FISCO E DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA

FISCO E DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA

Per parlare di Fisco e redistribuzione della ricchezza occorre partire da un dato obiettivo:

La disuguaglianza esistente tra i più ricchi ed i più poveri

Indice di GINI 2016 (l’indice 0 rappresenta la perfetta eguaglianza mentre l’indice 1 rappresenta la massima disuguaglianza)

Cile .465
U.S.A. .394
U.K. .358
Spagna .346
Australia .337
Giappone .330
Italia .325
Canada .322
Svizzera .295
Francia .294
Germania .292
Svezia .281
Austria .280
Belgio .268
Danimarca .254
Norvegia .252
Islanda .244

La disuguaglianza si può combattere con bonus che intervengono sugli effetti (ad esempio il reddito di cittadinanza o il bonus fiscale del Governo Renzi), ma si può anche combattere intervenendo sulle cause ovvero sul sistema.

La differenza tra i due modi politici di intervento è la seguente:

Con i bonus l’ineguaglianza continuerà a riprodursi e forse anche a livelli sempre più accentuati, mentre con l’intervento sistemico la disuguaglianza cesserà di generarsi.

Lo scopo del presente documento è quello di proporre alcune possibili manovre fiscali utili e necessarie per tentare di rendere meno diseguale il paese chiamato Italia e, più in generale, l’Europa.

DOCUMENTO DI SINTESI

Il sistema fiscale è da sempre una potente leva per la redistribuzione della ricchezza, occorre innanzitutto definire in quale direzione si intende operare.

Se l’obiettivo è un sistema fiscale equo ogni riforma non può prescindere da un’Imposta sulle persone fisiche che sia progressiva, così come definito dalla nostra Costituzione.
Il sistema Italiano odierno è frutto di un gravissimo errore fatto nel 2006, anno in cui dalla curva delle aliquote IRPEF venne tolta l’aliquota del 33%, generando un balzo tra il secondo e il terzo scaglione di ben 11 punti, dal 27% al 38%.

Sul piano politico ed economico questo atto ha significato accollare al ceto medio il pagamento degli effetti della crisi.
Cos’è necessario fare per ricostruire un minimo di equità?

Innanzitutto occorre essere consapevoli che le Imposte si suddividono in tre grandi aggregati:

1- sui redditi
2- sui consumi
3- sui patrimoni

La tassazione oggi grava, in prevalenza, sui redditi delle persone fisiche e sui consumi.

La prospettiva è quella di aggravare ancora di più l’imposizione sui consumi, tendenza demenziale promossa dal Fondo Monetario Internazionale (e non solo per l’Italia), al fine di non toccare la sostanziale assenza di imposte sulle transazioni finanziarie e sul web trading.

A questo si aggiunge per l’Italia un’evasione stimata in circa 120 miliardi l’anno, derivante da pratiche di elusione, ammesse e concesse da una legislazione piuttosto “benevola”, E da pratiche di evasione totale o parziale.

Una gran parte dell’evasione deriva da attività criminali, ed è determinata in soprattutto dal rifiuto da un lato della legalizzazione del consumo delle droghe, che lascia in mano alle mafie un traffico valutato in più di 100 miliardi/anno e dall’altro dallo sfruttamento della prostituzione.

Come si può notare la questione FISCO incrocia problematiche che in molti casi sono penali, e come tali debbono essere affrontate, serve una lotta vera alle attività criminogene, non basata su dei tweet ma da politiche di contrasto netto all’economia nera. La legalizzazione di alcune attività illegali (droghe e prostituzione), porterebbe, al di la del calo delle paure sulla sicurezza dei cittadini, consistenti risorse alla casse dello Stato, stimabili in almeno 50 miliardi all’anno.

Quali i problemi fiscali che oggi in Italia generano disuguaglianza e su cui noi socialisti dobbiamo attrezzarci per dare battaglia?

In sintesi si possono individuare in:

  • Un sistema di imposte indirette, IVA in particolare, estremamente gravoso, con aliquote eccessive che tendono a favorire l’evasione, in modo particolare con l’aliquota massima odierna del 22%, propensione all’evasione che peggiorerà con le aliquote più elevate previste dalle clausole di salvaguardia del 2020;
  • Aliquote IRPEF che penalizzano il reddito medio con il balzo tra il secondo scaglione (27%) ed il terzo (38%);
  • Spostamento delle imposte locali verso l’IRPEF con le introduzioni delle addizionali regionali e comunali;
  • Un sistema catastale che basa le rendite immobiliari sui vani e non sui metri quadrati, cosa che favorisce i centri storici e penalizza le periferie e i territori provinciali;
  • Un sistema di imposizione sulle persone giuridiche pletorico, con due imposte sulle attività delle aziende, IRES e IRAP;
  • Una politica di controllo fiscale che colpisce laddove è più “facile”, per l’evidenza del reato, magari anche piccolo, con la sostanziale intangibilità di aree di elusione e di evasione fiscale mascherate ed in alcuni casi di vere e proprie aree di redditi malavitosi.

SEGUONO SINTETICHE PROPOSTE:

  • NO all’aumento dell’IVA prevista dalla clausola di salvaguardia della Legge di Bilancio che prevede l’aumento sino al 25% dell’attuale aliquota del 22%, e fino al 13% dell’aliquota del 10%.

Si propone la rimodulazione delle aliquote nel seguente modo:

  • aliquota ordinaria dal 22% al 18%,
  • aliquota agevolata del 10% ridotta al 9%,
  • aliquota agevolata sui beni e servizi di prima necessità al 4%, con revisione del paniere,
  • reintroduzione dell’aliquota sui beni di lusso (come avvenuto sino al 1993) che proponiamo sia del 30% (ad esempio sui tartufi oggi al 5%).

NO all’introduzione della Flat Tax (tassa piatta) sui redditi delle persone fisiche, la quale, in nome di una riduzione delle imposte e di un falso egualitarismo (tutti pagano la stessa imposta), in realtà nasconde un consistente sconto fiscale per i redditi più elevati che vedrebbero calare del 25% – 30% la loro imposta attuale.

Dobbiamo attrezzarci per una battaglia che sarà durissima per mantenere far rispettare la Costituzione articolo 53, che definisce il principio intangibile della PROGRESSIVITA’ delle IMPOSTE.

Per semplificare il sistema basato su scaglioni con i relativi gradini tra uno scaglione ed il successivo si potrebbe ipotizzare al sistema tedesco basato su una progressione “lineare”.

Riteniamo comunque che sia urgente ed indifferibile la reintroduzione dell’aliquota del 33% tra il secondo ed il terzo scaglione attuale.

Si potrebbe inoltre, come negli USA, e per favorire l’emersione dell’imponibile oggi in “nero”, definire un sistema che consenta a tutti di detrarre le ricevute per prestazioni di servizi o acquisto di beni, con sorteggio a fine anno delle categorie ammesse in detrazione nella denuncia successiva. E’ un sistema che, abbinato alla riduzione delle aliquote IVA, promuoverebbe la richiesta di ricevute e fatture dai fornitori.

  • Un impegno massimo per una campagna volta a richiedere allo Stato Italiano di recepire nella legislazione la recente delibera dell’OCSE, la quale propone l’obbligo delle aziende di web trading multinazionali di pagare le imposte laddove si genera il loro reddito, e non, come avviene oggi, nel paese in cui basano la loro sede fiscale, in genere nei cosiddetti “paradisi fiscali” (per loro, ma inferno per gli Stati).

Inoltre dovrà essere un nostro prioritario impegno quello di sostenere alla proposta della UNIONE EUROPEA di imposizione sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax), con una tassazione diretta sui movimenti delle grandi speculazioni finanziarie.

  • Promuovere un sistema fiscale che favorisca le famiglie con figli, con misure fiscali tese a stimolare anche il tasso di natalità e ad invertire così il trend di invecchiamento della popolazione dovuta anche alla crescita costante della speranza di vita. Con interventi sia sulle imposte dirette, utilizzando deduzioni e detrazioni mirate a sostenere la crescita dei figli, sia sulle imposte indirette (ad esempio IVA sui pannolini al 4%).
  • Semplificazione del sistema fiscale delle Imprese con la scelta di un’unica imposta tra IRAP ed IRES.
  • Infine una campagna mirata ad avere una migliore e più chiara tassazione sul reddito da lavoro dipendente, con il dettaglio preciso di Imposte e Contributi sia sanitari che previdenziali sulle buste paga.