AMBIENTE E MIGRAZIONI

L’ambiente terrestre degrada e crea pericoli per la salute e per la qualità della vita.

Si impone l’esigenza di incisive politiche adeguate e di comportamenti singoli e collettivi che ne abbiano consapevolezza e siano efficaci per avversare, ridurre e, dove possibile, eliminare i pericoli.

Le politiche devono riguardare tutti i livelli politici nazionali e internazionali, amministrativi, le istituzioni scolastiche e scientifiche.

I comportamenti devono riguardare le imprese private e pubbliche e i cittadini.

E’ necessario che a livello mondiale si rispettino gli impegni assunti nelle ultime conferenze internazionali sull’ambiente, le si amplino e si estendano anche ai Paesi che ancora non sono impegnati. Adeguate politiche fiscali e tariffarie significative aiutano a combattere il degrado.

Necessita un patto nazionale per l’ambiente, promosso dal Governo, al quale le organizzazioni imprenditoriali siano chiamate a collaborare con proposte e impegni. Il patto sia ripetuto in tutte le Regioni e Province autonome.

Ciò è proposto perché l’Italia è impegnata al rispetto degli accordi internazionali sul clima e gli effetti di tale impegno devono essere tangibili, diffusi, veri.

Le politiche dell’ambiente devono mirare ad attenuare sempre più l’incidenza dei residui dei rifiuti di ogni tipo. Sono unite in questo sforzo varie branche del sapere e della ricerca e settori diversi di produzione e utilizzo. In sede tecnica e scientifica appropriata devono essere elaborati e proposti per l’esecuzione piani settoriali e integrati.

E’ nota l’intersezione esistente tra vari argomenti: uso dei combustibili, smaltimento dei residui incombusti, produzione di energia con metodi meno inquinanti, riciclaggi, recupero delle plastiche, disinquinamento di acque dolci, e così via. In sede europea occorre stabilire un calendario di scadenze per l’implemento delle realizzazioni pro-ambiente, gestibili – secondo le competenze – dai Governi nazionali, regionali, comunali, i cui investimenti siano fuori dei limiti di indebitamento nazionali previsti dagli accordi europei esistenti.

Gli investimenti in tale campo sono benèfici sia per la salute e la maggiore pulizia possibile dell’ambiente che per il sistema economico nel suo insieme, trattandosi di spese non correnti. Le variazioni del clima non sono l’unica causa di migrazioni ma producono enormi effetti ambientali con danni quasi sempre irreversibili. L’esasperato sfruttamento dell’ambiente e il suo inquinamento concorrono a variare il clima.

Non appare ancora consolidata la consapevolezza dei governanti nel mondo che il pianeta e i suoi abitanti, la fauna, la flora e i mari vivono in una condizione di progressione negativa delle condizioni complessive di vivibilità.

E’ interesse dell’Italia e dell’Europa che i paesi di emigrazione vadano aiutati per lo sviluppo, sia quelli nei quali esistono risorse naturali non sfruttate o sfruttate poco o male sia quelli carenti di risorse o impoveriti da varie cause.

Le migrazioni provengono da paesi nei quali le povertà sono create o acuite dal cambiamento del clima, a cause degli effetti prodotti sulle condizioni ambientali e, conseguentemente, economiche, sociali, igieniche, sanitarie. Gli effetti inducono alla fuga e alla ricerca di migliori condizioni esistenziali altrove.

Le migrazioni provengono da paesi nei quali lo sviluppo economico non esiste e, spesso, i gruppi dirigenti politici sono incapaci a promuoverlo o sono corrotti e si occupano dei loro interessi personali e non di quelli delle loro collettività.

Le migrazioni provengono da paesi nei quali sono guerre o guerriglie, prodotte da qualsiasi origine e motivazione – politica, religiosa, militare – con conseguenti fughe che diventano epocali e senza ritorno.

Sono note le aree interessate in maggior misura da queste cause migratorie, in Africa, in Asia e in America latina.

Questi spostamenti diventano immigrazioni prevalenti verso i paesi europei.

L’Europa è in calo demografico generale. Il paese europeo più prolifico non raggiunge il quoziente di natalità minimo necessario per il mantenimento numerico della propria popolazione.

Esistono vuoti demografici più o meno rilevanti che – da anni – sono riempiti da immigrazioni senza ordine, casuali, crescenti.

Pochi paesi hanno potuto o voluto organizzarsi per una gestione effettiva dell’integrazione, dal campo educativo a quello del lavoro e complessivamente finalizzata ad una pacifica convivenza da cittadini con pieni doveri e diritti, onde conseguire il risultato che ogni cittadino di origine straniera diventi e si senta un cittadino attivo nel nuovo contesto di accoglienza.

L’Italia è esposta all’immigrazione per note ragioni geografiche e, negli anni, non ha elaborato una precisa linea di programma e di comportamento sulla materia.

L’Italia ha compiuto vari errori, tra i quali la sanatoria generalizzata degli immigrati e l’incapacità di farsi rispettare negli accordi all’interno della Unione europea, solo per indicare in sintesi due aspetti veri, conosciuti e giustamente criticati.

L’Italia deve portare l’Unione europea ad accordi diversi dai precedenti, usando con intelligenza tutte le possibilità offerte dall’essere un paese importante non solo perché esposto più di altri.

L’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo : “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona” è riferito sia a chi emigra che a chi già risiede.Il diritto alla vita è solidarietà, assistenza, diritto/dovere all’integrazione, all’apprendimento dell’italiano, al rispetto delle leggi, diritto/dovere al lavoro e all’istruzione.

Il diritto alla libertà è liberazione dal bisogno per gli italiani e per coloro che desiderano diventarlo; esercizio effettivo della libertà e della protezione per le donne, residenti e immigrate, non sottomesse e nella pienezza della parità nella famiglia e nella società.

Il diritto alla sicurezza è per tutti, residenti e immigrati

La politica corrente non deve declamare, ma deve rendere effettiva, al massimo livello possibile, la disposizione universale sui diritti, sulle libertà e sulla sicurezza.

In particolare sui diritti va combattuto lo sfruttamento della mano d’opera immigrata, in quantità particolare in agricoltura, dove permane in gran parte il caporalato, la non tutela dai pericoli sul lavoro, lo sfruttamento salariale e l’evasione contributiva.

In particolare sulle libertà va affermato che le diverse origini etniche o religiose non giustificano in alcun modo condizioni di privazione, di limitazione di libertà per le donne e per i figli in particolare, per le scelte di studio, di modi di vivere, di matrimonio o convivenza, dunque in ogni campo.

In particolare sulla sicurezza, la tutela nazionale va garantita con un sistema di azioni, di accordi, di controlli con paesi stranieri – laddove possibile e provando comunque a realizzarli – avendo la consapevolezza che il fenomeno immigratorio non è interrompibile con proclami clamorosi ma con l’incidere sulle cause di esso, almeno su quelle sulle quali si potrebbe.

La sicurezza richiede una specializzazione rafforzata delle forze di polizia, dei carabinieri e del controspionaggio.

Occorre porre maggiore attenzione alla formazione e alla specializzazione delle forze di polizia affinché siano ridotti i rischi che esse incontrano nella loro professione.

Esistono fenomeni estremi di illegalità nel campo dello spaccio internazionale di droghe dei quali sono attori anche delinquenti provenienti da aree di emigrazione e ciò permette loro di confondere e celare la loro delinquenza.

In Italia la percezione di pericolo da immigrazione è maggiore del pericolo statisticamente provato. Tuttavia ciò non esonera dalla responsabilità di tranquillizzare i cittadini non con parole di propaganda ma con misure vere che aumentino la protezione di tutti dovunque.

Quindi anche il livello locale, dei Comuni, è sommamente interessato e coinvolto nella responsabilità di una tutela concreta e migliore della sicurezza e tranquillità dei cittadini.

Politiche amministrative locali utili a tal fine e incremento della collaborazione con la magistratura e i corpi preposti alla sicurezza dei cittadini sono due indispensabili mezzi da perseguire con continuità.

I Comuni devono specializzare nei metodi per gestire la sicurezza le forze della polizia locale, così come devono avere una visione approfondita e moderna sul ruolo delle strutture intermedie – quali le associazioni di volontariato e senza scopo di lucro – che possono utilmente cooperare per l’attuazione delle politiche di integrazione, dall’istruzione fino alla eventuale assistenza.L’azione politica dell’Italia deve insistere molto a livello europeo affinché l’Europa aumenti il blando impegno che ha dato fino ad oggi per aiutare lo sviluppo dei paesi nei quali ciò è ipotizzabile e possibile.

Gli aiuti allo sviluppo altrui sono il mezzo per andare alla radice della fuga se lo sviluppo si produce e, quindi si crea lavoro e si attivano economie che consentano di ridurre significativamente il fenomeno migratorio per ragioni economiche in un arco di tempo non lungo.

L’Europa può e deve fare di più onde concorrere in questo modo a dare stanzialità vivibile a popolazioni che oggi non l’hanno.

Si sta incrementando dall’Italia un flusso migratorio all’estero preoccupante da parte dei giovani, molti laureati in cerca di prima occupazione, e da parte di altri di diversa età anagrafica che per diversi motivi sono stati espulsi dal mondo del lavoro e ai quali l’Italia non offre opportunità per una nuova collocazione nel mondo del lavoro stesso.

La quantificazione del fenomeno si aggira in oltre centomila persone all’anno fino al 2015, (dato ISTAT); secondo stime comparate tra dati italiani e dati esteri gli espatri sarebbero in numero molto maggiore. Questa emigrazione è anche una fuga di intelligenze dai vari campi italiani della scienza e arricchisce altri paesi, anche economicamente.

I Governi italiani non hanno attivato convincenti meccanismi che favoriscano il rientro, finalizzato alla crescita nazionale in campi scientifici e di ricerca.

Per garantire lo sviluppo sostenibile della società e dell’economia italiana, va posta particolare attenzione a questo preoccupante fenomeno.

I Socialisti, per loro cultura, propugnano e propongono questi principi e obiettivi con convinzione e impegno.