito, le impressioni furono positive. Nenni, come aveva preannunciato a Pittermann, non affrontò la questione dell’unificazione ma pose al centro della discussione il delicato tema del possibile ingresso socialista al governo, un obiettivo fortemente sostenuto e voluto da parte laburista anche ai fini di una futura collaborazione tra i due partiti al livello internazionale. John Clark, di ritorno   a Londra in un rapporto scrisse, infatti, che “un governo di centro-sinistra in Italia renderebbe di gran lunga più facile il compito di  una  amministrazione  laburista nella gestione delle diverse questioni riguardanti l’Europa occidentale”170.

L’avvicinarsi delle elezioni in Inghilterra ed i passi in avanti fatti dai socialisti italiani verso l’area di governo, conseguiti in seguito ai risultati del congresso di Roma, rappresentavano tappe cruciali per l’unificazione socialista e, quindi, anche per il ritorno del Psi nell’Internazionale.

La vittoria laburista alle elezioni inglesi del 1964 e la nascita del  primo  governo di centro-sinistra con la conseguente espulsione dell’ala sinistra dal Partito socialista italiano sancirono la definitiva intesa tra i due partiti socialisti europei. Questo nuovo scenario politico riaprì l’ipotesi di un ritorno del Psi  nell’Internazionale socialista favorita, inoltre, da una intensa ripresa dei contatti con  il Partito socialdemocratico. Dalla metà degli anni Sessanta il progetto dell’unificazione socialista, premessa fondamentale per l’ingresso nell’organizzazione internazionale, tornò, quindi, ad essere  la  questione  più rilevante per Nenni e per gli autonomisti e numerose furono le iniziative volte alla realizzazione di tale disegno. La fondamentale importanza che il progetto dell’unificazione ricopriva anche in ambito internazionale fu testimoniato  dall’attento interesse che in quegli anni mostrò l’organo di stampa  dell’Internazionale socialista il “Socialist International Information”.

La puntualità e la precisione nel riportare le interviste e le notizie legate  alla  questione  dimostravano quanto fosse importante, per i partiti socialisti europei, seguire il progetto da vicino seguendone attentamente l’evoluzione.  Sin dal giugno del 1964,  il giornale dell’Internazionale riportava le impressioni riguardanti l’unificazione e pubblicava due articoli scritti da Giuseppe Saragat dal titolo Italian Socialist unity: the major problem e Prospects of Italian Socialist unity nei quali il leader socialista affermava la necessità e l’importanza di tale iniziativa171. L’interesse dell’Internazionale socialista aumentò nell’anno successivo. Durante il 1965 si intensificarono,  infatti, le iniziative volte a realizzare il progetto dell’unificazione.  La Lettera ai compagni scritta da Nenni nel settembre, in vista del congresso socialista, fu puntualmente pubblicata dal periodico dell’internazionale che, nella parte riguardante l’unificazione socialista riportava:

“As to Socialist reunification, Signor Nenni said he was in favour of it provided it did not remain limited to a deal between Socialist and Social Democratic politicians. The reunification must be the result of the movement from below embracing other forces besides the two parties; these forces did not enclude the Communists, who remained incapable of going beyond the two pillars of Hercules represented by the political and ideological monopoly of the Party and its hegemony over the individual, the state and society”172.

L’importante appello pronunciato dal leader socialista scatenò un acceso dibattito  che coinvolse anche il Partito socialdemocratico che  commentò  l’iniziativa  di Nenni. Le reazioni del partito di Saragat furono riportate sul Bollettino dell’Internazionale che continuava a seguire da vicino la vicenda. L’IS si preoccupava di mostrare tempestivamente le impressioni del Psdi il partito che, a differenza del Psi, rappresentava il socialismo italiano e che, quindi, meritava di diritto un’attenzione particolare da parte dell’organizzazione. Nell’articolo PSDI reaction to Nenni’s Open Letter vennero riportate le parole del segretario del Psdi Mario Tanassi relative alla Lettera.

“Though i have only read the letter hurriedly, it appears to me to contain three basic elements. First it evaluates the past. Obviously, we do not agree on this. The second and most important element is the re-thinking of the problems of Socialism, the attitude towards the Centre-Left policy arising from this, and its position in society and the State. I welcome this part of the letter. It contains a Socialist and democratic attitude that could speedily lead to Socialist unification as it supplies logical answers to questions Nenni himself is asking. However the third element of the letter, the attitude toward Socialist unification, appears less positive to me. While Nenni says that ‘the problem of reconstructing the forces that were split in 1947 is the main problem of unification’, he maintains that the unifying process requires a further period of fruition. Frankly, we do not see any reason for this”173.

Nel novembre del 1965 si svolse a Roma il XXXVI congresso del Psi che pose al centro del dibattito il tema dell’unificazione. L’attenzione dell’Internazionale socialista, anche in questa occasione, continuava a concentrarsi sulle reazioni dei socialdemocratici italiani. Sul periodico dell’organizzazione fu riportata interamente la risoluzione approvata dalla Direzione del Psdi di Saragat relativa ai risultati del congresso174. L’IS, interessata e coinvolta nella vicenda dell’unificazione socialista cercava di cogliere, attraverso le valutazioni del Partito socialdemocratico, i giudizi formulati intorno al progetto. Le considerazioni espresse dagli esponenti socialdemocratici sul partito di Nenni erano considerate di fondamentale importanza dai partiti membri dell’Internazionale. Si intensificarono, a tal proposito,  i contatti dei rappresentanti dell’organizzazione con Antonio Cariglia, rappresentante  del  Psdi, nell’Internazionale.

Il dirigente socialdemocratico informava prontamente l’organizzazione sull’evoluzione dei rapporti dei due partiti esprimendo valutazioni che venivano tenute in grande considerazione. Il parere positivo del Psdi era giudicato essenziale ed indispensabile per l’Internazionale socialista che  non  avrebbe permesso il ritorno del partito di Nenni nell’organizzazione.

I risultati del congresso socialista furono considerati positivi ed aprirono una nuova fase nei rapporti tra i due partiti caratterizzata da proposte concrete volte all’unificazione. Tali iniziative ebbero conseguenze importanti anche al livello internazionale. Il Bureau dell’IS, infatti, avendo rilevato miglioramenti nei rapporti tra i due partiti socialisti, nella riunione del 3 aprile del 1966 giudicò possibile invitare, come “ospite fraterno” il Psi al congresso dell’Internazionale. “The Bureau heard a report from the delegate from the Democratic Socialist Party of Italy (PSDI) on the progress towards Socialist unification in Italy. It decided, on the proposition  of the PSDI that the (Nenni) Socialist Party should for the first time be invited to attend the Congress as a fraternal guest”175.

L’invito fu di portata storica; per la prima volta, infatti, dopo l’espulsione del 1949 una delegazione del Partito socialista italiano avrebbe potuto partecipare come “ospite fraterno” ad un congresso dell’Internazionale. Nenni accolse, dunque, con entusiasmo l’invito ed insieme a Zagari, Cattani e Lombardi, partecipò nel maggio del 1966 al congresso di Stoccolma pronunciando un importante discorso, che fu naturalmente riportato sul giornale dell’Internazionale176. Il leader socialista, dopo aver parlato delle ragioni che portarono all’allontanamento del suo partito dall’Internazionale, affrontò il tema dell’unificazione. “Noi siamo  qui  oggi, socialisti e socialdemocratici, per dire al vostro congresso che la unificazione non è più una speranza ma una certezza alla quale lavoriamo con alacrità, col concorso di vasti settori di lavoratori, di tecnici, di sociologi”, Nenni proseguì affermando il valore storico che questa “alternativa” avrebbe rappresentato per la politica italiana.

“L’unificazione socialista si risolverà così nei termini di una alternativa, non una alternativa strettamente parlamentare e politica di cui ancora non esistono le condizioni da noi, ma una alternativa in senso storico, alternativa al capitalismo il quale non ha saputo mai e mai saprà risolvere il problema della effettiva partecipazione dei lavoratori al processo produttivo e alla vita democratica delle masse; […] alternativa al comunismo che anche esso, dove è al potere, codesti problemi non riesce a risolvere, rinserrato com’è in una concezione monolitica ed autoritaria del partito e dello Stato”177.

Il leader socialista ribadì, inoltre: “ciò che l’unificazione deve organizzare ed organizzerà è una maggiore forza socialista e democratica che, al riparo da ogni suggestione di egemonia, sia in grado di condizionare gli sviluppi ulteriori della vita democratica e del progresso sociale del popolo lavoratore”  e per ultimo aggiunse  che “nulla comunque fermerà i socialisti sulla via che hanno scelto, quella della libertà, della democrazia, del socialismo, la triade indissolubile che è ad un tempo la base della loro dottrina e della loro azione e la frontiera dello spazio che intendono occupare e delle alleanze che vogliono e possono contrarre”. Nenni toccò,  in  seguito, temi di carattere internazionale esponendo il punto di vista dei socialisti italiani. “Essi considerano la situazione mondiale con allarme. La pace è  il  maggiore, anzi l’unico dei loro obiettivi.

Ed è la pace che perseguono anche  operando all’interno dell’alleanza atlantica. Essi avversano decisamente ogni forma di oltranzismo di destr e rifiutano credito al mito della guerra rivoluzionaria, che rivive nella ideologia cinese. Soltanto la pace preserva la democrazia; soltanto la  pace è rivoluzionaria nel senso che crea l’ambiente favorevole a tutte le evoluzioni”178.

Il ritorno del Psi all’Interno dell’Internazionale rappresentò un traguardo importante per il socialismo italiano, questo aspetto fu riportato in un lungo articolo di fondo scritto da Francesco Gozzano e pubblicato sull’ “Avanti!” del 5 maggio del 1966. “Il fraterno invito giunto al Psi è stato accettato come una dimostrazione del profondo interesse che i socialisti italiani nutrono per un rafforzamento dei legami con i grandi partiti operai e socialisti d’Europa e del mondo per uno scambio di esperienze, per un comune lavoro in favore del progresso e della pace”. Gozzano, dopo aver ripercorso le alterne vicende che avevano portato all’espulsione del Psi dall’Internazionale, affermava che i positivi cambiamenti avvenuti nel panorama internazionale avevano favorito l’instaurarsi di “un’atmosfera più serena, tale da consentire la ripresa di un colloquio tra i partiti socialisti”. Parlando, inseguito, del ruolo del Partito socialista italiano ricoprì nel nuovo clima internazionale sostenne: “In tale circostanza il Psi ebbe una parte di primaria importanza ed il fermo e coerente atteggiamento che i socialisti italiani tennero costantemente -rifiuto delle contrapposizioni di blocco, ricerca continua del dialogo, fermezza nella difesa degli ideali del socialismo costruito con metodi democratici- fece sì che al nostro partito si guardasse da più parti, non solo nell’ambito dei partiti socialisti ma nel più vasto campo delle relazioni internazionali, come ad una forza qualificata nella nuova fase aperta dalla distensione179.

Nell’articolo era affermato, inoltre, che “negli anni trascorsi i sempre più frequenti incontri con i partiti socialisti di Gran Bretagna, Francia, Germania, dei Paesi scandinavi, delle nazioni di nuova indipendenza, dimostrarono che da entrambe le parti -pur nel rispetto delle rispettive posizioni- c’era la volontà di stringere maggiormente i legami, di portare un contributo originale nella ricerca di una  politica socialista comune per l’Europa e per il mondo”. Nella  parte  finale  Francesco Gozzano esprimeva la necessità, nata da questo preciso momento storico, di formulare una politica socialista a livello mondiale che  desse precise  indicazioni ai partiti membri dell’Internazionale.

“E’ proprio in questo momento particolare in cui si trova oggi il mondo e il nostro continente che si fa più viva l’esigenza di una politica socialista a livello mondiale: certo sono noti i limiti in cui vive oggi l’Internazionale socialista, non è possibile superare di colpo tutte le differenze e le divergenze ancora esistenti e che sono il frutto di particolari situazioni nazionali, né la autonomia dei singoli partiti può essere soffocata da un organismo centralizzato, ma importanti sono i contatti, importante è delineare un orientamento generale nel quale ricondurre le rispettive caratteristiche nazionali, dare insomma un’indicazione di quello che intendono fare i milioni di socialisti di tutto il mondo”.

Il giornalista dell’“Avanti!” affermava che a questa ricerca anche i socialisti italiani avrebbero dovuto dare il proprio contributo “convinti come sono che la strada della pace e della distensione -ancora irta di ostacoli e di difficoltà- può essere spianata  con l’apporto di tutte le forze che in questa linea credono e che per essa si battono, di tutte le forze che credono nel socialismo e nella democrazia come obiettivo finale della società che intendono costruire”180.

Al ritorno da Stoccolma anche Nenni, commentò sull’ ”Avanti!” l’importante avvenimento soffermandosi, però, sui cambiamenti avvenuti durante i lunghi anni di assenza. “Quanto al congresso è stato a mio giudizio assai interessante. E’ un congresso di tipo nuovo in rapporto a quelli ai quali io partecipavo molti anni fa.  Non vi è vero e proprio dibattito ideologico,  predominano i problemi i più concreti,   i più attuali, che sono generalmente affrontai con lo spirito di partiti che sono al governo o che sono partiti di governo anche se si trovano all’opposizione”. Il leader socialista affrontando il tema dell’unificazione affermò: “Per un problema che più direttamente ci interessava, il problema dell’unificazione dei socialisti in Italia abbiamo trovato l’ambiente più favorevole che si potesse effettivamente trovare.

Questo favore, questo calore, questo incitamento, penso che debbano costituire per tutti noi un impegno di lavoro per realizzare un’aspirazione che non è più soltanto nazionale, ma è anche internazionale”181. Nenni, in seguito, in un’altra intervista rilasciata a”L’Espresso”, esprimendo giudizi sul X congresso dell’Internazionale, riaffermò i concetti già espressi in precedenza. Oltre a ribadire  l’assenza  del dibattito ideologico, elemento considerato di fondamentale importanze  per  i socialisti italiani, disse:

“Oggi molte cose sono cambiate e sono cambiati anche gli uomini. Al congresso di Stoccolma non ho trovato quasi più nessuno dei vecchi compagni di un tempo. Neppure più la lingua ufficiale dell’Internazionale è la stessa: prima si parlava il tedesco ora l’inglese ed è la mentalità concreta pragmatistica del Labour party e dei partiti socialisti scandinavi che prevale nei dibattiti. D’altra parte fa un effetto abbastanza curioso trovarsi ad un congresso dell’Internazionale dove tutti i partiti rappresentati sono al governo o si considerano, comunque, patiti di governo. Così si discute soprattutto di problemi concreti ed attuali. Gli aspetti finalistici e strategici del movimento operaio restano piuttosto nell’ombra”182.

Nello stesso articolo vennero riportate le impressioni di Riccardo Lombardi che, insieme a Nenni, aveva partecipato per la prima volta ad un congresso dell’Internazionale. Il dirigente della sinistra sottolineò i difetti individuati nella riunione dell’organizzazione internazionale, indicandone due. “Il primo è che  si tratta prevalentemente di un club di discussioni tra europei: tutti i grandi problemi  del Terzo mondo, delle difficoltà che presenta lo sviluppo dei Paesi afro-asiatici, degli obblighi degli Stati più progrediti hanno nei loro confronti, sono trattati in modo estremamente generico, con frettolose frasi di circostanza”.  Secondo  Lombardi tale atteggiamento era dovuto al fatto che “il  congresso  dell’Internazionale socialista appariva deciso ad ignorare del tutto il fenomeno dell’imperialismo”. Il dirigente socialista proseguiva indicando il secondo difetto riconosciuto, come anche per Nenni, nell’assenza totale di ogni dibattito ideologico. “Gli oratori hanno parlato o come uomini di governo o come esponenti di partiti che si accingono ad andare al governo: la loro sola preoccupazione è apparsa la gestione del potere e non i fini da proporsi, le riforme di struttura da realizzare, in senso socialista, nelle rispettive società”. Lombardi concludeva il suo commento affermando:

“Nessuno può negare che la visione socialista abbai bisogno di una profonda revisione. Il socialismo è nato, infatti, come l’ideologia di coloro che non possedevano nulla e che dalla lotta nulla avevano da perdere. Oggi non è più così; tutti anche i socialisti nei Paesi progrediti, partecipano al benessere collettivo. Ma questo non significa che il socialismo non abbia una ragione di essere e sia una soluzione superata dalla storia. La realtà, al contrario, dimostra oggi e dimostrerà ancora più chiaramente nel prossimo futuro che taluni problemi delle società moderne (automazione, progresso, sviluppo razionale delle città) possono essere risolti solo attraverso il socialismo”183.

Lombardi ribadiva in questo commento, adottando toni certamente più pacati e smussando in maniera evidente le critiche, il proprio disappunto sull’Internazionale socialista. Durante il dibattito sul progetto di unificazione, il dirigente socialista aveva espresso fortemente la sua contrarietà al ritorno del Psi nell’Internazionale socialista considerata, appunto, un’organizzazione priva sia di quel dibattito ideologico giudicato fondamentale da Lombardi, sia della volontà di critica dell’imperialismo contro il quale il dirigente socialista stava combattendo la sua battaglia. “Ora l’ingresso nell’Internazionale farebbe perdere al Psi la posizione di meritato prestigio che per lunghi anni ha fatto del Psi un termine di riferimento e di attrazione per tutti i movimenti operai che nel mondo intendevano sottrarsi a ogni subordinazione alla strategia dei blocchi di potenza”. Lombardi proseguiva nella sua decisa critica esponendo in modo chiaro i motivi di questa opposizione, descrivendo un’organizzazione ormai priva di quei principi fondamentali come l’internazionalismo e lo stesso socialismo, considerati alla base della politica estera  di tutti i partiti socialisti.

“L’Internazionale socialista non è in realtà né internazionale, né socialista, né internazionalista. Non è internazionale perché raccoglie a malapena solo i partiti socialdemocratici europei (con minime adesioni formali non tradotte in partecipazioni effettiva di partiti extraeuropei); non è socialista perché vi aderiscono partiti, come la SPD che ha ormai anche formalmente rinunciato a ogni programma socialista, accettando integralmente l’economia di mercato. […] Non è infine internazionalista: essa non osò neppure condannare il partito francese, la SFIO quando il governo presieduto dal suo segretario Guy Mollet scatenò l’aggressione imperialista contro l’Egitto del 1956, […] e ancora di fronte all’intervento degli Stati Uniti in Santo Domingo, non ha saputo meglio che auspicare che il regolamento della situazione venisse deferito…all’organizzazione degli stati americani, cioè agli Stati Uniti!”184.

L’intervento di Lombardi si concludeva con una chiara affermazione che non  lasciava spazio ad equivoci. “L’ingresso del Psi nell’Internazionale  socialdemocratica è dunque un ulteriore pietra tombale sulle tradizioni internazionaliste e neutraliste del Psi che ratifica, nel campo internazionale, l’avvenuta acquisizione del Psi alla socialdemocrazia”185. Il ritorno del Partito socialista italiano nell’organizzazione socialista rappresentava per il dirigente socialista, e non solo per lui all’interno del partito ma anche per lo stesso segretario del partito Francesco De Martino, l’abbandono dei tradizionali principi socialisti ed una resa alla socialdemocrazia.

Nei mesi che seguirono il congresso dell’Internazionale, i membri dell’organizzazione continuarono a seguire le vicende dell’unificazione, considerata oramai imminente, attraverso le puntuali comunicazioni del bollettino dell’Internazionale stessa. In agosto, infatti, un altro articolo dedicato alla questione, fu posto addirittura in prima pagina. Nel testo era riportata  la risoluzione adottata  alla fine di luglio dal Comitato paritetico, erano, inoltre elencati in modo chiaro tutti  i passaggi che avrebbero condotto i due partiti, nell’ottobre del 1966, al congresso dell’unificazione186. Un passaggio fondamentale era rappresentato dal congresso straordinario socialista che si svolse a Roma il 27 e 28 ottobre del 1966 al quale partecipò il segretario generale dell’Internazionale socialista, Albert Carthy che intervenne nell’assise a nome dell’organizzazione internazionale  dando  il  bentornato al Partito di Nenni.

“Questa è la prima volta che il segretario dell’Internazionale socialista prende la parola ad un congresso socialista italiano. E’ necessario conoscere la storia di venti anni e prima di tutto valutare l’importanza di questa modesta constatazione: siamo, compagni, membri di una sola famiglia socialista, famiglia che non è solo italiana ma è mondiale. Accogliere questo nuovo membro è oggi un mio dovere che mi impegna con fraterna gioia. Compagni, vi porgo il fraterno e sincero augurio dell’Internazionale socialista per la vostra attività in tutti i settori di lotta politica nel vostro Paese. […] Voi lavoratori italiani avete fatto di questo un grande giorno nella storia del movimento operaio mondiale, nella storia dell’Internazionale socialista. […] L’odierno avvenimento non rappresenta solo la riunificazione di due partiti. E tutta la sinistra democratica italiana che trova nuovo vigore. Nasce l’impegno di settori prima inattivi che sono stati spinti dall’unificazione a prendere il loro posto nella lotta”187.

Carthy riferì, inoltre, la decisione stabilita dai membri del Bureau  di  accogliere il nuovo Partito nell’Internazionale socialista. “Il 9 ottobre, il Bureau dell’Internazionale socialista ha approvato all’unanimità la proposta del partito unificato, avanzata dal vicesegretario del Psdi, Antonio Cariglia, di considerare il partito unificato automaticamente membro dell’Internazionale socialista”188.

Il congresso dell’unificazione si svolse a Roma il 30 ottobre del 1966; alla Costituente socialista fu invitato il presidente dell’Internazionale Bruno Pitterman che, salutò con soddisfazione l’avvenuta unificazione. Il grande interesse verso il congresso dell’unificazione, al quale parteciparono, dunque le più alte cariche dell’Internazionale, fu testimoniato dall’ampio risalto e dal largo spazio che gli fu dedicato sul “Socialist International Information”. L’importante notizia non solo fu posta in prima pagina ma gli fu dedicato largo spazio all’interno del giornale che riporto’ i discorsi dei leader socialisti italiani pronunciati durante l’assise. Nell’articolo era descritta l’atmosfera presente al Palazzo dello sport gremito ed era espresso un positivo commento sull’avvenuta unificazione.

“The Foundation Congress was a great historic occasion. […] It was not simply the joining together of the membership of the two former Parties […] the reunification had profound repercussions in Italian social and political life. One of its significant effects was to inspire declarations of support for, and for membership in, the new organization by leading personalities in the world of art, music, letters, the theatre, films, the sciences. They came from persons who said they were independent Socialists, or had been Socialists and had lapsed from a sense of frustration and impatience at the split, from former Communists, or from person who had taken no political standpoint before. There was a sense that Italian political life had received the greatest single impulse since the Liberation. It was an event of great political importance for democracy in Italy and for Socialism throughout the whole world”189.

Dopo un lungo cammino irto di ostacoli il Partito socialista italiano ritornava nell’Internazionale. L’ingresso del Psi nell’organizzazione internazionale fu un risultato importante raggiunto dall’unificazione anche se non condiviso da tutti i socialisti. L’Internazionale socialista rappresentò un nuovo punto di riferimento per  la politica estera del Partito socialista unificato. I socialisti italiani parteciparono attivamente alle riunioni dell’organizzazione apportando un contributo costruttivo  nel formulare proposte di risoluzione per le spinose questioni internazionali. Le parole di Nenni furono ascoltate sempre con grande attenzione dai membri dell’organizzazione inaugurando, così, un’attiva collaborazione che avrebbe portato ad una affermazione italiana all’interno dell’organizzazione. L’allineamento dei socialisti italiani alla politica internazionale dei più importanti partiti socialisti europei rappresentò, quindi, un traguardo importante per la storia del  Psi che aprì  una stagione nuova nelle relazioni internazionali.

Il rapporto dei socialisti italiani con il Labour party, ripreso negli anni Cinquanta, si intensificò notevolmente durante gli anni Sessanta quando il partito socialista inglese diventò l’interlocutore internazionale privilegiato del Psi190. I socialisti italiani ed i laburisti inglesi, divenuti entrambi partiti di governo, si trovarono costretti ad affrontare delicate crisi internazionali che misero a dura prova l’unità stessa dei partiti. I socialisti italiani guardarono con acceso interesse la  politica estera laburista, tenendola sempre in grande considerazione soprattutto durante la guerra del Vietnam. Le risoluzioni adottate dal partito laburista inglese sul conflitto vietnamita furono considerate, infatti, un modello positivo da seguire e dimostravano che anche un partito legato all’Alleanza atlantica poteva esprimere il proprio dissenso su una questione internazionale.

 

Note:

149. Per una storia dell’Internazionale socialista si veda L. Pesetti, L’Internazionale socialista dal 1951 al 1983, Marsilio, Venezia 1989; M. Telò, L’Internazionale socialista. Storia, protagonisti, programmi, presente, futuro, L’Unità, Roma, 1990; G. Devin, L’Internationale socialiste. 1945- 1990, Ed. Fondation Nationale de Sciences Po, Paris, 1993. Per le vicende legate ai rapporti intercorsi tra i socialisti italiani e l’Internazionale socialista dal dopoguerra alla fine degli anni Cinquanta si veda S. Colarizi, I socialisti italiani e l’Internazionale socialista: 1947-1958, in “Mondo contemporaneo”, n. 2, 2005. Per i rapporti tra i socialisti italiani ed il Labour party in questi anni si veda I. Favretto, La nascita del centro-sinistra e la Gran Bretagna. Partito socialista, laburisti, Foreign Office, in “Italia contemporanea”, n. 202, marzo 1996; L. Nuti, Gli Stati Uniti e l’apertura a sinistra, cit. , pp. 189-245.

150. Il 30 giugno del 1951, al congresso di Francoforte sul Meno, i partiti membri del Comisco decisero di ricostituire l’Internazionale socialista. Tutte le strutture del Comisco passarono, così, direttamente nella riformata organizzazione. La ricostituita IS si dotò, inoltre, di un manifesto programmatico, “la dichiarazione di Francoforte” che conteneva i principi e gli obiettivi dell’organizzazione.

151. Nella lettera era scritto: “The International Socialist Conference meeting at Baarn, Holland,on 14-16 May, 1949, decided unanimously to expel the Psi from the Membership of the International Socialist Conference, in view of the Partito Socialista Italiano’s decision to continue co-operation with the Communists”, AIS, Corrispondance, Italy 1947-1958, 8 Port. La lettera è riportata in S. Colarizi, I socialisti italiani e l’Internazionale socialista, cit. , p. 20, nota n. 45.

152. Partito socialista italiano, 31° Congresso Nazionale. Nel decennale della Liberazione. Unitàdel popolo per restaurare la democrazia nello Stato, nelle fabbriche, nelle campagne, Edizioni Avanti!, Roma 1955.

153. P. Nenni, Luci e ombre del Congresso di Mosca, in “Mondo Operaio”, marzo 1956; Id,

Problemi del socialismo. Il rapporto Krusciov e la polemica sul comunismo, in “Mondo Operaio”, giugno 1956. Id, Primo bilancio sulla polemica del XX Congresso di Mosca, in “Mondo Operaio”, luglio 1956.

154. L. Nuti, Gli Stati Uniti e l’apertura a sinistra, cit., p. 73.

155. S. Colarizi, I socialisti italiani e l’Internazionale, cit., p. 38.

156. I. Favretto, La nascita del centro-sinistra e la Gran Bretagna, cit., p.18.

157. Per le vicende seguite all’incontro di Pralognan si vedano, S. Colarizi, I socialisti italiani e l’Internazionale, cit. , pp. 40-46. ; L. Nuti, Gli Stati Uniti e l’apertura a sinistra, cit. , pp. 71-75, P. Mattera, Il partito inquieto. Organizzazione, passioni e politica dei socialisti italiani dalla Resistenza al miracolo economico, Carocci, 2004, p.257-265.

158. L. Nuti, Gli Stati Uniti e l’apertura a sinistra, cit., p.80.

159. Partito socialista italiano, 32° Congresso, Venezia, 6-10 febbraio 1957, Edizione Avanti!, Milano-Roma 1957.

160. Partito socialista italiano, 33° Congresso Nazionale, Napoli, 15-18 gennaio 1959, Resoconto stenografico, Edizioni Avanti!, Milano-Roma 1959.

161. M. Degli Innocenti, Storia del Psi, cit., p. 260.

162. Ivi, p. 241.

163. I. Favretto, La nascita del centro-sinistra e la Gran Bretagna, cit., pp. 30-34.

164. P. Nenni, Gli anni del centro-sinistra. Diari 1957-1966, cit. , p.119. Londra, 11 maggio1960.

165. I. Favretto, La nascita del centro-sinistra e la Gran Bretagna, cit., p.34 in nota n.140.

166. Ivi, p. 36. Nell’articolo Nenni affermava che il Psi non avrebbe chiesto il ritiro dell’Italia dall’Alleanza atlantica per due ragioni fondamentali: “prima di tutto perché saremmo immediatamente accusati di demagogia; in secondo luogo perché pretendere il ritiro italiano nelle attuali circostanze vorrebbe dire andare a minare l’equilibrio europeo che, sebbene pericolosamente instabile, pur sempre contribuisce al mantenimento della pace fra i due blocchi”.

167. P. Nenni, Gli anni del centro-sinistra. Diari 1957-1966, cit. , p. 294. 25 settembre 1963.

168. Carteggio Nenni-Saragat 1927-1978, cit., p.152. Nella lettera Giuseppe Saragat favoriva l’organizzazione di un incontro tra il leader socialista e Bruno Pittermann. “Caro Nenni, il compagno Bruno Pittermann, vice-Cancelliere d’Austria, mi prega di sollecitare un incontro tra te e lui. Gli converrebbe la data tra il 20 e 26 agosto, in una località dell’Italia del Nord. […] Ti prego di metterti in contatto diretto con il compagno Pittermann”. Roma, 9 agosto 1963.

169. P. Nenni, Gli anni del centro-sinistra. Diari 1957-1966, cit. , p. 292. 26 agosto 1963.

170. I. Favretto, La nascita del centro-sinistra e la Gran Bretagna, cit., p.36.

171. “Socialist International Information”, 20 giugno 1964, n. 13 e 19 dicembre 1964, n. 27-28.

172. Nenni’s open Letter to Avanti!, “Socialist International Information”, 18 settembre 1965, n. 19.

175. Socialist International Bureau Meeting, “Socialist International Information”, 30 aprile 1966, n. 8.

176. Fraternal greetings to Congress, “Socialist International Information”, 21 maggio 1966, n. 9-10.

177. P. Nenni, Il socialismo nella democrazia, cit. , pp. 368-370.

178. Ibidem.

179. Perchè un incontro, “Avanti!”, 5 maggio 1966.

180. Ibidem.

181. Una dichiarazione di Nenni, “Avanti!”, 10 maggio 1966.

182. “Avanti!”, 12 maggio 1966.

183. Ibidem.

184. Riccardo Lombardi, Perché rifiutiamo l’unificazione con il Psdi, in Id. , Scritti politici, cit., p. 64.

185. Ibidem

186. Italian socialist unity-final stages, “Socialist International Information”, 20 agosto 1966, n. 14-15.

187. Partito socialista italiano, Il 37° congresso e l’unificazione socialista, cit., p. 131-132.

188. Ibidem.

189. Italian Socialist riunite-Congress founds new party, “Socialist International Information”, 12 novembre 1966, n. 21.

190. I. Favretto, The Wilson Governments and the Italian centre-left coalitions: between ‘Socialist’ diplomacy and realpolitik, 1964-70, in “European History Quarterly”, vol. 36 (3), 2006.